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Festival Viktor Ullmann - Trieste, 24 settembre 2016 Festival Viktor Ullmann - Trieste, 24 settembre 2016
Prosegue sabato 24 settembre 2016 a Trieste presso la Sinagoga di via San Francesco, 19 il “Festival Viktor Ullmann” con un concerto dedicato all’organo e alla produzione musicale organistica ebraica, in collaborazione con la Comunità Ebraica.

Festival Viktor Ullmann - Trieste, 24 settembre 2016Prosegue sabato 24 settembre 2016 il “Festival Viktor Ullmann” dedicato, unico in Europa, alla musica concentrazionaria, degenerata e dell'esilio.L’undicesimo dei quindici appuntamenti tra concerti, conferenze e documentari previsti da aprile a dicembre a Trieste e in altre località della regione si terrà alle ore 21.00 presso la Sinagoga di Trieste.

In collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste, per la prima volta all’interno della Sinagoga di Trieste verrà presentato un concerto interamente dedicato all’organo con l'organista Roberto Velasco. Ingresso libero e gratuito. L'introduzione al concerto sarà curata dal direttore artistico del Festival, M° Davide Casali.

Il ricco programma che verrà eseguito all’organo da Roberto Velasco prevede brani di Bloch, Lewandowski, Wurzburger, Schmid, Jehan Alain e Gershwin.

I sei preludi di Bloch prevedono un utilizzo dei soli registri di fondo dell’organo, infatti in calce alla prima pagina l’autore indica di evitare registri di colore, voci umane o altri registri “pittoreschi”, ma afferma che solo il reale “colore organistico” deve essere usato. Questo per sottolineare una certa serietà e sobrietà di stile. I preludi sono brevi composizioni di due o al massimo quattro pagine scritte in uno stile che cerca di prendere le distanze dall’armonia tradizionale e avvicinarsi a un linguaggio modale, sfruttando però accordi complessi senza sforare nell’atonalità. Indicativo del periodo in cui sono stati scritti (1948) è il fatto che portano le registrazioni per organo Hammond, non per Harmonium.

Per la parte dedicata a Lewandowski si tratta di 9 piccole composizioni per organo o Harmonium o pianoforte, con una durata inferiore al minuto ciascuna. Lo stile è tipicamente classico, molto semplice, con la melodia al soprano e un accompagnamento quasi da corale. Si nota però, seppur nella brevità delle composizioni, la ricerca di un linguaggio armonico ardito per brevi frasi, che rendono questi pezzi particolarmente interessanti.

Wurzburger fu organista alla sinagoga di Francoforte, dove divenne famoso per le sue improvvisazioni su temi tratti dalla musica liturgica ebraica e per le sue esecuzioni di Bach e Buxtehude. La sua quasi completa cecità e la fragile salute del figlio maggiore non gli permisero di emigrare durante il regime nazista, così lui e la sua famiglia furono deportati a Lodz, dove il 12 febbraio del 1942 venne ucciso. Le due passacaglie, di cui verrà eseguita una, sono le sole sue composizioni scritte pervenuteci. Sono entrambe del 1933. La passacaglia e fuga su Kol Nidre fu eseguita per la prima volta dal compositore stesso in un programma composto quasi esclusivamente da musica ebraica contemporanea nella sinagoga di Wiesbaden nell’aprile del 1934. Basata sulla grande preghiera dello Yom Kippur (giorno dell’Espiazione), la melodia forma l’inizio del tema che sostiene tutta la composizione. Diversamente dalla famosa passacaglia di Bach, quella di Wurzburger presenta brevi cadenze tra una variazione e l’altra, oltre a seguire lo stile melodico del Kol Nidre che inizia molto lentamente per poi svilupparsi con fluttuazioni agogiche. La conclusione della passacaglia è interrotta da 4 cadenze che incrementano, sia in lunghezza che in intensità, per mezzo di un crescendo dinamico espressivo che porta ad un grandioso “amen” finale. Il linguaggio armonico è molto simile a Rheinberger e a una certa produzione di Max Reger. La fuga a 4 voci impiega due temi e anch’essa si sviluppa con un crescendo inesorabile fino al finale in cui la cadenza viene ripetuta 3 volte, impiegando tutti i registri dell’organo.

L'arioso di Schmid in programma è una melodia accompagnata da altre 3 voci in una chiara forma ABA, quindi con ritornello finale simile all’inizio in fa maggiore, intercalato da una parte centrale in re maggiore con il canto al tenore, pertanto contornato da un basso e da due voci superiori. Si nota un’armonia molto ricercata, che a volte sembra quasi wagneriana, ricca di appoggiature e altre note estranee agli accordi basilari. Anche questo è un brano che vuole evitare i registri di colore per privilegiare le voci dolci dell’organo.

Delle quattro marce nuziali di Bloch, viene proposta la quarta, unica con il sottotitolo di “orientale cromatica” per il fatto che usa l’intervallo di seconda eccedente tra il terzo e quarto e il sesto e settimo grado della scala minore. La scrittura è molto fitta e complessa, con un uso virtuosistico del pedale dell’organo. Anche in questo caso sono presenti le registrazioni per organo Hammond.

Jehan Alain fu un organista e compositore tra i più apprezzati a Parigi. Allievo di Marcel Dupré e amico di Olivier Messiaen, fu per un periodo organista alla sinagoga di rue Notre-Dame di Nazaret a Parigi, pur non essendo di origine ebraica. Nel 1938 ha avuto l’occasione di registrare un disco 78 giri, unica testimonianza sonora di una sua esecuzione, in cui ha utilizzato dei temi tradizionali della liturgia ebraica riunendo varie melodie afferenti a diverse feste dell’anno liturgico israelita. La composizione è semplicemente un succedersi continuo di diversi temi: Pessa’h, Shevous, Purim, Rosch ha-Schamah, Jom Kippur, Soucot, C. Hanouca, Pessa’h nuovamente, di cui Alain presenta le melodie al soprano, mentre il solo Jom Kippur al basso le armonizza con il suo inconfondibile stile molto semplice, a volte armonico classico, a volte più arditamente modale.

La Rapsodia in Blue di Gershwin venne eseguita per la prima volta il 12 febbraio 1924 all’Aeolian Hall di New York e fu commissionata qualche mese prima da Paul Whiteman che ne fu anche direttore in occasione della prima. Il successo fu immediato, ma la composizione risultò alla fine frutto di tre mani: Gershwin, per la stesura pianistica, Ferde Grofé per la versione orchestrale e Whiteman per i tagli e i rimaneggiamenti vari. Gershwin infatti scrisse in origine una composizione contenente 50 battute in più della versione per piano e orchestra che siamo oggi abituati ad ascoltare, ma Whiteman rimaneggiò il manoscritto per meglio adattarlo a quelli che secondo lui erano i canoni di ascolto della musica a New York in quel periodo. Si tratta soprattutto di battute contenenti cadenze, ma nella presente trascrizione per organo sono state tutte incluse per restituire la composizione nella sua interezza. Anche al tempo di Gershwin fu preparata una versione per organo della rapsodia. Seppur estremamente accorciata e semplificata, la trascrizione di Velasco intende essere più completa possibile, anche se, per i limiti della pedaliera dell’organo, per questa esecuzione sono stati effettuati due tagli. C’è da notare però che nessuna altra composizione quanto la Rapsodia in blue, ha subito, nelle sue varie esecuzioni, tanti e tali tagli indicati addirittura nella stessa partitura. Ciò forse è anche dovuto alla struttura stessa dell’opera, che prevede il continuo giustapporsi di 5 temi principali che, se isolati darebbero luogo ognuno a una canzone o song, come vengono propriamente dette le moltissime composizioni di Gershwin che tutti conosciamo (The man I love, Swanee, Liza, ecc.). Nel complesso, la Rapsodia è una composizione molto libera, costituita da temi (5 in questo caso) e cadenze tra una sezione e l’altra, ma vista da un livello più esterno, sembra un classico concerto per pianoforte e orchestra in tre tempi con uno centrale lento ed espressivo, mentre gli estremi sono veloci e particolarmente virtuosistici.


Per Informazioni:

www.festivalviktorullmann.com,

info@musicalibera.it

cell. 3400813203

Festival Viktor Ullmann - Trieste, 24 settembre 2016
 
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