Protagonista, soprattutto dagli anni venti, della cultura artistica italiana,
presente alla Biennale di Venezia dal 1910 e autore fin dai primi decenni del
secolo di opere e cicli di eccezionale rilievo, per la qualità intrinseca e per
la partecipazione aggiornata e originale al contesto europeo, l’artista, seppur
apprezzato e studiato da importanti critici e studiosi, non ha ancora il posto
che gli compete nella storiografia di quel periodo.
Per questo, a un decennio di distanza dalla
mostra del 1996 a
Parma Amedeo Bocchi. Vent’anni dopo, che proponeva le opere del maestro della
Galleria Nazionale di Parma e delle raccolte private degli eredi e di alcuni
“storici” collezionisti privati parmensi e a sei anni da quella Capolavori di
Bocchi dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, che appunto esponeva quelle del
museo piacentino, la nuova mostra, una completa retrospettiva, è l’occasione per
una rivisitazione rigorosa dell’intero percorso di
Bocchi.
Nato a Parma nel 1883, il pittore si
trasferì presto a Roma, dove approdò fin dal 1902, ragazzo, per frequentarvi la
Scuola del nudo dell’Accademia di Belle Arti e per restarvi fino alla morte, nel
1976, nella casa studio in Villa Strohl-Fern, nel parco di Villa Borghese,
assegnatagli, come ad altri artisti di grande nome, nel 1915. Fu quello, da
allora, il suo spazio privilegiato, riservato e protetto, ma anche nel cuore di
una città viva ed pulsante, che lo stimolò e nutrì, offrendogli importanti
occasioni professionali, che si aggiunsero a quelle, numerose, che gli vennero
da istituzioni e collezionisti di altre regioni, a cominciare proprio dalla
natia Parma e dalla vicina Piacenza, dove Bocchi trovò un intelligente e aperto
mecenate quale Giuseppe Ricci Oddi, che gli acquistò alcuni lavori di grande
peso, ancora conservati nel museo piacentino fondato dal collezionista e da lui
donato alla sua città.
Con il proposito di mettere in evidenza
entrambi gli ambienti, umani, geografici e soprattutto culturali, in cui
principalmente la pittura di Bocchi si formò, sviluppò e affermò, i dipinti
scelti, un’ottantina,
rispecchieranno, con lo scenario romano, per ovvie ragioni il più noto,
anche quello parmense, della formazione e sua primissima attività, poi peraltro
sempre presente nell’artista. Ad esso sarà dedicata una prima tranche della
mostra, che, con la veduta de La torre di San Giovanni a Parma, del 1898, e con
ritratti dei familiari, degli amici e dei suoi primi collezionisti, presenterà
altri lavori poco noti, a cominciare dal grande disegno a carbone di Uomo
sdraiato con calzoni di eccezionale forza e grande qualità. Parte integrante, e
di specialissimo interesse, dell’esposizione sarà inoltre la Decorazione della
Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma, progettata, preparata e
realizzata tra il 1913 e il 1916, che è uno dei risultati in assoluto maggiori
del Liberty italiano, in stretta, ma indipendente, connessione con la Secessione
Viennese e in rapporto con quella romana.
Molto numerose saranno le testimonianze del
Bocchi ritrattista, che in questo genere, da lui largamente frequentato,
eccelse: dai ritratti delle due mogli Rita e Niccolina e della figlia Bianca,
amate e prematuramente scomparse, alle protagoniste del bel mondo dell’epoca, a
molti, vari personaggi, soprattutto femminili, di primaria importanza lungo
tutto il ricco percorso del maestro. Spesso dei veri capolavori, la cui meritata
fortuna contribuì tuttavia ad offuscare la complessità e varietà del lavoro
dell’artista, come, sempre in mostra, proveranno, oltre ad alcuni paesaggi, di
Terracina, soprattutto, negli anni trenta, alcuni quadri di soggetto sociale,
pure fondamentali nell’opera di Bocchi, e di particolare significato, dal
Cassoniere del 1907 ai due capolavori del 1920 Pescatori delle Paludi Pontine e
A sera sui gradini della Cattedrale e al pressoché sconosciuto Il granoturco del
1922.
Una vera sorpresa, infine, saranno i frutti
estremi dell’arte di Bocchi, l’Autoritratto in giardino con le modelle, del
1974, e Pensando alla teoria di Newton, testimonianza tragica, quest’ultimo,
dell’avvicinarsi della morte.
Oltre che da collezioni private e da quelle
del Comune di Parma, della Fondazione Monte di Parma, della Fondazione Cariparma
e della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, numerose opere esposte
provengono da importanti musei: dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma
e dalla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dalla Galleria
Ricci Oddi di Piacenza e dall’Accademia di San Luca di
Roma.
AMEDEO BOCCHI, 1883 - 1976. La luce della
bellezza e della “vita vera”, Parma, Palazzo Pigorini (Via Repubblica, 29),
Museo Amedeo Bocchi (Palazzo Sanvitale, Via Cairoli), Sala del Consiglio della
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza (P.zza Garibaldi), Sala Bocchi della
Galleria Nazionale di Parma, 11 marzo - 27 maggio 2007.
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