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CAPOLAVORI DA CONOSCERE
Il cuore antico di Bergamo
Dove oggi si apre piazza Vecchia, lo spazio più rappresentativo di Bergamo alta, erano case e botteghe medievali, di cui rimane un ricordo ai piedi dell’alta torre del Comune. Ornata da una fontana settecentesca, la piazza è infatti uno spazio rinascimentale, ricavato nel XV secolo demolendo le costruzioni vicine al palazzo della Ragione, eretto alla metà del XII secolo, ma ricostruito nel ’400 e nel ’500. Definiscono la piazza anche il palazzo Nuovo, progettato nel 1593 e ridisegnato nel 1611, e il palazzo del Podestà, originario del 1340 ma trasformato nel XV secolo. La loggia del palazzo della Ragione immette nell’intatta e raccolta piazza del Duomo, una delle più belle piazze di Lombardia. Vi prospettano il Duomo, risalente al vi secolo, ristrutturato nel 1459 dal Filarete, ma rifatto nel 1688 e completato solo nel 1886, la notevole basilica di S. Maria Maggiore, preceduta da un protiro romanico, e l’elegante cappella Colleoni, uno degli episodi più alti del rinascimento lombardo, voluta da Bartolomeo Colleoni come personale mausoleo. Solo dal 1898 il piccolo Battistero ottagonale si trova davanti ai giardini dell’Arcivescovado: quando fu costruito – nel 1340 – era infatti all’interno di S. Maria Maggiore, e lì rimase fino al 1660, quando fu interamente smontato.
Gli altri centri della pianura
Non esistono più le mura che
racchiudevano Treviglio, che alla sua posizione – a metà
strada tra Bergamo e Milano e all’incrocio dei percorsi viari
diretti a Crema e Brescia – deve il tradizionale ruolo di centro di
commerci. Nella piazza centrale la collegiata di S. Martino racconta
però una storia antica, iniziata con la sua fondazione nel
secolo X-XI, continuata nel ’400 con un primo rifacimento e ancora
nel ’700, quando venne dotata della mossa facciata barocca. Al suo
interno merita attenzione il polittico di Bernardino Butinone e
Bernardino Zenale (1485), custodito all’estremità della
navata destra. Anche Romano di Lombardia deve la funzione di polo
commerciale e la tradizionale vocazione cittadina al fatto di sorgere
nel punto in cui s’incrociano importanti assi viari. Oltre al
Castello visconteo, testimonianza della sua antica storia è il
medievale palazzo della Comunità, modificato dai Veneziani nel
’400; nel cuore dell’abitato è anche la settecentesca
parrocchiale di S. Maria Assunta che custodisce dipinti di G.B.
Moroni. L’alto campanile della chiesa di S. Maria dell’Incoronata,
eretta nella seconda del XV secolo e ornata di affreschi
quattro-cinquecenteschi, annuncia da lontano Martinengo, la cui
notevole piazza Maggiore, definita da edifici a portici, accoglie il
seicentesco palazzo del Comune.
La val Seriana
Le case a portici di Alzano Lombardo
erano quelle dei ricchi mercanti di lane e sete, che nei secoli
XV-XVI resero prospero questo centro all’imbocco della val
Seriana. La sua imponente basilica di S. Martino fu iniziata nel 1659
ma venne ultimata solo agli inizi dell’800; al suo interno sono
racchiusi importanti dipinti (G.B. Piazzetta, Palma il Vecchio,
Jacopo Tintoretto) e un monumentale pulpito in marmo di Andrea
Fantoni (1712), autore anche degli intagli lignei in una delle tre
fastose sacrestie. Risalendo la valle del Serio, in un paesaggio
ancora intensamente urbanizzato, si arriva ad Albino: la sua piazza
centrale accoglie la chiesa di S. Bartolomeo, di origine duecentesca
ma rifatta nei secoli XV e XVII, e l’ottocentesca parrocchiale di
S. Giuliano che custodisce due tele di G.B. Moroni, nato intorno al
1523 in una frazione dell’abitato. Si raggiunge poi Gandino, dove
l’imponente basilica di S. Maria Assunta, dal ricco interno
barocco, è la ricostruzione seicentesca di una chiesa
preesistente. L’opera più conosciuta e preziosa si trova
però a Clusone, che per la sua posizione all’incrocio di
strade tra il lago d’Iseo e la Valcamònica, già in
epoca romana era un importante borgo commerciale. Si tratta del ciclo
di affreschi sotto il portico del quattrocentesco oratorio dei
Disciplini, realizzato nel 1485 da Giacomo Borlone e dalla sua
bottega.
La val Cavallina e il lago d’Iseo
Gli appassionati di pittura scopriranno
nei centri della val Cavallina, formata dal fiume Cherio, opere di
tutto rispetto.
Oltre agli affreschi di Lorenzo Lotto a
Trescore Balneario, tappa fondamentale è la Galleria
dell’Accademia Tadini a Lóvere, che vanta importanti dipinti
di scuola veneta e lombarda dal XIV al XIX secolo. Nell’abitato si
visiti anche la basilica di S. Maria in Valvendra, eretta nella
seconda metà del XV secolo forse per mano di maestri comacini.
All’altare maggiore spicca una cinquecentesca Annunciazione di
Pietro Morone, racchiusa in una monumentale ancona lignea.
L’itinerario prosegue poi in val Calepio, compresa tra i fiumi
Cherio e Oglio. Tra mosse colline si raggiunge Credaro per visitare,
nella piccola chiesa di S. Giorgio, un ciclo di affreschi di Lorenzo
Lotto; affreschi del Romanino si ammirano poi nel comune di Villongo:
dipinti per la cinquecentesca cappella di S. Rocco, sono oggi esposti
nell’attigua casa Bonduri. L’itinerario può concludersi a
Sàrnico, sul lago d’Iseo. Qui non si segnalano tele
preziose, ma la villa Faccanoni, disegnata nel 1912 da Giuseppe
Sommaruga, è un raffinatissimo esempio dell’arte liberty.
SANTUARI, MONASTERI ED ABBAZIE
Nei dintorni del capoluogo
Disteso sul fondo di una silenziosa
valle poco fuori Bergamo, il monastero di Astino si raggiunge per una
strada che ripida e stretta scende il fianco orientale del colle San
Vigilio. Lo fondarono all’inizio del XII secolo i monaci di
Vallombrosa per custodire una sacra reliquia che i primi crociati
portarono da Gerusalemme, ma il monastero (oggi in abbandono) venne
fortemente ristrutturato nel 1515 per far posto a un complesso più
grande e sontuoso: i lavori, che si protrassero per oltre un secolo,
aggiunsero alla chiesa un profondo coro rinascimentale e un chiostro
porticato, collegato da un’elegante loggia. Il contrasto tra il
paesaggio agrario della piccola valle e le periferie cittadine è
certo forte, come forte è quello tra l’antico monastero e la
singolare chiesa di Maria Santissima Immacolata, costruita nel 1962-
65 a Lònguelo, frazione del capoluogo.
L’abbazia di Pontida
Il giuramento di Pontida è una
delle pagine più celebrate dai libri di scuola. Eppure la
storia non conferma la tradizione, secondo la quale proprio in questa
antica abbazia, il 7 aprile 1167, i rappresentanti della Lega
Lombarda strinsero un patto per impedire all’imperatore Federico I
Barbarossa di mettere a repentaglio la libertà dei Comuni. È
certo invece che il monastero di S. Giacomo Maggiore, fondato nella
seconda metà dell’XI secolo e meglio conosciuto come abbazia
di Pontida, fu nel medioevo centro economico e culturale di un vasto
territorio nella valle dell’Adda. Distrutto dai Visconti nel 1373,
fu ricostruito a più riprese a partire dal 1485; della
struttura cinquecentesca conserva pressoché intatti due
chiostri (nel portico di quello superiore, affreschi di papi
dell’ordine benedettino e di personaggi che rinunciarono ad alti
onori per l’abito monacale), la sala capitolare (con affreschi del
primo ’500) e tre sale, che oggi ospitano il Museo abbaziale. Una
scalinata moderna sale alla basilica, rifatta nella facciata e nel
campanile agli inizi del XIX secolo. L’interno del monastero
conserva però, almeno nel corpo centrale, le forme ogivali
dell’architettura trecentesca, mentre alla prima chiesa risalgono
due pannelli in pietra scolpita di arte borgognona (fine XI – inizi
XII secolo) inseriti nel moderno altare maggiore.
Nel paese del ‘papa buono’
Pochi chilometri separano Pontida da
Sotto il Monte Giovanni XXIII, centro rurale conosciuto perché
luogo di nascita di Giovanni XXIII – al secolo Angelo Roncalli –
papa dal 1958 al 1963. La sua casa natale è meta di
pellegrinaggi e molti fedeli visitano anche il museo commemorativo,
allestito in quella Ca’ Maitino che fu residenza estiva del prelato
durante il periodo cardinalizio. Nella frazione Fontanella la chiesa
di S. Egidio, dalla semplice facciata romanica e con affreschi
cinquecenteschi nell’interno, è l’unico resto dell’abbazia
di Fontanella, fondata nell’XI secolo da monaci cluniacensi.
I santuari di Caravaggio e Treviglio
Sarebbe nato qui, nel lontano 1571,
Michelangelo Merisi, l’irrequieto e geniale maestro, noto proprio
con il nome di Caravaggio, che sottolineava con luci e ombre la
drammatica intensità dei suoi dipinti. Ma la fama di questo
antico borgo a sud-est di Treviglio si deve soprattutto al santuario
della Madonna di Caravaggio, costruito intorno alla metà del
XVI secolo nel luogo in cui la Vergine sarebbe apparsa a un’umile
contadina. Meta di pellegrinaggi, il grandioso complesso presenta
però l’aspetto della ricostruzione voluta da Carlo Borromeo
che, iniziata nel 1575, fu ultimata solo agli inizi del XVIII secolo.
Anche nella vicina Treviglio la religiosità popolare racconta
un miracolo antico: nel 1522 le lacrime uscite da un’immagine della
Madonna avrebbero salvato il centro della piana bergamasca dal
saccheggio dei soldati francesi. Nel luogo in cui avvenne il prodigio
fu iniziato nel 1594 il santuario della Beata Vergine delle Lacrime,
ampliato e trasformato agli inizi del ’900.
Un santuario delle valli bergamasche
Sebbene derivi da una chiesa plebana
dell’XI secolo, è cinquecentesco l’impianto del santuario
della Madonna del Castello di Almenno San Salvatore, antico centro
disteso sopra un poggio alla destra del Brembo, nel punto in cui la
valle Imagna sbocca nella Brembana. Se all’esterno del tempio
spicca il marmoreo portale, realizzato nel 1578, particolare è
l’interno, diviso in due corpi da una parete affrescata: nel corpo
anteriore è un ciborio del XVI secolo; nell’ambiente
interno, più antico e decorato di affreschi dei secoli XI-XVI,
è custodito un ambone romanico in pietra scolpita.