Immagini Correlate (36)
NAPOLI, UNA CITTA' DEI MILLE VOLTI
Non è un caso se la
magia peculiare di questa civiltà millenaria continua a
generare, all’alba del terzo millennio, sempre nuove occasioni di
meraviglia: recupero di memorie monumentali e di tradizioni -
folklore, gastronomia, colture genuine - che si temevano
irrimediabilmente compromesse, eventi e spattacoli in tutto degni dei
grandi circuiti internazionali, nuova linfa per la ricerca artistica
e scientifica. Non si contano, a Napoli, i tesori artistici da
visitare: il centro storico, patrimonio mondiale tutelato
dall’Unesco; i palazzi, le chiese, le catacombe e i percorsi
sotterranei, il Museo Archeologico; i luoghi del potere medievale e
rinascimentale addensati attorno a Castel Nuovo e Palazzo Reale; il
lungomare indimenticabile, da Castel dell’Ovo a Posillipo.
L’area
collinare del Vomero propone, nelle sedi restaurate e riallestite in
maniera esemplare del Palazzo Reale di Capodimonte e della Certosa di
San Martino, collezioni museali tra le più importanti del
mondo. Un percorso nella città del XX secolo conduce, tra
tante emergenze urbanistiche e architettoniche degne di nota, fino
alle architetture razionaliste della Mostra d’Oltremare, con il
parco e le strutture sportive e di esposizione; a poca distanza, la
Città della Scienza testimonia il recupero di impianti di
archeologia industriale e l’originalità di una tradizione
scientifica che si rinnova.
Insolita e sorprendente, infine,
l’esplorazione dei nuovi luoghi dell’arte contemporanea: edifici
monumentali come il PAN, Palazzo delle Arti Napoli; il Madre, Museo
d’Arte Contemporanea Donnaregina; un unicum ammirato in tutto il
mondo come le stazioni d’arte del metrò, illustrano
tangibilmente gli orizzonti originali di una politica culturale
finalmente lungimirante.
Napoli, in definitiva, rimane fino in fondo,
pur tra le difficoltà e le contraddizioni comuni a tutte le
grandi metropoli, una realtà fuori dell’ordinario, da
vivere, ammirare, gustare, con tutti i sensi: per lo spessore d’arte
e di civiltà che ha segnato indelebilmente la sua storia; per
il clima mite, che accompagna giorno e notte spettacoli, festival
teatrali, musicali, mostre, fiere, manifestazioni religiose; per le
opportunità ‘golose’, alla scoperta di una tradizione
gastronomica plurisecolare, dei sapori del mare e di prodotti
‘tipici’ unici (mozzarella di bufala, la pizza, i vini Docg, una
pasticceria raffinata e varia) in tutte le variazioni sapienti dei
numerosi locali storici o delle botteghe artigianali più
inaspettate e nascoste.
Le origini della città
si perdono nel tempo e in leggende fascinose. Corredi funebri
ritrovati a Pizzofalcone collocano la sua nascita nel VII secolo
a.C., quando i Greci colonizzarono il Golfo per dirigersi verso gli
empori minerari dell’alto Tirreno. Nel 326 a.C. fu dichiarata
colonia romana. Dopo il crollo dell’impero romano, Napoli divenne
la capitale di un importante Ducato, che riuscì a contrastare
l’invasione dei Longobardi. Nel 1137 il Ducato entrò in
possesso dei Normanni,che favorirono l’integrazione dei diversi
fattori etnici. Il porto di Napoli divenne il più importante
del Mediterraneo. Dopo la morte di Federico II di Svevia, Carlo
d’Angiò fece il suo ingresso trionfale a Napoli nel1266.Il
potere passò nelle mani di Alfonso d’Aragona nel1442, dopo
una lunga guerra che ridusse il regno allo stremo. In breve tempo
però la situazione cambiò: vennero realizzati imponenti
lavori(costruzione di fogne e strade) e ristrutturazioni(a Castel
Nuovo fu costruito l’Arco di Trionfo).
Altre opere (come l’apertura
di via Toledo e la costruzione dei Quartieri Spagnoli, il restauro
della Riviera di Chiaia) furono eseguite durante i due secoli del
Viceregno Spagnolo (1503-1707), fino all’arrivo dei Borbone (1734),
che governarono il Regno di Napoli fino al 1860, anno in cui si
realizzò l’Unità d’Italia.
Il nostro percorso alla
scoperta della città comincia dal nucleo storico, che ha
conservato l’antico impianto greco-romano, per proseguire lungo i
luoghi del potere medievale e rinascimentale addensati attorno a
Castel Nuovo e Palazzo Reale. Percorreremo poi il celebre lungomare
da Castel dell’Ovo a Posillipo, per spostarci infine nelle zone
collinari di Capodimonte e del Vomero.
IL CENTRO ANTICO: DA SPACCANAPOLI A PIAZZA MERCATO
Il “ventre” di Napoli è
il centro storico grecoromano: una pianta a scacchiera divisa da tre
assi viari, i “decumani”, tagliati ad angolo retto da vie dette
“cardini”. È qui che si sente pulsare il cuore cittadino:
i vicoletti, le botteghe degli artigiani, le innumerevoli meraviglie
artistiche che sorprendono negli angoli più inaspettati, le
voci dei napoletani.
È questo anche il
centro “culturale”
di Napoli, con l’Università in via Mezzocannone, i caffè
letterari di piazza Bellini, le librerie di Port’Alba, l’Istituto
Italiano per gli Studi Storici in via Benedetto Croce. Piazza del
Gesù Nuovo è la porta d’ingresso nel cuore del centro
antico.
La guglia dell’Immacolata (1747) e la chiesa del Gesù
Nuovo, che conserva sulla facciata il bugnato quattrocentesco del
Palazzo Sanseverino (prima di essere una chiesa, l’edificio
apparteneva alla famiglia Sanseverino, che aveva qui la propria
“reggia”), introducono alla religiosità barocca della
città. L’interno della chiesa è un tripudio di marmi,
stucchi e affreschi, con opere di Francesco Solimena, Luca Giordano e
Massimo Stanzione. A due passi sorge l’austera chiesa di Santa
Chiara, fatta costruire nel 1310 da Roberto d’Angiò in stile
gotico provenzale e trasformata con decorazioni barocche a metà
del ‘700. Danneggiata dai bombardamenti nel 1943, fu
successivamente restaurata nelle forme asciutte dello stile
originario. Nella chiesa sono conservati i monumenti sepolcrali (XIV
secolo) della famiglia reale angioina, opera di scultori della scuola
toscana. Imperdibile una passeggiata nel celebre Chiostro delle
Clarisse, progettato da Domenico Antonio Vaccaro. Qui Napoli diventa
improvvisamente silenziosa e profumata di glicini e narcisi; giallo,
verde e blu i colori delle straordinarie maioliche che rivestono le
colonne ottagonali e i sedili sulle quali i “riggiolari”
(decoratori di mattonelle) napoletani Donato e Giuseppe Massa hanno
dipinto scene agresti e mitologiche. Su via Benedetto Croce si trova
il trecentesco Palazzo Filomarino della Rocca, dove visse Benedetto
Croce, che vi fondò l’Istituto Italiano per gli Studi
Storici, ancora oggi fervente centro di studio con la sua ricchissima
biblioteca.
Piazza San Domenico è uno dei più notevoli
interventi urbanistici di età aragonese, efficace coesistenza
di stili architettonici diversi: la chiesa (XIII secolo), chiesa
‘ufficiale’ della dinastia aragonese, di cui sono conservate le
arche funebri; la guglia di San Domenico (XVII secolo) e le belle
facciate di Palazzo Corigliano (XVIII secolo), oggi sede
dell’Istituto Universitario Orientale, e Palazzo Sansevero.
In
piazzetta Nilo si erge la statua ellenistica del Nilo, ritrovata nel
Medioevo, cui i napoletani diedero l’appellativo affettuoso di
Corpo di Napoli. Qui sorge la chiesetta di Sant’Angelo a Nilo.
Costruita nel 1385 e rimaneggiata nel ‘700, conserva al suo interno
il bellissimo sepolcro rinascimentale del cardinale Rinaldo
Brancaccio, opera di Donatello, Michelozzo e Pagno di Lapo eseguita a
Pisa nel 1426-28 e inviata a Napoli via mare, e altre opere d’arte
del ‘400 e del ‘500.
Passeggiando lungo via San Biagio dei Librai
(detta anche Spaccanapoli) si può curiosare nei numerosi
negozietti di antiquariato, arredi sacri e gioiellerie. Al numero 114
ci imbattiamo in un capolavoro del tardo-manierismo seicentesco, la
Cappella del Monte di Pietà, inserita nel monumentale
Palazzo
Carafa e decorata da affreschi di Belisario Corenzio, con
l’intervento di Luigi Rodriguez e Battistello Caracciolo. Quasi
nascosta in una viuzza laterale di vico San Domenico troviamo la
piccola ma straordinaria Cappella Sansevero. Una visita a questo
spettacolare complesso barocco è d’obbligo. In un trionfo di
singolari opere d’arte è conservata la scultura del
Cristo
Velato, opera di Giuseppe Sanmartino: l’effetto, il trattamento
virtuosistico del marmo e i giochi di luce ne fanno un vero
capolavoro. E poi, come non essere incuriositi dalle tante invenzioni
e dalle macchine anatomiche esposte, che hanno fatto attribuire al
principe di Sansevero la fama (fantasiosa) di stregone e negromante?

Via San Gregorio Armeno, con il suo scenario brulicante, è il
cuore della Napoli artigiana, caratterizzata dal campanile pensile
della chiesa omonima. Nei due mesi che precedono il Natale, San
Gregorio Armeno diventa la via più vivace del centro storico e
si riempie di bancarelle che vendono
statuine e decorazioni per il
presepe. Accanto ai tradizionali Gesù Bambino, Madonna e San
Giuseppe, gli artigiani fanno a gara per esporre come ‘pastori’
statuine di personaggi suggeriti dall’attualità. Nel
complesso conventuale di San Gregorio Armeno, annesso alla chiesa,
caratterizzata dalla sfarzosa navata barocca e dallo straordinario
soffitto cassettonato, da non perdere è la visita al chiostro
tra giardini, orti e agrumeti. Alla fine della via dei presepi ci
troviamo nel cuore della città greco-romana, in corrispondenza
della zona che fu agorà e foro, dove ben visibili sono le
tracce della stratificazione. Il centro di questa struttura era
l’attuale piazza San Gaetano, dove si trovano la chiesa di San
Paolo Maggiore, costruita tra l’VIII e il IX secolo e quella di San
Lorenzo Maggiore, che ospita nel chiostro scavi greco-romani (una
curiosità: qui Giovanni Boccaccio incontrò la sua
Fiammetta il Sabato Santo del 1336).
Il viaggio nel sottosuolo di
Napoli sotterranea è un’esperienza di grande suggestione che
rivela segreti, storie e leggende della città. Nessuno conosce
le dimensioni effettive della Napoli buia, ma gli speleologi hanno
censito negli ultimi anni circa 700 cavità per uno spazio di
un milione di metri cubi. Per iniziare un viaggio indietro nel tempo
si può cominciare da piazza San Gaetano, nel cuore del centro
antico, un percorso di due ore attraverso cunicoli e cisterne.
Interessante il teatro greco-romano, visitabile attraverso il
pittoresco ingresso da un “basso” in vico Cinquesanti. Dal
chiostro della chiesa di San Lorenzo Maggiore bastano pochi passi per
tornare 2600 anni indietro tra le pietre delle mura greche. Infine,
nei Quartieri Spagnoli si scende a 40 metri di profondità
lungo una scala per arrivare in cisterne di antichi acquedotti
utilizzate come rifugi dai bombardamenti durante la guerra. In via
Tribunali la piccola chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco è
caratterizzata da una bizzarra decorazione barocca: le sculture
bronzee di teschi e tibie davanti alla chiesa simboleggiano la
devozione del popolo napoletano alle “anime in pena”, dette
“pezzentelle”, perché morte senza parenti. Poco più
avanti si incontra la chiesa e l’ex convento celestino di San
Pietro a Majella, dove dal 1826 ha sede uno dei più illustri
conservatori di musica d’Italia. Bellissime le tele di Mattia
Preti, capolavori della pittura italiana del ‘600. La vicina piazza
Bellini è animatissima soprattutto di notte e ricca di caffè
letterari. Nella direzione opposta, nella parte finale di via
Tribunali, sorge la chiesa dei Girolamini, dalla quale si accede alla
omonima Quadreria costituita da opere dei secoli XVI-XVIII. Via dei
Tribunali incrocia via Duomo, che prende il nome dal Duomo di
impianto gotico portato a termine da Roberto D’Angiò nel
1313. La facciata, crollata quella originaria assieme al campanile
durante il terremoto del 1349, è stata più volte
rimaneggiata. L’interno, a croce latina a tre navate, è
riccamente decorato. La navata centrale rispecchia gli interventi
settecenteschi di marca barocca. Lungo la navata sinistra si apre
l’ingresso all’antica basilica paleocristiana di Santa Restituta,
fondata nel IV secolo dall’imperatore Costantino, che oggi presenta
però una scenografica sistemazione barocca, realizzata dopo il
terremoto del 1688. A un’altra basilica paleocristiana, la Stefania
(VI secolo), sembra appartengano gli ampi frammenti di pavimentazione
musiva. Sotto Santa Restituta sono visitabili resti archeologici di
età greca e romana. Sul lato destro dell’abside, invece, c’è
l’ingresso al battistero di San Giovanni in Fonte, eretto tra il IV
e il V secolo e, dunque, il più antico edificio di questo tipo
dell’Occidente cristiano. Sulla pianta quadrata si imposta una
cupola decorata da mosaici. Oltre alle cappelle medioevali ricche di
affreschi e decorazioni, è da vedere la mirabile
Cappella del
Tesoro di San Gennaro, costruita tra il 1609 e il 1637. Per la
sontuosa decorazione pittorica furono chiamati gli artisti più
rinomati dell’epoca (Fanzago, Domenichino, Ribera, Lanfranco). La
magnificenza della cappella è sottolineata dai preziosi arredi
e dai grandi busti reliquiari in argento. Qui, per due settimane in
occasione del miracolo, viene esposto il reliquiario del sangue di
san Gennaro.
Al numero 288 di via Duomo c’è il Museo Civico
Filangieri, donato nel 1882 alla città da Gaetano Filangieri,
principe di Satriano. La raccolta del museo è composta da una
vasta serie di oggetti d’arte, che vanno dalle armi alle
porcellane, dai dipinti ai costumi, dai libri ai mobili.
Salendo oltre il Duomo, in
una traversa sulla destra si trova il Palazzo Donnaregina. Qui ha
sede il MADRE (Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina), firmato dal
celebre architetto portoghese Alvaro Siza: un grande museo di respiro
internazionale. La collezione stabile è costituita dalle opere
dei tanti artisti che hanno collaborato in passato con la città:
ospita infatti le creazioni che sono state a piazza Plebiscito e al
Museo Archeologico negli anni scorsi, e inoltre opere immaginate,
progettate, dipinte e costruite appositamente per questo museo:
importanti lavori di Long, Bianchi, Clemente, Horn, Kapoor,
Kounellis, Paolini, Sol Lewitt, Serra, e tanti altri.
Attraversata
via Duomo, ancora su via dei Tribunali si apre sulla destra il
complesso del Pio Monte della Misericordia, fondato nel 1601, tra le
più antiche istituzioni benefiche della città. La
chiesa ottagonale ospita, sull’altare maggiore, la grande tela
raffigurante le Sette opere di misericordia, uno dei capolavori di
Caravaggio. Interessante anche la Quadreria, formatasi nel tempo
grazie alle donazioni. Tra i maggiori artefici di questa collezione,
il pittore Francesco De Mura, che nel 1782 lasciò in eredità
ben 192 dipinti (oggi ne restano 42). Alla fine di via dei Tribunali
ci troviamo di fronte a Castel Capuano, il più antico castello
dei quattro che vanta Napoli. Realizzato in epoca normanna, fu poi
palazzo di giustizia, funzione che svolge ancora oggi (è sede
del Tribunale Civile). Qui si trova anche una delle porte di Napoli,
Porta Capuana: eretta nel 1484, costituiva il più importante
ingresso orientale alla città. Qui e nella vicina Porta
Nolana, nei pressi della Stazione ferroviaria di piazza Garibaldi, ci
sono due dei mercati più pittoreschi della città,
specializzati in pesce, frutta e verdura. Non lontano troviamo la
chiesa di San Giovanni a Carbonara costruita tra il 1343 e il 1418.
Da vedere le eleganti cappelle Caracciolo del Sole (1427) e
Caracciolo di Vico (1516) e il grandioso monumento funebre di
Ladislao di Durazzo (1428), re di Napoli.
L’ultima tappa è
piazza Mercato, uno dei luoghi cruciali della storia napoletana: qui
nel 1268 venne decapitato Corradino di Svevia, e nel 1647 Masaniello
adunò il popolo durante la sommossa antispagnola da lui
capeggiata. La piazza è dominata da una tra le più
popolari e venerate chiese di Napoli, la basilica di Santa Maria del
Carmine, dedicata a Santa Maria la Bruna. In suo onore, ogni anno a
luglio, ha luogo una festa con gare pirotecniche che si concludono
con l’incendio del campanile più alto della città (75
metri). Sulla via Nuova Marina, infine, si apre il porto, iniziato da
Carlo II con la fondazione del Molo Angioino e ampliato nel corso dei
secoli.
DA CASTEL NUOVO A FORIA E ALLA SANITA'
La zona compresa fra Castel
Nuovo e il Museo Archeologico Nazionale, passando per via Toledo, è
il
centro di Napoli, la parte della città che i napoletani
considerano la più rappresentativa e che racchiude alcuni dei
monumenti simbolo della città: il Maschio Angioino, il Palazzo
Reale, piazza del Plebiscito, il Teatro San Carlo, la Galleria
Umberto I, il Museo Archeologico Nazionale. Castel Nuovo (chiamato
così per distinguerlo dalle più antiche residenze
reali, Castel dell’Ovo e Castel Capuano) è noto anche come
Maschio Angioino. L’imponente fortezza, iniziata nel 1279 da Carlo
I d’Angiò ma riedificata sotto gli Aragonesi, ha pianta
trapezoidale ed è circondata da un fossato, dove poggiano gli
alti basamenti delle cinque torri cilindriche. L’Arco di Trionfo
segna l’accesso al castello e ne costituisce il principale
ornamento. Fu eretto per celebrare l’ingresso trionfale in città
di Alfonso d’Aragona nel 1443. I magnifici rilievi scultorei
costituiscono il più alto esempio di scultura rinascimentale
nel Meridione. All’interno del castello si trovano la cappella
Palatina, unico edificio a conservare l’aspetto primitivo, e la
straordinaria sala di Baroni. Al 1992 risale l’inaugurazione del
Museo Civico. Castel Nuovo giganteggia al centro di piazza Municipio.
Nella parte alta della piazza sorge Palazzo San Giacomo, sede del
Comune di Napoli, che incorpora la cinquecentesca chiesa di San
Giacomo degli Spagnoli. Dietro l’altare maggiore è la tomba
monumentale del viceré Pedro da Toledo. La Galleria Umberto I
(1887-1890) ha una splendida copertura in vetro e ferro, alta ben 57
metri, cui si accompagna un elegante pavimento a intarsi marmorei.
All’interno hanno sede negozi, caffè, librerie. Inglobata
nell’isolato della galleria, la chiesa di Santa Brigida conserva
nella cupola il bell’affresco di Luca Giordano Il paradiso. Il
Teatro San Carlo, inaugurato il 4 novembre 1737, in occasione
dell’onomastico di Carlo di Borbone che ne aveva voluto la
costruzione, è il più antico teatro lirico del mondo.
L’edificio, distrutto parzialmente da un incendio nel 1816, fu
restaurato da Antonio Niccolini, autore anche della facciata. Nella
prima metà dell’800 il Teatro San Carlo visse una memorabile
stagione di gloria, grazie all’impresario Domenico Barbaja, che
ingaggiò musicisti come Gioachino Rossini e Gaetano Donizetti.
Uscendo dal Teatro San Carlo ci 
troviamo nella vivacissima piazza
Trieste e Trento (antica piazza San Ferdinando), dove sorge lo
storico caffè Gambrinus, fondato nel 1860, in passato meta
prediletta di poeti e intellettuali. La barocca chiesa di San
Ferdinando, affacciata sulla stessa piazza, è teatro di una
grande tradizione: ogni Venerdì Santo vi si esegue lo Stabat
Mater di Pergolesi.
Attraversata piazza Trieste e Trento si sbocca
sulla famosa piazza del Plebiscito, la più vasta della città,
spettacolare cornice di manifestazioni culturali e di concerti. Ne
caratterizza il profilo la chiesa di San Francesco di Paola, con il
suo colonnato neoclassico e l’interno ispirato al Pantheon di Roma.
Al centro della piazza le due statue equestri di Carlo di Borbone
(opera di Antonio Canova) e di Ferdinando I guardano il grande
Palazzo Reale. La costruzione fu iniziata nei primi anni del ‘600,
su progetto di Domenico Fontana. Arricchito da Gioacchino Murat e
Carolina Bonaparte con decorazioni e arredamenti neoclassici in parte
provenienti dalle Tuileries, fu danneggiato da un incendio nel 1837 e
restaurato da Gaetano Genovese. Per visitare i preziosi interni si
oltrepassa il vasto cortile d’onore e si accede al Museo
dell’Appartamento Storico (trenta sale su un unico piano) che hanno
conservato decorazioni e arredi originali. Bellissimo lo scalone
monumentale rivestito di marmi colorati e il Teatrino di Corte, sala
delle feste trasformata nel 1768 da Ferdinando Fuga in un grazioso
ambiente rococò. In altri ambienti del palazzo ha sede la
Biblioteca Nazionale, che vanta una raccolta di più di un
milione e mezzo di volumi, tra cui preziosi codici medioevali. Anche
i famosi papiri di Ercolano sono conservati qui.
Da piazza del
Plebiscito si diparte via Toledo, l’asse principale dell’espansione
urbana voluta nel 1536 dal viceré Pedro de Toledo. Per molti
napoletani essa si chiama semplicemente “Toledo”, per altri è
via Roma (fu chiamata così dal 1870 fino agli anni Ottanta del
‘900). Via Toledo è una delle maggiori strade della città,
caratterizzata da chiese e palazzi antichi, come il Carafa di
Maddaloni (1582) e il Doria D’Angri (1755), frutto del genio di
Luigi Vanvitelli. Dal suo balcone Giuseppe Garibaldi proclamò
l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia. A
ridosso di via Toledo e ai piedi della collina di San Martino si
sviluppa la ragnatela dei Quartieri Spagnoli.
Arrivati in piazza
Carità, va fatta una deviazione per visitare due gioielli
dell’arte rinascimentale: la chiesa di Monteoliveto e quella di
Santa Maria la Nova. Costruita nel ‘400, la chiesa di Monteoliveto
o Sant’Anna dei Lombardi conserva al suo interno la semplicità
e il rigore formale della struttura originaria. L’altare Del Pezzo
e l’altare Ligorio sono capolavori della scultura rinascimentale.
Nella zona absidale è ospitato il magnifico gruppo del
Compianto sul Cristo morto, statue in terracotta a grandezza naturale
(che secondo la tradizione rappresenterebbero i membri della famiglia
reale aragonese). Rinascimentale è anche la chiesa di Santa
Maria la Nova, con imponenti chiostri. Edificata nel ‘200, venne
completamente rifatta a partire dal 1596. Splendido il soffitto a
cassettoni in legno dorato, nei quali sono inserite 46 tavole dipinte
alla fine del ‘500 dai principali artisti napoletani dell’epoca.
L’ultimo tratto di via Toledo sfocia su piazza Dante. Ornata del
monumento a Dante (1872) di Tito Angelini, è delimitata
dall’emiciclo del Foro Carolino, costruito da Luigi Vanvitelli. A
sinistra dell’emiciclo, spicca Port’Alba (1625), da cui si accede
all’omonima via, regno di alcune delle librerie più antiche
di Napoli.
Vicino a piazza Dante è il Museo Archeologico
Nazionale, il più importante museo del mondo per l’archeologia
classica. Carlo di Borbone collocò in questo palazzo (l’antico
“Palazzo degli Studi”, cioè l’università) la più
grande raccolta d’arte d’Italia, la collezione Farnese ereditata
dalla madre Elisabetta. A questo patrimonio si aggiunse negli anni la
più grande raccolta archeologica del tempo, i reperti delle
città e delle ville sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C. Il nucleo
più prezioso del Museo è costituito dai mosaici, le
pitture, i gioielli, gli oggetti recuperati dalle case vesuviane. Una
collezione senza paragoni al mondo, che attira naturalmente milioni
di visitatori.
Altro punto di forza è la meravigliosa
collezione di sculture classiche, in massima parte copie romane di
originali greci, tra cui le celebri sculture farnesiane (il Toro,
l’Ercole Farnese, e decine di altre). Ricchissima la collezione di
cammei e gemme intagliate, che comprende l’eccezionale Tazza
Farnese. Di grande importanza la raccolta di epigrafi, oltre 2000, in
quasi tutte le lingue parlate un tempo in Campania (dal greco
all’osco, dall’etrusco al latino). Seconda per importanza in
Italia solo a quella di Torino è la collezione egizia. Una
sezione è dedicata alla Villa dei Papiri, la famosa casa
romana di Ercolano che ha restituito una grande quantità di
materiale archeologico, tra cui celebri statue in bronzo e in marmo.
Singolare il Gabinetto Segreto, una sezione museale che ricostruisce
la collezione ottocentesca di opere all’epoca considerate ‘oscene’
e riservate solo a visitatori autorizzati. Si tratta di sculture,
affreschi, mosaici, amuleti, lucerne e graffiti di soggetto erotico,
rinvenute principalmente negli scavi vesuviani. Dal Museo si sbuca su
piazza Cavour: da qui nasce via Foria che attraversa i popolarissimi
rioni Sanità, Vergini e Sant’Antonio.
Da vedere in questa
zona la bella chiesa seicentesca di Santa Maria della Sanità,
con la sontuosa scalinata a tenaglia che incornicia la cripta. Dalla
chiesa si accede alle catacombe di San Gaudioso. Nel quartiere si
trovano i settecenteschi Palazzo dello Spagnolo e Palazzo Sanfelice,
architetture scenografiche prese a modello anche per allestimenti
teatrali, entrambi opera di Ferdinando Sanfelice. Più avanti,
via Foria giunge all’Orto Botanico. Istituito nel 1807 da Giuseppe
Bonaparte, fu concepito in origine soprattutto come strumento per la
conoscenza delle piante utili all’agricoltura e ai commerci e di
quelle officinali. Oggi in un’area di circa 12 ettari sono presenti
diecimila specie per un totale di quasi venticinquemila esemplari,
una delle collezioni più importanti d’Italia per consistenza
ed estensione. Interessante in particolare la ricca raccolta di
piante succulente. Nella vasta piazza Carlo III si può
ammirare la facciata del gigantesco Albergo dei Poveri, iniziato da
Ferdinando Fuga nel 1751. L’opera,
che avrebbe dovuto ospitare
tutti i poveri del regno, rimase incompiuta. Attualmente è in
corso un progetto di restauro. Tornati al Museo Archeologico, si sale
verso Capodimonte percorrendo via Santa
Teresa degli Scalzi. A fianco
della grande chiesa dell’Incoronata del Buon Consiglio si trovano
le catacombe di San Gennaro, tra le più antiche e suggestive
della Campania. Proseguendo, in cima alla collina si arriva al grande
Palazzo Reale di Capodimonte, che ospita il museo omonimo.
LA VIA DEL MARE DA CHIAIA A POSILLIPO
Il lungomare fra Castel
dell’Ovo e Posillipo, con il panorama su tutto il Golfo, il Vesuvio
e le isole, è l’immagine più famosa di Napoli. Il
profilo della costa è dominato dalle massicce mura tufacee di
Castel dell’Ovo, il più antico della città, che sorge
sull’isolotto di “Megaride”, di fronte al famoso quartiere di
Santa Lucia. Oggi collegata alla terraferma da un ponte, quest’isola
fu scelta dal patrizio romano Licinio Lucullo per costruirsi una
villa. Fu trasformata in convento dai monaci di san Basilio (492 d.C.
circa). 
Con i Normanni divenne infine reggia fortificata, nel XII
secolo. Da vedere la Sala delle colonne, forse l’antico refettorio
dei monaci basiliani, costruita reimpiegando le imponenti colonne
della villa di Lucullo. Dalla Terrazza dei cannoni, collocata nella
parte più alta del castello, si gode di una vista meravigliosa
sul Golfo. Sotto le mura del castello è il Borgo Marinari,
costruito nell’800 e inizialmente destinato a ospitare le famiglie
dei pescatori e le loro imbarcazioni. Oggi è sede di circoli
nautici, ristoranti, bar e locali alla moda. Passeggiando lungo la
famosissima via Caracciolo, si gode di uno dei panorami più
belli di Napoli, dal Vesuvio fino alla collina di Posillipo
punteggiata di case immerse nel verde, il tutto incorniciato dal blu
intenso del mare. Via Caracciolo corre parallelamente alla Villa
Comunale (già Villa Reale), parco cittadino realizzato da
Carlo Vanvitelli alla fine del ’700, e al “vecchio” lungomare
che ancora oggi si chiama Riviera di Chiaia.
Nella Villa Comunale si
può visitare la Stazione Zoologica (fondata nel 1872 dal
tedesco Anton Dohrn) cui è annesso l’Acquario più
antico d’Europa. Sulla Riviera di Chiaia, nella neoclassica Villa
Pignatelli ha sede il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes,
che conserva gli arredi originali. È ospitata qui la ricca
collezione di dipinti del Banco di Napoli.
Nell’antica scuderia è
in apertura il Museo delle Carrozze, con una raccolta di carrozze e
finimenti d’epoca. Via Caracciolo finisce a Mergellina, dove
secondo la leggenda la corrente trascinò il corpo senza vita
della sirena Partenope. Anche qui il panorama è mozzafiato: la
collina di Posillipo, quella del Vomero e in lontananza il Vesuvio.
Vicina a piazza Sannazaro è via di Piedigrotta (detta così
perché “ai piedi della grotta”, oggi galleria, scavata nel
I sec. a.C. dai Romani per agevolare il percorso tra Napoli e
Pozzuoli; il quartiere aldilà della grotta si chiama invece
Fuorigrotta), che termina di fronte alla chiesa di Santa Maria di
Piedigrotta.
Tra la chiesa e la stazione di Mergellina è
ubicato l’ingresso del Parco Vergiliano, uno dei siti più
frequentati dai viaggiatori del Grand Tour. Il parco ospita la
cosiddetta tomba di Virgilio, un sepolcro del I sec. d.C.
identificato dalla tradizione con la sepoltura del poeta. Nel 1939 fu
trasferita qui anche la tomba di Giacomo Leopardi, morto a Napoli nel
1837. Se si lascia la costa, proseguendo verso il quartiere di
Fuorigrotta, a piazzale Tecchio si trova la Mostra d’Oltremare, un
vastissimo parco espositivo di grande valore storico, architettonico
ed ambientale, realizzato alla fine degli anni ’30.
L’area di
circa 700.000 metri quadrati ospita edifici, giardini, fontane, una
grande arena all'aperto e un teatro. Da Mergellina la panoramicissima
via Posillipo risale la collina, l’antica Pausilypon (in greco “che
placa il dolore”). Sul mare si vedono il gigantesco Palazzo
Donn’Anna e numerose ville immerse nel verde. Sull’estrema punta
del promontorio di Coroglio si trova la Villa del Pausilypon, i resti
della lussuosa dimora appartenente a Publio Vedio Pollione, uno dei
sostenitori di Ottaviano Augusto. Alla sua morte la villa passò
all’imperatore. La grandiosa villa comprendeva più edifici
realizzati tra il I secolo a.C. e il IV d.C., a coprire un’area di
circa nove ettari. Al centro era la parte residenziale del complesso,
intorno alla quale erano disposte strutture monumentali quali il
grandioso teatro, l’odeion e le terme. Oltre a un proprio
porticciolo ubicato nella Cala dei Lampi, il complesso beneficiava di
proprie vie di collegamento come la galleria conosciuta con il nome
di Grotta di Seiano, che attraversa tutto il costone roccioso di
Coroglio e da cui oggi si accede al complesso.
Il panorama più
spettacolare di Posillipo si gode dal Parco Virgiliano, sulla sommità
della collina. Tra alberi, giardini e strutture sportive, lo sguardo
spazia su tutto il golfo di Napoli e sui Campi Flegrei, sul tratto di
mare da cui emerge l’isola di Nisida. Questa vista eccezionale
influenzò una generazione di pittori dell’800, conosciuti
come “Scuola di Posillipo”. I loro ritratti di questo scenario
incantato contribuirono a diffondere il mito delle bellezze di
Napoli. Dalle pareti a strapiombo di Coroglio e cala Trentaremi,
all’estremità occidentale di Posillipo, la vista guarda la
vicina Bagnoli, oggetto di un ampio progetto di recupero teso alla
riqualificazione ambientale della marina, della spiaggia e dell’ex
area dell’Italsider, l’industria siderurgica in disuso da anni.
Parte delle strutture sono state convertite nella Città della
Scienza, in un interessante esempio di recupero di archeologica
industriale. Museo interattivo dedicato ai fenomeni scientifici, alla
storia delle scoperte, polo scientifico e tecnologico d’avanguardia,
è il primo Science Center italiano. La visita, fra il grande
planetario e gli strumenti scientifici che è ‘obbligatorio’
toccare, appassionerà in particolare i bambini.
LE COLLINE: DAL VOMERO A CAPODIMONTE
Il Vomero è nato
nell’800, in una zona verde rinomata per i magnifici panorami sul
Golfo. Oggi le villette in stile liberty sono affiancate da palazzi
moderni e questo quartiere è fra i più vivaci di
Napoli, ricco di possibilità di shopping. Il cuore del Vomero
è piazza Vanvitelli, da cui è facile raggiungere
Villa
Floridiana, dono di Ferdinando di Borbone alla moglie morganatica
Lucia Migliaccio, duchessa di

Floridia. La palazzina elegante,
realizzata da Antonio Niccolini e circondata da un vasto parco con
finti ruderi, viali sinuosi, prati e belvedere, ospita il Museo della
Ceramica Duca di Martina. Il nucleo principale del museo è
costituito dalle raccolte donate dagli eredi di Placido De Sangro,
duca di Martina, appassionato collezionista di coralli, avori,
tabacchiere e soprattutto porcellane e maioliche. Rilevanti le
raccolte di porcellane di Capodimonte e dell’Estremo Oriente.
Da
piazza Vanvitelli si può raggiungere (anche con scale mobili)
la sommità della collina, su cui si trovano Castel Sant’Elmo
e la Certosa di San Martino.
Castel Sant’Elmo domina con la sua
massa imponente il profilo della città. Con la vicina Certosa,
è visibile da molti punti di Napoli. Questa massiccia fortezza
fu costruita nel ‘300 da Roberto D’Angiò e completamente
rifatta sotto il governo di Pedro de Toledo (1537-1546). La pianta ha
la forma di una stella a sei punte; in parte è scavata nella
massa tufacea ed è circondata da bastioni e fossati. Dagli
spalti si gode una spettacolare vista a 360 gradi su Napoli.
Accanto
al castello c’è il monumentale complesso della Certosa di
San Martino, anch’essa di origine angioina: iniziata da Tino di
Camaino nel 1325, fu trasformata tra gli ultimi anni del ‘500 e la
metà del ‘600 dai più noti architetti ed artisti
dell’epoca (Dosio, Fanzago), diventando la più compiuta
espressione del barocco napoletano e uno dei più grandiosi
monumenti della città. L’interno della chiesa è un
trionfo di affreschi, sculture, marmi policromi, dipinti. Gli
affreschi furono eseguiti, tra gli altri, da Giovanni Lanfranco e
Battistello Caracciolo. Anche il presbiterio e la sagrestia sono
ricchissimi di decorazioni: tele di Ribera, Massimo Stanzione, Guido
Reni, armadi e stalli lignei intarsiati. La volta della cappella del
Tesoro è affrescata con il luminoso Trionfo di Giuditta di
Luca Giordano.
Nelle sale intorno al Chiostro Grande ha sede il
Museo
Nazionale di San Martino. Il percorso espositivo comprende sezioni
dedicate a scultura e pittura, arti minori, teatro. Importante la
sezione dedicata alle immagini della città, con opere dal ‘400
in poi, tra cui la famosa Tavola Strozzi. Di particolare interesse la
sezione presepiale, composta dalle opere dei più celebri
artisti del ‘700 e da due eccezionali insiemi: le statue lignee del
presepe quattrocentesco di San Giovanni a Carbonara e l’ottocentesco
Presepe Cuciniello (così detto dal nome del donatore).
Da non
perdere il Quarto del Priore (l’alloggio restaurato del padre
Priore) in posizione panoramica, e il bellissimo giardino del
convento. Il punto più elevato della città (457 metri)
è l’
Eremo dei Camaldoli, costruito nel 1585, da dove si può
ammirare uno splendido panorama sul Golfo, le isole e i Campi
Flegrei. Ultimo lembo del tessuto urbano della collina, merita una
visita per godere appieno del vicino Parco dei Camaldoli.
Dai
Camaldoli, scendendo per viale Colle Aminei, si arriva a Capodimonte.
Il nome deriva dal tardo latino Caput de Monte e indica con chiarezza
la posizione del luogo: una collina ubicata nel punto più alto
della città storica. Qui sorge il
Palazzo Reale di
Capodimonte, circondato da un vasto parco. Carlo di Borbone,
cacciatore appassionato, volle costruire qui un casino di caccia. In
seguito ampliò il progetto e fece edificare un palazzo per
sistemarvi le preziose collezioni farnesiane. L’edificio, disegnato
da Antonio Medrano, fu completato solo nel 1839.
Nell’immenso bosco
si trovano la Casina di Vittorio Emanuele II, il casino di caccia
detto della Regina, la Cappella di San Gennaro, l’edificio
dell’antica Fabbrica di porcellane fondata da Carlo di Borbone nel
1737, l’Eremo dei Cappuccini e la Fagianeria per l’allevamento
dei fagiani.
Il Palazzo Reale è oggi sede del
Museo Nazionale
di Capodimonte, uno dei più importanti del mondo per la
pittura e le arti decorative. Il nucleo più rilevante del
museo proviene dalla collezione Farnese, iniziata da papa Paolo III
ed ereditata da Elisabetta Farnese, madre di Carlo di Borbone. La
quadreria comprende più di 200 capolavori: Masaccio,
Botticelli, Raffaello, Ribera, Tiziano, Mantegna, Correggio, El
Greco, Lorenzo Lotto, Parmigianino, Carracci, Bruegel. Nella stessa
sezione sono esposti anche due cartoni preparatori di Raffaello e di
Michelangelo, rispettivamente per la Stanza della Segnatura e per la
Cappella Paolina in Vaticano. Altrettanto eccezionale è la
Galleria della pittura a Napoli tra XIII e XIX secolo: il San
Ludovico da Tolosa di Simone Martini, la sconvolgente Flagellazione
di Caravaggio, e ancora capolavori di Ribera, Luca Giordano,
Francesco Solimena.

La sezione dedicata all’Ottocento è
ricca di opere dei pittori della scuola di Posillipo, da Anton Smick
Pitloo a Giacinto Gigante, e di maestri del naturalismo, come i
Palizzi. Dei tanti artisti del secondo Ottocento e del primo
Novecento - da Domenico Morelli a Vincenzo Migliaro - è
possibile avere una panoramica completa.
Anche la sezione
contemporanea annovera firme di assoluto rilievo: da Alberto Burri ad
Andy Warhol, da Carlo Alfano a Mimmo Paladino. Il percorso di visita
riserva altre meraviglie come l’Appartamento Storico, col Salottino
in porcellana della regina Maria Amalia. La raccolta di arti
decorative è una delle più ricche d’Italia, con opere
uniche come il prezioso cofanetto Farnese e gli arazzi d’Avalos;
tra le porcellane esemplari eccezionali, come il grande Carro
dell’Aurora in biscuit, di Filippo Tagliolini.
TESTI ED IMMAGINI PUBBLICATI PER GENTILE CONCESSIONE DEL SETTORE TURISMO DELLA REGIONE CAMPANIA (www.turismoregionecampania.it)