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Le successive
eruzioni vulcaniche ed i fenomeni di implosione, i crolli della lava
e delle sue stesse costruzioni, i cosiddetti “collassi calderici”,
hanno determinato l'aspetto attuale dell'isola ricca di colline e
montagne formatesi da crateri minori – cuddie – e che, talvolta,
conservano l'aspetto di bocche vulcaniche come il Monte Gibele,
cuddia Mida, cuddia Rossa, cuddia Bruciata.
Seppure le ultime
eruzioni, documentate dalla cronaca dell'epoca, risalgono al 1831 e
al 1891, ancora oggi nell'isola il vulcano fa sentire la sua
presenza. Continuano infatti i fenomeni vulcanici secondari su tutto
il territorio: le fumarole ovvero getti di vapore acqueo che
raggiunge temperature elevatissime, visibili sulle pendici della
Montagna Grande, sulle rive del Lago. La più importante è
la cosiddetta Favara Grande utilizzata dagli isolani come fonte di
acqua per abbeverare il bestiame.
Le fumarole
all'interno di grotte chiamate stufe sono considerate vere e proprie
saune come il “Bagno asciutto” a Sibà o la stufa di
Khazèn. Ed ancora le sorgenti di acque termali calde che si
immettono nel mare in diversi punti della costa: nella Grotta di
Sataria, a Gadir, nella Cala di Nicà e lungo le rive del
bellissimo Lago di Venere le cui acque alimentate da sorgenti
sotterranee sono ricche di soda.
Il Lago di Venere
o Bagno dell'Acqua, con i suoi fanghi ricchi di sostanze minerali, è
una vasta depressione di forma ovale – l'asse maggiore è di
circa 600 metri – ed offre uno dei panorami più affascinanti
dell'isola soprattutto se visto dall'alto, da Bugéber, la
contrada che sovrasta il lago dal lato sud.
Pantelleria, nera
pietra lavica e ossidiana, eppure isola di verde per la ricca
vegetazione. I boschi incredibili della Montagna Grande (800 mt):
pini, querce ed alberi ad alto fusto che raggiungono anche oltre i
sei metri di altezza in cime alla montagna. La macchia mediterranea,
presente in tutta l'isola, si alterna all'olivo selvatico, al
mirtillo, al rosmarino, ai fichi d'india e alla grande varietà
di fiori che, in primavera ed in autunno, vestono l'isola dei colori
più vivaci e brillanti. E' difficile pensare a questa terra
così sorprendente che, insieme alle sue coste infuocate per il
sole ed il clima africano offre, a breve distanza, la frescura dei
boschi e paesaggi che si direbbero alpini, sentieri di montagna che
si addentrano nel fitto intreccio di alberi e piante dove, nella
stagione giusta, ci si può anche divertire a raccogliere
diversi tipi di funghi.
Isola dalla verde
campagna, isola di contadini. Gli abitanti di Pantelleria guardano
alla terra piuttosto che al mare ed alla terra affidano le loro
speranze; la coltivano con il sistema del terrazzamento delimitando i
terreni coltivati a vigneti ed a cappereti con muretti di pietra a
secco. La più famosa uva che si coltiva è lo Zibibbo da
cui si produce l'uva passa, vini di vario tipo – bianchi e rossi –
e, soprattutto, il pregiato Moscato Passito oggi tutelato dalla
Denominazione di Origine Controllata.
Quanto alla
coltivazione del cappero, quello di Pantelleria è ritenuto
dagli esperti di qualità superiore se non addirittura il
migliore del mondo. E che spettacolo poi, specie all'alba, un campo
di capperi fiorito che impregna l'aria del suo profumo forte e
prenetante!
E nella campagna,
nelle graziose contrade dell'interno dai suggestivi nomi di origine
araba che evocano atmosfere africane: Khaddiuggia, Margana, Mursia,
Sataria, Nikà, Rekhali, Muègen, Tracino, Khamma, Gadir,
Kharucia ed altre ancora, qui, i contadini di Pantelleria hanno
costruito la loro casa, il Dammuso. Tipica costruzione isolana il
dammuso ha pianta quadrata o rettangolare con pareti fatte di pietra
lavica a secco e il tetto a cupola reso impermeabile e imbiancato,
oggi, con la calce.
Le cupole sono
tante quante sono le stanze che compongono il dammuso. All'interno i
tetti sono a volta, a crociera o reale, e la struttura tipica
abitativa è costituita dalla sala centrale, la camera da letto
o alcova e da un camerino. I pavimenti nei dammusi più antichi
sono in mattoni di terracotta o in maiolica policroma decorata a
mano.
La funzione del
tetto a cupola è soprattutto quella di far si che le acque
piovane vengano incanalate e direzionate per raccogliersi infine
nella cisterna che di solito è scavata nel sottosuolo sotto la
terrazza (passiaturi) di accesso al dammuso. I dammusi con le loro
cupole di un bianco accecante contribuiscono a rendere singolare e
unico il paesaggio pantesco. Spesso capita di vedere nelle vicinanze
del dammuso una sorte di torre, bassa, circolare, costruita con
pietra a secco, dalla cui parte alta si intravede appena la fronda di
uno o più alberi. Mai si direbbe di essere davanti ad un
giardino. Eppure è così. Il giardino pantesco è
protetto da questo muro che difende dai venti gli alberi da frutta,
aranci, limoni, e che racchiude un piccolo paradiso di colori e
profumi come un tesoro in uno scrigno.
Pantelleria isola
azzurra, dal mare splendido e trasparente che si appropria di tutte
le sfumature e di tutte le gradazioni del blu, dalla tonalità
più chiara e cristallina a quella più intensa e
profonda. Ovunque lungo le coste frastagliate e rocciose, basse,
scoscese o altissime, disegnate dal capriccio della lava che si è
solidificata sulle rive del mare, si osservi lo straordinario
contrasto di colori: azzurro, nero, verde, bianco.
Prendendo il largo
dal porto di Pantelleria-centro e dirigendosi verso destra si giunge
al Bue Marino con rive piatte ed accessibili da un lato e dall'altro
rive alte a picco sul mare. Si prosegue, superate Punta Khariuscia e
Cala Campobello, verso la bellissima Cala Cinque Denti, a ridosso dai
venti di Scirocco così chiamata per la sua particolare costa
dentellata, per scorgere infine il faro di Punta Spadillo. Dopo la
deliziosa Cala Gadir, Punta Tracino ed il Faraglione dividono Cala
Tramontana da Cala Levante. Da qui si gode il sorprendente panorama
di Punta dell'Arco altrimenti detta Arco dell'Elefante poiché
la roccia che si protende verso il mare formando un arco richiama la
testa di un elefante che affonda nell'acqua la sua proboscide
stagliandosi, enorme e nera, sullo sfondo azzurro del cielo e del
mare, percossa spesso, dalla spuma bianca delle onde. La zona
chiamata “Dietro Isola” è di una bellezza emozionante: il
Faraglione detto il “Ficodindia” perché nella sua parte
alta ancora vegetano piante di ficodindia. Balata dei Turchi, dove i
pirati ed i predoni del mare erano soliti sbarcare, le rocce
altissime – fino a circa 280mt – a picco sul mare dell'altura di
Salta la Vecchia. Risalendo verso il porto di Pantelleria-centro si
incontra l'insenatura di Nicà, Scauri con il suo porto, Punta
Tre Pietre, Punta Fram dove le brune rocce laviche assumono le forme
più strane tanto da sembrare sculture frutto di fantasie di
artista.
Pantelleria, isola
antica. La sua terra ha conosciuto le orme dei Fenici, dei Romani,
dei Vandali, dei Bizantini, degli Arabi, dei Normanni a cui si deve
la costruzione del Castello detto “Barbacane”, simbolo
dell'isola, che si affaccia sul porto, edificato probabilmente su una
fortificazione bizantina, e successivamente ampliato e modificato
dagli Spagnoli nel XVI secolo.
Il primo popolo ad
abitare Pantelleria fu il cosiddetto popolo dei Sesi il cui
insediamento nell'isola risale a circa 5.000 anni fa in epoca
neolitica. L'origine e la provenienza del popolo dei neolitici è
oscura, certo è che si stanziarono nella zona fra le località
di Mursia e Cimillia come rivelano gli importanti resti archeologici
dall'agglomerato urbano – la città dei vivi – e della
necropoli dei Sesi – la città dei morti -.
Del villaggio
neolitico restano le tracce delle abitazioni o capanne all'interno
delle quali sono state ritrovati ceramiche, vasellame e resti di
utensili ed oggetti realizzati in ossidiana, la nera pietra
vulcanica.
Una imponente
muraglia, il cosiddetto Muro Alto costruito con grossi blocchi di
pietra, lungo circa 210 metri ed alto 8, di cui sono visibili i
resti, separava il villaggio dalla Città dei Morti. I Sesi
sono monumenti funerari di forma ellittica con numerosi ingressi e
strutturati all'interno in lunghi corridoi o gallerie e celle di
diverse dimensioni.
Il Sese più
importante ed il più imponente per le dimensioni è il
Sese Grande o altrimenti detto “Sese del Re”, certamente
destinato alla famiglia dominante e più potente del villaggio.
Pantelleria, isola
dal paesaggio dolce e selvaggio, aspro ed invitante, isola ricca di
contrasti, generosa di forti emozioni, solitaria e
seducente...Pantelleria, isola davvero!
I testi e le immagini
sono pubblicati per gentile concessione dell' A.P.T.
Trapani - www.apt.trapani.it