Ormai lungo è l’elenco degli
artisti che sono intervenuti nel parco nelle estati scorse e di cui si trovano loro opere. Tra loro: Hossein Golba
(1997), Kengiro Azuma (1998), Luigi Mainolfi (1999), Philip Rantzer (2000),
Mario Airò e vedovamazzei (2001), Maria Magdalena Campos-Pons (2003), Joseph
Kosuth e Jannis Kounellis (2004), Jan Fabre e Ottonella Mocellin & Nicola
Pellegrini (2005).
Protagonista
quest’anno è Ettore Spalletti con
Fonte nel giardino di Grazia e
Gianni
Il lavoro di Spalletti è
internazionalmente riconosciuto come uno dei contributi più originali
nell’ambito dell’arte successiva al fenomeno dell’Arte Povera ed estranea alla
corrente del Postmoderno. Nel suo lavoro pittura, scultura e installazione
ambientale si incontrano in un terreno sospeso tra realtà e astrazione, tra
figurazione e rarefazione formale.
Nel corso della sua carriera,
Spalletti ha esposto in tutto il mondo, riscuotendo sempre un successo tanto tra
il pubblico specializzato e la critica quanto tra il pubblico più ampio, vista
la sensibilissima sollecitazione dei sensi che il suo lavoro produce negli occhi
e nell’animo degli spettatori, Tant’è che la sua personale alla Henry Moore
Foundation di Leeds è stata annoverata tra le mostre migliori del 2005 dalla
rivista statunitense Artforum. Mostre personali gli sono state dedicate da
istituzioni prestigiose come il Guggenheim Museum di New York, il Museo di
Capodimonte a Napoli, Il Musée de Strasbourg, LO SMAK di Gent e il MUHKA di
Anversa, la South London Gallery di Londra, il Musée d’Art Modern de la Ville de
Paris, il Kunstverein di Monaco e il Museum Folkwang di Essen, Villa Medici a
Roma
L’installazione prevista alla Marrana
riassume un po’ tutta la sua poetica. In primo piano la creazione di un luogo
dentro il luogo-parco, un luogo in cui dare voce a quell’azzurro tutto suo
(“egli ci ha dato gli occhi - scrive Giacinto Di Pietrantonio - per poter vedere l’azzurro dell’atmosfera in una
società in cui questo colore veniva e viene sempre più banalizzato dal grigio dello smog”).
La sua costruzione è fatta di geometria e
di elementi di poesia, il bianco delle forme, l’azzurro dell’acqua che, chiuso
nel grande cilindro, crea un luogo
assoluto per le quattro piccole case in marmo nero del Belgio che ne segnano la superficie.
“L’opera che Spalletti ha progettato e istallato
nel parco de La Marrano dei coniugi Bolongaro – annota Di Pietrantonio - è una
fontana e si tratta, come spesso avviene nel suo lavoro, di un’opera con lievi
variazioni di una matrice che l’artista ripropone da diversi anni, in quanto
egli opera a partire da alcune forme geometriche generatrici come il cono, la
sfera, il cubo, il cilindro. Lo stesso vale per i materiali quali il legno, il
pigmento, il granito, la pietra, il marmo. In questo caso sono la forma conica,
o meglio il tronco di cono e il marmo a prevalere, generando una piccola
fontanella dove l’acqua sgorga lievemente alla sommità in cui si trovano delle
piccole casette stilizzate sempre in marmo. Si tratta di una forma, un’immagine
e una funzione utilizzati in varie occasioni, come a Projekte Sculputure Münster
o nella Salle des départs dell’ospedale Raymond-Poincaré di Garches, a
simboleggiare la fontana della vita come accade anche qui a La Marrana, perché
fatta per essere usata sia dagli uomini che dagli animali, per dar da bere,
infatti, sia a noi che agli uccelli.”
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