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Mimesi Permanente Mimesi permanente. Una mostra su simulazione e realismo
10 giugno 2010 - La mostra collettiva "Mimesi permanente" a Torino, riunisce tredici artisti internazionali delle ultime generazioni e provenienti da Europa, Stati Uniti e Asia: fotografia, pittura, scultura, installazione e video.

 

MIMESI PERMANENTE. Una mostra su simulazione e realismo

a cura di Alessandro Rabottini

GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. Torino


GAM Underground Project
 

La mostra collettiva Mimesi permanente. Una mostra su simulazione e realismo riunisce tredici artisti internazionali delle ultime generazioni e provenienti da Europa, Stati Uniti e Asia. Attraverso fotografia, pittura, scultura, installazione e video, gli artisti in mostra offrono una riflessione su quel particolare momento in cui le immagini si rivelano come costruzioni evidenti e illusioni manifeste.
Mimesi permanente
Il nostro paesaggio visivo è ormai il prodotto di profonde trasformazioni offerte dalle tecnologie digitali di produzione delle immagini. Da una parte assistiamo ad una sempre più massiccia diffusione di strumenti che permettono a tutti di manipolarle e metterle in circolazione, dall’altra la nostra percezione della realtà sembra aver ampliato i propri parametri: davanti alle immagini create digitalmente – pensiamo al nuovo cinema d’animazione – la nostra consapevolezza della loro natura artificiale non ci impedisce di immedesimarci nell’illusione che esse producono.

Questa mostra esplora il lavoro di artisti che oggi riflettono sul tema dell’immagine digitale ma attraverso l’impiego di media analogici e formati “tradizionali”, come la pittura, la scultura e il disegno. Quella che potrebbe sembrare una scelta nostalgica è, in realtà, il tentativo di sottolineare una forma di paradosso produttivo, e in cui risiede un aspetto fondamentale dell’arte stessa: la possibilità di rendere evidente il processo di produzione dell’illusione e, nonostante questo, creare una forma di ambiguità inedita ed efficace, come accade, ad esempio, nei lavori di Elad Lassry (1977, Israele / Stati Uniti) e Michael Riedl (1972, Germania).

Molte delle opere in mostra oscillano tra questi due momenti, quello della simulazione e della finzione “manifesta” e quello di un iper-realismo credibile, attraverso un continuo slittamento dei mezzi espressivi tra loro. Nei lavori di artisti come Anna Barriball (1972, Gran Bretagna), Frank Benson (1976, Stati Uniti), William Daniels (1976, Gran Bretagna) e Giuseppe Gabellone (1973, Italia), ad esempio, i disegni assumono il rilievo di una scultura, le superfici mimano spazi e materiali, le forme appaiono in bilico tra la bidimensionalità e la tridimensionalità, tra l’essere immagine e l’essere oggetto.

Molti artisti oggi fanno uso di elementi tanto del realismo quanto dell’astrazione, ma se per l’arte non è più pensabile concepire queste due dimensioni come categorie opposte, non lo è neanche per la quotidianità di ciascuno di noi. Campi come l’economia e la politica sono diventati sempre più complessi e sembrano agire all’interno di linguaggi altrettanto specifici e astratti, proprio come l’arte non-figurativa. Per questo motivo la mostra include anche opere di artisti come Roman Ondák (1966, Slovacchia), Pratchaya Phinthong (1974, Tailandia) e Carey Young (1970), che ampliano i confini di questa riflessione nelle zone dello scambio economico e dell’azione politica. Nei lavori di questi artisti temi come le fluttuazioni del valore del denaro, la natura del contratto legale, le previsioni sul futuro e la retorica politica sono viste come “rappresentazioni”, convenzioni, atti di fede e gioco delle parti.

Gli artisti in mostra osservano il flusso costante delle immagini e delle informazioni che ci circondano, e situano il proprio lavoro in un territorio intermedio, all’interno del quale non sono più valide le opposizioni tra mass media e sfera personale, tra immaginario pop e psicologia individuale. Artisti come Seth Price (1973, Stati Uniti), Sterling Ruby (1972, Germania / Stati Uniti) e Kelley Walker (1969, Stati Uniti), infatti, si servono spesso di immagini prelevate dalle riviste o da Internet, ma le sottopongono a un processo di trasformazione e interiorizzazione, rendendole spesso oscure e misteriose. Questi artisti riflettono sullo stato contemporaneo delle immagini, e sulla loro vita come successione senza fine di adattamenti, da un medium all’altro, da uno schermo all’altro, mettendo così in discussione un concetto chiave per tutta la storia della modernità: quello della specificità dei media e dei supporti.

Nelle opere dei tredici artisti invitati le immagini sembrano diventare il sedimento del tempo, che non coincide più con l’idea della velocità promossa dalla modernità ma, al contrario, esprime le mille dimensioni del tempo di Internet.

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