Napoleone sul trono imperiale, 1806 Jean Auguste Dominique Ingres
Palazzo Reale di Milano dal 12 marzo al 23 giugno 2019 presenta la mostra promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con StArt e il Museo Ingres di Montauban.
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Palazzo Reale di Milano dal 12 marzo al 23 giugno 2019 presenta la mostra Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con StArt e il Museo Ingres di Montauban. La mostra è curata da Florence Viguier-Dutheil, Conservatore Capo del Patrimonio e Direttrice del Musée Ingres di Montauban e si avvale di un Comitato Scientifico composto da Adrien Goetz, membro dell’Institut de France – Académie des Beaux-Arts, Stéphane Guégan, storico dell’arte, Frédéric Lacaille, Conservatore del Musée national du Château de Versailles, Isabella Marelli, Curatrice della Pinacoteca di Brera e Gennaro Toscano, Professore universitario e consulente scientifico e culturale presso la Biblioteca Nazionale di Francia, Richelieu.

Jean-Auguste- Dominique Ingres Grande odalisque (version en grisaille)

Una collaborazione molto significativa è quella stabilita con un importante istituzione museale francese, che conserva a Montauban le più importanti opere di Ingrès - dichiara l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Italiano in parte, avendo vissuto per più di vent'anni nel nostro Paese, Ingrès è testimone potente di quella sensibilità europea che ha contribuito a costruire il sentire comune che ancora oggi unisce nazioni, popoli e culture".

Da un punto di vista strettamente artistico l’importanza di Montauban è inscindibile dalla notorietà di uno dei suoi figli, il pittore e disegnatore Jean-Auguste-Dominique Ingres, che vi nacque nel 1780. Dopo avere vissuto in Italia per più di ventiquattro anni e diffuso in tutta Europa la propria estetica purissima, l’artista morì a Parigi nel 1867 ma, preoccupato del destino della propria opera, lasciò alla sua città natale quasi 4500 disegni di sua mano, oltre ai numerosi tesori facenti parte della sua collezione personale, come il celebre violino. Il Musée Ingres, regolarmente invitato ad arricchire con prestiti molto ambiti le grandi esposizioni internazionali, è di per sé un luogo di studio in cui la vastità e la varietà del patrimonio consentono di accostarsi al genio fecondo dell’artista da prospettive infinite. La città di Montauban non avrebbe potuto trovare un ambasciatore migliore per dare visibilità al proprio nome, associandovi l’immagine della creatività e quella dell’eccellenza. La nostra partecipazione straordinaria a questa esposizione è resa possibile dalla chiusura temporanea del Musée Ingres, attualmente in ristrutturazione. Il museo riaprirà i battenti alla fine del 2019, dopo un completo rinnovamento.
Oggi ci viene offerta una bella opportunità: far conoscere – a Milano – Montauban e il suo artista più significativo, rispondendo così all’ambizione naturale della Città di condividere la ricchezza del proprio patrimonio con il maggior numero di persone”, afferma Brigitte Barèges, Sindaca di Montauban.

Questa mostra intende superare una visione diffusa e peggiorativa del neoclassicismo, un termine che - evocando lo spettro del pastiche e dell’imitazione servile - non rende giustizia a una stagione artistica che per molti versi ha gettato le fondamenta della nostra modernità.
Ingres non è il solo a cercare nei maestri antichi, come Raffaello o Leonardo, una lezione di verità e di audacia. Da David e Canova fino a Girodet, gli anni 1780 – 1820 si contraddistinguono per un nuovo approccio verso la natura umana e, per così dire, verso il corpo e l’anima. La fascinazione del nudo e l’esplorazione della psiche derivano dalla stessa attenzione per la realtà.
Questa mostra, che alterna momenti solari ad altri più cupi, affronta le diverse realtà di un periodo in cui la carta politica dell’Europa si ridisegna. Sotto Napoleone I, in Italia come in Francia, un nuovo vento spazza via le convenzioni e le precedenti gerarchie accademiche. Per un’intera generazione l’antico non è mai stato così fecondo e rivoluzionario. Ingres – che è in Italia sotto l’Impero, coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, decide di restare “italiano” fino al 1824, per poi ritornare come direttore di Villa Medici – è protagonista di queste storie incrociate, senza le quali l’Europa di oggi sarebbe incomprensibile. Attraverso l’esposizione Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone, il pittore delle odalische rivela – nel suo essere moderno – la sua italianità, vale a dire ciò che fa di lui una figura fondamentale della vita delle arti, prima, durante e dopo l’Impero“, dichiarano Florence Florence Viguier-Dutheil e Stéphane Guégan.

Il 12 giugno del 1805, dopo essersi fatto incoronare a Milano, Napoleone I dichiarava di voler «francesizzare l’Italia». L’espressione è certamente brutale, ma testimonia, in quel contesto storico, il desiderio di accelerare le trasformazioni della vita pubblica e culturale da parte del Generale divenuto Imperatore e poi Re d’Italia. Coniugando eredità della Rivoluzione e dispotismo autoritario, in effetti la sua politica ha avuto un impatto immediato e duraturo anche al di qua delle Alpi. Proprio in ragione della sua ampiezza e della funzione attribuita alle arti, si è sviluppato uno straordinario incontro tra le diverse tendenze che compongono la modernità europea nella stagione del neoclassicismo, di cui Jacques Louis David (1748-1825), Antonio Canova (1757-1822) e Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867) sono stati i punti di riferimento.

Ma il termine “neoclassicismo” non rende giustizia a quella che è stata una profonda rivoluzione del gusto. La definizione emerge in epoca romantica ed assume un senso peggiorativo, per stigmatizzare uno stile algido e “marmoreo”, un banale “ritorno all'antico”. Ci vorrà più di un secolo perché il neoclassicismo ritrovi un senso positivo e una fisionomia originale, nel quadro di una rivalutazione che continua ancora oggi.

La mostra Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano l’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello e nello stesso tempo vuole restituire alla vita artistica degli anni a cavallo del 1800 la sua carica di novità e, per così dire, la sua “giovinezza conquistatrice”. Con una particolare attenzione a Milano, che in quella riorganizzazione politica e artistica ebbe un ruolo fondamentale. In una stagione di grande prosperità, la città fu fortemente rimodellata nei suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla nuova Pinacoteca di Brera. Anche gli artisti italiani furono coinvolti nell’ondata di lavori e di cantieri che ne seguì. Appiani nella pittura e Canova nella scultura si avvalsero ampiamente di questa “politica delle arti”, ascrivibile all’arte del governare di Napoleone Bonaparte. Ma non fu da meno l’iniziativa privata di nuovi protagonisti, estranei al mecenatismo aristocratico: primo fra tutti Giovanni Battista Sommariva, definito da Francis Haskell “il mecenate indubbiamente più importante dopo l’imperatore e la sua famiglia”.

Nato nel 1780 nel sud-ovest della Francia, a Montauban, Ingres dimostra presto un talento straordinario per il disegno. Dal 1797 è a Parigi nella cerchia di David. Nel 1800 concorre per il prix de Rome e nel 1806, dopo aver completato il grande Napoleone in costume sacro, è finalmente a Roma, dove può approfondire gli studi e la passione per Raffaello. Inviato in Italia sotto l’Impero e poi coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, Ingres decide di restare «italiano» fino al 1824, per tornare più avanti a dirigere Villa Medici.

Della vita artistica in questo periodo, oggi abbiamo una visione globale, che non oppone più la componente severa e apollinea, rappresentata da David e Canova, agli aspetti più “moderni” o più sorprendenti, rappresentati dalle bizzarrie di Girodet e dall’erotismo di Ingres, dall'onirismo e dal gusto del macabro, dallo slancio delle donne pittrici e dalla reinvenzione del nudo femminile. Dato che si proclamava come continuazione degli antichi, la “paradossale modernità del neoclassicismo” (Marc Fumaroli) richiede insomma di essere apprezzata nelle sue tensioni, nelle sue contraddizioni, nella sua dualità solare e tenebrosa.

Per documentare la grande varietà stilistica e tematica del “nuovo classicismo” il percorso espositivo si sviluppa in varie sezioni. La prima parte mette in evidenza l’invenzione del nuovo linguaggio figurativo tra l’Ancien Regime e la Rivoluzione Francese di cui è protagonista David insieme ai suoi allievi più vicini, con un lessico fatto di corpi virili e di una grande energia. Ma l’”uomo nuovo” che questi dipinti intendono rappresentare si esprime anche attraverso l’evoluzione del ritratto.

Molto presto una sorta di preromanticismo verrà a controbilanciare l'esaltazione del cittadino devoto ai suoi compatrioti. Girodet incarna questa svolta, precedendo Gros e Prud'hon nell'esplorazione del fantastico, del dramma e del ripiegamento melanconico. Per arrivare al sorprendente Sogno di Ossian, uno dei capolavori di Ingres esposti in mostra.

Un altro fenomeno decisivo di questa stagione è lo slancio e il successo delle donne pittrici e in particolare di Elisabeth Vigée Le Brun (1755 – 1842), dal 1774 ritrattista ufficiale della regina Maria Antonietta. La sua carriera dovette presto affrontare le rivalità dell'ambiente, ma sarebbe stata inimmaginabile al di fuori della società degli anni 70 del Settecento, molto più aperta di quanto si creda.

La campagna d’Italia e Napoleone sono protagonisti delle sezioni successive, con alcuni famosi ritratti tra cui quelli di Appiani. All’altra capitale dell’Impero sono dedicate opere di Greuze, Canova, Gerard, Finelli, con alcuni disegni di Ingres. Una sala è riservata alla figura di Giovanni Battista Sommariva, a partire dal suo ritratto dipinto da Pierre Paul Prud’hon e dalla Maddalena penitente di Canova. Il percorso espositivo giunge così al solenne e magnifico ritratto di Napoleone in costume sacro, preceduto da una serie di disegni preparatori di Ingres.

Nella parte finale la mostra assume un carattere monografico ed è costituita in larga misura da opere di Ingres eccezionalmente provenienti dal Museo di Montauban, a partire da una serie di straordinari ritratti maschili, seguiti da un nucleo di disegni e poi di ritratti femminili, di Veneri e di Odalische, oltre ad un dipinto del 1818 che rappresenta la morte di Leonardo da Vinci, tanto più significativo nell’anno in cui si celebra il suo quinto centenario.

In un certo modo Ingres porta all'ultimo stadio di straniamento e di erotismo l'eredità di David e dei suoi migliori allievi (di cui fece parte lui stesso). La mostra intende dimostrare in che modo il suo preteso classicismo sia un'illusione, rivelando il colorista che è dietro il disegnatore e mostrando la sua pittura religiosa insieme alle scene “trobadoriche” in prossimità di odalische dai lunghi colli e dalle anche salienti.

La mostra comprende oltre 150 opere, di cui più di 60 dipinti e disegni del grande maestro francese, riunite grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni di tutto il mondo come il The Metropolitan Museum of Art di New York, il Columbus Museum of Art dell’Ohio, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée du Louvre, il Musée d'Orsay, il Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, il Musée de l’Armée oltre al già citato museo di Montauban, dal quale proviene il nucleo più corposo di opere, e da grandi musei italiani come la Pinacoteca di Brera, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, i Musei Civici di Brescia e ancora da collezioni private.

Il suo percorso è singolare e sorprendente. Considerato come un inclassificabile, percepito come l’erede di Raffaello e allo stesso tempo come il precursore di Picasso, tra il maestro della bella forma e quello della non- forma Jean Auguste Dominique Ingres è innanzitutto un “rivoluzionario”. Realista e manierista al contempo, egli affascina tanto per le sue esagerazioni espressive quanto per il suo gusto del vero.

Il catalogo della mostra è pubblicato da Marsilio Editori.

Scheda informativa

Titolo Jean Auguste Dominique INGRES e la vita artistica al tempo di Napoleone

Sede Milano, Palazzo Reale – Primo Piano Nobile

Apertura 12 marzo 2019 – 23 giugno 2019

A cura di Florence Viguier-Dutheil

Comitato Scientifico Adrien Goetz, Stéphane Guégan, Frédéric Lacaille,
Isabella Marelli, Gennaro Toscano

Una mostra Comune di Milano – Cultura Palazzo Reale
Civita Mostre e Musei

Catalogo Marsilio Editori

Progetto allestimento Corrado Anselmi
Info mostra 199.15.11.21
(dal lunedì al venerdì 9.00-18.00; il sabato 9.00 - 12.00)
Dall’estero: 02.89096942 www.mostraingres.it mostre@civita.it

Orari Lunedì 14.30 - 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 - 19.30 giovedì e sabato: 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietti comprensivi di audioguida

open 16 €
intero 14 € formula 2 x 1 per i soci CartaFreccia in possesso biglietto Frecce per Milano (data viaggio non antecedente i 5 giorni dalla data della visita in mostra)
ridotto semplice 12 €: per gruppi di almeno 15 persone, visitatori fino ai 26 anni, visitatori oltre i 65 anni, insegnanti, disabili, militari, forze dell’ordine non in servizio, tesserati FAI e Touring Club, possessori deibiglietti aderenti all’iniziativa “Lunedì Musei” (Museo Poldi Pezzoli eMuseo Teatrale alla Scala), possessori card Institut Français Milan, possessori biglietto regionale Trenitalia valido per raggiungere Milano il giorno stesso, dipendenti Trenitalia e titolari di apposite convenzioni
ridotto speciale 10 €: tesserati Abbonamento Musei Lombardia, Soci Orticola con tessera valida per l’anno in corso, titolari Rinascente Card
ridotto speciale 7 € abbonati annuali ATM. Per poter usufruire dei vantaggi è necessario esibire la tessera elettronica ATM in corso di validità insiemealla Carta Club presso la biglietteria della mostra (Palazzo Reale, piazza Duomo, 12)
ridotto speciale 6 €: per scolaresche di ogni ordine e grado, gruppi organizzati direttamente da FAI e Touring Club, giornalisti nonaccreditati, dipendenti del Comune di Milano e volontari del Servizio Civile operanti presso il Comune di Milano
biglietto famiglia 10 € a persona per uno o due adulti, 6 € per i bambini dai 6 ai 14 anni, bambini fino a 5 anni gratuito
Gratuito per minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, un accompagnatore per disabile che ne presenti necessità, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa delComune o della mostra, guide turistiche abilitate, tesserati ICOM, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano

Modalità di accesso La prenotazione è obbligatoria per gruppi e scuole e consigliata per i singoli al costo di:
1,50 € a persona
1 € a studente e per i biglietti ridotti famiglia

 
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