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Lodi Guida a Lodi e provincia
Collocata sul colle Eghezzone, lungo la riva destra del fiume Adda, la città di Lodi lega le sue origini alla distruzione della romana Laus Pompeia. La città venne fondata il 3 agosto 1158 da Federico I di Svevia detto anche "il Barbarossa".
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CENNI STORICI

Inizialmente comune ghibellino, nel 1167 aderì alla Lega Lombarda e nel 1176 partecipò alla battaglia di Legnano.
Dal 1251 si susseguirono le signorie dei Vistarini, Torriani, Visconti, Fissiraga e Vignati (che unirono Lodi a Piacenza), finché nel XV secolo Lodi venne assorbita dal Ducato di Milano, risentendo delle guerre con la vicina Repubblica di Venezia.
In età rinascimentale vi si svolsero avvenimenti storici importanti: nel 1413 l'antipapa Giovanni e l'imperatore Sigismondo convocarono da qui il Concilio di Costanza, che risolse lo Scisma occidentale; il 9 aprile 1454, presso il castello di Porta Regale, sede locale della corte di Francesco Sforza, gli Stati regionali italiani firmarono la Pace di Lodi, che garantì quarant'anni di stabilità politica.
Nelle età successive Lodi fu sotto il dominio spagnolo, austriaco e francese. Proprio nella celebre battaglia del ponte di Lodi, il 10 maggio 1796, Napoleone sconfisse il maresciallo austriaco Beaulieu, aprendosi la strada per la conquista di Milano.
Lodi è anche patria di alcuni personaggi illustri, tra cui l'umanista Maffeo Vegio (m.1458), il teorico musicale Franchino Gaffurio (m.1522), i Piazza, dinastia di pittori del Cinquecento, il poeta e commediografo dialettale, autore della "Sposa Francesca", Francesco De Lemene (m.1704), il microbiologo Agostino Bassi (m.1856), la poetessa Ada Negri (m.1945).


IL TERRITORIO

Le condizioni topografiche e geologiche

Il Lodigiano si estende per circa 890 Kmq nella parte centro occidentale del Sud della Lombardia. E' quasi interamente delimitato dalla riva destra dell'Adda, dalla sponda sinistra del Lambro e dalla riva sinistra del Po, con alcune propaggini nella Gera d'Adda sulla sinistra dell'Adda e la zona del Santangiolino con le Colline di San Colombano sulla riva destra del Lambro. L'asse maggiore é di circa 75 chilometri ed il minore di circa 25. Confina con le Province di Pavia, di Cremona, di Piacenza e con l'hinterland milanese.
E' contrassegnato da una pianura inclinata leggermente da Nord a Sud-Est, ricca di corsi d'acqua naturali e artificiali. Unica eccezione, il limitato rilievo delle Colline di San Colombano al Lambro, che si estendono per circa 2000 ettari e raggiungono l'elevazione massima di 144 metri sul livello del mare. Il territorio "presenta un naturale declivio da Nord-Nord-Ovest a Sud-Sud-Est. L'altezza massima sul livello del mare venne calcolata a 113,70 metri. Il piede del campanile a Lodi é a 79,04 m. e allo sbocco d'Adda si ritiene l'altitudine del territorio di 38,52 m. Si ha quindi una cadenza di 75,18 m. Il declivio é poco più dell'1 e dell'1,5 per mille.  Infatti il Lodigiano si distende in una regolare pianura interrotta appena dalle vallate dei fiumi, da un altipiano o tumulo presso Casalpusterlengo e dalle Colline di San Colombano e Graffignana che sorgono a Sud-Ovest.
La pianura del Lodigiano, é formata da terreno di trasporto appartenente per la parte a destra d'Adda ad antiche alluvioni. Il terreno generalmente si compone di arena o siliceo calcarea, o argilloso silicea e calcarea che unita a strato di calce carbonata, mista spesso ad allumina, forma la crosta vegetale od arabile. Il sottosuolo é "per solito composto di uno strato di sabbie agglutinate da argilla carica di ferro idrato giallognolo che costituisco il cosi detto castracane, o ferretto, seguito da un'argilla verdastra detta terra vergine o tivaro".

I castelli, le chiese 

Nell'era Medioevale e nei primi secoli della Moderna, castelli, rocche, fortilizi, edifici muniti di ripari a propria difesa pullulavano nel territorio Lodigiano. La sicurezza dell'Impero, delle investite Signorie milanesi, tra le quali ebbe ad evidenziarsi quella di Giovanni Vignati, esigevano si tenesse armata l'intera riva dell'Adda, da Cassano a Castelnuovo, mentre gli antagonismi e le rivalità tra i vari signorotti che spartivano proprietà e dominio nei singoli paesi, spiegano la necessità di mettersi al sicuro da possibili assalti conquiste e ruberie. Non c'é comune del Lodigiano sul quale non sorgessero castelli, bastioni, baluardi a protezione dei singoli feudi e dei vassalli che vi stavano soggetti. Una gran parte di tali fortilizi é scomparsa sotto l'incalzate dei secoli.
Altri sono caduti in naturale deperimento, pur mostrando qualche remota vestigia, tuttavia insufficiente a richiamare l'attenzione di chi vi passa davanti. Ma ne esistono alcuni molto belli e bene conservati. Le chiese in Diocesi di Lodi sono circa duecento ed un centinaio gli Oratori. Oltre un terzo, tra le une e gli altri, é dedicato alla Madonna, con prevalenza del titolo di Maria Assunta, tra cui la Cattedrale. Tra i santi prevalgono S.Rocco, S.Pietro e S.Francesco. Numerosi i luoghi di culto, anche piccoli, meta di pellegrinaggi.
Tra di essi in particolare il Santuario della Madonna dei Cappuccini di Casalpusterlengo e quello di S. Giovanni Battista del Calandrone di Merlino. Non pochi di essi sono da segnalarsi anche per il loro valore artistico.
Ne ricordiamo solo alcuni, come la Cattedrale, l'Incoronata, S.Francesco, S.Cristoforo (ora non più adibita al culto) a Lodi; la parrocchiale di Ospedaletto Lodigiano, l'ex Abbazia cistercense di Abbadia Cerreto, la basilica di S.Bassiano a Lodi Vecchio e, tra le chiese più piccole S.Maria della Neve di S.Maria in Prato. A questo riguardo va segnalato anche il Museo diocesano d'arte sacra. (Testi: Angelo Stroppa)


LA CERAMICA

La presenza dell'argilla, assai diffusa nei nostri terreni, ha dato vita a numerose fornaci per la fabbricazione di mattoni e tegole ed ha fornito materiale per l'opera di vasai e fabbricanti di maioliche o ceramiche che conobbero, specie a Lodi, stagioni splendide di attività artistica, in particolare dal XVI al XIX secolo, grazie soprattutto alle manifatture di Rossetti, Ferretti, Coppellotti e Dossena.
 
L'arte di quei ceramisti lodigiani toccò le punte più alte nel Settecento e nella prima metà dell'Ottocento, sia per la raffinata perfezione della cottura "a gran fuoco" e per la varietà del modellato, sia per la novità e la squisitezza delle decorazioni policrome o monocrome, a figure, scene mitologiche, disegni stilizzati, ma in particolare a composizioni floreali, ripetute con opportune varianti sui vari pezzi che caratterizzano la produzione lodigiana, conosciuta oggi dagli intenditori e dai collezionisti come "Ceramica Vecchia Lodi". (Testi: Angelo Stroppa)



Tratto dal sito: www.turismo.provincia.lodi.it

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