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Savona e la Riviera delle Palme

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Bergeggi - Archivio APT Savona e la Riviera delle Palme
Una Riviera lunga più di cento chilometri, dove il mare si fa in sei per soddisfare i suoi innamorati che giungono qui da ogni parte di Europa; lunghe spiagge di sabbia, sinuosi lungomare, alte scogliere, piccole calette, porti turistici ed al largo capodogli, delfini e balenottere.
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Savona
Capoluogo di provincia, la città più grande della Riviera di Ponente.
Sann-a si chiama così perchè vi abitarono i Liguri Sabazi, che nella guerra punica di Annibale contro Roma si allearono con Cartagine, mentre Genova aiutò i Romani. Nel Duecento fu un libero comune in lotta con Genova che nel 1528 trionfò definitivamente e il bel porto di Savona venne distrutto. Furono Napoleone prima ed i Savoia poi a rendere nuovamente Savona, nell'Ottocento, una vera città ed a donarle un nuovo porto. Oggi Savona è medievale e barocca presso la vecchia darsena, è ottocentesca nelle vie centrali con i lunghi portici rettilinei e le eleganti piazze rettangolari di stile piemontese, è moderna nelle aree intorno al letto, spesso asciutto, del Letimbro.
Il nucleo originario fu eretto sul colle costiero, dove, nel 1542 la Repubblica di Genova fece costruire la possente rocca militare del Priamar, ora pacifica sede di musei d'arte contemporanea. In questa rocca, nel Seicento, il capitano degli arceri della Repubblica Giovan Battista Baliani compì esperimenti di attrito e di meccanica dei gravi come Galileo, fu precursore degli studi di Torricelli, distinse i concetti di peso e di massa come più tardi farà Newton.
Il centro storico medievale è di chiara struttura ligure, con caruggi e case-torri: i suoi edifici hanno importanza storica non solo dal punto di vista architettonico: l'Archivio di Stato conserva il primo documento noto in volgare ligure (la Dichiarazione di Paxia, 1178-1182).
La Savona ottocentesca ha il suo centro nella via Paleocapa, porticata ed abbellita dalle decorazioni liberty di alcuni suoi palazzi e nella piazza Diaz, chiusa dall'imponente teatro Chiabrera, dedicato al massimo poeta cittadino, astro della letteratura seicentesca.
In fondo a via Paleocapa, sul mare, la Torre di Leon Pancaldo, piccola, ma forte, è l'ultimo resto delle mura trecentesche, dedicata a un marinaio savonese compagno di viaggio di Magellano. Di fronte, il terminal delle navi da crociera dichiara la volontà della Savona del XXI secolo di essere città di mare e di turismo, ospitale ed aperta verso i forestieri.
Una visita al centro di Savona percorre il quadrilatero tra via Paleocapa, corso Italia, corso Mazzini e la vecchia darsena; può iniziare dalle torri medievali che svettano sulla parte più antica del porto: le torri Corsi e Guarnieri sono del XII secolo, come pure la torre del Brandale, che è un campanile e la Campanassa è la sua grande campana.
Accanto, il Palazzo degli Anziani era la sede del Podestà e da qui inizia la via Pia, che si chiamava Fossalvaria, che è la principale strada della Savona antica. Anche oggi svolge un importante ruolo commerciale. Su questa strada si affaccia il quattrocentesco palazzo Della Rovere, famiglia che diede origine a due grandi papi rinascimentali, politici e mecenati, Sisto IV e Giulio II.
Di palazzi e resti di torri degni di attenzione ve ne sono parecchi. Via Pia conduce sotto i portici di via Paleocapa, ma vale la pena svoltare per via Aonzo verso la piazzetta del Vescovado, col settecentesco Palazzo Vescovile e la piazza del Duomo, sul retro del palazzo Della Rovere.
La cattedrale di Santa Maria Assunta fu eretta a fine Cinquecento, dopo che la costruzione della rocca del Priamar comportò la demolizione della vecchia cattedrale.
Fu Francesco Della Rovere, di Celle, Papa Sisto IV dal 1471 al 1484 ad aver voluto l'edificazione della Cappella Sistina di Savona oltre a quella, certamente ben più nota, di Roma; la Cappella Sistina di Savona si trova accanto alla Cattedrale e fu costruita dalle maestranze lombarde tra il 1481 ed il 1483 quale mausoleo per i genitori del Papa e, a metà Settecento, fu trasformata in un gioiello rococò luminoso ed arioso, ornato da stucchi policromi a motivi vegetali ed arricchito da dipinti, una cantoria con organo del Settecento e dal monumento funebre del 1483. E' sicuramente uno dei massimi capolavori artistici della regione.
I dintorni della città: quanto sia meritato per Savona il titolo di capoluogo delle provincia più boscosa d'Italia lo si capisce non appena si lascia la città per salire le colline che la circondano: era il Bosco di Savona, immensa foresta di legname pregiato che per secoli rifornì i cantieri navali della Repubblica di Genova, soprattutto quelli vicini a Varazze. Ancora oggi sono boschi fitti e disabitati, percorsi da poche strade dove è più probabile incontrare mucche al pascolo che automobili. Vale la pena risalire la valle del Letimbro verso il cinque-seicentesco Santuario di Nostra Signora della Misericordia, col suo bel piazzale coi palazzi Pallavicno e Tursi e la visitazione marmorea forse attribuibile al Bernini. La strada continua poi nel verde verso Montenotte, teatro nel 1796 di una delle numerose battaglie che lanciarono Napoleone nell'effimera conquista dell'Italia e dell'Europa. Dopo tanti alberi silenziosi il passo del Giovo ci offre maggiori tracce della presenza umana, dapprima con il rifugio, capolinea di alcuni percosi equestri che permettono di godersi la natura della zona come nessun mezzo a motore può fare; poi con il trasformarsi del paesaggio da montano ad agricolo, via via che si scende verso il mare attraversando i borghi sparsi del comune di Stella, fra fasce, ginestre ed olivi.

Le cittadine della provincia savonese
Varazze: un porto turistico bianco di scafi sullo sfondo di montagne di rocce e pini marittimi: osservando Varazze dalla Via Aurelia si capisce perchè i Romani la chiamassero ad navalia. Il nome Varagine che aveva già nel 967 d.C. ha lo stesso significato: boschi ricchi di ottima legna per costruire scafi, una spiaggia adatta al varo delle navi, insomma indica che il legame fra Varazze ed il mare è il più solido ed antico dell'intera Liguria ed i cantieri navali hanno dato lustro a questa bella città fino a tutto il XX secolo, quando ci si è resi conto che il mare è anche attrattiva turistica, che è utile per ritemprare corpo e spirito dopo un anno di cieli invernali o per passeggiare sul fiorito lungomare delle palme. Così oggi le spiagge di Varagine danno il benvenuto ai turisti che arrivano nella Riviera della palme per scoprire e godere il fascino del Mediterraneo.
Non solo spiagge, per la verità: il primo benvenuto lo danno i varazzini stessi, i pescatori, gli albergatori, i contadini delle colline: una popolazione che accoglie ogni anno con amicizia tutti coloro che dal Piemonte, dalla Lombardia, dalla Germania, da tutta Europa qui giungono per trascorrere in serenità e divertimento le loro vacanze, negli eleganti alberghi a quattro stelle come nelle pensioni famigliari.
La storia di Varazze si legge anche nei bastioni medievali che la cingevano, ancora intatti nel loro versante settentrionale e che inglobano i resti della primitiva chiesa romanica di Sant'Ambrogio, testimone della presenza a Varazze della chiesa milanese nei secoli altomedievali: la nuova Sant'Ambrogio è invece cinquecentesca, ma il suo bel campanin russu è ciò che resta di una vecchia chiesa lombarda romano-gotica. Da non perdere anche la chiesa dei Santi Nazario e Celso con sagrato a risseu (cioè decorato con ciottoli di fiume policromi che compongono bei disegni marinari) e San Domenico che conserva come un trofeo, conficcata nella facciata, la palla di cannone che gli fu sparata nel 1746 da una nave francese.
Una lunga passeggiata pianeggiante, dapprima asfaltata poi sterrata, dal centro di Varazze segue il mare verso levante fino alla foce del torrente Arrestra, limite orientale della provincia di Savona: sono i Piani di Ivrea. Le poche gallerie che a tratti rinfrescano il percorso ci ricordano che qui, sul Lungomare d'Europa di Varazze, passava la vecchia ferrovia, fra ciuffi di ginestre cariche dei loro bellissimi fiori gialli, boscaglie scure di lecci, veri signori della macchia mediterranea, il terrazzo sul mare che ospita il castello della famiglia Invrea e l'occhieggiare discreto di qualche elegante villa moderna nascosta tra il verde. La passeggiata invita a fermarsi ogni tanto a bagnarsi nel fresco tonificante del mare e per crogiolarsi al sole nelle spiaggette solitarie, dove non c'è posto per gli ombrelloni e dove gli anfratti degli scogli invitano all'intimità. L'Aurelia divaga nascosta e tortuosa, la si scorge a stento, alta su questo tratto roccioso, selvaggio e silenzioso della costa del varazzino. La tradizione turistica di Varazze è più che centenaria e questa località offre ai turisti il meglio della Riviera delle Palme in termini di ricettività alberghiera e strutture balneari e sportive; il tutto è favorito da condizioni climatiche eccellenti in ogni stagione dell'anno con temperature medie che vanno dai 9°C di gennaio ai 25°C di agosto, mentre il mare raggiunge in estate la temperatura di 26/27°C. Può sembrare incredibile che in questa piccola città veramente "a misura d'uomo", priva del caos un po' alienante dei grandi centri urbani ci siano più di cento alberghi, di tutte le categorie, a cui vanno aggiunte le altre strutture ricettive, dai parchi per la vacanze, ai campeggi, agli agriturismo, ai residence ed alle camere in affitto.
C'è poi il Deserto di Varazze: leggendo deserto si potrebbe pensare a paesaggi aridi e desolati su cui batte un sole implacabile .... non è così, il nome è solo dovuto alla scarsità di abitanti. La valle dell'Arrestra si raggiunge salendo da Varazze verso Casanova e ancora più su lungo i tornanti che arrancano sul versante a mare del monte Beigua. E' un luogo di una bellezza selvaggia, cupo di lecci e di allori, un trionfo di macchia mediterranea, dove è bello vagare a piedi o a cavallo.

Celle Ligure: il nome è lo stesso di una bella città della Germania del Nord, qui sono le case a graticcio ed il castello dei duchi a raccontare la vita e la storia dei suoi abitanti: qui le facciate colorate, alte su vicoli stretti hanno creato uno dei borghi marinari più belli ed intatti della Liguria. Una doppia fila di case antiche con le facciate luminose dai colori allegri, necessari un tempo ai pescatori per distinguere dal mare le case, un lungo caruggio sinuoso che le attraversa, opportunamente chiuso al traffico, animato da mille piccoli negozi, dal brusio dei passanti... e poi una lunga spiaggia policroma di cabine ed ombrelloni unisce il borgo alla grande pianura azzurra che le sta davanti, una spiaggia che si allunga sabbiosa verso Varazze.
Celle conserva un piccolo tesoro di arte sacra distribuito fra la chiesa della Consolazione, col campanile a fasce bianche e grigie alto sulla passeggiata a mare e la parrocchiale di San Michele Arcangelo con il suo crocefisso ed il polittico cinquecenteschi e con la cassa processionale più antica della Liguria, un San Michele del 1481.

Finale Ligure: città una e triplice, di storia gloriosa e perla del turismo ligure marino e montano. Storicamente il territorio del Finale divideva i Liguri Sabazi dai Liguri Ingauni e si trovava ad fines (ovvero ai confini) del municipio romano di Vada Sabatia. Sono tre i borghi che costituiscono l'unica città di Finale: c'è Final Pia sul mare, la prima arrivando da Varigotti, che è un borgo centrato intorno all'abbazia benedettina di Santa Maria di Pia. Le case di Pia hanno mantenuto l'architettura del XVI secolo. Sopra Final Pia ci sono alcune ville cinque/settecentesche con terreni coltivati; allora era agricoltura d'avanguardia, con serre, acclimatazione di specie esotiche, agrumi; oggi si coltivano vigneti di qualità, perchè Finale non è solo luogo dove godersi il mare e lunghe passeggiate, ma anche per riempire i bicchieri di buon vino bianco cenando in qualche ristorantino sul lungomare. Anche Final Marina naturalmente è sul mare: avamposto genovese del 1365, divenne spagnola nel Seicento; la sua passeggiata a mare ombreggiata e lussureggiante è tra le più belle della Liguria. Final Borgo era il Burgus Finarii fondato alla fine del 1100 dai Marchesi Del carretto. Dalla metà del '400 all'inizio del '700 fu la capitale del marchesato; a questo periodo risalgono le mura, i palazzi e le chiese che lo rendono uno dei meglio conservati centri storici del savonese: da ammirare la Porta Reale, col campanile ottagonale tardogotico di San Biagio addossato alle mura; poi il Convento di Santa Caterina del 1359, coi chiostri di fine XV secolo, che è sede del Civico Museo del Finale ed ospita importanti manifestazioni. Poi la Piazza Garibaldi e la piazza del tribunale con l'omonimo Palazzo del '400 e la Porta Testa all'altro capo del paese; in mezzo i vicoli, animati da botteghe artigiane che lavorano la "Pietra di Finale", la ceramica, il vetro, il legno ed il ferro. In alto, oltre la Porta Mezzalama, c'è il Castel San Giovanni, un po' medievale, un po' spagnolo, molto suggestivo con l'illuminazione notturna. Da qui inizia la Strada Berretta, aperta nel 1666 per collegare il Finalese con i territori del Milanese. Seguendo l'antico tracciato a piedi, dopo circa quindici minuti di cammino si incontrano i ruderi di Castel Govone, edificio militare e residenziale che, con la sua architettura in stile lombardo, testimonia i legami fra i Del Carretto e gli Sforza.
Sopra Final Borgo si trova Perti con le sue due belle chiese: Sant'Eusebio, nata in stile spagnoleggiante, ma ora barocca con il suo campanile a vela e Nostra Signora di Loreto, dai cinque campanili della fine del Quattrocento, con architettura rinascimentale lombarda su modello della cappella Portinari in Sant'Eustorgio a Milano.

Bergeggi: una collina verde di fasce coltivate, il rosa e l'arancio delle case contadine: Bergeggi si presenta così a chi giunge da levante, doppiando il Capo di Vado. Alto sulla collina da cui nelle terse giornate d'inverno è possibile ammirare la costa fino alle Cinque Terre, Bergeggi non ha dimenticato le sue orirgini agricole, pur trasformandosi in un piccolo gradevolissimo luogo di soggiorno estivo di villeggiatura.
Ai piedi del borgo si allungano le sue chiare spiagge di sabbia e ciottoli sottili, sul promontorio di capo Maiolo il moderno complesso turistico di Torre del Mare, immerso nel verde della macchia, ci ricorda, nel nome, l'antica torre di avvistamento eretta, come tante altre lungo questa costa, a difesa dai pirati barbareschi.

Spotorno: come ogni località della Liguria anche Spotorno ha un'anima antica, un vecchio borgo allungato parallelo alla spiaggia, diviso a metà dal carrugiu lungu su cui si affaccia la grande chiesa parrocchiale dai delicati colori e le case dalle facciate colorate che si sostengono l'una all'altra con arcuati contrafforti in pietra; poi il bel lungomare con una sfilata esotica di palme e la spiaggia lunga e sabbiosa.

Noli: La storia che si impara a scuola ricorda quattro repubbliche marinare, ma in realtà furono di più: Noli è una delle repubbliche un po' dimenticate. Questa bellissima piccola città, sormontata dal ripido Monte Ursino che ispirò Dante nella stesura del suo Purgatorio, ebbe i suoi sei secoli di gloria marittima e di indipendenza politica dal 1202 al 1797. Nel VI e VII secolo c'erano un battistero ed una pieve dove ora si trova la bella chiesa medievale di San Paragorio. Nel borgo, cinto da tre mura e dominato dai resti del castello dell'XI secolo è forte l'influenza urbanistica genovese: delle 72 case-torri che svettavano nel XII secolo ne restano 8, fra cui la torre comunale, integra, di 33 metri. Un giro nel borgo antico può iniziare dall'affrescata Porta Piazza, affacciata verso il mare; via Colombo è l'asse urbano della città, su cui prospettano alcune belle case del XIII-XIV secolo. La piazzetta Morando è bella per la sua altissima Torre del Canto, a pianta trapezoidale e per la vista sul Castello e sulle mura che scendono dal colle. Da qui verso monte la via Colombo attraversa il lineare borgo San Giovanni, che termina con la trecentesca porta omonima.

Varigotti e il Finale: il territorio compreso tra il promontorio di Capo Noli e quello di Caprazoppa ed all'interno l'altopiano della Manie, la Val Ponci ed i comuni di Orco Feglino e Calice ligure, costituisce un' area storico-geografica-ambientale senza eguali in Liguria: il Finale. E' una terra già abitata nella preistoria, insolita ed affascinante per la sua sotia geologica: è un alto piano carsico ricco di grotte scavate dai torrenti e coperto di vegetazione maditerranea dove vivono strani fiori e lucertole "giganti". Un paesaggio silvestre, con coste alte e scoscese, autentici ponti romani e borghi contadini e marinari carichi d'arte; qui sono passati Liguri preistorici, romani, bizantini e longobardi, feudatari e marchesi, spagnoli e genovesi.
A ponente di Punta Carena c'è lo splendido borgo di Varigotti, dall'aspetto tipicamente mediterraneo, che si affaccia direttamente sulla spiaggia con case a terrazze ed alberi di limoni nei giardini. Varicottis era una Civitas Marina distrutta nel 643 da Rotari, re dei Longobardi, ma il paese attuale nacque nel XIV secolo. Ebbe un porto vivace, che fu però insabbiato dai rivali genovesi. Varigotti è stato amato da molti pittori del Novecento per colori unici che, soprattutto in inverno, offre il suo paesaggio. I suoi vicoli ispirarono alcuni racconti di Hemingway, di Pavese e di Gina Lagorio.

Alassio: Situata in un'armoniosa conca conosciuta come Baia del Sole, è la cittadina balneare tra le più apprezzate della Riviera, scoperta già nel secolo scorso dal turismo tedesco e inglese per la mitezza del clima e la bellezza delle colline circostanti che coronano tre chilometri di sabbia di quarzo puro.
Le sue origini sono oscure. Per alcuni la fondazione del suo nucleo primitivo sarebbe da attribuire agli abitanti delle alture circostanti che nel X sec. sarebbero scesi sul litorale per dedicarsi alle attività marinare; per altri ai benedettini provenienti dal monastero situato sull'isola della Gallinara che, in effetti, ebbero qui un feudo fino al XII sec. quando il territorio fu venduto al Comune di Albenga da cui riuscì a emanciparsi solo nel XVI sec. Fu allora costruita la cinta muraria di cui rimangono tratti e l'imponente torrione a mare. Tra gli edifici religiosi è notevole la parrocchiale di Sant' Ambrogio con alto campanile cuspidato risalente al sec. XI, ma più volte riedificata in epoca rinascimentale e moderna. Appartengono al XVII-XVIII secolo i palazzi Scofferi e Ferrero de Gubernatis, quest'ultimo restaurato nell'ottocento.
Il ritmo costante con cui Alassio ha potenziato e rinnovato le sue attrezzature turistiche e alberghiere ne ha fatto un centro balneare internazionale, dove il rito delle vacanze si consuma, oltre che sulla bella spiaggia, attorno a due punti focali famosi: "Il Budello", lo stretto vicolo parallelo alla passeggiata, ricco di negozi, e il "muretto" dei giardini pubblici, con le centinaia di piastrelle in ceramica che riportano le firme autografe di tante celebrità che hanno soggiornato ad Alassio, a cominciare da Hemingway e Chaplin. Il porto turistico, con due moli e cinque pontili, dispone di circa 400 posti barca.

Albenga: Dove natura e cultura contribuiscono a regalare un soggiorno indimenticabile. Accanto all'intatto e suggestivo centro storico, l'entroterra, immerso nella più tipica macchia mediterranea, fa da sfondo a una splendida, lunga spiaggia di sabbia fine e a un limpidissimo mare.
Testimonianza dell'originario nucleo romano sono i resti di ville suburbane poste lungo il percorso dell'antica Via Julia Augusta, delle Terme, di un Acquedotto dell'Anfiteatro e di edifici funerari tra cui il così detto "Pilone". L'abitato di Albenga conserva al centro la sua compatta costruzione medievale, con case addossate e torri. Cuore del centro storico è la piazza San Michele su cui si affaccia la Cattedrale che conserva strutture del sec. XI nella parte inferiore della facciata e del sec. XIII su quella superiore, nei fianchi e nell'abside.
Il suo campanile, ricostruito nel 1391-95 a cinque piani su basamento romanico, è considerato tra i più pregevoli monumenti tardo-gotici della Liguria. L'interno della chiesa, riportato alle architetture medievali, conserva affreschi del Carrega, una tavola del 1520 del Pancalino e una Pentecoste quattrocentesca, oltre al monumentale ottocentesco organo Serassi.
A pochi metri di distanza sorge il Battistero, rimasto praticamente intatto dal V sec., e il complesso medievale del Palazzo Vecchio del Comune con la suggestiva torre con base in pietra nera, risalenti al XIV sec. Dietro l'abside della cattedrale si apre la Piazzetta dei Leoni, così chiamata dai tre leoni rinascimentali in pietra, dominata dal cinquecentesco palazzo Costa (oggi Vescovado) e dalla omonima torre merlata. Suggestioni medievali si ritrovano in piazza Girolamo Rossi, in cui spicca un esemplare intatto di casa trecentesca, e in via Bernardo Ricci che conserva in gran parte l'antico aspetto.
La visita ai musei di Albenga è anche un'occasione per conoscere le loro splendide sedi: il Palazzo Vecchio, i saloni decorati di Palazzo Peloso Cepolla, l'ex palazzo vescovile. La piana di Albenga è oggi una fertilissima zona di produzioni di piante fiorite in vaso, piante aromatiche e primizie di particolare pregio, con una agricoltura d'avanguardia sostenuta dal Centro di sperimentazione e assistenza agricola della Camera di Commercio di Savona.

Andora: Acque limpidissime, splendida pineta che declina fino al mare, spiaggia lucente di sabbia e ghiaia, porticciolo turistico e antiche architetture medievali: per chi ama la natura e la cultura senza rinunciare al divertimento e allo sport Andora soddisfa ogni esigenza.
Affacciata sull'insenatura che si estende tra capo Mele e capo Cervo, fu antico possesso dei marchesi di Clavesana che scelsero come sede Borgo Castello: quest'ultimo comprende la chiesa dei SS. Giacomo e Filippo in stile tardo romanico, la torre che fungeva da porta d'accesso al castello e sulla sommità del colle la chiesetta di S. Nicolò, il "Paraxu" ossia il palazzo residenziale del governatore genovese, i resti del castello poligonale con relative mura di cinta.
Altre testimonianze dell'epoca medievale sono il grande ponte romanico a dieci arcate sul torrente Merula, una fontana e alcune piccole torre di osservazione contro i pirati barbareschi sui colli circostanti.
Importante stazione balneare con un porto turistico che può ospitare 670 imbarcazioni, Andora si è votata al turismo potenziando tutte le sue strutture; fiore all'occhiello sono quelle sportive con corsi di nuoto, vela, windsurf, campi da tennis, maneggio.
Tra le manifestazioni dell'anno più interessanti risulta essere l'Estate Musicale Andorese.

Borghetto Santo Spirito: Centro balneare in grande espansione e con ottime attrezzature turistiche, ha saputo tuttavia conservare il paesaggio naturale profondamente segnato da due tipici elementi mediterranei: il calcare e l'olivo. E' celebre anche per i suoi asparagi, carciofi, pesche e albicocche.
Fondato nel 1288 dal Comune di Albenga che lo cinse di mura per farne un avamposto di difesa sul litorale marittimo orientale, Borghetto prese il nome dall'Ospizio monacale di Santo Spirito, introdottovi nel XII sec. Fu feudo dei Doria, per passare poi, nella prima metà del Trecento, sotto la Repubblica di Genova della quale seguì le sorti.
Pochi avanzi delle mura duecentesche sono incorporati in alcune case dell'abitato. La parrocchiale di San Matteo, edificata all'inizio del XVII sec. è sovrastata da un campanile di forme barocche; nell'interno si possono ammirare una statua ignea del Santo, opera del Maragliano, una statua di Santa Maria dell'Olivari, la tela del Martirio di San Matteo di G. Badracco in cui è inserita una veduta seicentesca di Borghetto Santo Spirito e una tela di D. Fiasella raffigurante il Martirio di Sant'Apollonia. Di costruzione ottocentesca è, a capo Santo Spirito, il castello Borelli, costruito sulle mura del convento dei padri Minimi del XVII secolo, attorniato da una splendida pineta.

Pietra Ligure: Un mare di acque limpide, un'ampia e riposante spiaggia, le palme lungo la passeggiata e le case del borgo antico fanno da cornice a questa splendida cittadina che risale con le sue ville le colline dell'entroterra dalla folta vegetazione.
Cittadina della Riviera situata a ponente di capo Caprazoppa, fu caposaldo bizantino col nome di Castrum Petrae, il quale arroccato a nido d'aquila in un pittoresco ambiente su un isolato e selvaggio scoglio calcareo ("la Pietra"), a est del centro abitato. Il castrum passato al vescovo di Albenga nel XII secolo che lo fece ricostruire, nel 1385 fu venduto da papa Urbano VII a Genova. Recentemente il fortilizio è stato consolidato e i suoi ambienti adattati a sale espositive di porcellane, stampe, antichi mobili, ospitano anche una ricca biblioteca con bar e ristorante.
Tra i monumenti di Pietra Ligure che documentano la sua storia il più antico è l'oratorio dei Bianchi, risalente al X sec., oggi adibito ad Auditorium, situato nella caratteristica Piazza Vecchia o del Mercato, era l'antica chiesa parrocchiale dedicata al santo patrono Nicolò, ristrutturata in età barocca. L'interno è suddiviso in tre navate sorrette da colonne in pietra locale; vi sono state collocate misure olearie della Repubblica di Genova e i resti di un pozzo medievale che si trovava nella piazza antistante. Sul campanile si conserva ancora il sacro bronzo che, secondo la tradizione, suonò per mano di san Nicolò ad annunciare la fine dell'epidemia di peste del 1525. L'attuale chiesa parrocchiale, anch'essa intitolata a san Nicolò, è della seconda metà del XVIII sec.: l'interno, sormontato da una bella volta affrescata, è una vasta area rettangolare intorno alla quale si aprono le cappelle di diversa ampiezza. Possiede una collezione di tele e un coro ligneo del XVI sec. che proviene dalla cattedrale di Marsiglia.
Oltre a essere una frequentata località di villeggiatura estiva, Pietra Ligure è nota per il cantiere navale e per i servizi ospedalieri: vi ha sede il complesso di Santa Corona, noto centro riabilitativo.

Enogastronomia
Anche se ispirata dalla tradizionale gastronomia "genovese", i cui ingredienti fondamentali sono l'olio di oliva e gli aromi prezzemolo, basilico, timo, maggiorana, origano, rosmarino ecc. - la cucina marinara e ortolana della Riviera delle Palme, da Varazze ad Andora, presenta al turista - gourmet che vuole andarle a scoprire caratteristiche proprie con originali variazioni sul tema.
Una cucina innanzitutto assai più "verde", a cominciare dal ripieno dei ravioli - un tempo considerati "la regina delle minestre” - in cui prevalgono le erbe (bietole, boraggine, scarola ed indivia) sulle carni e le uova. Anche la classica "cima di vitella alla genovese" è assai più ricca d'uova, e contiene cervella, schienali e animelle che non compaiono in quella rivierasca. In entrambi le versioni comunque è ben presente, insieme al formaggio, il profumo insostituibile della maggiorana detta anche "persa" o "persiga" (ad Albenga e ad Alassio) di indubbia origine levantina, persiana, testimonianza di lontani rapporti marinareschi.
L'entroterra che confina a settentrione con la provincia di Alessandria e, sia pur in minima parte, con quella di Asti, mentre si apre verso Ponente sulla "Provincia Granda" di Cuneo, risente dei benefici influssi di quest'area di "alto palato", ed è in grado di offrire una straordinaria serie di specialità tipiche quanto mai saporite ed originali: dalla "polenta bianca" ai "bacialli", alle "tire" di Altare ecc.
Ogni valle, ogni paese offre interessanti spunti culinari per il turista curioso. Una vera e propria occasione per la riscoperta di antichi sapori che non sono ancora andati perduti.
Senza certo dimenticare i piatti "storici", i nuovi chef non mancano di proporre apprezzatissime combinazioni mare-orto, come le felici fantasie di pesce spada in carpaccio o di polpo tiepido in salsa Rossese; le "linguine con scampi e zucchine", gli "spunciacurrente" (specie di piccoli moscardini) fritti, in umido oppure soltanto bolliti e conditi con un filo d'olio extravergine di "taggiasca".
I TARTUFI
La sorpresa più inattesa nella provincia di Savona, unica dell'intera Liguria, è la seducente presenza del tartufo. A pochi chilometri oltre il Colle di Cadibona, in quell'estremo propaggine meridionale delle Langhe Cuneesi compresa tra i Comune di Cairo Montenotte, Millesimo, Carcare e Dego - specie nel bosco di Santa Giulia - è possibile trovare il “il tartufo nero”, parente più o meno prossimo di quello di Norcia e addirittura di quello del Perigord, onore e vanto della cucina francese, ma anche quello bianco ancor più profumato, detto anche d'Alba, da tagliare, giudiziosamente, in una pioggia di lamelle sottili, di piccoli petali Un'attrazione gastronomica in più oltre quella dei funghi, autentica “follia” collettiva d’autunno, per residenti ed ospiti, negli splendidi boschi di castagni e faggi.
OLIO D'OLIVA EXTRAVERGINE
L'olio d'oliva extravergine di "primo ruggio" ovvero con spremitura a freddo, di produzione artigianale, è il sovrano indiscusso della cucina ligure. Un gusto delicato, leggermente fruttato e a volte con retrogusto di mandorle, presenta quello ricavato dall'oliva "taggiasca" coltivata oltreché nell'lmperiese, anche nelle vallate di Andora e dell'Albenganese.
Sempre in provincia di Savona altri olii di pregio per il loro gradevole sapore sono pure quelli prodotti con olive della varietà Colombaia o Colombara, Frantoio e Pinola, dal delicato gusto di pinolo, tipica di Arnasco, nell'entroterra di Albenga, dov’è coltivata su fasce in pieno mezzogiorno. "Andar per olio mosto" ovvero appena fatto, da novembre a marzo per il turista - gourmet è veramente un'occasione da non perdere: un'affascinante ricerca da compiersi nelle splendide valli degli ulivi, alle spalle della costa, al tempo della raccolta "a mano" o della bacchiatura delle olive, oppure nei frantoi, i "gombi", dove si può assistere, "in diretta", alla loro frangitura e spremitura. Recentemente all'olio d'oliva prodotto in Liguria è stata riconosciuta la qualifica di D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta), una garanzia in più per il consumatore che lo assicura sulla provenienza dell'olio ricavato da olive raccolte raccolte da novembre a gennaio, e portate al frantoio entro 48 ore dalla raccolta.
IL BASILICO
Il basilico ("baxiaicò") ligure, rivierasco, cresciuto nell'aria frizzante di mare, è l'elemento fondamentale per la preparazione del classico pesto, che oggi, grazie alle coltivazioni in serra, viene ormai proposto per l'intero arco dell'anno.
Anzi la stagione più indicata per meglio gustarlo - consiglia il gourmet ben educato - è proprio quella invernale, con il basilico di serra oppure coltivato, a portata di mano, sopra un balcone nella luce obliqua di un carruggio ligure, con le sue foglioline piccole, di colore verde pallido, dall'intenso profumo inebriante, unico. Con la fine della primavera invece prende forza il basilico dell'orto, dal sapore più forte, deciso, con sentori più o meno vaghi di menta, particolarmente indicato sulle salse di pomodoro fresco.
Il pesto è una salsa rigorosamente a crudo: è un errore grossolano quindi surriscaldarla durante la preparazione con il frullatore; attenti quindi ad usare la velocità minima dopo aver immerso le foglioline di basilico in abbondante bagno d'olio extravergine nostrano e per evitare il surriscaldamento delle pale è opportuno compiere delle brevi pause. Inoltre si consiglia di non "far saltare" in padella la pasta condita con il Pesto.
I CARCIOFI
Una delle più ghiotte specialità della gastronomia della Riviera ligure delle Palme è senza dubbio il carciofo spinoso d’Albenga. Opportunamente privato delle dure foglie esterne – facendo attenzione a non pungersi – questa particolare varietà di carciofo è l’unico della grande famiglia che si può gustare in pinzimonio, “toccato” in buon olio d’olivo extravergine, aceto, sale e, volendo, pepe. I carciofi “nostrani” sono pure particolarmente apprezzati “panati” e fritti, nella classica torta pasqualina di carciofi, ma anche fatti andare in umido con l’agnello o meglio ancora con il capretto pasquale.
GLI ASPARAGI
Anche l’asparago violetto d’Albenga entra di diritto tra le specialità più superbe e raffinate della Grande Cucina, non soltanto ligure. Particolarmente apprezzato in numerose preparazioni (specialmente quando è considerato “pregiata primizia”), appare al posto d’onore nei menù dei migliori ristoranti, anche fuori regione.
I VINI
Una straordinaria serie di vini tipici accompagna degnamente tutte le specialità culinarie di questo tratto di costa da Varazze ad Andora, dai piatti di pesce a quelli a base di verdure e di carne, particolarmente bianca, come quella di coniglio, d'agnello e capretto, con una netta prevalenza di vini bianchi, oltre al rosato Rossese d'Albenga e all'Ormeasco, di cui vi proponiamo un elenco con le principali caratteristiche.
VERMENTINO (D.O.C.) Di colore giallo paglierino, scarico, a volte con riflessi dorati, dal profumo ampio, discretamente intenso, persistente, fine, con sentori di erbe campestri, lievi di miele, pera, pesca e resine boschive, dal sapore secco ma morbido, sapido, delicatamente caldo, di buon corpo, con fondo piacevolmente amarognolo. Accompagna idealmente antipasti di mare, primi piatti saporosi con salse bianche delicate alle erbette aromatiche e soprattutto il Pesto! E' l'ideale in un menù che prevede un secondo piatto di pesce pregiato di mare, lesso, con olio extravergine di oliva.
PIGATO (D.O.C.) Assai simile al Vermentino, ma con sfumature che all'esperto non possono o almeno non dovrebbero sfuggire. Anch'esso è di colore giallo paglierino, scarico, con lievi riflessi dorati, dal profumo ampio, intenso, persistente, fine e fruttato, con sentori di pesche mature, di fiori e di erbe di campo, tra cui spiccano la salvia e la ginestra, dal sapore secco ma piacevolmente morbido, caldo, di buona e composta struttura, continuo, con fondo amarognolo. Accompagna idealmente antipasti a base di funghi, primi piatti con salsa di noci e con pesto, le classiche torte verdi ( la pasqualina e quella di carciofi), secondi piatti a base di pesci con salse bianche delicate e pesce di mare al cartoccio.
ROSSESE D'ALBENGA O Dl CAMPOCHIESA (D.O.C.) Da non confondere assolutamente con quello di Dolceacqua, é di colore rosso rubino più o meno intenso, dal profumo ampio, persistente, fruttato con sentori di fragole di bosco e lamponi, lievemente vinoso; dal sapore asciutto ma abbastanza morbido, sapido, delicatamente caldo, di media struttura, con tipica vena amarognola. Accompagna primi piatti con salse rosse. Va bene quindi oltreché con le carni anche con le salse di pomodoro, un accostamento più appropriato che quello con i vini bianchi.
LUMASSINA Un vitigno che si estende lungo la costa fino a Savona prendendo il nome di “Mataosso” a Spotorno e a Noli e di “Buzzetto” nel Savonese, Quiliano e dintorni. Anch'esso è di colore giallo paglierino, scarico, con riflessi verdignoli, ma il suo profumo delicato e persistente rivela sentori di erbe campestri bagnate e lievi di fiori di campo leggermente appassiti. Sapore secco, molto fresco, leggero ma composto di gradevole "bevitura". Accompagna frittelle di pesce e verdura, sughi di pesce o pastasciutte anche piuttosto grasse, sardine e sgombri al verde o fritti. Non possiamo comunque lasciare la provincia di Savona senza aver ricordato, sia pur di sfuggita, la "VERDEA", un bianco originario della Toscana, adattissimo su primi piatti di carni bianche aromatizzate con spezie o erbette, pesce al forno con funghi, ecc… La grande, mitica Granaccia, prodotta con uva del vitigno Alicante in alcune località del comune di Quiliano, è invece di colore rosso intenso, con lievi orli violacei da giovane e si fa rubino intenso con riflessi granata dopo un adeguato affinamento da tre a quattro anni. Accompagna ottimamente piatti di carne rossa, selvaggina e formaggi stagionati non piccanti.


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