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Guida di Viaggio alla città di Napoli

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San Giacomo - Pollena Trocchia (Foto www.turismoregionecampania.it)Guida di Viaggio alla città di Napoli
All’ombra del Vesuvio il turismo ha radici antiche: sulle orme dei coloni greci, aristocratici raffinati e imperatori romani costruirono ville sontuose e oasi di pace lungo tutto il perimetro del Golfo.
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NAPOLI, UNA CITTA' DEI MILLE VOLTI

Non è un caso se la magia peculiare di questa civiltà millenaria continua a generare, all’alba del terzo millennio, sempre nuove occasioni di meraviglia: recupero di memorie monumentali e di tradizioni - folklore, gastronomia, colture genuine - che si temevano irrimediabilmente compromesse, eventi e spattacoli in tutto degni dei grandi circuiti internazionali, nuova linfa per la ricerca artistica e scientifica. Non si contano, a Napoli, i tesori artistici da visitare: il centro storico, patrimonio mondiale tutelato dall’Unesco; i palazzi, le chiese, le catacombe e i percorsi sotterranei, il Museo Archeologico; i luoghi del potere medievale e rinascimentale addensati attorno a Castel Nuovo e Palazzo Reale; il lungomare indimenticabile, da Castel dell’Ovo a Posillipo.

L’area collinare del Vomero propone, nelle sedi restaurate e riallestite in maniera esemplare del Palazzo Reale di Capodimonte e della Certosa di San Martino, collezioni museali tra le più importanti del mondo. Un percorso nella città del XX secolo conduce, tra tante emergenze urbanistiche e architettoniche degne di nota, fino alle architetture razionaliste della Mostra d’Oltremare, con il parco e le strutture sportive e di esposizione; a poca distanza, la Città della Scienza testimonia il recupero di impianti di archeologia industriale e l’originalità di una tradizione scientifica che si rinnova.

Insolita e sorprendente, infine, l’esplorazione dei nuovi luoghi dell’arte contemporanea: edifici monumentali come il PAN, Palazzo delle Arti Napoli; il Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina; un unicum ammirato in tutto il mondo come le stazioni d’arte del metrò, illustrano tangibilmente gli orizzonti originali di una politica culturale finalmente lungimirante.

Napoli, in definitiva, rimane fino in fondo, pur tra le difficoltà e le contraddizioni comuni a tutte le grandi metropoli, una realtà fuori dell’ordinario, da vivere, ammirare, gustare, con tutti i sensi: per lo spessore d’arte e di civiltà che ha segnato indelebilmente la sua storia; per il clima mite, che accompagna giorno e notte spettacoli, festival teatrali, musicali, mostre, fiere, manifestazioni religiose; per le opportunità ‘golose’, alla scoperta di una tradizione gastronomica plurisecolare, dei sapori del mare e di prodotti ‘tipici’ unici (mozzarella di bufala, la pizza, i vini Docg, una pasticceria raffinata e varia) in tutte le variazioni sapienti dei numerosi locali storici o delle botteghe artigianali più inaspettate e nascoste.

Le origini della città si perdono nel tempo e in leggende fascinose. Corredi funebri ritrovati a Pizzofalcone collocano la sua nascita nel VII secolo a.C., quando i Greci colonizzarono il Golfo per dirigersi verso gli empori minerari dell’alto Tirreno. Nel 326 a.C. fu dichiarata colonia romana. Dopo il crollo dell’impero romano, Napoli divenne la capitale di un importante Ducato, che riuscì a contrastare l’invasione dei Longobardi. Nel 1137 il Ducato entrò in possesso dei Normanni,che favorirono l’integrazione dei diversi fattori etnici. Il porto di Napoli divenne il più importante del Mediterraneo. Dopo la morte di Federico II di Svevia, Carlo d’Angiò fece il suo ingresso trionfale a Napoli nel1266.Il potere passò nelle mani di Alfonso d’Aragona nel1442, dopo una lunga guerra che ridusse il regno allo stremo. In breve tempo però la situazione cambiò: vennero realizzati imponenti lavori(costruzione di fogne e strade) e ristrutturazioni(a Castel Nuovo fu costruito l’Arco di Trionfo).

Altre opere (come l’apertura di via Toledo e la costruzione dei Quartieri Spagnoli, il restauro della Riviera di Chiaia) furono eseguite durante i due secoli del Viceregno Spagnolo (1503-1707), fino all’arrivo dei Borbone (1734), che governarono il Regno di Napoli fino al 1860, anno in cui si realizzò l’Unità d’Italia.

Il nostro percorso alla scoperta della città comincia dal nucleo storico, che ha conservato l’antico impianto greco-romano, per proseguire lungo i luoghi del potere medievale e rinascimentale addensati attorno a Castel Nuovo e Palazzo Reale. Percorreremo poi il celebre lungomare da Castel dell’Ovo a Posillipo, per spostarci infine nelle zone collinari di Capodimonte e del Vomero.


IL CENTRO ANTICO: DA SPACCANAPOLI A PIAZZA MERCATO


Il “ventre” di Napoli è il centro storico grecoromano: una pianta a scacchiera divisa da tre assi viari, i “decumani”, tagliati ad angolo retto da vie dette “cardini”. È qui che si sente pulsare il cuore cittadino: i vicoletti, le botteghe degli artigiani, le innumerevoli meraviglie artistiche che sorprendono negli angoli più inaspettati, le voci dei napoletani.
 
È questo anche il centro “culturale” di Napoli, con l’Università in via Mezzocannone, i caffè letterari di piazza Bellini, le librerie di Port’Alba, l’Istituto Italiano per gli Studi Storici in via Benedetto Croce. Piazza del Gesù Nuovo è la porta d’ingresso nel cuore del centro antico.
La guglia dell’Immacolata (1747) e la chiesa del Gesù Nuovo, che conserva sulla facciata il bugnato quattrocentesco del Palazzo Sanseverino (prima di essere una chiesa, l’edificio apparteneva alla famiglia Sanseverino, che aveva qui la propria “reggia”), introducono alla religiosità barocca della città. L’interno della chiesa è un tripudio di marmi, stucchi e affreschi, con opere di Francesco Solimena, Luca Giordano e Massimo Stanzione. A due passi sorge l’austera chiesa di Santa Chiara, fatta costruire nel 1310 da Roberto d’Angiò in stile gotico provenzale e trasformata con decorazioni barocche a metà del ‘700. Danneggiata dai bombardamenti nel 1943, fu successivamente restaurata nelle forme asciutte dello stile originario. Nella chiesa sono conservati i monumenti sepolcrali (XIV secolo) della famiglia reale angioina, opera di scultori della scuola toscana. Imperdibile una passeggiata nel celebre Chiostro delle Clarisse, progettato da Domenico Antonio Vaccaro. Qui Napoli diventa improvvisamente silenziosa e profumata di glicini e narcisi; giallo, verde e blu i colori delle straordinarie maioliche che rivestono le colonne ottagonali e i sedili sulle quali i “riggiolari” (decoratori di mattonelle) napoletani Donato e Giuseppe Massa hanno dipinto scene agresti e mitologiche. Su via Benedetto Croce si trova il trecentesco Palazzo Filomarino della Rocca, dove visse Benedetto Croce, che vi fondò l’Istituto Italiano per gli Studi Storici, ancora oggi fervente centro di studio con la sua ricchissima biblioteca.
Piazza San Domenico è uno dei più notevoli interventi urbanistici di età aragonese, efficace coesistenza di stili architettonici diversi: la chiesa (XIII secolo), chiesa ‘ufficiale’ della dinastia aragonese, di cui sono conservate le arche funebri; la guglia di San Domenico (XVII secolo) e le belle facciate di Palazzo Corigliano (XVIII secolo), oggi sede dell’Istituto Universitario Orientale, e Palazzo Sansevero.
In piazzetta Nilo si erge la statua ellenistica del Nilo, ritrovata nel Medioevo, cui i napoletani diedero l’appellativo affettuoso di Corpo di Napoli. Qui sorge la chiesetta di Sant’Angelo a Nilo. Costruita nel 1385 e rimaneggiata nel ‘700, conserva al suo interno il bellissimo sepolcro rinascimentale del cardinale Rinaldo Brancaccio, opera di Donatello, Michelozzo e Pagno di Lapo eseguita a Pisa nel 1426-28 e inviata a Napoli via mare, e altre opere d’arte del ‘400 e del ‘500.
Passeggiando lungo via San Biagio dei Librai (detta anche Spaccanapoli) si può curiosare nei numerosi negozietti di antiquariato, arredi sacri e gioiellerie. Al numero 114 ci imbattiamo in un capolavoro del tardo-manierismo seicentesco, la Cappella del Monte di Pietà, inserita nel monumentale Palazzo Carafa e decorata da affreschi di Belisario Corenzio, con l’intervento di Luigi Rodriguez e Battistello Caracciolo. Quasi nascosta in una viuzza laterale di vico San Domenico troviamo la piccola ma straordinaria Cappella Sansevero. Una visita a questo spettacolare complesso barocco è d’obbligo. In un trionfo di singolari opere d’arte è conservata la scultura del Cristo Velato, opera di Giuseppe Sanmartino: l’effetto, il trattamento virtuosistico del marmo e i giochi di luce ne fanno un vero capolavoro. E poi, come non essere incuriositi dalle tante invenzioni e dalle macchine anatomiche esposte, che hanno fatto attribuire al principe di Sansevero la fama (fantasiosa) di stregone e negromante?
 Via San Gregorio Armeno, con il suo scenario brulicante, è il cuore della Napoli artigiana, caratterizzata dal campanile pensile della chiesa omonima. Nei due mesi che precedono il Natale, San Gregorio Armeno diventa la via più vivace del centro storico e si riempie di bancarelle che vendono statuine e decorazioni per il presepe. Accanto ai tradizionali Gesù Bambino, Madonna e San Giuseppe, gli artigiani fanno a gara per esporre come ‘pastori’ statuine di personaggi suggeriti dall’attualità. Nel complesso conventuale di San Gregorio Armeno, annesso alla chiesa, caratterizzata dalla sfarzosa navata barocca e dallo straordinario soffitto cassettonato, da non perdere è la visita al chiostro tra giardini, orti e agrumeti. Alla fine della via dei presepi ci troviamo nel cuore della città greco-romana, in corrispondenza della zona che fu agorà e foro, dove ben visibili sono le tracce della stratificazione. Il centro di questa struttura era l’attuale piazza San Gaetano, dove si trovano la chiesa di San Paolo Maggiore, costruita tra l’VIII e il IX secolo e quella di San Lorenzo Maggiore, che ospita nel chiostro scavi greco-romani (una curiosità: qui Giovanni Boccaccio incontrò la sua Fiammetta il Sabato Santo del 1336).

Il viaggio nel sottosuolo di Napoli sotterranea è un’esperienza di grande suggestione che rivela segreti, storie e leggende della città. Nessuno conosce le dimensioni effettive della Napoli buia, ma gli speleologi hanno censito negli ultimi anni circa 700 cavità per uno spazio di un milione di metri cubi. Per iniziare un viaggio indietro nel tempo si può cominciare da piazza San Gaetano, nel cuore del centro antico, un percorso di due ore attraverso cunicoli e cisterne. Interessante il teatro greco-romano, visitabile attraverso il pittoresco ingresso da un “basso” in vico Cinquesanti. Dal chiostro della chiesa di San Lorenzo Maggiore bastano pochi passi per tornare 2600 anni indietro tra le pietre delle mura greche. Infine, nei Quartieri Spagnoli si scende a 40 metri di profondità lungo una scala per arrivare in cisterne di antichi acquedotti utilizzate come rifugi dai bombardamenti durante la guerra. In via Tribunali la piccola chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco è caratterizzata da una bizzarra decorazione barocca: le sculture bronzee di teschi e tibie davanti alla chiesa simboleggiano la devozione del popolo napoletano alle “anime in pena”, dette “pezzentelle”, perché morte senza parenti. Poco più avanti si incontra la chiesa e l’ex convento celestino di San Pietro a Majella, dove dal 1826 ha sede uno dei più illustri conservatori di musica d’Italia. Bellissime le tele di Mattia Preti, capolavori della pittura italiana del ‘600. La vicina piazza Bellini è animatissima soprattutto di notte e ricca di caffè letterari. Nella direzione opposta, nella parte finale di via Tribunali, sorge la chiesa dei Girolamini, dalla quale si accede alla omonima Quadreria costituita da opere dei secoli XVI-XVIII. Via dei Tribunali incrocia via Duomo, che prende il nome dal Duomo di impianto gotico portato a termine da Roberto D’Angiò nel 1313. La facciata, crollata quella originaria assieme al campanile durante il terremoto del 1349, è stata più volte rimaneggiata. L’interno, a croce latina a tre navate, è riccamente decorato. La navata centrale rispecchia gli interventi settecenteschi di marca barocca. Lungo la navata sinistra si apre l’ingresso all’antica basilica paleocristiana di Santa Restituta, fondata nel IV secolo dall’imperatore Costantino, che oggi presenta però una scenografica sistemazione barocca, realizzata dopo il terremoto del 1688. A un’altra basilica paleocristiana, la Stefania (VI secolo), sembra appartengano gli ampi frammenti di pavimentazione musiva. Sotto Santa Restituta sono visitabili resti archeologici di età greca e romana. Sul lato destro dell’abside, invece, c’è l’ingresso al battistero di San Giovanni in Fonte, eretto tra il IV e il V secolo e, dunque, il più antico edificio di questo tipo dell’Occidente cristiano. Sulla pianta quadrata si imposta una cupola decorata da mosaici. Oltre alle cappelle medioevali ricche di affreschi e decorazioni, è da vedere la mirabile Cappella del Tesoro di San Gennaro, costruita tra il 1609 e il 1637. Per la sontuosa decorazione pittorica furono chiamati gli artisti più rinomati dell’epoca (Fanzago, Domenichino, Ribera, Lanfranco). La magnificenza della cappella è sottolineata dai preziosi arredi e dai grandi busti reliquiari in argento. Qui, per due settimane in occasione del miracolo, viene esposto il reliquiario del sangue di san Gennaro.
Al numero 288 di via Duomo c’è il Museo Civico Filangieri, donato nel 1882 alla città da Gaetano Filangieri, principe di Satriano. La raccolta del museo è composta da una vasta serie di oggetti d’arte, che vanno dalle armi alle porcellane, dai dipinti ai costumi, dai libri ai mobili.

Salendo oltre il Duomo, in una traversa sulla destra si trova il Palazzo Donnaregina. Qui ha sede il MADRE (Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina), firmato dal celebre architetto portoghese Alvaro Siza: un grande museo di respiro internazionale. La collezione stabile è costituita dalle opere dei tanti artisti che hanno collaborato in passato con la città: ospita infatti le creazioni che sono state a piazza Plebiscito e al Museo Archeologico negli anni scorsi, e inoltre opere immaginate, progettate, dipinte e costruite appositamente per questo museo: importanti lavori di Long, Bianchi, Clemente, Horn, Kapoor, Kounellis, Paolini, Sol Lewitt, Serra, e tanti altri.

Attraversata via Duomo, ancora su via dei Tribunali si apre sulla destra il complesso del Pio Monte della Misericordia, fondato nel 1601, tra le più antiche istituzioni benefiche della città. La chiesa ottagonale ospita, sull’altare maggiore, la grande tela raffigurante le Sette opere di misericordia, uno dei capolavori di Caravaggio. Interessante anche la Quadreria, formatasi nel tempo grazie alle donazioni. Tra i maggiori artefici di questa collezione, il pittore Francesco De Mura, che nel 1782 lasciò in eredità ben 192 dipinti (oggi ne restano 42). Alla fine di via dei Tribunali ci troviamo di fronte a Castel Capuano, il più antico castello dei quattro che vanta Napoli. Realizzato in epoca normanna, fu poi palazzo di giustizia, funzione che svolge ancora oggi (è sede del Tribunale Civile). Qui si trova anche una delle porte di Napoli, Porta Capuana: eretta nel 1484, costituiva il più importante ingresso orientale alla città. Qui e nella vicina Porta Nolana, nei pressi della Stazione ferroviaria di piazza Garibaldi, ci sono due dei mercati più pittoreschi della città, specializzati in pesce, frutta e verdura. Non lontano troviamo la chiesa di San Giovanni a Carbonara costruita tra il 1343 e il 1418. Da vedere le eleganti cappelle Caracciolo del Sole (1427) e Caracciolo di Vico (1516) e il grandioso monumento funebre di Ladislao di Durazzo (1428), re di Napoli.

L’ultima tappa è piazza Mercato, uno dei luoghi cruciali della storia napoletana: qui nel 1268 venne decapitato Corradino di Svevia, e nel 1647 Masaniello adunò il popolo durante la sommossa antispagnola da lui capeggiata. La piazza è dominata da una tra le più popolari e venerate chiese di Napoli, la basilica di Santa Maria del Carmine, dedicata a Santa Maria la Bruna. In suo onore, ogni anno a luglio, ha luogo una festa con gare pirotecniche che si concludono con l’incendio del campanile più alto della città (75 metri). Sulla via Nuova Marina, infine, si apre il porto, iniziato da Carlo II con la fondazione del Molo Angioino e ampliato nel corso dei secoli.



DA CASTEL NUOVO A FORIA E ALLA SANITA'

La zona compresa fra Castel Nuovo e il Museo Archeologico Nazionale, passando per via Toledo, è il
  centro di Napoli, la parte della città che i napoletani considerano la più rappresentativa e che racchiude alcuni dei monumenti simbolo della città: il Maschio Angioino, il Palazzo Reale, piazza del Plebiscito, il Teatro San Carlo, la Galleria Umberto I, il Museo Archeologico Nazionale. Castel Nuovo (chiamato così per distinguerlo dalle più antiche residenze reali, Castel dell’Ovo e Castel Capuano) è noto anche come Maschio Angioino. L’imponente fortezza, iniziata nel 1279 da Carlo I d’Angiò ma riedificata sotto gli Aragonesi, ha pianta trapezoidale ed è circondata da un fossato, dove poggiano gli alti basamenti delle cinque torri cilindriche. L’Arco di Trionfo segna l’accesso al castello e ne costituisce il principale ornamento. Fu eretto per celebrare l’ingresso trionfale in città di Alfonso d’Aragona nel 1443. I magnifici rilievi scultorei costituiscono il più alto esempio di scultura rinascimentale nel Meridione. All’interno del castello si trovano la cappella Palatina, unico edificio a conservare l’aspetto primitivo, e la straordinaria sala di Baroni. Al 1992 risale l’inaugurazione del Museo Civico. Castel Nuovo giganteggia al centro di piazza Municipio.

Nella parte alta della piazza sorge Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, che incorpora la cinquecentesca chiesa di San Giacomo degli Spagnoli. Dietro l’altare maggiore è la tomba monumentale del viceré Pedro da Toledo. La Galleria Umberto I (1887-1890) ha una splendida copertura in vetro e ferro, alta ben 57 metri, cui si accompagna un elegante pavimento a intarsi marmorei. All’interno hanno sede negozi, caffè, librerie. Inglobata nell’isolato della galleria, la chiesa di Santa Brigida conserva nella cupola il bell’affresco di Luca Giordano Il paradiso. Il Teatro San Carlo, inaugurato il 4 novembre 1737, in occasione dell’onomastico di Carlo di Borbone che ne aveva voluto la costruzione, è il più antico teatro lirico del mondo. L’edificio, distrutto parzialmente da un incendio nel 1816, fu restaurato da Antonio Niccolini, autore anche della facciata. Nella prima metà dell’800 il Teatro San Carlo visse una memorabile stagione di gloria, grazie all’impresario Domenico Barbaja, che ingaggiò musicisti come Gioachino Rossini e Gaetano Donizetti. Uscendo dal Teatro San Carlo ci
 troviamo nella vivacissima piazza Trieste e Trento (antica piazza San Ferdinando), dove sorge lo storico caffè Gambrinus, fondato nel 1860, in passato meta prediletta di poeti e intellettuali. La barocca chiesa di San Ferdinando, affacciata sulla stessa piazza, è teatro di una grande tradizione: ogni Venerdì Santo vi si esegue lo Stabat Mater di Pergolesi.

Attraversata piazza Trieste e Trento si sbocca sulla famosa piazza del Plebiscito, la più vasta della città, spettacolare cornice di manifestazioni culturali e di concerti. Ne caratterizza il profilo la chiesa di San Francesco di Paola, con il suo colonnato neoclassico e l’interno ispirato al Pantheon di Roma.

Al centro della piazza le due statue equestri di Carlo di Borbone (opera di Antonio Canova) e di Ferdinando I guardano il grande Palazzo Reale. La costruzione fu iniziata nei primi anni del ‘600, su progetto di Domenico Fontana. Arricchito da Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte con decorazioni e arredamenti neoclassici in parte provenienti dalle Tuileries, fu danneggiato da un incendio nel 1837 e restaurato da Gaetano Genovese. Per visitare i preziosi interni si oltrepassa il vasto cortile d’onore e si accede al Museo dell’Appartamento Storico (trenta sale su un unico piano) che hanno conservato decorazioni e arredi originali. Bellissimo lo scalone monumentale rivestito di marmi colorati e il Teatrino di Corte, sala delle feste trasformata nel 1768 da Ferdinando Fuga in un grazioso ambiente rococò. In altri ambienti del palazzo ha sede la Biblioteca Nazionale, che vanta una raccolta di più di un milione e mezzo di volumi, tra cui preziosi codici medioevali. Anche i famosi papiri di Ercolano sono conservati qui.

Da piazza del Plebiscito si diparte via Toledo, l’asse principale dell’espansione urbana voluta nel 1536 dal viceré Pedro de Toledo. Per molti napoletani essa si chiama semplicemente “Toledo”, per altri è via Roma (fu chiamata così dal 1870 fino agli anni Ottanta del ‘900). Via Toledo è una delle maggiori strade della città, caratterizzata da chiese e palazzi antichi, come il Carafa di Maddaloni (1582) e il Doria D’Angri (1755), frutto del genio di Luigi Vanvitelli. Dal suo balcone Giuseppe Garibaldi proclamò l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia. A ridosso di via Toledo e ai piedi della collina di San Martino si sviluppa la ragnatela dei Quartieri Spagnoli.

Arrivati in piazza Carità, va fatta una deviazione per visitare due gioielli dell’arte rinascimentale: la chiesa di Monteoliveto e quella di Santa Maria la Nova. Costruita nel ‘400, la chiesa di Monteoliveto o Sant’Anna dei Lombardi conserva al suo interno la semplicità e il rigore formale della struttura originaria. L’altare Del Pezzo e l’altare Ligorio sono capolavori della scultura rinascimentale. Nella zona absidale è ospitato il magnifico gruppo del Compianto sul Cristo morto, statue in terracotta a grandezza naturale (che secondo la tradizione rappresenterebbero i membri della famiglia reale aragonese). Rinascimentale è anche la chiesa di Santa Maria la Nova, con imponenti chiostri. Edificata nel ‘200, venne completamente rifatta a partire dal 1596. Splendido il soffitto a cassettoni in legno dorato, nei quali sono inserite 46 tavole dipinte alla fine del ‘500 dai principali artisti napoletani dell’epoca. L’ultimo tratto di via Toledo sfocia su piazza Dante. Ornata del monumento a Dante (1872) di Tito Angelini, è delimitata dall’emiciclo del Foro Carolino, costruito da Luigi Vanvitelli. A sinistra dell’emiciclo, spicca Port’Alba (1625), da cui si accede all’omonima via, regno di alcune delle librerie più antiche di Napoli.

Vicino a piazza Dante è il Museo Archeologico Nazionale, il più importante museo del mondo per l’archeologia classica. Carlo di Borbone collocò in questo palazzo (l’antico “Palazzo degli Studi”, cioè l’università) la più grande raccolta d’arte d’Italia, la collezione Farnese ereditata dalla madre Elisabetta. A questo patrimonio si aggiunse negli anni la più grande raccolta archeologica del tempo, i reperti delle città e delle ville sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C. Il nucleo più prezioso del Museo è costituito dai mosaici, le pitture, i gioielli, gli oggetti recuperati dalle case vesuviane. Una collezione senza paragoni al mondo, che attira naturalmente milioni di visitatori.
Altro punto di forza è la meravigliosa collezione di sculture classiche, in massima parte copie romane di originali greci, tra cui le celebri sculture farnesiane (il Toro, l’Ercole Farnese, e decine di altre). Ricchissima la collezione di cammei e gemme intagliate, che comprende l’eccezionale Tazza Farnese. Di grande importanza la raccolta di epigrafi, oltre 2000, in quasi tutte le lingue parlate un tempo in Campania (dal greco all’osco, dall’etrusco al latino). Seconda per importanza in Italia solo a quella di Torino è la collezione egizia. Una sezione è dedicata alla Villa dei Papiri, la famosa casa romana di Ercolano che ha restituito una grande quantità di materiale archeologico, tra cui celebri statue in bronzo e in marmo.
Singolare il Gabinetto Segreto, una sezione museale che ricostruisce la collezione ottocentesca di opere all’epoca considerate ‘oscene’ e riservate solo a visitatori autorizzati. Si tratta di sculture, affreschi, mosaici, amuleti, lucerne e graffiti di soggetto erotico, rinvenute principalmente negli scavi vesuviani. Dal Museo si sbuca su piazza Cavour: da qui nasce via Foria che attraversa i popolarissimi rioni Sanità, Vergini e Sant’Antonio.

Da vedere in questa zona la bella chiesa seicentesca di Santa Maria della Sanità, con la sontuosa scalinata a tenaglia che incornicia la cripta. Dalla chiesa si accede alle catacombe di San Gaudioso. Nel quartiere si trovano i settecenteschi Palazzo dello Spagnolo e Palazzo Sanfelice, architetture scenografiche prese a modello anche per allestimenti teatrali, entrambi opera di Ferdinando Sanfelice. Più avanti, via Foria giunge all’Orto Botanico. Istituito nel 1807 da Giuseppe Bonaparte, fu concepito in origine soprattutto come strumento per la conoscenza delle piante utili all’agricoltura e ai commerci e di quelle officinali. Oggi in un’area di circa 12 ettari sono presenti diecimila specie per un totale di quasi venticinquemila esemplari, una delle collezioni più importanti d’Italia per consistenza ed estensione. Interessante in particolare la ricca raccolta di piante succulente. Nella vasta piazza Carlo III si può ammirare la facciata del gigantesco Albergo dei Poveri, iniziato da Ferdinando Fuga nel 1751. L’opera, che avrebbe dovuto ospitare tutti i poveri del regno, rimase incompiuta. Attualmente è in corso un progetto di restauro. Tornati al Museo Archeologico, si sale verso Capodimonte percorrendo via Santa
  Teresa degli Scalzi. A fianco della grande chiesa dell’Incoronata del Buon Consiglio si trovano le catacombe di San Gennaro, tra le più antiche e suggestive della Campania. Proseguendo, in cima alla collina si arriva al grande Palazzo Reale di Capodimonte, che ospita il museo omonimo.


LA VIA DEL MARE DA CHIAIA A POSILLIPO

Il lungomare fra Castel dell’Ovo e Posillipo, con il panorama su tutto il Golfo, il Vesuvio e le isole, è l’immagine più famosa di Napoli. Il profilo della costa è dominato dalle massicce mura tufacee di Castel dell’Ovo, il più antico della città, che sorge sull’isolotto di “Megaride”, di fronte al famoso quartiere di Santa Lucia. Oggi collegata alla terraferma da un ponte, quest’isola fu scelta dal patrizio romano Licinio Lucullo per costruirsi una villa. Fu trasformata in convento dai monaci di san Basilio (492 d.C. circa).
 Con i Normanni divenne infine reggia fortificata, nel XII secolo. Da vedere la Sala delle colonne, forse l’antico refettorio dei monaci basiliani, costruita reimpiegando le imponenti colonne della villa di Lucullo. Dalla Terrazza dei cannoni, collocata nella parte più alta del castello, si gode di una vista meravigliosa sul Golfo. Sotto le mura del castello è il Borgo Marinari, costruito nell’800 e inizialmente destinato a ospitare le famiglie dei pescatori e le loro imbarcazioni. Oggi è sede di circoli nautici, ristoranti, bar e locali alla moda. Passeggiando lungo la famosissima via Caracciolo, si gode di uno dei panorami più belli di Napoli, dal Vesuvio fino alla collina di Posillipo punteggiata di case immerse nel verde, il tutto incorniciato dal blu intenso del mare. Via Caracciolo corre parallelamente alla Villa Comunale (già Villa Reale), parco cittadino realizzato da Carlo Vanvitelli alla fine del ’700, e al “vecchio” lungomare che ancora oggi si chiama Riviera di Chiaia.

Nella Villa Comunale si può visitare la Stazione Zoologica (fondata nel 1872 dal tedesco Anton Dohrn) cui è annesso l’Acquario più antico d’Europa. Sulla Riviera di Chiaia, nella neoclassica Villa Pignatelli ha sede il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes, che conserva gli arredi originali. È ospitata qui la ricca collezione di dipinti del Banco di Napoli.

Nell’antica scuderia è in apertura il Museo delle Carrozze, con una raccolta di carrozze e finimenti d’epoca. Via Caracciolo finisce a Mergellina, dove secondo la leggenda la corrente trascinò il corpo senza vita della sirena Partenope. Anche qui il panorama è mozzafiato: la collina di Posillipo, quella del Vomero e in lontananza il Vesuvio. Vicina a piazza Sannazaro è via di Piedigrotta (detta così perché “ai piedi della grotta”, oggi galleria, scavata nel I sec. a.C. dai Romani per agevolare il percorso tra Napoli e Pozzuoli; il quartiere aldilà della grotta si chiama invece Fuorigrotta), che termina di fronte alla chiesa di Santa Maria di Piedigrotta.

Tra la chiesa e la stazione di Mergellina è ubicato l’ingresso del Parco Vergiliano, uno dei siti più frequentati dai viaggiatori del Grand Tour. Il parco ospita la cosiddetta tomba di Virgilio, un sepolcro del I sec. d.C. identificato dalla tradizione con la sepoltura del poeta. Nel 1939 fu trasferita qui anche la tomba di Giacomo Leopardi, morto a Napoli nel 1837. Se si lascia la costa, proseguendo verso il quartiere di Fuorigrotta, a piazzale Tecchio si trova la Mostra d’Oltremare, un vastissimo parco espositivo di grande valore storico, architettonico ed ambientale, realizzato alla fine degli anni ’30.
  L’area di circa 700.000 metri quadrati ospita edifici, giardini, fontane, una grande arena all'aperto e un teatro. Da Mergellina la panoramicissima via Posillipo risale la collina, l’antica Pausilypon (in greco “che placa il dolore”). Sul mare si vedono il gigantesco Palazzo Donn’Anna e numerose ville immerse nel verde. Sull’estrema punta del promontorio di Coroglio si trova la Villa del Pausilypon, i resti della lussuosa dimora appartenente a Publio Vedio Pollione, uno dei sostenitori di Ottaviano Augusto. Alla sua morte la villa passò all’imperatore. La grandiosa villa comprendeva più edifici realizzati tra il I secolo a.C. e il IV d.C., a coprire un’area di circa nove ettari. Al centro era la parte residenziale del complesso, intorno alla quale erano disposte strutture monumentali quali il grandioso teatro, l’odeion e le terme. Oltre a un proprio porticciolo ubicato nella Cala dei Lampi, il complesso beneficiava di proprie vie di collegamento come la galleria conosciuta con il nome di Grotta di Seiano, che attraversa tutto il costone roccioso di Coroglio e da cui oggi si accede al complesso.

Il panorama più spettacolare di Posillipo si gode dal Parco Virgiliano, sulla sommità della collina. Tra alberi, giardini e strutture sportive, lo sguardo spazia su tutto il golfo di Napoli e sui Campi Flegrei, sul tratto di mare da cui emerge l’isola di Nisida. Questa vista eccezionale influenzò una generazione di pittori dell’800, conosciuti come “Scuola di Posillipo”. I loro ritratti di questo scenario incantato contribuirono a diffondere il mito delle bellezze di Napoli. Dalle pareti a strapiombo di Coroglio e cala Trentaremi, all’estremità occidentale di Posillipo, la vista guarda la vicina Bagnoli, oggetto di un ampio progetto di recupero teso alla riqualificazione ambientale della marina, della spiaggia e dell’ex area dell’Italsider, l’industria siderurgica in disuso da anni. Parte delle strutture sono state convertite nella Città della Scienza, in un interessante esempio di recupero di archeologica industriale. Museo interattivo dedicato ai fenomeni scientifici, alla storia delle scoperte, polo scientifico e tecnologico d’avanguardia, è il primo Science Center italiano. La visita, fra il grande planetario e gli strumenti scientifici che è ‘obbligatorio’ toccare, appassionerà in particolare i bambini.

LE COLLINE: DAL VOMERO A CAPODIMONTE


Il Vomero è nato nell’800, in una zona verde rinomata per i magnifici panorami sul Golfo. Oggi le villette in stile liberty sono affiancate da palazzi moderni e questo quartiere è fra i più vivaci di Napoli, ricco di possibilità di shopping. Il cuore del Vomero è piazza Vanvitelli, da cui è facile raggiungere Villa Floridiana, dono di Ferdinando di Borbone alla moglie morganatica Lucia Migliaccio, duchessa di
 Floridia. La palazzina elegante, realizzata da Antonio Niccolini e circondata da un vasto parco con finti ruderi, viali sinuosi, prati e belvedere, ospita il Museo della Ceramica Duca di Martina. Il nucleo principale del museo è costituito dalle raccolte donate dagli eredi di Placido De Sangro, duca di Martina, appassionato collezionista di coralli, avori, tabacchiere e soprattutto porcellane e maioliche. Rilevanti le raccolte di porcellane di Capodimonte e dell’Estremo Oriente.
Da piazza Vanvitelli si può raggiungere (anche con scale mobili) la sommità della collina, su cui si trovano Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino. Castel Sant’Elmo domina con la sua massa imponente il profilo della città. Con la vicina Certosa, è visibile da molti punti di Napoli. Questa massiccia fortezza fu costruita nel ‘300 da Roberto D’Angiò e completamente rifatta sotto il governo di Pedro de Toledo (1537-1546). La pianta ha la forma di una stella a sei punte; in parte è scavata nella massa tufacea ed è circondata da bastioni e fossati. Dagli spalti si gode una spettacolare vista a 360 gradi su Napoli.
Accanto al castello c’è il monumentale complesso della Certosa di San Martino, anch’essa di origine angioina: iniziata da Tino di Camaino nel 1325, fu trasformata tra gli ultimi anni del ‘500 e la metà del ‘600 dai più noti architetti ed artisti dell’epoca (Dosio, Fanzago), diventando la più compiuta espressione del barocco napoletano e uno dei più grandiosi monumenti della città. L’interno della chiesa è un trionfo di affreschi, sculture, marmi policromi, dipinti. Gli affreschi furono eseguiti, tra gli altri, da Giovanni Lanfranco e Battistello Caracciolo. Anche il presbiterio e la sagrestia sono ricchissimi di decorazioni: tele di Ribera, Massimo Stanzione, Guido Reni, armadi e stalli lignei intarsiati. La volta della cappella del Tesoro è affrescata con il luminoso Trionfo di Giuditta di Luca Giordano.
Nelle sale intorno al Chiostro Grande ha sede il Museo Nazionale di San Martino. Il percorso espositivo comprende sezioni dedicate a scultura e pittura, arti minori, teatro. Importante la sezione dedicata alle immagini della città, con opere dal ‘400 in poi, tra cui la famosa Tavola Strozzi. Di particolare interesse la sezione presepiale, composta dalle opere dei più celebri artisti del ‘700 e da due eccezionali insiemi: le statue lignee del presepe quattrocentesco di San Giovanni a Carbonara e l’ottocentesco Presepe Cuciniello (così detto dal nome del donatore).
 
Da non perdere il Quarto del Priore (l’alloggio restaurato del padre Priore) in posizione panoramica, e il bellissimo giardino del convento. Il punto più elevato della città (457 metri) è l’Eremo dei Camaldoli, costruito nel 1585, da dove si può ammirare uno splendido panorama sul Golfo, le isole e i Campi Flegrei. Ultimo lembo del tessuto urbano della collina, merita una visita per godere appieno del vicino Parco dei Camaldoli.
Dai Camaldoli, scendendo per viale Colle Aminei, si arriva a Capodimonte. Il nome deriva dal tardo latino Caput de Monte e indica con chiarezza la posizione del luogo: una collina ubicata nel punto più alto della città storica. Qui sorge il Palazzo Reale di Capodimonte, circondato da un vasto parco. Carlo di Borbone, cacciatore appassionato, volle costruire qui un casino di caccia. In seguito ampliò il progetto e fece edificare un palazzo per sistemarvi le preziose collezioni farnesiane. L’edificio, disegnato da Antonio Medrano, fu completato solo nel 1839.
Nell’immenso bosco si trovano la Casina di Vittorio Emanuele II, il casino di caccia detto della Regina, la Cappella di San Gennaro, l’edificio dell’antica Fabbrica di porcellane fondata da Carlo di Borbone nel 1737, l’Eremo dei Cappuccini e la Fagianeria per l’allevamento dei fagiani.

Il Palazzo Reale è oggi sede del Museo Nazionale di Capodimonte, uno dei più importanti del mondo per la pittura e le arti decorative. Il nucleo più rilevante del museo proviene dalla collezione Farnese, iniziata da papa Paolo III ed ereditata da Elisabetta Farnese, madre di Carlo di Borbone. La quadreria comprende più di 200 capolavori: Masaccio, Botticelli, Raffaello, Ribera, Tiziano, Mantegna, Correggio, El Greco, Lorenzo Lotto, Parmigianino, Carracci, Bruegel. Nella stessa sezione sono esposti anche due cartoni preparatori di Raffaello e di Michelangelo, rispettivamente per la Stanza della Segnatura e per la Cappella Paolina in Vaticano. Altrettanto eccezionale è la Galleria della pittura a Napoli tra XIII e XIX secolo: il San Ludovico da Tolosa di Simone Martini, la sconvolgente Flagellazione di Caravaggio, e ancora capolavori di Ribera, Luca Giordano, Francesco Solimena.

 La sezione dedicata all’Ottocento è ricca di opere dei pittori della scuola di Posillipo, da Anton Smick Pitloo a Giacinto Gigante, e di maestri del naturalismo, come i Palizzi. Dei tanti artisti del secondo Ottocento e del primo Novecento - da Domenico Morelli a Vincenzo Migliaro - è possibile avere una panoramica completa.
Anche la sezione contemporanea annovera firme di assoluto rilievo: da Alberto Burri ad Andy Warhol, da Carlo Alfano a Mimmo Paladino. Il percorso di visita riserva altre meraviglie come l’Appartamento Storico, col Salottino in porcellana della regina Maria Amalia. La raccolta di arti decorative è una delle più ricche d’Italia, con opere uniche come il prezioso cofanetto Farnese e gli arazzi d’Avalos; tra le porcellane esemplari eccezionali, come il grande Carro dell’Aurora in biscuit, di Filippo Tagliolini.

TESTI ED IMMAGINI PUBBLICATI PER GENTILE CONCESSIONE DEL SETTORE TURISMO DELLA REGIONE CAMPANIA (www.turismoregionecampania.it)

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