Robert Capa, [Sicilian peasant telling an American officer which way the Germans had gone, near Troina, Sicily], August 4-5, 1943. Robert Capa: Dentro la storia alla Castiglia di Saluzzo
Dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 la Castiglia di Saluzzo ospita Robert Capa. Dentro la storia, mostra a cura di Monica Poggi con 100 fotografie dalle collezioni dell’International Center of Photography di New York.
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Dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, la Castiglia di Saluzzo — antica fortezza e residenza marchionale, oggi spazio museale e luogo del contemporaneo — accoglie Robert Capa. Dentro la storia, grande monografica a cura di Monica Poggi, realizzata in collaborazione con l'International Center of Photography (ICP) di New York, dalle cui collezioni provengono tutte le opere esposte. La mostra riunisce 100 fotografie, accompagnate da riviste illustrate, libri e documenti d'archivio che consentono di collocare gli scatti nei loro contesti originari di pubblicazione, restituendo la complessità del lavoro di uno dei padri fondatori del fotogiornalismo del Novecento.

L'iniziativa è parte del nuovo progetto espositivo che Fondazione Artea realizza in collaborazione con i Comuni di Caraglio e Saluzzo: due rassegne inedite, accolte in altrettanti luoghi fortemente identitari del territorio, dedicate a due dei maggiori esponenti del fotogiornalismo del XX secolo, entrambi appartenenti all'agenzia Magnum Photos. Contemporaneamente a Dentro la storia, il Filatoio di Caraglio ospita infatti la mostra Marc Riboud. Verso il mondo, che attraverso oltre 50 anni di lavoro del fotografo francese racconta alcuni dei principali avvenimenti storici e sociali del Novecento. Il progetto è accompagnato da un ricco Public Programme di appuntamenti e iniziative collaterali.

Robert Capa e un nuovo linguaggio dell'informazione

La monografica documenta il lavoro di Robert Capa (1913-1954), pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, non solo in quanto testimonianza storica del Novecento, ma come momento decisivo nella definizione di un nuovo linguaggio del fotogiornalismo. La sua opera si pone come punto di svolta nella trasformazione del rapporto tra immagine, evento e spettatore: non più una fotografia concepita come osservazione distante, ma una pratica visiva fondata sulla prossimità, sul coinvolgimento diretto del pubblico e sulla capacità di renderlo partecipe della scena rappresentata.

La curatrice Monica Poggi lo riassume così: «La mostra si propone di rileggere la traiettoria professionale di Robert Capa nel contesto più ampio delle trasformazioni del linguaggio dell'informazione. Sono gli anni in cui le riviste illustrate stanno cambiando radicalmente il modo di raccontare gli eventi, ma anche quelli in cui vengono prodotti i primi cinegiornali, anticipando quella centralità dell'immagine in movimento che troverà poi nella televisione uno dei suoi principali sviluppi. Il lavoro di Capa interpreta in modo straordinariamente efficace questo passaggio. Le sue fotografie sono dinamiche, talvolta mosse, costruite attraverso una prossimità fisica agli eventi che restituisce a chi guarda la sensazione di trovarsi dentro la storia, mentre sta accadendo».

La frase che meglio sintetizza il metodo di Capa — ed è anche la più citata — l'ha scritta lui stesso: «Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino». Le sue immagini sono spesso imperfette, ma è proprio questo a renderle così coinvolgenti, restituendo il caos e l'urgenza del momento vissuto più che il racconto ordinato di un fatto già avvenuto. Ed è anche la stessa vicinanza, fisica ed emotiva, che lo porterà a morire calpestando una mina in Indocina nel 1954, durante l'ultimo reportage della sua vita.

Il percorso in sette sezioni: dagli esordi all'Indocina

Il percorso espositivo è suddiviso in sette sezioni tematiche, ordinate cronologicamente, che consentono di seguire l'evoluzione del lavoro di Capa dagli esordi europei fino al suo ultimo reportage.

Gli anni della formazione: Berlino, Parigi, Trotskij a Copenaghen

La prima sezione è dedicata agli anni della formazione, avvenuta tra Berlino e Parigi. A questo periodo appartengono il ritratto di Lev Trockij scattato a Copenaghen nel 1932 — il primo vero reportage della sua carriera — e le immagini del Tour de France, che testimoniano come, già prima dei grandi conflitti, il suo lavoro si orientasse verso una fotografia capace di registrare l'energia dell'evento. In mostra, insieme agli scatti, sono presenti anche i primi servizi realizzati a Copenaghen e a Ginevra, con i relativi materiali d'archivio di contesto.

La guerra civile spagnola e Il miliziano colpito a morte

Protagonista della seconda sala è la guerra civile spagnola, momento decisivo tanto nella biografia di Capa quanto nella definizione del suo linguaggio fotografico. A partire dal 1936, insieme a Gerda Taro, Capa documenta il conflitto schierandosi con la causa repubblicana antifascista. Attorno all'icona Il miliziano colpito a morte (The Falling Soldier), si potranno ammirare non solo le fotografie dei combattimenti scattate al fronte, ma anche quelle che registrano la vita quotidiana dei soldati, i momenti di pausa, la vulnerabilità dei corpi e, in seguito, la condizione dei rifugiati in Francia. Capa punta a restituire il conflitto non come astrazione geopolitica, ma come esperienza umana concreta, segnata da precarietà, attesa, perdita e sradicamento.

La mostra dedica all'immagine un approfondimento specifico sul dibattito riguardo la sua autenticità, uno dei casi più discussi della storia della fotografia e insieme uno dei nuclei che hanno fatto di Capa un autore di riferimento ben oltre il proprio tempo.

Cina 1938: le prime immagini di guerra a colori mai pubblicate

La terza sezione ripercorre il soggiorno di Capa in Cina nel 1938, durante la guerra sino-giapponese. Le sue fotografie documentano una società attraversata dal conflitto, alternando immagini della vita quotidiana, delle manifestazioni pubbliche e della presenza dei civili a scene che testimoniano la vulnerabilità degli spazi urbani e le conseguenze dell'irruzione della guerra. In mostra, un approfondimento specifico è dedicato alle fotografie a colori scattate in Cina con pellicola Kodachrome: tra le primissime immagini di guerra a colori mai pubblicate.

La Seconda guerra mondiale e Omaha Beach

La mostra prosegue con le fotografie realizzate al seguito delle truppe statunitensi durante la Seconda guerra mondiale. Capa ritorna in Europa come fotoreporter embedded, seguendo l'avanzata alleata lungo la penisola italiana e poi lungo il fronte occidentale, con particolare attenzione a Italia, Francia e Germania.

Un approfondimento è dedicato agli scatti dello sbarco a Omaha Beach del 6 giugno 1944, uno dei momenti più iconici della storia del fotogiornalismo del XX secolo, cui si deve anche la nascita di una delle leggende storiche più note sulla fotografia bellica.

Il dopoguerra tra Messico, Israele e Unione Sovietica

Dopo aver raccontato il confronto bellico, Capa concentra lo sguardo sulle persone, sui gesti, sulle condizioni di vita e sui segni della ridefinizione geopolitica del secondo dopoguerra, in paesi come Messico, Israele e Unione Sovietica. Queste opere segnano un passaggio importante, perché rivelano lo spostamento del fotografo verso una geografia più ampia, in cui il conflitto non è sempre rappresentato nella sua fase acuta, ma nelle sue conseguenze politiche, sociali e simboliche.

Moda, lifestyle, Hemingway e Picasso: una parte meno nota

La sesta sezione prende in considerazione una parte meno nota ma essenziale del suo lavoro: quello relativo alla moda, ai servizi lifestyle per riviste come Life e Vogue, ai ritratti informali ad amici celebri, artisti, scrittori e intellettuali e al rapporto con il mondo del cinema, dell'arte e della cultura. È un Capa che si misura con un registro apparentemente più leggero e mondano, in dialogo con figure come Hemingway, Picasso, Huston e Bergman.

Giappone e Indocina: l'ultimo reportage

La retrospettiva si completa con le fotografie scattate in Giappone, dove Capa coglie lo sforzo del paese di rimettersi in piedi dopo la guerra, e in Indocina: qui il fotografo ritorna a descrivere un conflitto attivo, nel quadro delle tensioni coloniali e della ridefinizione geopolitica dell'Asia nel secondo dopoguerra. È il reportage che non riuscirà a concludere.

Magnum Photos e la "valigia messicana"

Alla biografia e alla fortuna del suo archivio, la mostra dedica un approfondimento specifico. Nel 1947 Capa fonda, insieme a Maria Eisner, Rita e William Vandivert, Henri Cartier-Bresson, David "Chim" Seymour e George Rodger, l'agenzia cooperativa Magnum Photos, destinata a cambiare il modo in cui i fotografi lavorano con l'editoria.

La storia dei negativi è altrettanto intricata: il suo archivio è stato per decenni disperso tra Europa e Stati Uniti ed è stato ricomposto nel tempo grazie a ritrovamenti come quello della cosiddetta "valigia messicana", uno dei casi documentali più celebri della storia della fotografia del Novecento.

L'International Center of Photography di New York

Le opere in mostra provengono dalle collezioni dell'International Center of Photography (ICP), fondato nel 1974 a New York da Cornell Capa — fratello del fotografo — con l'obiettivo di preservare l'eredità della fotografia impegnata, cioè della creazione di immagini socialmente e politicamente consapevoli, capaci di educare e contribuire a cambiare il mondo. L'ICP promuove oggi programmi culturali ed educativi in linea con la propria missione, favorendo la cultura visiva come piattaforma di dialogo sulle questioni sociali più urgenti del tempo.

Monica Poggi e la curatela della mostra

Monica Poggi (Bologna, 1991) è storica della fotografia e curatrice indipendente. Dal 2019 al 2025 è stata Curatrice e Responsabile mostre di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino. Nel 2025 ha curato per Fondazione Artea il public programme Oltre la moda. La sua ricerca indaga in particolare l'autorialità femminile, la fotografia documentaria e la rappresentazione del conflitto. Ha scritto saggi dedicati alla riscoperta di figure come Helen Gee e Maria Eisner e ha curato mostre su alcune delle più rilevanti fotografe del Novecento, tra cui Lisette Model, Ketty La Rocca, Eve Arnold, Dorothea Lange e Margaret Bourke-White, oltre che su Robert Capa e Gerda Taro. È autrice della newsletter fotosensibile.

La Castiglia di Saluzzo: dalla rocca marchionale al museo

La mostra è ospitata dalla Castiglia, antico Castello dei Marchesi che sovrasta il borgo medievale di Saluzzo con sullo sfondo il Monviso. La costruzione, voluta dal marchese Tommaso I, è databile tra il 1270 e il 1286 sulla base di precedenti fortificazioni (il nome popolare "Castiglia" deriva probabilmente dal plurale latino castella, "i castelli"). Originariamente la Castiglia era una rocca a pianta quadrangolare, circondata da una cortina di mura con quattro torri cilindriche angolari.

Dal 1470 successivi interventi ne mutarono completamente la struttura: in particolare il marchese Ludovico II (1475-1504) volle trasformare la fortezza in dimora signorile sul modello delle altre corti italiane del Rinascimento, in occasione delle proprie nozze con Margherita di Foix nel 1492. Risalgono a questa fase il massiccio torrione circolare, con tondi decorati alla sommità, e un ciclo di affreschi "a grisaille" di cui oggi rimane un frammento sulla scala di accesso ai piani espositivi. Dopo l'occupazione francese del Marchesato (1549-1588) e la successiva annessione al Ducato di Savoia, l'edificio perse la sua funzione di presidio militare.

Nel 1825, dopo essersi prospettata l'ipotesi di una demolizione, si optò per trasformare l'antico castello in carcere, destinazione che mantenne fino al 1992. Dal 2002 è stato oggetto di un lungo restauro che ne ha restituito la fruizione pubblica. Oggi la Castiglia ospita due musei — il Museo della Civiltà Cavalleresca e il Museo della Memoria Carceraria — oltre all'Esposizione permanente di arte contemporanea a cura della Fondazione Garuzzo, a saloni per esposizioni temporanee e all'Archivio Storico.

Le voci istituzionali

«Saluzzo si conferma una delle capitali di riferimento per la fotografia internazionale — dichiara il Sindaco Franco Demaria — consolidando la proficua sinergia con la Fondazione Artea e il Comune di Caraglio. Dopo il successo riscosso negli anni passati con le esposizioni dedicate a Erwitt e Scianna, la nostra città ha oggi l'onore di ospitare la produzione di Robert Capa, universalmente riconosciuto come uno dei padri fondatori del fotogiornalismo del Novecento».

«La realizzazione di una mostra fotografica di grande impatto a Saluzzo nel periodo autunnale — spiega l'Assessora alle politiche culturali Attilia Gullino — è un progetto che nasce quattro anni fa, con il duplice obiettivo di consolidare la Castiglia come spazio espositivo per le mostre temporanee e di creare una proficua sinergia di territorio, mettendo in rete Saluzzo e Caraglio».

Marco Galateri di Genola e Davide De Luca, presidente e direttore di Fondazione Artea, aggiungono: «Il lavoro di Capa ci porta dentro la storia nel momento stesso in cui accade, attraverso immagini che hanno cambiato il modo di raccontare gli eventi e di guardare alla realtà. La sua fotografia nasce dalla prossimità, dalla partecipazione e dalla scelta di essere sul campo, restituendo allo spettatore non soltanto la testimonianza di un avvenimento, ma la sensazione di trovarsi al suo interno».

Robert Capa, [Woman and child running for shelter after an air-raid siren, Bilbao], May 1937. Collection International Center of Photography, New York, Credit ICP/Magnum Photos

Scheda Tecnica

Robert Capa. Dentro la storia è visitabile dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 alla Castiglia di Saluzzo (CN), in piazza Castello 1.

Orari: venerdì 15.00-19.00; sabato, domenica e festivi 10.00-19.00. Chiusura biglietteria alle ore 18.00.

Biglietti:

  • Intero: 13 euro (esclusi i diritti di prevendita)
  • Ridotto: 10 euro (esclusi i diritti di prevendita) — riservato a bambini e ragazzi 7-19 anni, studenti universitari fino a 25 anni, over 65, insegnanti con certificazione, soci ACLI, soci FAI, possessori del biglietto di ingresso alla mostra Marc Riboud. Verso il mondo al Filatoio di Caraglio e possessori del voucher segnalibro ricevuto in omaggio alla Festa del Libro Medievale di Saluzzo (ed. 2026)
  • Ridotto gruppi (min. 10, max. 25 persone): 6 euro
  • Ridotto scuole (15-25 persone): 3 euro
  • Ingresso gratuito: bambini fino a 6 anni, soci ICOM, persone con disabilità più un accompagnatore, possessori dell'Abbonamento Musei Piemonte e Valle d'Aosta o dell'Abbonamento Musei Formula Extra, guide turistiche abilitate del territorio piemontese, giornalisti con tesserino, residenti a Saluzzo soltanto la domenica mattina

Biglietteria presso la Castiglia (chiusura ore 18.00) o su ticket.it. Informazioni: fondazioneartea.org e visitsaluzzo.it.

 
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