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Vercelli e la Valsesia

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Risaie - Proprietà Vercelli e la Valsesia
Vercelli è una città del Piemonte orientale posta a 130 m.s.l. nella bassa Valsesia. Il suo territorio fu anticamente abitato da tribù liguri (forse Salluvi), che fondarono la città in epoca incerta attorno al VI secolo a.C.. La Valsesia conduce, attraversando verdi boschi, sino al Monte Rosa.
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Vercelli
La Storia
Vercelli fu fondata intorno al VI secolo a.C. e già sottomessa dai Romani dal II secolo a.C.; Vercellae fu dedotta come colonia soltanto nell'89 a.C., per divenire nel 49 a.C., come attesta Tacito, un libero municipium tra i più importanti dell'Italia nord-occidentale, grazie alla sua posizione strategica nella pianura tra le grandi vie di comunicazione. la città fu protagonista anche nel processo di cristianizzazione delle regioni settentrionali: Eusebio di vercelli fu il primo vescovo del Piemonte e tutte le altre diocesi si definirono via via dalla matrice vercellese.
Le invasioni barbariche non risparmiarono la città, presto diventata sede di ducato longobardo e continuamente soggetta ad assedi e devastazioni.
La cristianizzazione dei Longobardi migliorò la convivenza fra le popolazioni e tra i secoli IX e XI i vescovi vercellesi, grazie alla loro cultura, seppero infondere respiro internazionale alla città, che si dotò di importanti strutture ed incoraggiò lo sviluppo delle arti.
Nell'889 l'invasione degli Ungari precipitò nuovamente la città nel caos, situazione che sis protrasse fino al periodo dei Vescovi Attone (924-960) e Leone (999-1026).
In seguito, con il declino del potere episcopale e la nascita del libero comune (1141), anche Vercelli divenne teatro delle lotte fra Guelfi e Ghibellini; i primi guidati dalla famiglia Avogadro, i secondi facenti capo prima ai Bicchieri, poi ai Tizzoni; la pace fra le due fazioni fu firmata nel 1310 nella sala capitolare dell'Abbazia di Sant'Andrea alla presenza dell'Imperatore Enrico VII.
La signoria vercellese dei Tizzoni durò fino al 1335, anno in cui la città passò ai Visconti ed il libero comune si ridusse ad un mero apparato amministrativo, orbato delle funzioni democratiche delle origini.
Definitivamente passata ai Savoia nel 1427, la città per circa un secolo godette di un periodo di pace in cui le arti poterono fiorire.
Il Cinquecento ed il Seicento sono invece segnati dalle pagine buie degli assedi e delle occupazioni ora da parte francese, ora da parte spagnola, delle epidemie e delle carestie; solo nel 1713, per conseguenza del Trattato di Utrecht, la città tornò ai Savoia.
Con la rivoluzione francese Vercelli fu annessa alla Francia e sotto Napoleone divenne capoluogo del Dipartimento della Sesia (1801); prese poi parte ai moti di liberazione e, durante la Seconda guerra d'Indipendenza (1859), l'inondazione artificiale della piana vercellese impedì l'avanzata degli Austriaci.
Passata sotto la provincia di Novara per circa 70 anni, Vercelli si ricostituirà in provincia nel 1927.
Sul finir dell'Ottocento il dibattito politico infiammò la vita cittadina, consentendo la nascita sia di organizzazioni liberali che di sinistra; nel 1906 le mondine vercellesi ebbero un ruolo determinante nella conquista delle otto ore di lavoro giornaliero.
Nel primo Novecento si insediarono in città i primi impianti industriali, ma al termine del primo conflitto mondiale, dopo un breve periodo socialista, subentrò il Fascismo.
Distintasi per l'impegno resistenziale nella Seconda guerra mondiale, dopo il 1945 la città seppe riconquistare un nuovo benessere.

Cosa vedere a Vercelli: La Basilica di Sant'Andrea è il simbolo della città, splendido esempio di transizione tra lo stile romanico lombardo-emiliano e l'architettura gotica d'oltralpe. Fu costruita tra il 1219 e 1227 per volere del cardinale vercellese Guala Bicchieri, uno dei più influenti personaggi della Curia romana, protagonista degli eventi che segnarono la storia inglese nel difficile periodo della successione di re Giovanni senza Terra.
La facciata a capanna, con le snelle ed eleganti torri che la racchiudono è impreziosita da raffinate lunette sui tre portali; quella centrale, raffigurante il Martirio di Sant'Andrea, è attribuita a Benedetto Antelami.
Le strutture del gotico puro esaltano il mestoso interno a tre navate, con volta a crociera costolonata, altissimo transetto, presbiterio largo e prezioso e abside rettilinea, dove è sistemato un prezioso coro ligneo del 1511.
Nell'ultima cappella a destra si trova la tomba trecentesca di Tommaso Gallo, primo abate di Sant'Andrea. In sacrestia si conserva un Crocefisso ligneo dipinto del XIV sec. di recente liberato da un'incamottatura di epoca posteriore. La sala capitolare, una delle più belle d'Italia; è il luogo ove, alla presenza dell'imperatore Enrico VII, fu siglata la pace tra gulefi e ghibellini vercellesi (1310).
Il chiostro rettangolare, con arcate a pieno centro, presenta rilievi, cornici in cotto e pitture (quasi del tutto scomparse) dell'inizio del Cinquecento. Antistante alla Basilica è il Salone Dugentesco, già parte dell'Ospedale dei Pellegrini fondato dal Bicchieri nel 1224, il cui ingresso è sormontato da una lunetta duecentesca dipinta; l'elegante interno conserva un bell'affresco del sec. XVI.
La Cattedrale di Sant'Eusebio fu eretta come basilica cimiteriale probabilmente dallo stesso Eusebio e ricostruita una prima volta a partire dal sec. V: di questa prima fase ricostruttiva resta solo il campanile medievale (sec.XII).
Una seconda ricostruzine, intrapresa nel 1570 su progetto di Pellegrino Tibaldi, durò fino alla fine del sec. XIX.
Coro, presbiterio e sagrestia sono tardo cinquecenteschi; la Cappella del Beato Amedeo è di fine Seicento, ottocentesche invece sono la luminosa Cappella di Sant'Eusebio (ove si venerano le spoglie del protovescovo) e la cupola (1860).
L'imponente facciata settecentesca con atrio neoclassico, dovuta a Benedetto Alfieri, immette nel grandioso interno a tre navate a croce latina; nel presbiterio, al centro della navata maggiore, è sospeso il magnifico Crocefisso in lamina d'argento il cui recente restauro, condotto a seguito d'un grave atto vandalico, ha permesso la definitiva datazione all'episcopato di Leone (999-1026).
Di grande interesse la Cappella del Beato Amedeo, realizzata da Michelangelo Garove, alliveo del Guarini, nel 1682-85, ove posano gli avelli dei principi sabaudi e l'urna con le spoglie di Amedeo IX di Savoia. In Duomo si conservano pregevoli dipinti di Pier Francesco Guala (Sant'Eusebio in gloria e Sant'Ambrogio, Il miracolo della sorgente operato da San Guglielmo da Vercelli) e dei fratelli Gandolfi (l'Inventio Crucis e il Martirio di Sant'Eusebio), epigrafi del sec. VI d.C. (l'acrostico di Eusebio vescovo e martire e l'iscrizione di San Flaviano), pannelli lignei dell'antico coro cinqucentesco, la Madonna dello Schiaffo, scultura marmorea del sec. XIII.
Il Museo del Tesoro del Duomo raccoglie preziosi reliquiari a cassetta, urne, busti, calici argentei, reliquiari dal sec. VII al sec. XVI.
all'ingresso si può ammirare in un moderno allestimento il rimepimento originale del Crocefisso del Duomo, rinvenuto durante i lunghi restauri.
Autonoma è la Biblioteca Capitolare, una delle più importnati ed interessanti raccolte di dodici manoscritti, tra cui il Codex Evangeliorum, la più antica traduzione dei Vangeli in latino, le Constitutiones Langobardorum (sec VIII), l'Apollo medicus di Isidoro da Siviglia (sec. IX), il Codice C lussuosamente miniato e il Mappamondo medievale (fine sec. XII-inizio sec XIII).
Il pezzo più famoso è il cosiddetto "Vercelli book" (ms CXVII), codice manoscritto su pergamena in lingua anglosassone antica (sec.X), il cui arrivo a Vercelli è tuttora avvolto nel mistero.
Il Museo "Camillo Leone", museo storico della Città, fondato dal notaio vercellese Camillo Leone (1830-1907), ha sede nella rinascimentale Casa Alciati, collegata al settecentesco Palazzo Langosco da un raccordo edificato intorno al 1930.
L'attuale allestimento fu curato nel 1934-39.
Le prime sale espongono reperti del Paleolitico, Neolitico, dell'Età del bronzo e del ferro; oggetti provenienti da tombe egiziane e rinvenuti in necropoli pugliesi e in zona etrusco-campana, ecc.
Suggestiva la sala romana che ospita le più antiche attestazioni della storia di Vercelli, tra cui le stele bilingue celto-latina. Importante è il Lapidario, che conserva iscrizioni del Vercellese (sec. II a.C.-II d.C.), raccolte nell'Ottocento da padre Bruzza.
La Vercelli paleocristiana è ricordata da epigrafi, dalla copia del portale di Santa Maria Maggiore e dai resti dell'originario pavimento a mosaico (sec. XII), da sculture dell'antico pulpito del Duomo.
Di raro interesse la serie di incunaboli e cinquecintine, stampati da famosi vercellesi e trinesi.
Parte delle raccolte di Arti decorative di C.Leone, è allestita nelle sale di Palazzo Langosco.
Preziosa e diversificata (mobili, pitture, ceramiche, bronzetti, vetri, ecc.), la raccolta conta gioielli come il Cofanetto dei Bicchieri, opera limosina duecentesca, il Cofanetto degli Embriachi (fine sec. XIV), una notevole serie di maioliche delle principali manifatture attive tra i sec. XVI e XIX, tra cui spicca il piatto firmato dall'Avelli (Urbino, 1530-40).
Conclude il percorso la sezione di abiti settecenteschi; di prossima esposizione anche armi e monete antiche, ferri battuti medievali e ceramiche precolombiane.
Il Museo "Francesco Borgogna" è la seconda pinacoteca del Piemonte.
Ha sede in un palazzo neoclassico, acquistato dall'avv. Antonio Borgogna (1822-1906), che, dopo averlo intitolato al padre, lo donò alla Città.
Oltre alla ricca collezione di quadri, arredi e oggetti d'arte del colto collezionista, esso ospita la qudrearia di pittura rinascimentale vercellese raccolta fin dal sec. XIX dall'Istituto di Belle Arti.
Le prime sale conservano pregevoli affreschi tardo medievali e rinascimentali staccati da antiche chiese della Città.
La sezione cinquecentesca annovera dipinti del Sodoma, dello Spanzotti, di Gaudenzio Ferrari, di Defendente Ferrari, dei Giovenone, degli Oldoni e di Bernardino Lanino, ma espone pure opere del Francia, del Bergognone, di Bernardino Luini, di Tiziano, di Pietro degli Ingannati e altri pittori veneti.
Preziosa è anche la sezione secentesca, con tele di Ludovico Carracci, del Maratta e del Sassoferrato, di gran pregio sopatutto è la raccolta nordica (tedesca, fiamminga e olandese) con opere di Baldung Grien, Bartholomaeus Spranger, Jan Steen, Teniers il Giovane, Palamedesz, De Heem, Bosschaert, Van Bloemen, Gloss, Robbe.
Numerose le opere italiane dell'Ottocento (Induno, Chierici, Palizzi, Quadrone, Ussi, Morbelli, Favretto, Follini, Migliara, Massimo d'Azeglio).
Piazza Cavour sorge forse sul luogo dell'antico forum romano, sempre chiamata "Piazza Maggiore" prima di ricevere nel 1864 l'attuale nome, è il fulcro dello spazio urbano e della vita cittadina; l'eponimo monumento a Cavour è di Ercole Villa e Giuseppe Argenti.
A ricordare il passato medievale rimangono i portici ad arco acuto (fine sec. XIII-inizio sec. XIV), una seconda serie di portici, mirabili per la decorazione quattrocentesca in cotto degli intradossi, e la poderosa Torre dell'Angelo (sec. XIV-XIX), probabile resto visibile d'una casa fortificata.
Fino al sec. XVI si affacciavano su essa tre chiese, di cui oggi resta, trasformato in torre dell'orologio (1856), il campanile di San Tommaso. A pochi passi è l'antico Broletto, situato nell'attuale Piazza di Palazzo Vecchio, comunemente conosciuta come "Piazza dei Pesci).
Il Comune rimase qui dalla fine del Duecento all'inizio dell'Ottocento.
Resto medievale di grande suggestione è la Torre Comunale, risalente agli inizi del sec. XIII.
La Chiesa di San Cristoforo vanta splendidi capolavori di Gaudenzio Ferrari (la pala della Madonna degli Aranci, le Storie di Maria Maddalena, le Storie di Maria Vergine, la Crocefissione e l'Assunzione della Vergine).
L'interno a tre navate presenta una volta sontuosamente affrescata a trompe l'oeil tra 1742-46.
L'ampio presbiterio è separato da un'elegante balaustrata realizzata su disegno di Juvarra (1730).
Coro, pulpito, confessionali ed arredi di sacrestia, tutti in legno pregiato, sono della metà del Settecento.
Sull'altar maggiore è posto un pregevole Crocefisso ligneo, nella cappella laterale della navata destra, riproducente la Santa Casa di Loreto, vi è un Crocefisso gaudenziano del sec. XVI.
In sacrestia si conservano otto tele del Mayerle.
La Chiesa di San Bernardo, sede del santuario diocesano di Maria Salute degli Infermi, importante centro di devozione popolare, consta di due parti: quella vecchia, il più antico monumento ecclesiastico esistente a Vercelli, fu eretta in forme romaniche tra 1151 ed 1168; la parte nuova fu costruita nel 1896 su disegno di Giuseppe Locarni.
Dall'antica costruzione, oltre alla facciata in cotto due formelle zoomorfe, si apprezzano i bei capitelli romanici nelle prime campate.
La chiesa lega la sua storia all'evento miracoloso del 1630 (celebrato nel grande affresco del Morgari del 1914), che, secondo la tradizione, liberò i Vercellesi dalla peste per intercessione della Vergine.
Da allora si celebra con fervore la festa di Maria Salute degli Infermi, la cui icona secentesca si venera nella terza cappella sinistra.
Corso Libertà è l'antica strada che collegava da Est ad Ovest le due grandi strade di comunicazione per Torino e per Milano, tagliando l'intero centro cittadino.
Parte da Piazza Pajetta, dove sorge il monumento a Vittorio Emanuele II di Ercole Villa (1887); nel suo percorso s'incontrano chiese e palazzi che raccontano la storia di Vercelli.
Il Corso termina in Piazza Cugnoglio, ove sorgeva l'antico convento di Santa Chiara.

Le chiese del centro storico: Santa Maria Maggiore, chiesa concattedrale, fu la prima chiesa cristiana costruita a Vercelli (sec. IV), forse per volere del protovescovo Eusebio; ricostruita nel XII secolo, la chiesa subì vari interventi di restauro e di abbellimento secondo i gusti del tempo, fino a che nel 1777 fu demolita e ricostruita sul sito attuale (che dista circa m 100 dal sito originario) su commissione dei Gesuiti nelle forme attuali.
San Francesco in Sant'Agnese fu un'importante chiesa gotica, benchè oggi annunciata da una facciata barocca.
L'interno a tre navate, conserva una Madonna con Bambino, donatore Santi di Giuseppe Giovenone il Giovane (1570-75); e il Sant'Ambrogio di Gerolamo Giovanone (1528-35).
In sacrestia si conservano bacini in ceramica graffita (sec. XIV) e un'Annunciazione del Morazzone (ca. 1620).
San Giuliano era la chiesa presso la quale, in epoca medievale, sostavano i vescovi eletti per indossare gli abiti pontificali prima di prendere possesso della cattedra episcopale.
All'interno una Deposizione di Bernardino Lanino (1547), un'Adorazione dei Magi e una Resurrezione di impronta gaudenziana; cinquecenteschi pure gli affreschi sui pilastri della navata centrale.
San Lorenzo, di eleganti forme settecentesche, in età medievale era dotata di ospizio per i pellegrini in viaggio sulla via francigena.
San Paolo, già chiesa dei Domenicani, fondata nel sec. XIII, fun interamente rimaneggiata nel sec. XVII, salvo nel campanile e nelle prime tre campate; l'interno ospita due tele del Lanino (la Natività e la Madonna delle Grazie); in un ambiente di passaggio verso la sacrestia è affrescata una teoria di santi, risalente alla seconda metà del sec. XIV.
San Michele ha probabili origini prelongobarde, anche se la più antica testimonianza della chiesa è il campanile romanico (prima metà del sec. XII), l'attuale costruzione risale ai sec. XVI-XVII.
All'interno sono da notare la Vergine col Bambino, Sant'Anna e San Gioacchino, affresco laniniano; un crocefisso ligneo policrompo del sec. XIV ed una tarsia.
Santissimo Salvatore, di antica fondazione, ma riedificata in forme tardobarocche, possiede interessanti tele dei sec. XVIII-XIX.

I grandi edifici: Il Seminario fu fondato nel 1572-87 dal vescovo Francesco Bonomi; la parte più antica dell'attuale edificio, corrispondente all'armonioso cortile interno e alla facciata posteriore in cotto, fu progettata da Filippo Juvarra.
Nel Salone di Sant'Eusebio sono stati sistemati affreschi di Bernardino Lanino con Scene dall'Eneide.
Il Palazzo Arcivescovile: sebbene non sia il palazzo di residenza dei primi vescovi vercellesi, l'attuale edificio rinascimentale è di grande valore storico ed artistico.
All'interno, nella Sala del Trono e nelle sale attigue, si costudisce un'importante quadreria (sopratutto di scuola vercellese del Cinquecento).
La Biblioteca dei Vescovi conserva circa 2000 volumi.
Il Castello visconteo è a pianta quadrangolare, fu edificato a partire dal 1290 per volontà di Matteo Visconti e divenne successivamente residenza sabauda.
Qui morì nel 1472 il beato Amedeo, sepolto nell'omonima cappella del Duomo.
Rovinato dopo l'assedio spagnolo nel 1638, fu utilizzato in età napoleonica come alloggiamento militare; nel 1832 fu adattato a carcere e dal 1838 a tribunale.
La Sinagoga, la prima in Italia costruita in edificio autonomo dopo l'emancipazione degli Ebrei sancita da Carlo Alberto (1848), ricorda l'antico benessere della Comuntià israelitica vercellese.
Fu eretta tra 1875-78 in stile arabo-moresco su progetto di Marco Treves e Giuseppe Locarni. La facciata gioca sull'alternanza di arenarie bianche e grigio-azzurre; l'interno (attualmente inagibile), a tre navi con abside poligonale, è ornato da fini decorazioni di Carlo Costa.
Casa Tizzoni si trova nell'omonima piazza, meglio conosciuta come "piazza delle castagne" per la presenza fissa di caldarrostai fino alla metà del Novecento.
Dell'antico palazzo, il cui salone inferiore venne riccamente affrescato nella prima metà del Seicento dal Moncalvo, si conserva la torre e il rifacimento conquecentesco.
Casa Centoris è famosa per l'eleganza del suo cortile, realizzato verso la fine del Quattrocento in stile bramantesco, tutta la zona attorno al palazzo è di grande fascino; sulla destra si apre il Volto dei Centori, che tutti conoscono come la vecchia Contrada degli Spazzacamini.

La Valsesia: il Verde, il Rosa, l'Oro
La Valsesia è verde nello specchiarsi al fiume, nell'ombra dei boschi, nei muschi, nei prati. Rosa è il nome del Monte, ma di rosa si riempe il cielo nei tramonti d'inverno e riverberano le tracce degli sci. L'oro si trova nelle anime della gente del posto con la sua storia, l'arte e il folklore.

Non solo Verde "Valsesia: la valle più verde d'Italia". Per rendersi conto che questo non è solo uno slogan fortunato è sufficiente percorrerla almeno una volta. Da Varallo ad Alagna, una serie infinita di quinte e costoni boscosi preludono al Monte Rosa.
E non un solo tornante interrompe la continuità della strada che percorre agevolmente la valle, tenendosi a poca distanza dal fiume.
Quindi non solo la più verde, ma anche la più comoda per arrivare in pochissimo tempo ed in ogni stagione ai piedi della seconda montagna d'Europa.
Buona parte del merito è del lavoro, lento e possente, del grande ghiacciaio che durante l'ultima glaciazione occupava tutta la valle fino alle porte di Borgosesia.
La Valsesia propriamente detta, comprende la valle principale, chiamata Val Grande, la Val Sermenza o Val Piccola, la Val Mastallone e una nutrita serie di vallette minori.

Verde... acqua Per le caratteristiche orografiche, per la notevole portata e per a bellezza del paesaggio, il fiume Sesia e gli altri affluenti sono conosciuti in tutto il mondo dagli appassionati di canoa.
Sono oltre un centinaio di chilometri d'acqua che si possono discendere, con gradi di difficoltà diversi, dal facile tratto di fiume, ai passaggi impegnativi ed estremi. Numerose e ben organizzate sono le scuole di canoa, dove è anche possibile apprendere le tecniche del kayak e dell'hydrospeed, fare emozionanti discese con i gommoni, o essere iniziati ad una nuova disciplina che prevede un contatto ancora più diretto con la natura: il torrentismo.

Verde...sport Gli amanti dello sport e del benessere dell'aria aperta possono trarre tantissime altre soddisfazioni dalla loro presenza in Valsesia.
A cominciare dagli escursionisti che hanno a disposizione centinaia di itinerari su sentieri in gran parte ben segnalati a cura del CAI Varallo, con difficoltà crescenti man mano che si sale in quota.
Non mancano strutture per praticare gli sport equestri con maneggi attrezzati, una Scuola di trial e una di Mountain Bike con tanto di itinerari per gli appassionati di questo sport.

Un cuore...verde La predisposizione della Valsesia alla salvaguardia dell'ambiente è anche testimonianza della presenza del Parco Naturale Alta Valsesia, nelle valli che fanno capo al Monte Rosa, e del Parco Naturale Monte Fenera di preminente interesse archeologico.
Il Parco Naturale Alta Valsesia, è considerato il parco più alto d'Europa, in quanto comprende alcune vette che superano i 4000 metri.
Nell'area del parco, ma anche nei territori attigui, è osservabile una numerosa colonia di stambecchi, ma anche camosci, marmotte, aquile reali, mentre la flora è rappresentata da tutte le specie tipiche dell'arco alpino. Al turista viene inoltre offerta la possibilità di effettuare trekking guidati, seguendo itinerari tematici appositamente predisposti.
Il Parco Naturale del Monte Fenera, poco a sud di Borgosesia, è famoso per la presenza di numerose grotte presso le quali è stato possibile rilevare la presenza di preistorici insediamenti umani. I relativi reperti sono conservati presso il Museo Paleontologico di Borgosesia.

Rosa... è il Monte Dal medievale Monboso all'attuale Monte Rosa - termine che deriva da "roises", nome usato dagli antichi abitanti per indicare i ghiacciai - corre la storia non solo alpinistica della montagna, dalle migrazioni del XIII secolo, alla ricerca della "Valle perduta" nel 1700, fino alla conquista, avvenuta nel 1842, della più alta punta valsesiana da parte dell'allora parroco di Alagna, don Giovanni Gnifetti. Sulle nevi sono rimasti i segni di passi regali, quelli di Margherita di Savoia, e di passi di futuri papi, quelli di Mons. Achille Ratti, ma anche di tantissimi pioneri dell'alpinismo.

Rosa... è la neve La Valsesia è in grado di soddisfare tutti i gusti in fatto di sci: dal moderno snowboard allo sci dei primordi, il telemark, dalle escursioni in elicottero fuoripista allo sci alpinismo, Alagna Valsesia, fa parte del comprensorio sciistico del Monterosaski, carosello straordinario di piste e impianti che abbraccia tutto il versante del Monte Rosa e permette di raggiungere, sci ai piedi, le valli valdostane di Gressoney e di Ayas. Ad Alagna la neve è garantita da un moderno impianto di innevamento programmato, che permette di innevare artificialmente le piste delle sciovie Wold, e dalla presenza di piste ed impianti in quota, nel cuore dei ghiacciai del Rosa.
Anche il comprensorio dell'Alpe di Mera, raggiungibile in auto o direttamente in seggiovia da Scopello, dispone di tracciati estremamente variabili, con buon innevamento da dicembre a fine aprile, e di infrastrutture turistiche di buon livello. Nelle piane presso Scopello si trova una pista per lo sci di fondo; in alta valle, tra Riva Valdobbia e Alagna, viene battuto un anello di oltre 10 chilometri, mentre un'altra pista, dalle apprezzate caratteristiche tecniche, è presente a Carcoforo, in alta Val Sermenza.

L'Oro tra i monti Nel luogo ove altra gente avrebbe costruito un castello o un borgo fortificato per difesa, i valsesiani hanno creato la loro massima espressione artistica e religiosa: il Sacro Monte di Varallo.
Concepito come una "nuova Gerusalemme", venne ideato da Padre Bernardino Caimi alla fine del 1400 e costruito grazie all'opera dei maggiori artisti valsesiani, primo fra tutti Gaudenzio Ferrari. Ideale città sacra, si compone di 50 cappelle che ripropongono, con dipinti e statue a grandezza naturale, la Passione e morte di Gesù Cristo.
Varallo, capoluogo storico e culturale della valle, merita, oltre al Sacro Monte, la conoscenza del suo caratteristico impianto urbanistico settecentesco, all'interno del quale sono custoditi gli altri gioielli artistici, quali la scenografica Collegiata di S. Gaudenzio e il Palazzo dei Musei che ospita la ricca Pinacoteca e il Museo Calderini di Scienze Naturali. L'interno della Chiesa di Santa Maria delle Grazie è dominato dalla stupenda Parete Gaudenziana, con il ciclo di affreschi sulla vita e passione di Cristo, capolavoro di Gaudenzio Ferrari.
Meritano attenzione anche il Palazzo d'Adda, sede di mostre e convegni e l'imponente complesso dell'ex stabilimento idroterapico, ora sede dell'Istituto Alberghiero. All'entrata di Varallo si trovano la piccola Cappella di Loreto e la chiesa di S. Marco una delle più antiche della Valle.

L'Oro del passato La civiltà Walser Un altro tesoro, che la Valsesia condivide con le vicine vallate, è la civiltà Walser.
Ai piedi del Monte Rosa vive, da oltre 7 secoli, una comunità di lingua tedesca originaria dell'Alto Vallese, ma anche qui ha gelosamente mantenuto una cultura che si esprime nel linguaggio, nelle tradizioni e sopratutto nelle architetture che fondono il sapiente uso del legno e della pietra con la capacità di organizzazione sociale ed economica del territorio.
Mirabili sono i villaggi di Alagna ed in particolare quelli di Otro, raggiungibili solamente a piedi, con poco più di un'ora di ripido cammino. Ma anche in altre località, in particolar modo a Rima e Rimella, è ancora possibile osservare le testimonianze di una civiltà senza confini, certamente la più importante dell'intero arco alpino.
Due piccoli musei, ricavati in antiche abitazioni, possono aiutarci a conoscere i Walser; a Pedemonte di Alagna, ben inserito nel villaggio e sapientemente ordinato e a Rabernardo di Val Vogna, in panoramica posizione.

L'Oro della tradizione Artigianato, costumi e tradizioni hanno casa a Borgosesia, nel Museo del Folklore Valsesiano e trovano festa a Varallo, nella rassegna dei costumi valsesiani. Un posto d'onore merita il "puncett", antica arte delle trine e dei pizzi, oggi rivalutata da apposite scuole e dal Museo del Puncetto di Fobello, dove si possono ammirare anche gli "scufogn" o "scapini", ovvero le pantofole in stoffa.
Ma la tradizione artistica valsesiana continua oggi anche con il ritorno della tessitura a mano, della lavorazione e intaglio del legno e della pietra ollare e anche il "finto marmo" di Rima, tradizionale tecnica decorativa diffusa in tutta Europa da artisti rimesi.
La cucina ripropone i piatti, poveri come ingredienti, ma ricchi della fantasia innata della gente valsesiana: sono un esempio le "miacce", semplici crespelle di farina, farcite poi a piacere con salse, marmellate o miele, naturalmente valsesiano. Un posto d'onore merita la "toma", il tipico formaggio delle valli valsesiane, prodotto negli alpeggi e nel moderno Caseificio di Piode.

Le Terre del Nebbiolo del Nord Piemonte
La storia
Di vigne e vino delle nostre terre ne narra già Plinio il Vecchio nel primo secolo dopo Cristo. Furono in effetti i Latini ad impiantare i vigneti e ad impostare la tradizione colturale che nei secoli, seppure con i necessari adeguamenti, non venne mai meno. I nostri Nebbioli ebbero un particolare periodo di fulgore nel 1500 quando Mercurino Arborio, Gran Cancelliere dell'imperatore Carlo V, ne fece un elemento integrante della propria arte diplomatica portandoli sulle tavole dove si costruivano gli scenari politici dell'Europa...

La posizione geografica Porgendo le spalle al gruppo del Monte Rosa e scendendo lungo le rive della Sesia, là dove il fiume sta per abbandonare montagne e colline e la pianura inizia ad espandersi, troviamo i contrafforti di origine morenica sui quali era ed è coltivata la vite.
La zona I terreni sono tendenziamente acidi, molto simili tra loro per struttura geologica. Il fiume Sesia li attraversa da nord a sud, lasciandosi ad occidente le colline del biellese e del vercellese e ad oriente quelle del novarese. La presenza di roccia, sia pure in fase di progressivo sfaldamento, è una caratteristica della parte occidentale della fascia collinare.
I vini I grandi rossi sono una delle caratteristiche principali delle nostre terre. Il prestigioso Nebbiolo trionfa tra loro, ma grande importanza si attribuisce oggi anche alla Vespolina, alla Bonarda, alla Croatina e all'ottimo bianco da uve Erbaluce. Le visite enogastronomiche Laghi, monti, patrimonio boschivo, tanta storia, preziosità artistiche ed un'ottima cucina locale costituiscono senz'altro validissimi motivi per visitare le nostre terre. I produttori vinicoli sono ben lieti di accogliere gli ospiti facendo loro visitare le cantine e i vigneti, previo appuntamento presso la sede dell'Istituto.


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