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De Nigris Giuseppe, Le Impressioni di un quadro, 1863 La Nazione Dipinta
14 ottobre 2007 - La mostra, allestita presso Palazzo Te, documenta i passaggi chiave nella costruzione della Nazione italiana attraverso le opere di importanti artisti dell'800.

LA NAZIONE DIPINTA. Storia di una famiglia tra Mazzini e Garibaldi
Mantova, Fruttiere di Palazzo Te
14 ottobre 2007 - 13 gennaio 2008

La mostra autunnale di Palazzo Te, La Nazione dipinta. Storia di una famiglia tra Mazzini e Garibaldi, allestita dal 14 ottobre 2007 al 13 gennaio 2008, documenta i passaggi chiave nella costruzione della Nazione italiana attraverso pregevoli opere degli artisti più rappresentativi dell’Ottocento - tra gli altri Francesco Hayez, Domenico e Gerolamo Induno, Stefano Ussi, Eleuterio Pagliano, Sebastiano De Albertis, Odoardo Borrani, Adriano Cecioni, Silvestro Lega e Telemaco Signorini -, svelando in filigrana la storia della famiglia di Achille e Elena Sacchi, figure emblematiche dell’ambiente risorgimentale lombardo.

L’esposizione, che si inserisce nel quadro delle manifestazioni coordinate dal Comitato per le celebrazioni del secondo centenario della nascita di Garibaldi, su iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali e sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, è organizzata dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te e promossa dal Comune di Mantova, Museo della Città di Palazzo San Sebastiano, Istituto mantovano di storia contemporanea, Banca Agricola Mantovana e Fondazione Banca Agricola Mantovana, con il patrocinio della Regione Lombardia – Culture, Identità e Autonomie della Lombardia e dell’Archivio di Stato di Mantova.
La mostra nasce da un’idea di Maurizio Bertolotti, presidente dell’Istituto mantovano di storia contemporanea, nel contesto di un progetto che prevede la riunificazione virtuale e il riordino degli archivi della famiglia Sacchi, composti da circa quindicimila lettere. Daniela Sogliani, storica dell’arte del Centro Internazionale d’Arte e Cultura di Palazzo Te ha affiancato Bertolotti nella progettazione dell’esposizione, che si avvale dei contributi di Giancorrado Barozzi dell’Istituto mantovano di storia contemporanea, Liviana Gazzetta dell’Università di Venezia e Maria Teresa Sega dell’Istituto veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea.
Oltre ottanta opere fra dipinti, sculture, fotografie, documenti e libri - provenienti da musei, gallerie e collezioni private italiane - sono distribuite nelle dieci sezioni del percorso e concorrono a illustrare i grandi temi della formazione della nazione: l’intreccio tra amor di patria e amore romantico, le passioni del Quarantotto, le cospirazioni mazziniane, la partecipazione delle donne tra patriottismo ed emancipazionismo, l’epopea garibaldina, la scienza positivista e la scoperta, dopo l’unità politica, di un’Italia reale di contadini poveri, di matti, di bambini analfabeti.

Amore e politica
La mostra si apre con la sconfitta della rivoluzione di metà secolo: la caduta delle speranze italiane è rappresentata dal capolavoro di Francesco Hayez La Meditazione. Un grande amore è quello che nasce a Genova nel 1857 tra Achille Sacchi e Elena Casati. La coppia, seguace delle idee mazziniane, educherà la numerosa prole ai valori patriottici e risorgimentali. Il tema dell’intreccio tra amor romantico e amor di patria è illustrato in questa sezione da opere come Triste presentimento di Gerolamo Induno, Il richiamo di Garibaldi di Domenico Induno, Accampamento alle porte di Milano 1859 di Sebastiano De Albertis.
Come si diventa patrioti: la rivoluzione del 1848 Sono soprattutto i giovani i protagonisti delle opere di questa sezione, prima negli scontri di strada e sulle barricate nelle città, poi come volontari nella guerra d’indipendenza. Nei moti del 1848, a Milano come a Venezia, sono partecipi e attive anche le donne.
Oltre alle opere degli Induno – i più famosi tra gli artisti-soldati – testimoniano queste vicende un taccuino di Stefano Ussi con vari schizzi di giovani volontari e un ritratto di Volontario toscano di Antonio Puccinelli.

Le cospirazioni mazziniane
La difesa di Roma nel 1849 costituisce per molti di questi giovani, compreso Achille Sacchi, la prova attraverso cui, di fronte alla sconfitta della guerra regia, prende corpo la prospettiva della guerra di popolo e della repubblica. Nonostante il disastro finale, che trova la sua rappresentazione in alcune tele, come La veduta di Porta San Pancrazio a Roma di Gerolamo Induno, dall’esperienza romana si dipana il filo delle iniziative insurrezionali mazziniane i cui principali protagonisti evocati nella mostra sono Felice Orsini, Pier Fortunato Calvi e, tra i mantovani, oltre a Sacchi, Giovanni Acerbi e Giovanni Chiassi.

Le donne mazziniane
Gli ideali mazziniani vengono condivisi e sostenuti da molte donne che si impegnano nelle attività cospirative e insurrezionali: un passaggio cruciale del processo di emancipazione femminile in Italia. La donna viene sempre più raffigurata in interni borghesi intenta alla scrittura e alla lettura, contesti entro cui si inseriscono anche le esperienze più radicali di impegno politico. Le opere in mostra, dipinti come La lettera o Pittrice nell’atelier di Domenico Induno o ancora il Ritratto di Clara Maffei di Francesco Hayez, documentano questo processo di cambiamento culturale auspicato dallo stesso Mazzini nelle sue pagine.

Garibaldi
Il fallimento delle insurrezioni mazziniane degli anni Cinquanta avvicina una parte dei patrioti dello schieramento democratico al progetto di Cavour, che nel 1859 ha il suo sbocco nella guerra del Piemonte e della Francia contro l’Austria. Molti veterani del ’48 riprendono le armi, insieme a una nuova leva di giovani patrioti, nell’esercito piemontese, mentre altri si arruolano nei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Tra questi i mantovani Sacchi, Chiassi e Ippolito Nievo, la cui partecipazione alla campagna del 1859 è immortalata nel grande dipinto Sbarco dei garibaldini a Sesto Calende 23 maggio 1859 di Eleuterio Pagliano. L’epopea garibaldina è documentata da altre opere di Domenico e Gerolamo Induno e di Angelo Trezzini. In rilievo di nuovo le donne come nel dipinto Il 26 aprile 1859 in Firenze di Odoardo Borrani: la patriota qui ritratta mentre cuce una bandiera tricolore rispecchia di qual natura fu allora la partecipazione femminile, sebbene non poche donne avrebbero aspirato a combattere e qualcuna riuscì nell’intento.

Democrazia, positivismo e questione sociale
La guerra del 1859, l’incontro di Teano e, dieci anni più tardi, l’ingresso dei bersaglieri a Roma decretano la sconfitta dei repubblicani, la cui opposizione al nuovo stato si manifesta in forme più o meno radicali. Mantova è nei decenni dopo l’unità uno dei centri del movimento democratico e repubblicano. Questo anche grazie all’opera di Sacchi: all’azione politica il patriota mantovano affianca ora, nella sua veste di medico e scienziato positivista, un’intensa attività a favore del progresso delle classi popolari.
I quadri di questa sezione - ad esempio Galileo e Viviani di Tito Lessi - rispecchiano da un lato i valori della cultura positivistica dominante in Italia; dall’altro illustrano alcuniaspetti rilevanti della questione sociale: la sanità, l’istruzione, l’emigrazione, il problemadei manicomi, in un’Italia contadina poverissima, dove occorreva portare a un livellominimo il livello di vita della maggioranza della popolazione. Una risaia di LuigiSteffani, La raccolta dei bozzoli di Giovanni Segantini, Studio per il quadro con la Saladelle agitate di Telemaco Signorini, La vaccinazione di Demetrio Cosola, sono trale opere che meglio illustrano la situazione del nostro Paese nel decennio dopo l’’unità.

Patria, scienza ed educazione
In questa sezione lettere, libri, documenti testimoniano la vicenda umana di Achille e Elena Sacchi, che ritengono la diffusione della scienza e della cultura una delle chiavi del progresso e si dedicano all’educazione dei figli secondo questi principi, impegnandosi per la diffusione dell’istruzione pubblica.
La straordinaria tela di Giuseppe De Nigris, Impressioni di un quadro, testimonia, insieme a La lezione della nonna di Silvestro Lega e ad altre opere di Angelo Trezzini e Gioacchino Toma, il ruolo di primo piano che, accanto alla scienza, ha, nell’ideale educativo di genitori come i Sacchi, il sentimento patriottico.

Emancipazionismo
Altro valore imprescindibile è per i Sacchi l’uguaglianza tra i sessi: ciò porterà alla appassionata adesione delle figlie Beatrice e Ada al movimento emancipazionista femminile, documentato nella sezione finale della mostra. Parificazione politica, ma anche promozione economica e sociale delle donne. Valori insiti nel movimento socialista di cui Mantova sarà, a cavallo tra Otto e Novecento, uno dei centri più importanti. La mostrasi chiude dunque con alcuni bozzetti del capolavoro di Pellizza da Volpedo Il Quarto Stato e con uno sguardo sulla città con le tele di Domenico Pesenti e Vindizio Nodari Pesenti.

Nel Museo della Città di Palazzo San Sebastiano, sarà contestualmente allestita la mostra, curata da Stefano Benetti, I Leoni di Garibaldi. Garibaldi e i garibaldini delle terre mantovane nelle Collezioni Civiche, con cimeli, testimonianze e ricordi dell’epopea risorgimentale. Un percorso dunque di grande interesse storico, per capire le radici del nostro Paese e il lungo cammino che ha portato alla sua unità.

PER INFORMAZIONI VISITARE LA SCHEDA TECNICA DELLA MOSTRA.

 

 

Dal giorno 14 Ottobre Al giorno 13 Gennaio
Hayez Francesco, La Meditazione, 1851Induno Gerolamo, Triste presentimento, 1862De Nigris Giuseppe, Le Impressioni di un quadro, 1863
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