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Il fascino del territorio
Aulla
Si consiglia di salire alla fortezza della Brunella, voluta - si dice -
da Giovanni delle Bande Nere, ma più verosimilmente ultimata dai
Centurione di Genova. Impressionanti le dimensioni del maniero,
espugnato una sola volta, a metà Settecento, dalle truppe spagnole. Un
gran successo militare e un Te Deum di ringraziamento cantato a Madrid.
Nei dintorni di Aulla da vedere Bibola, alta sul colle; Pallerone, con
i resti del borgo, la chiesa ricca di memorie e sapientemente
restaurata, il presepe elettromeccanico con più di mezzo secolo di
vita. Da non dimenticare l'affascinante Caprigliola a sentinella della
Magra, con la torre medioevale dei vescovi, le mura volute dai Medici
ed il vicino santuario della Madonna degli Angeli.
Bagnone
Tra i portici del vecchio mercato si ritrovano gli echi di una vita
lontana, dei bottegai, dei sarti, degli speziali, dei calzolai che qui
misero bottega e costruirono le loro case. Il castello, costruito nella
seconda metà del Trecento dai Malaspina, appartenne poi ai conti Noceti
e nella sua cappella riposa il cronista del XV sec. Antonio Da Faye.
Nei dintorni di Bagnone trovi Treschietto con gli imponenti ruderi del
castello a picco sul burrone. Nel territorio di Bagnone merita una
tappa Castiglione del Terziere, sede di capitanato fiorentino,
riportato a nuova vita da Loris Jacopo Bononi, esempio raro di
illuminato amore per le memorie del passato e di concreto operare per
il futuro della Lunigiana. Da Bagnone puoi risalire verso le vette
dell'Appennino: dopo Treschietto si può proseguire verso Jera, con i
suoi superbi boschi di castagno; sulla via del ritorno è bene passare
da Vico e Corlaga e visitare i bellissimi molini ad acqua dove si
macinano le ottime castagne della valle.
Da Collesino ci si può
spingere fino all'Apella, terra del leggendario eroe risorgimentale
Anacarsi Nardi, fucilato assieme ai fratelli Bandiera.
Casola in Lunigiana
Casola ha lontanissime origini: le sue valli furono già abitate
nell'età del ferro. Nel IX secolo fu possesso del vescovo di Luni e nel
1306 - dopo la pace siglata da Dante tra i vescovi di Luni e Malaspina
- appartenne alla grande casata di Val di Magra. Nel 1496 il popolo di
Casola si affidò a Firenze e divenne podesteria e centro importante del
governo fiorentino. Da queste parti passava la via che collegava l'asse
viario della Val di Magra alla Garfagnana lungo la quale si sta
riscoprendo l'ospedale di Tea. Notevoli le pievi di Codiponte e di
Offiano: i pregevoli capitelli della prima e ele absidi romaniche che
tornano alla luce della seconda. Assieme alla vicina Pieve S. Lorenzo e
al santuario-eremo di Municciano le antiche pievi del territorio di
Casola offrono un'irripetibile occasione per rivivere emozioni e
fascino della spiritualità medievale. Notevole il borgo di Casola, con
il suo bellissimo Museo del Territorio, da poco completamente
rinnovato: qui puoi leggere, assieme alla storia delle valli di Casola,
buona parte della cultura di Lunigiana.
Comano
Già
stazione turistica apprezzata a fine Ottocento, il paese e castello che
fu dato in dote, nell'anno 938, da Re Ugo alla moglie Berta. Gli
Estensi lo elessero come loro punto di penetrazione in Lunigiana. Qui
rivivono l'eco della contessa Matilde, il dominio breve di Castruccio
Castracani, il possesso definitivo dei Malaspina. Di questo passato
restano il castello ed i ruderi di Groppo S. Pietro. La natura offre
panorami riposanti al Lagastrello. Da menzionare il complesso
monumentale dell'abbazia di Linari che risale al 1043. A Camporaghena
si trova traccia della sapienza di questa gente nel lavorar la pietra:
un succedersi di portali ricchi di fregi, stemmi grottesche figure che
atterrivano gli spiriti, angeli dal sorriso consolatore. Prima di
lasciare Comano è consigliabile visitare l'antica pieve di Crespiano,
già ricordata nel 1143.
Filattiera
Fu capitale
della Lunigiana bizantina, poi dei Malaspina dello spino fiorito, ma fu
anche importante tappa della strada romana che da Luni risaliva verso
l'Emilia. Il borgo di Filattiera conserva intatto il primo insediamento
del XII secolo, con la chiesa castrense di San Giorgio e la torre
d'avvistamento e, perfettamente leggibile, lo sviluppo del borgo nei
secoli successivi, con il castello malaspiniano, la chiesa, l'antico
ospedale di San Giacomo. Ma il monumento più celebre è la pieve di
Sorano, oggi completamente restaurata, splendido esempio di
architettura romanica e scrigno che nasconde chiese più antiche e,
probabilmente, un luogo di culto precristiano. Lo testimonierebbero le
5 statue stele rinvenute al suo interno a quella Lapide - oggi in San
Giorgio - che ricorda come nell'VIII secolo qui un famoso missionario
spezzò gli idoli delle genti pagane e fondò chiese. Nei dintorni di
Filattiera meritano una visita i paesi della valle del Caprio, posti
sulla strada per Parma, con le case torri, i palazzi signorili della
nobiltà pontremolese, l'imponenza della Rocca Sigillina, l'interessante
raccolta museale della civiltà contadina di Lusignana, il percorso che
conduce all'area archeologica di Monte Castello, la bellezza di
Gigliana, Serravalle e dei prati di Logarghena.
Fivizzano
E' la Firenze della Lunigiana: l'han detto in tanti ed è persin luogo comune il ripeterlo.
Vi
si respira aria toscana: Fivizzano si diede ai Medici in epoca lontana
e fu capitanato fino alla cessazione del dominio granducale.
Consigliabile il giro delle antiche mura, volute da Cosimo nel 1540, il
più evoluto esempio di fortificazione in Lunigiana, una visita al
palazzo dell'Arcade Labindo e la sua tomba, una sosta all'elegante
fontana barocca della piazza, costruita da Cosimo III nel 1683. Fuori
le mura si può proseguire al borgo della Verrucola, imponente maniero
malaspiniano, eretto da Spinetta Malspina il Grande e oggi abitato dal
maestro Pietro Cascella. Fivizzano, è città nobile d'antica cultura:
Jacopo da Fivizzano stampò incunaboli; da queste terre veniva la madre
del grande Papa di Lunigiana Niccolò V. Qui rivivono pagine di folclore
con la Disfida degli Arcieri di Terra e di Corte, qui nella
cinquecentesca Accademia degli Imperfetti, la tradizione umanistica si
rinnova. A Fivizzano meritano una visita il complesso monumentale del
convento degli Agostiniani e, nei dintorni, la pieve di San Paolo di
Vendaso; il borgo di Soliera con il santuario della Madonna dei Colli;
la splendida Gragnola; Vinca, alta sulle Apuane, con il suo pane
inimitabile; Ceserano, con la fattoria ed i vignati del conte
Picedi-Benettini. Chi ama la natura non può mancare una visita all'Orto
Botanico dei Frignoli e al paese di Sassalbo.
Fosdinovo
E' il più
fotografato
tra i castelli di Lunigiana, ben conservato e aperto al pubblico.
Ospita concerti, mostre, manifestazioni culturali e la sede della
scuola di trekking. Vi si narra di Dante ospite e di un fantasma che
ogni tanto compare nelle sue stanze; Fosdinovo è terra antica che
domina la piana della Magra e di Luni. Nelle sue strade si respira
l'aria di una terra di confine, si avverte la presenza del mare senza
dimenticare le montagne; la sua cucina è tutta da scoprire nei tanti
ristoranti di qualità.
Nei dintorni di Fosdinovo si trova la grandiosa villa di Caniparola, che appartenne ai Malaspina.
Licciana Nardi
Licciana offre castelli e borghi di singolare bellezza: Terrarossa,
l'antica Rubra degli itinerari medioevali, con il castello restaurato;
Monti, ancora posseduto dagli ultimi Malaspina; Bastia, celebre perchè
vi abitò la bellissima Annetta Malaspina, rivale della Pompadour.
Elegante il borgo di Licciana, ricca la sua chiesa, severo il suo
castello. Da vedere il borgo di Panicale, con il palazzetto dei Medici
di Lunigiana, poi l'Apella, con la casa dei Nardi e, infine, il borgo
di Tavernelle con le sue antiche botteghe di mercanti, le insegne
scolpite nella pietra, la via selciata che risale verso l'Appennino. Da
non dimenticare una sosta a Monti per vedere la millenaria Pieve di
Venelia e a Pontebosio, con il suo castello. Le valli di Licciana Nardi
presentano scorci paesaggistici di rara bellezza, soprattutto nella
zona di Monti e all'Apella, dove l'antica torre ricorda un insediamento
medievale e nel borgo si trova la casa natale di Anacarsi Nardi,
martire risorgimentale. Preziose opere d'arte si trovano nella chiesa
di Licciana Nardi ed a Varano.
Mulazzo
Se
Pontremoli è la città del libro e del Premio Bancarella, è pur vero che
i librai più celebri d'Italia hanno radici in comune di Mulazzo: dai
Fogola, ai Lazzarelli, dai Bertoni ai Maucci, dai Tarantola ai
Giovannacci, tutti di Parana e Montereggio. Tappa d'obbligo è la
Madonna del Monte, con una veduta insuperabile sulla Lunigiana e, in
certe limpide giornate, sul mare.
A Montereggio è d'obbligo
visitare la chiesa di Sant'Apollinare, una chiesa fortificata e farsi
raccontare del Santo Fogolla, vescovo nato qui e morto martire in Cina.
A Mulazzo resti del castello e dell'acquedotto malaspiniani, resti
di torre bizantina, palazzotti marchionali, uno dei quali ospita il
Centro Studi dedicato al navigatore Alessandro e, adagiata sul pianoro,
la vetusta chiesa di S. Martino. Non si può lasciare Mulazzi senza una
capatina in quell'angolo genovese che è Groppoli: castello, villa,
chiesa, voluti e ricostruiti dai Brignole sale di Genova su progetto di
Matteo Vinzoni. E' bene visitare Castevoli e il suo poderoso borgo
malaspiniano, ma senza dimenticare Lusuolo e Campoli, dove una statua
stele monta la guardia all'oratorio del paese.
Podenzana
Podenzana è la capitale del panigaccio, quell'antico cibo sotto i
testelli di terra che artigiani locali ancora fabbricano con tecniche
arcaiche. Vi si trova uno dei santuari più celebri della vallata, dove
si saliva a far penitenza, portando un sasso in spalla e percorrendo in
ginocchio un lungo tratto di sentiero. Qui la tradizione narra della
Madonna apparsa su un castagno, ancora conservato nel retro
dell'altare. Qui c'è un singolare castello, spettacolare nella sua
posizione e nella sua ricostruzione voluta negli anni '60.
Una
frazione di Podenzana, Montedivalli, è un'isola di territorio ligure e
conserva una perla d'arte romanica: la pieve di S. Andrea.
Pontremoli
è un'elegante città storica che non ha rivali per la ricchezza dei suoi
palazzi, l'aristocrazia delle sue piazze, la preziosità delle sue
chiese, ricche di opere d'arte. Visitare Pontremoli è come sfogliare un
trattato di storia dell'arte: scoprirai l'imponenza medievale del
castello; della cortina, che Castruccio eresse per cacciare la guerra
tra Gulefi e Ghibellini (il Campanone era una delle sue torri); dei
ponti sul Verde. Ammirerai il barocco raffinato di Nostra Donna del
Ponte e degli affreschi dei palazzi della nobiltà locale; ti incanterà
la severa architettura del grandioso complesso quattrocentesco della
chiesa e convneto della SS. Annunziata, con la scenografica sacrestia
intagliata, i dipinti del Cambiaso. Non mancare di vedere il teatro
settecentesco, ora restituito alla città, e - ovviamente - il Museo
delle Statue Stele, dove gli idoli di pietra, capolavori d'arte della
preistoria lunigianese sembrano ancora vigilare, inquietanti e
misteriosi, sulla terra detta luna. Nei dintorni val la pena di
risalire la valle del Verde, con la Pieve di Vignola, i paesi di
Guinadi e dell'alta Cervara, con il suo pescoso lago Verde e gli
impressionanti volti di pietra che tenevano lontani gli spiriti
malvagi. A Montelungo scoprirai le proprietà della fonte detta virtù,
già nota nell'antichità; a Succisa incontrerai la casa natale di Santa
Zita e nella Val d'Antena una serie di paesi di montagna, immersi nel
verde, che ti accompagnano verso il Passo del Cirone.
Tresana
Fermati a Barbarasco, in quel di Tresana, il quattordici luglio, giorno
di gran festa in onore di S. Quirico che, a sentir la leggenda, fu
divorato dalle mosche e qui ripete un miracolo alla buona: in chiesa,
nel giorno della festa, non entran mosche. Raggiungi Giovagallo: alti,
sul colle scosceso, spuntano i ruderi del castello che fu di Moroello
Malaspina e di Alagia Fieschi. Da Giovagallo a Tresana, sulle orme di
un marchese malandrino che nel 1577 ottenne dall'imperatore
Massimiliano il privilegio di batter moneta. Ai piedi del castello, la
zecca di Tresana divenne ben presto fucina di monete false e su
Guglielmo Malaspina, abile nel falsificare anche monete papali, caddero
anatemi e scomuniche di Clemente VIII. Risali a Villa e vedi come si
restaura un castello: lo volle restaurare, non molti anni fa, Amalia,
principessa di Baviera. A Villa cerca i resti dell'antico ospedale oggi
restaurato e, nel fresco di un castagneto che si adagia sul fiume, la
rinascimentale chiesa di S. Maria.
Villafranca Lunigiana
Parti da Villafranca, dai ruderi del celebre castello di Corrado
l'Antico, dalle botteghe antiquarie del borgo, dal Museo Etnografico,
ospitato negli antichi mulini quattrocenteschi, dove trovi l'anima
della Lunigiana contadina. In S. Francesco meritano una sosta le grandi
opere in terracotta di scuola robbiana. Raggiungi Filetto, con la sua
selva dove furono ritrovate decine di statue-stele, qui fu un bosco
sacro di divinità pagane, qui si festeggia il venticinque agosto,
S.Genesio, con gran concorso di mercanti. Nel borgo bizantino, poi
appartenuto agli Ariberti di Cremona, luglio e agosto regalano le
suggestioni del mercato medioevale, con le botteghe d'artigianato, gli
spettacoli, le rievocazioni storiche. Sali, infine, a Malgrate con la
più alta ed elegante tra le torri medioevali italiane. Qui trovi la
spezieria di Antonio da Faye, cronista del quattrocento, qui la casa
dell'umanista Bonaventura Pistofilo e quella di Silvestro Landini, uno
dei primi seguaci di Sant'Ignazio. Da Villafranca raggiungi facilmente
Virgoletta, uno dei più bei borghi di Lunigiana, sorto attorno ad una
modesta altura, dominato dal castello malaspiniano, con una chiesa
ricca di preziose reliquie di santi custodite in un monumentale altare
scolpito nel marmo. Da Fornoli, già borgo strategico nelle vie di
comunicazioni medievali, puoi scendere all'importante guado della
Chiesaccia, a ridosso della Magra e di fronte alla scenografica visione
di Lusuolo.
Zeri
Di ligure già c'è il nome, un nome
collettivo che non indica un centro, ma un insieme di località (Noce,
Coloretta, Parigno, Rossano, Bergugliara). Qui trovi una natura
integra, trovi ancora chi lavora la terra e cura il bosco. Gente fiera,
quella di Zeri, abituata a vivere del proprio pane, gente orgogliosa
delle proprie tradizioni che seppe cacciare i Francesi nel 1789,
ostacolare gli Spagnoli nel 1796, dare un contributo decisivo alla
lotta di Liberazione. A Zeri la vacanza è verde, è neve, è il piacere
di fuggire dal rumore della città. Zeri è la meta ideale per chi voglia
scoprire il silenzio dei monti senza rinunciare a tutte le comodità dei
tempi moderni. Qui scopri ancora ritmi di vita altrove perduti e una
campagna dove si allevano pregiate pecore di una razza locale,
introvabili altrove, e bovini allo stato brado. L'architettura rurale,
il villaggio alpestre della Formentara, le piccole maestà di marmo che
popolano di santi le strade, le antiche feste patronali e l'unicità
della sua cucina fanno di Zeri un'isola felice.
Testi ed immagini pubblicati per gentile concessione dell'Agenzia per il Turismo di Massa-Carrara