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Ancona Jazz Summer Festival 14 luglio 2006 - La terza edizione di Ancona Jazz Summer Festival presenta un cartellone quanto mai ricco di grande musica. |
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La prima serata nella sala principale delle Muse sarà interamente rivolta al mondo latino Cuba, Brasile, Carabi), prima con lo straordinario TRIO DA PAZ (quasi mai ascoltato in Italia) e poi con la nuova formazione del “re della salsa” EDDIE PALMIERI, vincitore dell’ultimo Grammy Award nel settore Latin Jazz. Anche Palmieri è stato visto poco nel nostro Paese, e l’occasione di Ancona è da non perdere se si vuole ascoltare nel modo migliore un settetto che sprigiona una vitalità e una tavolozza di colori e ritmi stupefacenti.
La seconda serata prevede soltanto jazz, e che jazz verrebbe da dire leggendo i musicisti invitati. Se ROY HARGROVE torna dopo diversi anni al quintetto acustico, KENNY BARRON mantiene intatta la formula che l’ha portato ad essere tra i due o tre migliori pianisti del mondo. Due concerti che reggerebbero benissimo da soli il palcoscenico. La stessa considerazione vale per la terza serata, che potremmo intitolare “Jazz Meets Brazil”. TANIA MARIA, da anni fedele a un linguaggio da lei stessa creato, in cui il retaggio brasiliano si mescola con le atmosfere sofisticate del jazz, darà il cambio al magico trio di RON CARTER, contrabbassista supremo, tra i più importanti degli ultimi decenni.
Al Ridotto, come al solito, le proposte esclusive e i nomi nuovi. Unico concerto in Italia del duo DENA DeROSE, cantante pianista molto amata dal pubblico anconetano, e il leggendario trombettista MARVIN STAMM, che siamo onorati di ospitare. E poi il chitarrista e cantante DOUG WAMBLE, forse il musicista più intrigante che sia apparso nella scena di New York negli ultimi tempi.
Non si è dimenticato il jazz italiano: il festival si chiuderà all’aperto, al parco del Cardeto, con una sentita festa per i cinquanta anni di carriera di GIANNI CAZZOLA, batterista simbolo del jazz più caldo e swingante, un maestro autentico nell’arte dell’accompagnamento che ha segnato tutte le evoluzioni del jazz moderno in Italia.
PROGRAMMA
Venerdì 14 luglio – Ridotto delle Muse – ore 21,30
DENA DE ROSE / MARVIN STAMM DUO (esclusiva AJSF 2006)
Dena DeRose, pianoforte, canto; Marvin Stamm, tromba
Lunedì 17 luglio – Teatro delle Muse – ore 21,00
“Latin Night”
TRIO DA PAZ
Romero Lubambo, chitarra; Nilson Matta, contrabbasso; Duduka Da Fonseca, batteria
EDDIE PALMIERI AFRO-CARIBBEAN JAZZ ALL STARS
Brian Lynch, tromba; Conrad Herwig, trombone; Craig Handy, sax alto; Eddie Palmieri, pianoforte; John Benitez, basso; Horacio “El Negro” Hernandez, batteria; Giovanni Hidalgo, congas
Giovedì 20 luglio – Teatro delle Muse – ore 21,00
ROY HARGROVE QUINTET
Roy Hargrove, tromba; Justin Robinson, sax alto; Ronnie Mathews, pianoforte; Dwayne Burno, contrabbasso; Taru Alexander, batteria
KENNY BARRON TRIO
Kenny Barron, pianoforte; Kiyoshi Kitagawa, contrabbasso; Victor Lewis, batteria
Venerdì 21 luglio – Ridotto delle Muse – ore 21,30
DOUG WAMBLE QUARTET
Doug Wamble, chitarra, canto; Roy Dunlap, pianoforte; Jeff Hanley, contrabbasso; Peter Miles, batteria
Sabato 22 luglio – Teatro delle Muse – ore 21,00
“Jazz Meets Brazil”
TANIA MARIA QUARTET
Tania Maria, pianoforte, canto, sintetizzatore; Marc Bertaux, basso; Tony Rabeson, batteria; Mastre Carneiro, percussioni
THE GOLDEN STRIKER ALL STAR TRIO
Ron Carter, contrabbasso; Mulgrew Miller, pianoforte; Russell Malone, chitarra
Domenica 23 luglio – Parco del Cardeto – ore 21,30
GIANNI CAZZOLA SMELL QUINTET
Michele Vignali, sax baritono, sax alto; Nico Menci, pianoforte; Marco Bovi, chitarra; Paolo Benedettini, contrabbasso; Gianni Cazzola, batteria
Venerdì 14 luglio 2006 – Ridotto delle Muse – ore 21,30
DENA DeROSE / MARVIN STAMM DUO
Dena DeRose – pianoforte, canto
Marvin Stamm – tromba, flicorno
Dena DeRose è pianista e cantante tra le più ammirate della scena del jazz di oggi. Ad Ancona ha parecchi sostenitori, fin dalla sua prima apparizione nel festival di novembre del 2001, quando aprì la serata per il quintetto di Dave Holland. Con la nostra città ha un rapporto privilegiato; a tale proposito indimenticabili rimarranno le sue tre serate – o notti, per meglio dire – al Ridotto delle Muse durante la prima edizione del Summer Festival, nel 2004. In situazioni sempre diverse, dal solo al duo e in trio, Dena ebbe modo di evidenziare al meglio le sue enormi potenzialità pianistiche, uno stile attuale e leggibile, memore della lezione di grandi quali Hank Jones, Kenny Barron, Red Garland e Tommy Flanagan, e una plasticità vocale senza pari, al servizio di uno stile originale come pochi. Il suo ultimo disco, “A Walk In The Park”, e primo per l’etichetta MaxJazz, è un capolavoro da annoverare tra i migliori dischi di jazz vocale degli ultimi anni. Una fuoriclasse, insomma, che troverà in Marvin Stamm l’ideale compagno per un duo affascinante e poetico, capace di destare emozioni altrimenti sopite.
Stamm è uno dei tesori nascosti del jazz americano, stimatissimo dai musicisti e rispettato in tutto l’ambiente musicale. La sua carriera si è sviluppata per lo più nelle fila di grandi orchestre e nel chiuso degli studi di registrazione, tanto da essere considerato tra i massimi trombettisti di sezione del mondo. Scoperto da Stan Kenton, nella cui orchestra entrò nei primi anni ’60 (cinque dischi tra cui “Adventures In Jazz” e “Adventures In Blues”), ha in seguito suonato con Woody Herman, Thad Jones- Mel Lewis Jazz Orchestra, Duke Pearson Big Band, Frank Sinatra (1973-1974), Benny Goodman Sextet (1974-75), John Lewis American Jazz Orchestra, Bob Mintzer Band, George Gruntz Concert Jazz Band, Louis Bellson Big Band e tante altre, fino alle ultime formazioni di Maria Schneider. Una lista impressionante! Per quanto riguarda l’attività in studio, che l’ha impegnato a lungo per oltre un ventennio, Marvin Stamm ha registrato con grandi jazzisti (Quincy Jones, Oliver Nelson) e importanti artisti pop (Barbra Streisand, Paul McCartney, Lena Horne, Paul Simon, Aretha Franklin, Carly Simon).
Negli ultimi tempi il trombettista sta svolgendo una maggiore e diversificata attività solistica, che spazia da un proprio quartetto al duo con il grande pianista Bill Mays.
Tecnica scintillante e sonorità meravigliosa, unite ad una profonda sensibilità, rendono Marvin Stamm uno straordinario interprete del jazz moderno.
Ci attende una serata preziosa e unica, che il nostro festival presenta in esclusiva per l’Italia.
Lunedì 17 luglio 2006 – Teatro delle Muse – ore 21,15
TRIO DA PAZ
Romero Lubambo – chitarra
Nilson Matta – contrabbasso
Duduka Da Fonseca – batteria
Dopo sedici anni di attività, il Trio Da Paz può essere considerato come il più elegante ed entusiasmante trio classico (cioè con chitarra acustica) di jazz brasiliano. I tre componenti sono musicisti notissimi sia nel campo della bossa-nova e del jazz samba, che nel jazz nordamericano. Romero Lubambo non ha rivali in questo particolare settore musicale. Nato in Brasile nel 1955, si trasferisce a New York trenta anni dopo, e nella Grande Mela ha modo di suonare accanto ai più bei nomi del jazz internazionale: Wynton Marsalis, Diane Reeves, Al Jarreau, Michael Brecker e numerosi altri, in pratica con tutti coloro che cercavano un colore diverso, più raffinato e poetico. Dotato di tecnica strepitosa, Lubambo ha trovato in Matta e Da Fonseca partner ideali per dar vita a un jazz personale e originale, allo stesso tempo con forti radici nell’immenso patrimonio melodico e ritmico del loro Paese. Matta è forse il contrabbassista più conteso in Brasile, ma ha saputo districarsi benissimo anche al fianco di jazzmen del calibro di Joe Henderson e Don Pullen. Su Duduka poi ci sarebbe molto da dire, ma in sintesi nel suo stile convivono i dettami stilistici dei grandi batteristi classici bop con le innovazioni di Edison Machado e Milton Banana. Per questo è presente in un numero enorme di registrazioni, da Claudio Roditi a Herbie Mann, da Gerry Mulligan a Harry Allen, per continuare con Kenny Barron, Susannah McCorkle, Antonio Carlos Jobim e la Vanguard Jazz Orchestra. Marito della grande cantante Maucha Adnet, Duduka è strumentista di rara sensibilità e squisita umanità, doti che si riverberano nella musica prodotta.
Il Trio Da Paz ha svariati dischi all’attivo, purtroppo di non facile reperibilità nel mercato italiano. L’ultimo, “Somewhere”, è il manifesto migliore del loro orizzonte espressivo: classici brasiliani si alternano con classici jazzistici (“Take Five”, “Seven Steps To Heaven”) in maniera del tutto nuova negli arrangiamenti e nei soli.
Una piccola formazione con un’enorme musicalità : fiore all’occhiello del nostro Summer Festival
Lunedì 17 luglio 2006 – Teatro delle Muse
EDDIE PALMIERI “AFRO-CUBAN JAZZ ALL STARS”
Bryan Linch – tromba
Conrad Herwig – trombone
Graig Handy – sax alto
Eddie Palmieri – pianoforte
John Benitez – contrabbasso
Horacio “El Negro” Hernandez – batteria
Giovanni Hidalgo – congas, percussioni
Nasce a New York, quartiere Harlem spagnolo, nel 1936 da genitori portoricani. Fin dalla tenera età viene iniziato al pianoforte dal fratello maggiore Charlie, con il quale scriverà in seguito gran parte della storia pianistica della salsa. Eddie sviluppa ben presto uno stile personale e altamente percussivo, alla stregua di pianisti storici cubani quali Josè Lopez e Pepo Palma (della famosa orchestra Aragon). Nel 1961 forma il gruppo “LA PERFECTA”, che rivoluziona la musica latina introducendo nell’originale formato cubano della Charanga con strumenti a corda il suono rauco e aggressivo dei tromboni. La nuova sonorità, accompagnata ad una maggiore libertà espressiva, innerva la salsa con gli umori del “barrio” urbano, più duri e consoni ad un ascolto più attento e consapevole. Il jazz, genere amato per tutta la vita, diventa protagonista nella sua musica.
Nel 1974 esce “The Sun of Latin Music” con il quale Eddie Palmieri riceve il primo “Grammy Award”. In seguito ne vincerà altri sette, di cui l’ultimo ad inizio 2006 per il disco “Listen Here”, registrato con lo stesso sensazionale gruppo con cui si presenta sul palcoscenico delle Muse e alcuni ospiti prestigiosi, come la violinista Regina Carter, il chitarrista John Scofield e il sassofonista Michel Brecker.
Tanta strada è trascorsa dal primo concerto, all’età di undici anni (!), che Eddie Palmieri tenne alla prestigiosa Carnegie Hall. Eppure il “Miles Davis” della Salsa è più in forma che mai. Il suo pianismo, ricco di venature stilistiche che rimandano all’essenzialità e all’audacia di Thelonious Monk, nonché all’impetuosità di McCoy Tyner, è di enorme interesse anche per il palato più esigente. E la qualità dell’insieme è garantita da un gruppo stellare, in cui brillano solisti eccezionali come i tre fiati, tutti assai noti e con una carriera anche da leader, e una sezione ritmica guidata da stregoni delle percussioni assolutamente straordinari anche dal punto di vista scenico.
E’ con profondo orgoglio che Ancona Jazz Summer Festival presenta al suo pubblico un musicista di questo livello ed importanza, esponente principale di uno stile protagonista della musica popolare del Novecento.
Giovedì 20 luglio 2006 – Teatro delle Muse – ore 21,15
ROY HARGROVE QUINTET
Roy Hargrove – tromba
Justin Robinson – sax alto
Ronnie Mathews – pianoforte
Dwayne Burno – contrabbasso
Taru Alexander – batteria
Uno dei più brillanti trombettisti della penultima generazione. Nato a Waco, Texas, nel 1969, Roy si rivela bambino prodigio raggiungendo un notevole livello tecnico sullo strumento fin dalla scuola media. Cresciuto con il gospel, il rhythm & blues e il funky, viene in seguito scoperto da Wynton Marsalis che lo introduce subito nel mondo del jazz. Ha pertanto modo di esordire al fianco del sassofonista Frank Morgan. Dopo gli studi alla Berklee, Roy Hargrove è pronto a spiccare il volo: dischi e tournee, sia da leader che con Joe Henderson, Stanley Turrentine, Johnny Griffin, Branford Marsalis, Shirley Horn e Jimmy Smith si infittiscono. La Verve pubblica titoli con musica spesso diversa (bop, latino, morbide ballads con gli archi) fino al gruppo RH Factor, punto di ritorno al sempre amato funky mediato dall’utilizzo di ritmi hip-hop.
Ora questo continuatore di Freddie Hubbard e Lee Morgan ha allestito un nuovo eccellente quintetto acustico capace di far rivivere, attraverso arrangiamenti originali, il grande jazz “straight ahead”, solidissimo e pieno di contributi individuali di prim’ordine. I musicisti coinvolti sono d’altronde tra i migliori degli ultimi dieci anni, presenti in gruppi importanti (Harper Brothers, Eric Alexander, Dena DeRose,ecc.) e affidabili session men, mentre di classe superiore è senz’altro Ronnie Mathews, pianista che ha suonato e inciso con i nomi più importanti del jazz dalla fine degli anni ’50, paladino di un linguaggio insieme elegante e muscoloso, dove tecnica e cuore sono sempre al servizio dello swing più bruciante.
L’attualità della storia, un concerto che è anche futuro.
Giovedì 20 luglio – Teatro delle Muse
KENNY BARRON TRIO
Kenny Barron – pianoforte
Kiyoshi Kitagawa – contrabbasso
Victor Lewis – batteria
Il nome di Kenny Barron evoca più di un brivido nell’appassionato di jazz. Innanzitutto per la estrema eleganza e limpidezza di tocco, e poi per la cultura profonda, capace di introiettare e dominare il linguaggio pianistico moderno che parte da Monk e Bud Powell, e si affina successivamente con Hank Jones e Tommy Flanagan, e infine per il fraseggio agilissimo e la sorprendente elasticità artistica che gli permette di affrontare con pari disinvoltura contesti assai diversi, compreso il difficile, un’arte a sé, accompagnamento di cantanti.
Barron è, in una parola, un fuoriclasse, che dall’alto di una carriera ricchissima è riuscito a far progredire il piano jazz tanto da portarlo a livelli di concertismo assoluto. E non è un caso che il suo nome figuri sempre più spesso in rassegne di musica classica. Un paio di formazioni non si dimenticheranno mai: gli “Sphere”, magico quartetto sorto negli anni ’80, che rileggeva creativamente il mondo di Thelonious Monk (a tal punto che il sassofonista era Charlie Rouse, fedelissimo tenore di Monk per tanti anni) e il sodalizio, ammaliante come pochi altri, con Stan Getz. Due perle che hanno contribuito notevolmente alla maturità espressiva del pianista. Da tempo Kenny Barron si esalta nella formula forse più amata, il trio. Qui ha modo di evidenziare tutte le caratteristiche descritte, con l’aggiunta di una scioltezza solistica tale da renderlo un maestro nell’improvvisazione estesa. Sia i brani originali che quelli tratti dal grande repertorio degli standard rivivono, sotto le sue dita, di una linfa nuova e rigeneratrice. E i musicisti al suo fianco, sempre scelti tra i migliori della scena di New York, riescono a seguirlo con altrettanta efficacia.
Kitagawa è bassista dalla cavata potente e affidabile, da oltre vent’anni presente in dischi e gruppi importanti del jazz d’oltreoceano; magnifico è poi il drumming di Victor Lewis, uno dei massimi batteristi di estrazione bop, accostabile forse solo a Billy Higgins per la raffinatezza e la poesia del suono di piatti e tamburi. Tutti i più grandi musicisti (ne citiamo almeno tre: Jim Hall, J.J.Johnson e Stan Getz) hanno voluto la sua opera, e il concerto che ascolteremo non potrà che suscitare sensazioni rare se non, addirittura, dimenticate.
Venerdì 21 luglio 2006 – Ridotto delle Muse – ore 21,30
DOUG WAMBLE QUARTET
Doug Wamble – chitarra, canto
Roy Dunlap – pianoforte
Jeff Hanley – contrabbasso
Peter Miles – batteria
Doug Wamble è uno dei musicisti di punta del nuovo jazz americano, originalissimo nella sua capacità di tenere viva una cultura enciclopedica in cui si fondono blues, gospel, country, folk e jazz ad un livello compositivo tale da far sembrare ogni brano un viaggio nell’inatteso.
Doug suona la chitarra acustica davanti ad una “normale” sezione ritmica, e già questo è abbastanza singolare. E poi canta, con voce che ricorda a tratti Kurt Elling, in uno stile comunque tutto suo.
Scoperto dai fratelli Marsalis, esordisce in “Big Train” di Wynton (1999) e “Travelin Miles” di Cassandra Wilson (stesso anno), e in seguito affianca John Zorn, Branford Marsalis, Geoff Muldaur. Da leader ha inciso due dischi di cui l’ultimo, “Bluestate”, nel 2005, entrambi con lo stesso eccellente quartetto, duttile e swingante quando serve, che presenterà nel nostro festival.
A trent’anni, Doug Wamble si rivela portatore di una musica ricca di fermenti, mai scontata e con spunti di grande interesse.
Sabato 22 luglio 2006 – Teatro delle Muse – ore 21,15
TANIA MARIA QUARTET
Tania Maria – voce, pianoforte, sintetizzatore
Marc Bertaux – basso
Tony Rabeson – batteria
Mastre Carneiro – percussioni
In quaranta anni di carriera (ha cominciato giovanissima), e con venticinque dischi alle spalle, Tania Maria è l’indiscussa regina della nuova musica brasiliana, quella cioè che rilegge il passato della bossa nova, del samba e dello choro con forti influenze jazzistiche. Pianista di gusto sopraffino, autrice di brani dalla deliziosa linea tematica, Tania ha creato uno stile personalissimo nell’esposizione all’unisono di voce e pianoforte che è diventato il suo più autentico segno d’identificazione. Titoli come “Piquant” e “Come With Me”, incisi per la Concord nei primi anni ’80, segnarono una svolta precisa nella Musica Popolare Brasileira, rendendola più internazionale. Per questo in seguito si è trasferita a Parigi, da dove è più facile compiere frequenti tour in qualsiasi Paese d’Europa, ambasciatrice di un messaggio più che mai affascinante e coinvolgente.
Il suo ultimo lavoro, “Intimidade”, uscito alla fine dello scorso anno per la Blue Note, è un meraviglioso caleidoscopio di sensazioni e colori, ritmi cangianti e sfumature poetiche che scavano, per l’appunto, nell’intimo dell’ascoltatore. Una prova di grande maturità per un’artista giustamente nel cuore di tutti gli appassionati.
Per il concerto di Ancona sarà accompagnata dai suoi abituali, eccellenti, musicisti, in grado di fornire un supporto di livello assoluto.
Sabato 22 luglio 2006 – Teatro delle Muse
THE GOLDEN STRIKER ALL STAR TRIO
Ron Carter – contrabbasso
Mulgrew Miller – pianoforte
Russell Malone - chitarra
Presentare Ron Carter è molto facile. Siamo di fronte a uno dei massimi bassisti della storia del jazz moderno, certamente quello che ha inciso di più (circa un migliaio di dischi!) e che ha influenzato intere generazioni sullo strumento. La sua notorietà è legata principalmente alla presenza nel quintetto di Miles Davis durante gli anni ’60, un gruppo eccezionale (per quei pochissimi che non ricordino gli altri musicisti: Wayne Shorter, Herbie Hancock e Tony Williams) che segnò profondamente lo sviluppo del linguaggio afroamericano. “Miles Smiles”, “E.S.P.”, “Nefertiti”, Four And More”, “My Funny Valentine” sono solo alcuni titoli fondamentali dove Ron Carter, dall’alto di una carriera già cospicua, esplicò pienamente le sue caratteristiche : elasticità, swing impressionante, sonorità scura e presente, tenuta caratteristica della nota che conferisce alla musica un senso di rotondità e fluidità. Tali prerogative lo rendono degno erede della tradizione Jimmy Blanton - Oscar Pettiford - Ray Brown, tanto che la sua arte è stata richiesta in pratica da qualsiasi jazzista di rilievo degli ultimi decenni, e in tutte le situazioni, dal duo alla big band.
Nei dischi da leader Carter predilige ad ogni modo formazioni ristrette, in cui il contrabbasso può assurgere al ruolo di protagonista in situazioni espressive eleganti e cameristiche. E’ il caso di quest’ultimo trio che ha già un disco alle spalle, “The Golden Striker”, brano attinto dal repertorio del Modern Jazz Quartet e quindi esemplare di un jazz sì attento alla forma, ma altrettanto libero ai contributi di ciascuno. E se anche gli altri due musicisti sono superlativi il risultato non può che essere magnifico, degno di un palcoscenico importante come quello delle Muse.
Mulgrew Miller è uno dei migliori pianisti emersi negli anni’80, prima nell’indimenticabile quintetto del trombettista Woody Shaw e poi nei “Jazz Messengers” di Art Blakey. Splendida interdipendenza delle mani, audacia armonica e tocco superbo sono le sue doti principali, non disgiunte da un raro senso dell’accompagnamento. Russell Malone è tra i più interessanti chitarristi degli ultimi tempi, pur rimanendo nell’ambito stilistico che parte da Grant Green e Wes Montgomery, fino ad arrivare a George Benson. Il suo ambito espressivo predilige il piccolo gruppo senza batteria (trio di Diana Krall, duo con Benny Green) e stare dietro a cantanti (oltre la Krall, Diane Reeves, Etta Jones, Natalie Cole e Shirley Horn), opportunità ideali per un linguaggio denso di musicalità e swing.
Un concerto quindi capace di incantare il pubblico e occasione rara (è la prima volta che Ron Carter partecipa ad un’edizione di “Ancona Jazz”) di vedere un caposcuola in azione.
Domenica 23 luglio 2006 – Parco del Cardeto – ore 21,30
GIANNI CAZZOLA SMELL QUINTET
Michele Vignali – sax baritono, sax alto
Nico Menci – pianoforte
Marco Bovi – chitarra
Paolo Benedettini – contrabbasso
Gianni Cazzola – batteria
Ancona Jazz non poteva mancare ai festeggiamenti per i 50 anni di carriera di Gianni Cazzola. E non solo perché Gianni è un grande jazzista, tra i massimi del panorama italiano, figura di riferimento costante per intere generazioni di musicisti, ma soprattutto perché è un amico vero della nostra rassegna, che spesso e volentieri ha ospitato i suoi gruppi. Di Gianni e sulla sua vita, umana e artistica, è appena uscito un bellissimo libro, opportunamente intitolato “Una vita in swing”, dove compare anche un nostro contributo. Da quelle pagine esce un’immagine dell’uomo e del musicista che sono indivisibili. La vitalità, il senso di amicizia e “brotherhood”, la stessa filosofia esistenziale, sono aspetti che si traducono in uno swing irresistibile e naturale, fondamento di una passione sconfinata per il bebop e, in generale, per il jazz più autentico, senza compromessi.
E’ chiaro che non si possono ripercorrere decenni così ricchi di incontri, dischi ed emozioni in poche righe, tanto più che qualsiasi jazzofilo ha di sicuro in discoteca delle incisioni con il suo nome in copertina. Gianni è sì istinto, ma possiede anche idee molto chiare; con Art Blakey e Elvin Jones come modelli di riferimento (soprattutto il primo), egli può spaziare dall’accompagnamento all’organizzazione di proprie formazioni aperte sempre ai nuovi talenti. Ed è così anche per questo quintetto, pieno di eccellenti musicisti dell’area bolognese (come si sa Gianni è nato proprio lì, a San Giovanni In Persiceto) che è la più sensibile in Italia a perseguire i dettami del bebop storico.
Ascolteremo pertanto un concerto al calor bianco ed entusiasmante, degna conclusione del nostro festival.
Prezzi biglietti e abbonamenti
Ridotto delle Muse
14 luglio – 21 luglio : posto unico 10,00 euro
(ingresso gratuito a tutti gli abbonati di poltronissime, poltrone e 1^ galleria, fino ad esaurimento posti)
Teatro delle Muse
17 – 20 – 22 luglio:
poltronissime 28,00 euro (ridotti 25,00)
poltrone + 1^ galleria 25,00 euro (ridotti 22,50)
2^ galleria 18,00 euro (ridotti 16,00)
3^ galleria + palchi 12,00 euro
Abbonamenti:
poltronissime 70,00 euro (ridotti 63,00)
poltrone + 1^ galleria 63 euro (ridotti 57,00)
2^ galleria 45 euro (ridotti 40,00)
Parco del Cardeto
23 luglio : ingresso libero
- Diritto alla riduzione: soci Gold Community Ancona Jazz, giovani fino a 25 anni, soci ARCI
- Soci Platinum Ancona Jazz ingresso gratuito a tutti i concerti
Inizio prevendita:
giovedì 18 maggio c/o biglietteria del Teatro delle Muse (071-52525; aperta dal lunedì al venerdì)
e on-line visitando il sito www.anconajazz.com
Biglietteria del Teatro delle Muse
via della Loggia – tel. 071.52525 – fax 071.52622 boxoffice@teatrodellemuse.org
dal lunedì al venerdì, ore 9,30-13,30 e 17-20
(nei giorni di spettacolo, la biglietteria è aperta un’ora prima dell’inizio)
Teatro delle Muse
via della Loggia – 60121 Ancona
tel. 071.207841 – fax 071.20784207 info@teatrodellemuse.org
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| Dal giorno 14 Luglio Al giorno 23 Luglio |
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