Costantino D\'Orazio, Mimmo Paladino, Aurora Roscini Vitali; ph. Marco Giugliarelli Mimmo Paladino: grande antologica in tre musei umbri
Tre musei nazionali umbri celebrano Mimmo Paladino con un'antologica dall'8 novembre 2025 al 18 gennaio 2026. Oltre sessanta opere dalla collezioni italiane ed estere ripercorrono cinquant'anni di attività dell'artista campano.
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Perugia, Spoleto e Gubbio celebrano uno dei Maestri italiani contemporanei più conosciuti e apprezzati a livello internazionale con un'ampia mostra antologica in tre musei nazionali dell'Umbria. Dall'8 novembre 2025 al 18 gennaio 2026, Mimmo Paladino (Paduli, BN, 1948) è protagonista di un progetto espositivo che coinvolge la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia, la Rocca Albornoz di Spoleto e Palazzo Ducale di Gubbio.

Un progetto frutto di sinergie istituzionali

L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra i Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei Nazionali Umbria, il Comune di Perugia e la Fondazione Perugia. L'Umbria rende omaggio a Paladino, e l'artista ricambia celebrando le tradizioni e i paesaggi straordinari della regione.

La curatela è affidata a Costantino D'Orazio, Direttore dei Musei Nazionali di Perugia, e Aurora Roscini Vitali, storica dell'arte dei Musei Nazionali di Perugia, insieme con l'artista stesso, che ha messo a disposizione i suoi archivi e partecipato in prima persona alla costruzione del percorso espositivo.

Oltre sessanta opere per cinquant'anni di carriera

Opere inedite o raramente esposte permettono di leggere l'intero percorso creativo del maestro – dalla pittura alla scultura, dall'installazione al cinema – grazie anche a importanti prestiti internazionali.

Grazie a oltre sessanta opere provenienti da collezioni italiane ed estere, alcune delle quali presentate una sola volta e mai più proposte dall'artista, il pubblico potrà ammirare un racconto storico-critico che evidenzia la complessità della poetica di Paladino nel corso di oltre cinquant'anni di attività, dagli anni Settanta fino al giorno d'oggi, restituendo con chiarezza alcuni snodi fondamentali della sua carriera.

Nel percorso espositivo i criteri cronologici e scientifici convivono con accostamenti che intrecciano rigore e suggestione.

Biglietto unico e catalogo

Per facilitare la visita del pubblico, è stato predisposto un biglietto unico al costo di 15 euro che permetterà di visitare tutte e tre le sedi espositive. Il biglietto potrà essere acquistato in qualsiasi delle tre sedi e avrà validità esclusivamente durante il periodo di mostra.

La mostra sarà corredata da un libro edito da Gli Ori, con contributi di critici e curatori internazionali, come Norman Rosenthal e Rudi Fuchs.

Perugia: dagli esordi alla Transavanguardia

La Galleria Nazionale dell'Umbria ospita una parte cospicua della mostra dedicata ai lavori degli anni Settanta e Ottanta, con una specifica attenzione alle opere di grande formato e alla pittura materica che si serve di incursioni di elementi e materiali estranei alla tradizione pittorica, fino ad invadere lo spazio.

L'esperienza inizia con un video in cui Paladino si rivolge direttamente al pubblico, realizzato appositamente per la sala immersiva della Galleria. Subito dopo, i visitatori incontrano la riedizione di un'opera dipinta su parete: Il Brasile, si sa, è un pianeta dipinto sul muro, fatta rivivere dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Perugia.

La pittura murale del 1978

Nel 1978, dopo il trasferimento a Milano, Paladino aveva realizzato per gli spazi della Galleria Toselli una composizione di forme geometriche coloratissime, presentandosi come un moderno "frescante". L'artista offriva così una risposta più che chiara alle pratiche di dematerializzazione dell'opera, alla tendenza verso l'abbandono dei mezzi tradizionali e alla "tirannia dell'idea" che avevano contrassegnato lo scenario artistico degli anni Settanta.

La pittura murale era destinata a scomparire; in mostra l'episodio è volutamente documentato come indicativo dei molteplici lavori a vocazione ambientale degli esordi dell'artista.

Opere seminali e rarità

Il percorso include Silenzioso (1977, collezione privata), un grande pastello su carta intelata dove l'artista immagina un uomo assopito su un banco mentre dal suo inconscio scaturisce una vera e propria esplosione segnica. Il rimando corre immediato ad alcune installazioni di quel periodo, giocate sull'apparizione inaspettata e sospesa di piccole figure, linee e disegni.

Tra le rarità esposte figura la tela priva di telaio che Paladino ha esposto una sola volta alla Galleria dell'Ariete di Milano nel 1978, un Senza titolo nel quale compaiono segni che rimandano al suo universo onirico, in un progressivo passaggio dall'arte concettuale alla pittura figurativa.

Alle composizioni di ambienti si ricollega anche la rarissima opera su vetro, Il giardino dei sentieri che si biforcano (1977, Schaufler Foundation, Sindelfingen), interpretazione fragile e dorata dell'omonimo racconto di Jorge Luis Borges, a cui Paladino dedicò una serie di installazioni tra disegno e fotografia.

Il manifesto di una generazione

Focus della prima parte di mostra è Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (1977, Collezione privata, Milano). La tela è considerata al pari di una dichiarazione di intenti, in grado di marcare il corso del secondo Novecento in Italia.

In un clima dominato dalle strettoie concettualiste e minimaliste, l'artista sceglie di isolarsi e di "ritornare" lentamente e senza proferire parola all'atto del dipingere. L'opera assurge al grado di manifesto di una nuova temperie culturale, legata alla manualità e all'utilizzo degli strumenti più tradizionali del mestiere.

L'immagine, di sapore vagamente matissiano, venne esposta alla Galleria Giorgio Persano di Torino in quella che è stata definita una camera picta, un insieme di graffiti che il pittore eseguì sul soffitto e a parete.

Il capolavoro si colloca in un tracciato di quadri di piccolo e medio formato dove l'artista usa con grande libertà il colore ad olio. Dello stesso anno è EN DE RE (Collezione privata, Milano), realizzata per la figlia Ginestra, una piccola cartolina che suggerisce un enigma o un rebus irrisolvibile, mentre resta a metà strada tra dipinto e oggetto reale.

Pittura e materiali

La rinnovata apertura alla pittura ha in Paladino un'articolazione molto complessa, che approda alla fine degli anni Settanta alla realizzazione di vaste campiture monocromatiche, pur giocate su trasparenze, velature e differenti densità.

L'artista aggiunge elementi extra-pittorici ai bordi della tela: una maschera in cartapesta e cartone nell'opera Stregato/Stregatto (Collezione privata, Milano); un tondino di ferro recuperato dall'officina di un fabbro in A Napoli dopo gennaio (Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea), presentata da Lucio Amelio nel 1978.

La seconda parte della mostra indaga il debordamento della pittura dai margini della tela e l'utilizzo di materiali quanto mai variegati – aspetti in cui maggiormente si riconosce il legame con la generazione precedente, l'influenza dell'Arte povera e l'incredibile effetto provato dal giovane Paladino al cospetto delle scelte neodada alla Biennale del 1964.

Tra le opere esposte: Selvatico, Selvaggio (Collezione privata, Ravenna) e A mano calda, granchio fellone (Collezione Emilio e Luisa Marinoni, Lurago Marinone) con l'uso del ferro ritorto; le tele poggiate a terra come Tropico (1979, Sammlung FER Collection, Laupheim) e Selvatico (Galleria In-Arco, Torino); Con due dita (Nouveau Musée National, Monaco) tracimante in senso tridimensionale; Lampeggiante (1979, Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea), presentata a "Aperto 80", edizione della Biennale a cura di Achille Bonito Oliva.

La stagione della Transavanguardia

La mostra documenta la stagione della Transavanguardia. Nel mondo di Paladino, l'attraversamento della storia artistica, il ritorno alla figurazione e il "nomadismo" rispetto ai modelli culturali si traduce in un'attitudine espressiva sostanzialmente libertaria e nella coniugazione in forma antigerarchica e sincretica dei riferimenti.

Nel suo immaginario, denso di presenze, segni e formule ricorsive (come rami, mani, volti, croci e scarpe), approdano il Mediterraneo e l'Africa, i segni italici e i retaggi latinoamericani, l'antico Egitto e il mondo etrusco, le civiltà preromane e l'arte primitiva, il Sannio e la cultura cristiana, finanche le avanguardie del Novecento.

Esempi di questo periodo sono Grande cabalista (1981, Collezione privata, Bologna), L'artefice tra il vento e il fuoco minaccia le caverne (1982, Collezione privata, Reggio Emilia), Poema alle porte di Belem (1982, Collezione d'Ercole, Roma) e Le tane di Napoli (1983, Collezione privata, Berlino).

In contrasto con il mondo tecnologicamente avanzato e dematerializzato, Paladino predilige sempre la visualità e l'evocazione. Gli oli su tela di grandissimo formato, come Vespero (1984, Fondazione Cariverona, Verona) e Stabat mater (Sammlung Klüser, Monaco di Baviera), compongono una mise en scène occhieggiante a riti, presenze idolatriche e primordialità.

Sperimentazioni degli anni Ottanta

Negli anni Ottanta, l'artista continua ininterrottamente la sperimentazione con gli oggetti, sia in pittura che in scultura. Tra le opere esposte: Film 1953 (1985, Collezione Paone-Kiton, Napoli), Film (1985, Collezione privata, Milano) e un Senza titolo (Centre national des arts plastiques, Paris).

Le prestigiose geometrie della serie Non avrà titolo (Collezione Gian Enzo Sperone, Lugano) rivelano alcuni dei leitmotiv della poetica di Paladino nel corso dei decenni successivi: la presenza della scultura figurale, l'utilizzo dell'oro come elemento di astrazione e di riflessione sul tema dell'icona, l'idea di frammentazione e ricomposizione euritmica del particolare nel tutto, aspetti ancora registrabili nelle opere più recenti.

L'indagine sull'uomo trova la sua chiosa nel bellissimo tondo inedito Ni mas, ni menos del 1988 (Collezione Emilio Mazzoli, Modena), posto come cesello e cortocircuito temporale al termine della Sala Podiani.

Il dialogo con la collezione permanente

Il percorso continua idealmente all'interno della collezione permanente della Galleria Nazionale dell'Umbria, con l'opera D'apres Beato Angelico nella Sala 10 della Galleria.

In assenza dei pannelli componenti il Polittico Guidalotti, in mostra a Palazzo Strozzi di Firenze, Paladino ha lavorato ancora una volta sul tema dell'icona sacra, della cornice e della tracimazione della materia al di fuori della bidimensionalità, come dimostrano anche Stabat mater e Cuore di Russia, due lavori in prestito dal Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto.

Come un artista del Trecento e del Quattrocento, l'artista esegue con dei vincoli e "su committenza", mutando in chiave contemporanea le vesti dei santi, i paesaggi della predella e la molteplicità iconografica degli scomparti laterali.

Spoleto: il regno della scultura

Nell'ottica del rafforzamento della rete museale nazionale dell'Umbria e di dialogo tra le sue differenti sedi, l'antologica prosegue alla Rocca Albornoz di Spoleto, dove domina il tema della scultura.

Il Salone d'Onore ospita la commovente installazione Senza titolo (2006), dove il tema delle geometrie appare filtrato da una più forte istanza antropologica ed esistenziale. Gli elementi in alluminio sono i resti derivati dalle sculture lignee utilizzate durante le riprese del film Quijote; una volta bruciati per esigenze di copione, i frammenti sono stati poi fusi e ricollocati in questo nuovo sistema ritmico, altrettanto onirico e drammaturgico.

L'installazione dei Dormienti

Nel Salone Antonini i Dormienti occupano silenziosi tutto lo spazio a loro disposizione, indifferenti ai lacerti di affresco del Maestro delle Palazze e alla grande scritta che campeggia la parete, "Finisce tutto. Finisce".

La prima ideazione del gruppo scultoreo risale alla Fonte delle Fate di Poggibonsi nel 1988, i cui pezzi sono stati successivamente trasformati in bronzo e resi permanenti. Nel 1999, l'installazione conquista i sotterranei della Roundhouse di Londra, uno spazio reso fascinoso dalla sua stessa storia e dall'architettura circolare, con tunnel in mattoni rossi che si dispongono a raggiera.

Come "sculture di suoni", le note di Brian Eno accompagnano la visione delle figure in terracotta, ciascuna chiusa nel proprio sonno. Si ricrea lo stesso accoppiamento suono-immagine, in una dimensione immersiva e avvolgente.

Gubbio: le opere recenti

A Palazzo Ducale di Gubbio trovano spazio alcuni lavori particolarmente significativi degli ultimi due decenni.

Una scelta piuttosto mirata è stata quella di inserire due opere che prevedono l'utilizzo della carta come supporto: 1799 (2009), i cui fogli con teste e volti sono piegati e incastrati all'interno di una scala, di reminiscenza poverista; 33 canti (2016), che prevede comunque l'incastro dei fogli, ma a comporre una danza di apparizioni umane, tra luce e ombra. Si rimanda così indirettamente anche all'impressionante corpus grafico dell'artista.

L'alfabeto personale di Paladino

L'universo anti-simbolico di Paladino è intatto negli anni, articolando un alfabeto che non rimanda a significati precisi: la presenza di numeri, come una cabala personale (Senza titolo, 2007, Collezione Christian Stein, Milano); l'introduzione dei rami, propaggini leggere e aeree di molte opere (Senza titolo, 2016, Collezione Cardi, Milano); le presenze animali, all'interno di un bestiario fantasioso ed evocativo, come le libellule di Mishima (2021, Collezione privata).

Le opere del 2025

L'antologica chiude con opere realizzate nel 2025: la grande tela risolta quasi in monocromia, dove si ritrovano numeri, teste e rami; le tre "porte", ovvero tre tele dove la presenza della figura umana, nera su fondo d'oro, si colloca dentro uno schema trilitico in rosso inteso, architettonico e, in qualche modo, "prospettico".

Sulla sua superficie, forme e segni riferiscono della profondità sconfinata dell'universo figurale, materico e cromatico dell'autore.

Concerto in piazza e luminarie d'artista

A conferma del profondo legame stretto dai musei nazionali umbri con le comunità locali, la mostra di Mimmo Paladino diventa l'occasione per la realizzazione di alcuni interventi urbani inediti, realizzati grazie alla collaborazione tra il Comune di Perugia, la Fondazione Perugia e la Galleria Nazionale dell'Umbria.

Dalla fine di giugno è già installata sulla facciata di Palazzo Baldeschi l'opera Concerto in piazza, ideata dal maestro per vestire il cantiere che interesserà l'edificio della Fondazione Perugia nei prossimi mesi: un omaggio alle tradizioni umbre rivisitate in chiave contemporanea che sta già riscuotendo grande attenzione e un diffuso apprezzamento tra i cittadini e i turisti che visitano la città.

Il telo sarà il motivo ispiratore delle luminarie d'artista che per la prima volta accenderanno Corso Vannucci durante il periodo natalizio. I colori dei segni ideati da Paladino si alterneranno lungo la strada tra Piazza della Repubblica e Piazza IV Novembre, per comunicare l'attitudine festosa e al contempo fiera che caratterizza la comunità umbra attraverso lo sguardo di uno degli artisti italiani più apprezzati al mondo.

Il volume

Per l'occasione, sarà pubblicato un libro che illustrerà tutte le mostre e gli interventi urbani, grazie anche ai testi dei curatori e di alcune personalità internazionali, come Norman Rosenthal e Rudi Fuchs oltre a una intervista a Paladino a cura di Laura Smith, direttrice delle collezioni e delle mostre presso The Hepworth Wakefield (Yorkshire).

Mimmo Paladino: Antologica

INFORMAZIONI PRATICHE

PALADINO. Antologica

Sedi:

  • Galleria Nazionale dell'Umbria Corso Pietro Vannucci, 19 - Perugia
  • Rocca Albornoziana Piazza Campello, 1 - Spoleto (PG)
  • Palazzo Ducale Via Cattedrale - Gubbio (PG)

Date: 8 novembre 2025 – 18 gennaio 2026

Curatela:

  • Costantino D'Orazio (Direttore Musei Nazionali di Perugia)
  • Aurora Roscini Vitali (storica dell'arte Musei Nazionali di Perugia)
  • Con Mimmo Paladino

Promozione:

  • Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei Nazionali Umbria
  • Comune di Perugia
  • Fondazione Perugia

Editore catalogo: Gli Ori

Biglietti: Biglietto unico: €15 (valido per tutte e tre le sedi, acquistabile in qualsiasi sede, validità esclusivamente durante il periodo di mostra)

Orari di apertura:

Galleria Nazionale dell'Umbria Martedì-domenica: 8.30-19.30 (ultimo ingresso 18.30) Telefono: +39 075 5721009 Email: gnu.cultura@orologionetwork.it Web: https://gallerianazionaledellumbria.it

Rocca Albornoz – Museo nazionale del Ducato di Spoleto Chiuso il martedì Lunedì e mercoledì-domenica: 10.00-17.30 (ultimo ingresso 17.00) Telefono: +39 0743 224952

Palazzo Ducale di Gubbio Martedì-domenica: 8.30-19.30 (ultimo ingresso 19.00) Telefono: +39 075 9275872

Social: Facebook: @GalleriaUmbriaPerugia Instagram: @gallerianazionaledellumbria

 
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