Elliott Erwitt, FRANCE, Provence, 1955; 50x60cm © Elliott Erwitt Elliott Erwitt. Icons. L'arte di osservare a Jesolo
The Art of Observation: è la definizione che Elliott Erwitt dava del proprio lavoro. Al JMuseo di Jesolo, dal 13 giugno al 18 ottobre 2026, 80 sue fotografie raccontano l'arte di osservare la storia, le celebrità, l'amore, i cani e l'intimità.
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Lui stesso la chiamava "The Art of Observation", l'arte dell'osservazione. È la formula con cui Elliott Erwitt (Parigi, 1928 – New York, 2023) sintetizzava la propria pratica, e il filo rosso che attraversa Elliott Erwitt. Icons, la grande mostra ospitata dal 13 giugno al 18 ottobre 2026 dal JMUSEO di Jesolo (VE).

L'esposizione è curata da Biba Giacchetti, una delle massime conoscitrici di Erwitt a livello internazionale, con il project management e l'assistenza tecnica di Gabriele Accornero e Valentina Bruno. È prodotta e promossa dal Comune di Jesolo e dal JMuseo di Jesolo, in collaborazione con Orion57 e Bridgeconsultingpro. Riunisce 80 immagini tra le più celebri della carriera di Erwitt, diventate vere e proprie icone della fotografia contemporanea.

Lette nell'insieme, queste icone restituiscono il "manuale" implicito di un autore che ha trasformato l'osservazione in un mestiere. Ottanta scatti che mostrano cosa significava, per Erwitt, guardare il mondo.

The Art of Observation, secondo Biba Giacchetti

A definire la cifra del lavoro di Erwitt è la curatrice. "Elliott Erwitt" – commenta Biba Giacchetti – "non è stato solo un fotografo, ma un narratore visivo senza eguali, capace di trasformare l'istante in storia, il quotidiano in arte, l'ironia in poesia. Le sue immagini evocano in chi le osserva emozioni che si muovono su registri diversi, dalla commozione al sorriso, fino al divertimento più spontaneo. Scomparso nel novembre del 2023 all'età di 95 anni, ci ha lasciato un'eredità immensa: un archivio di fotografie che attraversano epoche, culture e sentimenti con un linguaggio universale, invitandoci a guardare il mondo con più indulgenza e meraviglia, mettendosi sempre al nostro fianco in quella leggerezza profonda che lui stesso definiva The Art of Observation".

Su tutte le opere, conferma il progetto curatoriale, l'autore "posa uno sguardo tagliente e al tempo stesso pieno di empatia": ironia del vivere quotidiano, ma anche complessità.

Osservare i cani come osservano gli umani

La prima famiglia di immagini è quella dei cani. Tra i soggetti preferiti di Erwitt figurano proprio gli animali a quattro zampe, di cui il fotografo "apprezzava l'atteggiamento irriverente, libero e svincolato dalle comuni regole che condizionano gli esseri umani".

Moltissimi sono gli scatti "dal punto di vista dei cani", nei quali Erwitt lascia comparire solo le scarpe o una parte delle gambe dei padroni. È un'operazione di prospettiva con un retroterra preciso: per ottenere il risultato voluto, l'autore "metteva in atto ingegnose strategie, come suonare una trombetta o emettere una specie di latrato, per ottenere dagli animali una reazione il più naturale possibile". Voleva, semplicemente, che fossero buffe.

Osservare la storia: Marilyn, JFK, Nixon e Krusciov

La seconda famiglia è quella degli scatti storici. Tra le immagini in mostra figurano alcuni dei volti e degli eventi più riconoscibili del Novecento:

  • il celeberrimo scatto a Marilyn Monroe con la gonna del vestito bianco che si solleva, realizzato sul set del film Quando la moglie è in vacanza, diretto da Billy Wilder;
  • la fotografia del funerale di John Fitzgerald Kennedy;
  • la celebre immagine del diverbio tra Nixon e Krusciov, in cui "il presidente americano punta un dito accusatore verso il petto dell'omologo russo".

Tre scatti che hanno fissato altrettante svolte – politiche, di costume, di spettacolo – nell'immaginario collettivo del XX secolo. Sono il caso esemplare di quello che Gabriele Accornero, project manager della mostra, descrive come segue: "Le fotografie di Erwitt sono generalmente leggere, spensierate, luminose, ma ciò non toglie che alcune immagini assurgano a manifesti di pensiero, anche di rivendicazione sociale".

Osservare la celebrità: i grandi ritratti

Una terza famiglia raccoglie i ritratti a famose personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e della politica. Tra i nomi presenti in mostra: Ernesto Che Guevara, Jack Kerouac, Marlene Dietrich, Fidel Castro, Sophia Loren e Arnold Schwarzenegger. Un campionario di volti che, messi uno accanto all'altro, raccontano l'arco di un secolo.

Osservare l'amore: California Kiss e Umbrella Jump

La quarta famiglia è quella delle icone visive più amate dal pubblico per la loro forza romantica. Tra queste:

  • California Kiss, il romantico bacio rubato nel riflesso di uno specchietto retrovisore di un'automobile;
  • Umbrella Jump, scatto considerato un simbolo del romanticismo parigino, che mostra la silhouette di un uomo con un ombrello che salta sopra una pozzanghera al Trocadéro, davanti alle figure di due amanti che si abbracciano con la Tour Eiffel a fare da sfondo.

Non è un caso, del resto, che le icone "romantiche" di Erwitt abbiano per epicentro Parigi: la città in cui era nato, e in cui ha prodotto alcune delle sue immagini più famose.

Osservare l'intimità: la figlia neonata, il nonno e il nipotino

Accanto a quelle pubbliche, la mostra raccoglie anche immagini più intime e private. Sono il polo opposto degli scatti di luoghi e celebrità, ma fanno parte dello stesso lavoro di osservazione. Le due immagini-chiave di questa famiglia:

  • la fotografia della sua figlia primogenita neonata sul letto, osservata dalla mamma e dal gatto: una scena domestica costruita su uno sguardo che attraversa quattro presenze (l'autore, la bambina, la madre, l'animale);
  • la poetica scena del nonno e del nipotino in bicicletta, commissionata dall'ente turistico francese per promuovere la Francia: un'immagine "di servizio" che Erwitt è riuscito a trasformare in icona.

Osservare se stessi: gli autoritratti

Completa il percorso una selezione di autoritratti. È la chiusura coerente con tutto quello che la mostra ha messo in fila: dopo aver osservato cani, amori, eventi storici e celebrità, Erwitt "diventa il soggetto preferito della propria autoironia". Lo sguardo che fino a quel momento aveva guardato gli altri si rivolge, infine, all'autore stesso.

Magnum Photos, la palestra dell'osservazione

Per inquadrare meglio la pratica di Erwitt, va ricordato il contesto in cui si è formata. L'autore è stato presidente della Magnum Photos, l'agenzia fondata nel 1947 da Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, e nelle sue opere sintetizza l'interesse per l'uomo e il gusto dell'attimo che sa catturare con ineguagliabile maestria.

Quel "gusto dell'attimo", del resto, è esattamente ciò di cui Magnum aveva fatto un metodo collettivo: una scuola di sguardo, fondata sull'idea che la fotografia documentaria potesse anche essere fotografia d'autore. È in quella scuola che Erwitt ha affinato la sua "arte dell'osservazione".

Erwitt, una vita: da Parigi 1928 a New York 2023

Le coordinate biografiche dell'autore aiutano a leggerne la pratica. Elliott Erwitt nacque a Parigi da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passò i suoi primi anni in Italia, a Milano. A 10 anni si trasferì in Francia e da qui negli Stati Uniti, nel 1939: prima a New York e, due anni dopo, a Los Angeles.

Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavorò in un laboratorio di fotografia che sviluppava stampe "firmate" per i fan delle star di Hollywood. La svolta arrivò con l'incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, che amavano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori.

Nel 1949 tornò in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Sono gli anni dell'inizio della sua carriera. Chiamato dall'esercito americano nel 1951, continuò a lavorare per varie pubblicazioni mentre soggiornava in New Jersey, Germania e Francia. Nel 1953, congedato dall'esercito, fu invitato da Robert Capa a unirsi alla Magnum Photos in qualità di membro, fino a diventarne presidente nel 1968 per tre mandati.

Si è spento nella sua casa di New York a 95 anni, il 29 novembre 2023.

La cornice: il bicentenario della prima fotografia

La mostra si colloca nell'ambito del bicentenario della prima fotografia della storia, conosciuta come "Vista dalla finestra a Le Gras", realizzata nel 1826 da Joseph Nicéphore Niépce: un'immagine che "rappresenta una pietra miliare nel campo della fotografia e della tecnologia dell'immagine", perché segna l'inizio della possibilità di catturare e conservare permanentemente una scena reale su un supporto fisico. La rassegna di Erwitt è, in questo senso, una celebrazione coerente: due secoli di osservazione restituiti attraverso ottanta scatti di uno dei suoi maestri novecenteschi.

JMUSEO, lo spazio della mostra

Il JMUSEO è una presenza unica nel panorama urbano: la sua distintiva geometria triangolare circonda la struttura architettonica "di un'atmosfera affascinante e innovativa". Progettato dallo Studio Architetti Mar, è un edificio luminoso e accogliente, concepito con una prospettiva eco-friendly, dove la luce naturale che entra dal grande lucernario gioca un ruolo centrale.

Sviluppato su quattro piani, è il nuovo polo espositivo e di aggregazione della città, realizzato per ospitare diverse mostre temporanee. La terrazza panoramica unisce visivamente il mare e la laguna, le due anime della città di Jesolo.

Il catalogo e il commento del sindaco

Accompagna la rassegna un catalogo edito da Orion57 / Elliott Erwitt Studio.

"Con la mostra dedicata a Elliott Erwitt" – commenta Christofer De Zotti, sindaco di Jesolo – "il JMuseo conferma la propria vocazione a ospitare i protagonisti della fotografia internazionale. Accogliere questa esposizione a Jesolo significa offrire a cittadini e visitatori un'esperienza culturale di grande valore e continuare a rafforzare il ruolo del JMuseo come spazio aperto alla cultura contemporanea".

Elliott Erwitt, U.S.A., Arlington, Virginia, 1963; 40x50cm © Elliott Erwitt

Informazioni utili per la visita

  • Mostra: Elliott Erwitt. Icons
  • Sede: JMUSEO, via Aldo Policek 7, Jesolo (VE)
  • Periodo: dal 13 giugno al 18 ottobre 2026
  • Orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)
  • Biglietti:
    • intero: € 12,00
    • ridotto: € 10,00 (ragazzi dai 10 ai 18 anni non compiuti, persone diversamente abili, convenzionati FIAF, Touring Club e FAI)
    • ridottissimo: € 6,00 (bambini dai 6 compiuti ai 10 anni non compiuti)
    • gratuito: bambini fino ai 5 anni compiuti, accompagnatori di persone diversamente abili, insegnanti accompagnatori di scolaresche
    • gruppi: € 10,00 (gruppi formalizzati, minimo 10 persone con un capogruppo gratuito)
    • biglietto singolo partecipante: € 6,00 (per scolaresca o gruppo formalizzato)
    • famiglia: € 33,00 (due adulti e due bambini)
  • Tariffe eventi:
    • visita guidata a partenza fissa: € 5,00 a persona più il prezzo del biglietto
    • laboratori bambini e ragazzi: € 7,00 a persona più il prezzo del biglietto
    • aperitivo al Museo: € 13,00 a persona più il prezzo del biglietto; per la serata di ferragosto: € 15,00
  • A cura di: Biba Giacchetti
  • Project management: Gabriele Accornero e Valentina Bruno
  • Catalogo: Orion57 / Elliott Erwitt Studio
  • Informazioni: tel. 0421 911622 – jmuseo@comune.jesolo.ve.it
  • Prenotazioni: tel. 0421 911622 – 339 5809773 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13)
  • Sito ufficiale: jmuseo.it
  • Social: Instagram @jmuseojesolo – Facebook jmuseojesolo
  • Hashtag ufficiale: #ErwittJMUSEO

Approfondimento e copertura completa anche su zerodelta.net.

 
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