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MACCHINE! Spirito della meccanica tra i fondi d’oro
24 giugno 2009 - Prosegue fino al 4 ottobre, presso la Pinacoteca Nazionale di Siena, la mostra nell’ambito dei festeggiamenti per il Centenario del Futurismo; l'esposizione è divisa in tre sezioni e ruota intorno al tema della "macchina".

Dal 24 giugno al 4 ottobre presso la Pinacoteca Nazionale di Siena
 

“MACCHINE! Spirito della meccanica tra i fondi d’oro”
La mostra è realizzata in occasione dei festeggiamenti del Centenario Futurista.

Un provocatorio gioco di specchi, contaminazioni e confronti tra lessici contrapposti. L’immobilità ieratica dei fondi d’oro che fa da contro-altare ad una idea di velocità simboleggiata dalle automobili e dalle motociclette d’epoca futurista, la sinuosa carnalità dei corpi raffigurati nelle tele del Beccafumi che contrasta con i freddi modelli anatomici, in gesso o cera, che della macchina umana mostrano la meccanica interna, il movimento vitale del sangue che scorre nelle vene e alimenta organi ed articolazioni come benzina negli ingranaggi delle macchine.

E’ il filo rosso della mostra “MACCHINE! Spirito della meccanica tra i fondi d’oro” a cura di Gabriele Borghini, che inaugura il 24 giugno (alle ore 18.00) e prosegue fino al 4 ottobre, presso la Pinacoteca Nazionale di Siena. Promossa da Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Siena e Grosseto, Pinacoteca Nazionale di Siena, Assessorato alla Cultura dell’Amministrazione Provinciale di Siena, Fondazione Monte Paschi di Siena attraverso Vernice Progetti Culturali e Assessorato alla Cultura del Comune di Siena, nell’ambito dei festeggiamenti per il Centenario del Futurismo, la mostra è divisa in tre sezioni e ruota intorno al tema della “macchina”.

Intesa come una articolata e congegnata invenzione figurativa o anche più semplicemente come oggetto artistico in cui il telaio diventa vera e propria costruzione architettonica e linguaggio formale, la macchina rivive negli straordinari capolavori dei maestri senesi eccezionalmente accostati alle macchine a motore e alla macchina umana. Automobili e motocicli degli anni futuristi compresi tra il 1909 e il 1930, trovano posto nelle prestigiose sale dei trecenteschi e quattrocenteschi dipinti a fondo oro, mentre alcuni modelli anatomici dei primi decenni del ‘900, in gesso o cera utilizzati a scopo didattico, vengono allestiti in contrasto con opere pittoriche di straordinaria complessità compositiva, dove l’anatomia nell’uso esasperato del movimento dei corpi e della tensione energetica (Beccafumi), assume invece il significato di macchina espressiva.

Nell’apparente immobilità dell’arte musealizzata irrompe il movimento, trovano cittadinanza gli ingranaggi produttori di velocità e azione, lietmotiv dell’avanguardia futurista. La dichiarata avversione di questo movimento per i musei considerati passatisti e accademici, viene rovesciata completamente, e mentre ne viene offerta un’immagine viva, dissacrante e “desacralizzata”, gli stessi oggetti-motore, come le automobili o le motociclette serviti a questo scopo, sono fatti rivivere come sculture, vere e proprie opere d’arte, in un gioco di specchi che le riconduce e le restituisce al “museo cimitero” a cui venivano contrapposte.

Il percorso espositivo si apre con l’esposizione di una Fiat 0 del 1913, che ricorda la famosa caduta nel fosso del padre del futurismo Filippo Tommaso Marinetti, avvenuta nel 1908 mentre era alla guida di una Fiat 4 cc. Ai lati del pozzo, nel cortile coperto della Pinacoteca saranno esposte due sidecars: un Harley Davidson del 1917 e una Triumph del 1922.

L’esposizione  prosegue al secondo piano, nei tre saloni dei fondi d’oro, con una sequenza di moto Guzzi, Frera, Gilera, Bianchi, Indian, Bmw e Peugeot. Nella sala del Beccafumi, dominata dal grande dipinto “Caduta degli angeli ribelli”, dove le anatomie e le positure corporali appaiono come arrovellate, verrà allestito il confronto con uno straordinario dipinto del primo novecento “XXI secolo” di Giovan Battista Crema, di proprietà del cantante Lucio Dalla e raffigurante l’Inferno umano, vera e propria macchina di anatomie nude e avviluppate in un vortice ineluttabile.

Nella sala dei disegni al tratto, preparatori per il pavimento del Duomo di Siena saranno esposti i modelli anatomici sezionati per mostrarne gli ingranaggi interno ed anche due motori di automobili degli anni ’20, e una colonna vertebrale in formaldeide dentro il suo contenitore vitreo ed altri reperti e materiali. L’allestimento minimalista, a cura di Alberto Scarampi di Pruney, accompagnerà il visitatore nella comprensione dei confronti e degli accostamenti. Nel catalogo edito da Protagon l’introduzione è di Gabriele Borghini, la prefazione di Fabio Benzi, la postfazione di Giordano Bruno Guerri, i saggi introduttivi alle sezioni sono a cura di Anna Maria Guiducci per “Le macchine figurative”, Mario Gamberucci e Valerio Bartoloni per “Le macchine a motore” e Francesca Vannozzi per “La macchina umana”.


In concomitanza con la mostra nella Sala del Cenacolo della Pinacoteca sarà esposta l’opera di Corrado Forlin “Splendore simultaneo del Palio di Siena” del 1937 (Venezia, Collezione Teso), raro esempio di pittura futurista che abbia come soggetto il Palio di Siena.
L’esposizione rappresenta un evento nell’evento. Attraverso un meccanismo simile a quello delle scatole cinesi, la mostra “Macchine” avrà, infatti, il suo cuore pulsante in questo tributo alla macchina senese per eccellenza, la “Macchina Palio”. A fare da sfondo al quadro, sarà un allestimento teatrale a cura di Andrea Milani, tratto da “Il Palio di Siena” di Duilio Cambellotti con riferimenti a disegni di bandiere di quel periodo conservate nei musei delle diciassette contrade e decorate con motivi geometrici e raggisti. Attraverso le immagini riprodotte sulle grandi piramidi allestite all’interno della sala, un percorso suggestivo accompagnerà il visitatore alla scoperta del quadro a cui fanno da cornice ideale.

Macchine! Spirito della meccanica fra i fondi d'oro
 
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