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L'acqua che rompe la pietra
Tutto
è nato dall'acqua. Una piccola sorgente d'acqua che attirò,
già nel Medioevo, l'attenzione di illustri personaggi. papa
Bonifacio VIII, per esempio, che era nato in Ciociaria e conosceva
bene la fonte.
I registri contabili conservati in Vaticano annotano
ben 187 ordini di pagamento per il trasporto dell'acqua da Anticoli
di Campagna, come allora si chiamava la città di Fiuggi. E le
lodi dell'acqua "che rompe la pietra" compaiono anche in
alcune lettere scritte da Michelangelo intorno al 1549.
Ciò
che rese quest'acqua indispensabile a re, nobili ed ambasciatori era
la sua straordinaria capacità di curare la calcolosi renale.
Capacità che conserva immutata ancora oggi, anche se il
miracolo altro non è che un prodigio naturale. Fiuggi infatti
sorge in mezzo ad una formazione tufacea caratterizzata da
un'alternanza di strati permeabili e semipermeabili, attraverso i
quali l'acqua filtra e si depura, acquisendo le sue proprietà
benefiche.
Solo a Fiuggi sgorga questa particolarissima acqua
oligominerale, l'unica a unire alle proprietà diuretiche la
capacità di "sciogliere" ed espellere i calcoli
renali.
Una città da scoprire
Le origini di
Fiuggi risalgono all'epoca preromana, durante la quale il piccolo
villaggio di Felcia seguì le sorti della confederazione ernica
che, dopo continui scontri ed alleanze, si assoggettò
definitivamente a Roma nel 367 a.C..
Del periodo romano
non si hanno molte notizie certe: si sa che Felcia era sulla via
Prenestina con il nome di “Fons Arilla” e che le proprietà
delle sue acque erano già note.
Fu però nel Medioevo che la
città si sviluppò e assunse maggiore importanza con il
nome di Anticoli di Campagna, nome che conservò fino
all'inizio di questo secolo. Il piccolo borgo ha sempre legato le sue
vicende a quelle dello Stato pontificio, di cui faceva parte, come
feudo dei maggiori casati romani.
Il Castello di Anticoli, oggi
completamente scomparso, passò di mano in mano e vide
avvicendarsi i Cajetani, gli Sforza, i Borgia e infine i Colonna che
mantennero il loro potere sulla città fino al 1816, anno in
cui rinunciarono al feudo per il peso delle tasse imposte da Pio VII.
La città restò dunque nello Stato Pontificio, tranne
una breve parentesi di governo napoleonico, fino all'unità
d'Italia.
La lunga storia di Anticoli di Campagna
rimane impressa, ancora oggi, nel magnifico borgo medievale
perfettamente conservato. E' la parte più antica di Fiuggi,
quella racchiusa nel perimetro delimitato dalle mura, dai bastioni,
dalle porte del vecchio borgo arroccato a 747 metri metri d'altezza.
Più in basso, nella vallata, la città si è poi
estesa quando è cominciato il vero sviluppo. Tutto avvenne in
pochissimo tempo: nel 1911 la modesta Anticoli di Campagna diventò
Fiuggi ed è questa data che segna lo spartiacque tra l'antico
borgo pastorale e la moderna stazione turistica.
Il nome Fiuggi probabilmente deriva
dalle felci -”fiugy” in dialetto- che crescevano nei boschi
circostanti o, secondo alcuni, per la sua acqua che “fugge”
velocemente dall'organismo.
Nel 1910 fu costruito lo splendido Gran
Hotel Città di Fiuggi, che d'estate ospitava nel suo teatro
tutti i più importanti spettacoli italiani dell'epoca.
Nel 1911 fu inaugurata la Fonte
Bonifacio VIII, nel 1913 venne aperto il Grande Albergo Palazzo della
Fonte, uno dei più prestigiosi d'Europa, che l'anno successivo
ebbe l'onore di accogliere la famiglia reale. I più alti
esponenti della politica, dell'arte, dell'aristocrazia e delle
finanza non mancavano di concedersi qualche giorno alle terme di
Fiuggi. Anni ruggenti che furono bruscamente interrotti dalla seconda
guerra mondiale, durante la quale molte zone della Ciociaria, tra cui
Montecassino, furono duramente bombardate.
Oggi Fiuggi è una delle più
importanti stazioni termali d'Europa. Dopo Roma è la città
del Lazio che ha il più ricco patrimonio di strutture
turistiche ed alberghiere. Ma l'aria che si respira in città
non è quella di una megalopoli delle vacanze. Fiuggi è
ancora un oiccolo borgo medievale nel cuore della Ciociaria, una
terra di antiche tradizioni agresti che ha saputo conservare i i suoi
ritmi, la sua cultura e la sua natura.
Si ringrazia l' A.P.T. Frosinone per la concessione dei testi e delle immagini