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Leggende della città eterna

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MisteroLeggende della città eterna
Roma è ricchissima di storia documentata, ma anche di leggende, dicerie, usanze e racconti surreali: curiosi, macabri, comici, realistici o fantasiosi .....
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La Bocca della Verità
Siete ingiustamente accusati di aver detto una bugia e volete dar prova della vostra sincerità? Potete recarvi presso la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin (piazza della Bocca della Verità) ed inserite la vostra mano nella Bocca della Verità: se direte menzogne la vostra mano verrà tranciata di netto, altrimenti non accadrà nulla.
Si narra che nel medioevo la bocca della verità venisse usata per dissuadere i bugiardi, ai quali veniva realmente tranciata la mano da un boia nascosto dietro la parete.
Secondo una leggenda, una nobildonna accusata di adulterio fu affidata al giudizio della bocca della verità. Mentre ella, circondata da una gran folla, si avvicinava al mascherone di pietra, un ragazzo le si lanciò contro baciandola. Il ragazzo si giustificò dicendo che si trattava di un cristiano tributo per l'innocente fanciulla; la donna, infilata la mano nella fessura della roccia, dichiarò: "Giuro che nessun uomo, tranne mio marito ed il giovane che or ora mi ha baciato, mi ha mai toccato!". La scaltra donna fu riconosciuta innocente: il ragazzo che davanti a tutti l'aveva baciata era il suo amante.

Il Palazzo della Scimmia
Secondo una leggenda, il padrone di Palazzo Scappucci (via dei Portoghesi) teneva come animale domestico una scimmia ammaestrata. Un giorno questa, forse per gelosia, rapì il neonato figlio del nobile e lo portò in cima alla torre; ogni tentativo di recuperare il neonato risultò vano e così la servitù iniziò ad invocare l'aiuto della Vergine. Il padre del piccolo, richiamò la scimmia con un fischio e questa, docilmente, riportò a lui il bambino.
Da quel giorno il palazzo è definito "Palazzo della Scimmia" e sulla torre, di fronte ad un'edicola dedicata alla Madonna, un lume splende in ricordo di quell'evento.

L'Altare maggiore in San Pietro
L'altar maggiore della Basilica di San Pietro, terminato dal Bernini nel 1633, presenta alcune misteriose immagini intorno allo stemma pontificio. Narra la leggenda che una donna gravida, molto vicina al pontefice, papa Urbano VIII Barberini, fosse in cattiva salute e in pericolo di vita. Temendo per madre e nascituro, il papa promise la realizzazione di un nuovo altare per la Basilica se tutto si fosse concluso per il meglio. Così fu e la chiesa ebbe il nuovo altare. A ricordo dell'episodio, alla base delle gigantesche colonne, sopra e sotto lo stemma della famiglia Barberini, sono scolpiti un piccolo volto di donna e una rappresentazione anatomica piuttosto fedele degli organi riproduttivi femminili.

Donna Olimpia
Nata alla fine del 1500, la bellissima ed ambiziosa Donna Olimpia Maidalchini Pamphili, riuscì con l'astuzia a circondarsi di lusso e potere. Si dice che con gli intrighi fece eleggere papa (con il nome di Innocenzo X), il fratello del suo secondo marito, che, come il primo, la lasciò precocemente vedova. La sua influenza presso il Vaticano crebbe a dismisura ed alla fine fu esiliata dallo stesso cognato a causa delle chiacchiere sul legame tra i due. Riammessa dopo poco in città, ritornò alla sua vita arrogante fino alla morte del pontefice suo protettore. Donna Olimpia morì a 63 anni, ma si narra che il suo spettro non si dia pace e che, su ponte Sisto a tarda sera, è ancora possibile sentire il rumore della sua carrozza o essere investiti dalla brezza sollevata dal suo passaggio.

La Spada di Orlando
Una leggenda narra che il mitico Orlando, nel corso di uno dei suoi numerosi viaggi, visitò anche Roma. A testimonianza di questo, dietro piazza Capranica, vi è il segno lasciato dalla sua spada durante la sfida con alcuni cavalieri romani. Su l'unica roccia sporgente di un palazzo, infatti, vi è una netta scalfitura. Il vicolo, non a caso, si chiama “Via della Spada d'Orlando”.

Il Drago di San Silvestro
Secondo una leggenda, alla base del colle palatino, si trovava la tana di un crudele drago.  Silvestro I, preoccupato per le numerose stragi di innocenti, decise di intervenire personalmente e, armato di un crocifisso, si recò alla tana del drago.
Tenendo dinanzi a sé la croce, il papa riuscì miracolosamente ad ammansire il drago: lo legò e lo portò a guinzaglio come un docile cagnolino.
A ricordo dell'episodio, venne costruita la chiesa di Santa Maria Liberatrice.

La Breccia di San Pietro
Nei pressi di piazzale Flaminio, il cedimento di una parte delle mura diede origine ad una breccia. L'apertura non fu mai chiusa perché la tradizione popolare voleva che fosse difesa da San Pietro e per questo gli operai si rifiutavano di lavorarvi. Quando i Goti tentarono di penetrare dentro Roma, non provarono mai a passare dalla famosa breccia e la fede nella leggenda si fece ancor più forte.

La Porta Magica di Piazza Vittorio
Alla fine del Seicento, in Piazza Vittorio, una splendida villa era residenza del marchese Massimiliano Palombare. Qui si riunivano spesso gli amanti delle filosofie classiche e delle scienze occulte: nel giardino della villa si apriva la Porta Magica, l'unico monumento alchemico di Roma e uno dei pochi sopravvissuti al mondo. Ancora oggi si possono ammirare i resti della porta (il frontone e due grottesche statue) incisi con lettere ebraiche, latine e segni alchemici. Secondo la leggenda, la Porta è custode dei segreti dell'alchimia, della pietra filosofale e della trasmutazione.

La Galleria di Borromini
A Palazzo Spada è possibile ammirare una delle opere più curiose di Roma: la galleria prospettica, realizzata da Francesco Borromini tra il 1652 ed il 1655. Ad un primo sguardo la galleria sembra immensa, spaziosa e lunga, con sullo sfondo una grande statua. In realtà la galleria misura poco meno di 9 metri e la statua in fondo è piccolissima. L'effetto ingannevole venne realizzato grazie pochi semplici accorgimenti: le colonne, anziché procedere parallelamente, confluiscono verso un unico punto e si rimpiccioliscono mano a mano che si procede verso il fondo della galleria, mentre il pavimento in mosaico sale.

Il Processo del Cadavere
La Basilica di San Giovanni in Laterano fu sede del bizzarro e famoso Processo del Cadavere. Il cadavere in questione era quello di papa Formoso (891-896), colpevole (in vita) di aver favorito il partito filogermanico a discapito di quello nazional-spoletino. Il cadavere del papa, prelevato dal sepolcro, fu abbigliato con paramenti pontifici e messo a sedere sul trono. L'avvocato del papa, Stefano VI, certificò alla mummia i capi d'accusa e Stefano chiese al morto: "Come hai potuto, per la tua folle ambizione, usurpare il seggio apostolico?".
Il cadavere, com'era prevedibile non rispose, fu riconosciuto colpevole e condannato: trascinato per Roma e gettato nel fiume.

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