San Teodoro A sud di Olbia …
Tutta la costa che si estende ad Est di Olbia fino a San Teodoro è una delle meraviglie naturali d'Italia. Non distante dalla Costa Smeralda, è un’area marina protetta dal 1997 che si estende per circa 15.000 ettari da Capo Ceraso a Punta Isuledda.
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A sud di Olbia …
Capo CerasoTutta la costa che si estende ad Est di Olbia fino a San Teodoro è una delle meraviglie naturali d'Italia. In particolare Capo Coda Cavallo, punta estrema di un ampio promontorio che inizia con Cala Gjrgolu e termina con Cala Brandinchi offre suggestivi panorami, deliziose piccole baie e un mare meraviglioso con al largo la vista sulle vicine isole Tavolara e Molara.

Non distante dalla Costa Smeralda, è un’area marina protetta dal 1997 che si estende per circa 15.000 ettari da Capo Ceraso (a sud di Olbia), arriva fino a Punta l’Isuledda (a sud di San Teodoro).
Verso l'interno lo sguardo incontra le alture di Casteddacciu ed il monte Nieddu (che raggiunge i 970 metri s.l.m.). Il paesaggio punteggiato di macchia mediterranea è intervallato da blocchi granitici forgiati dal vento e dalla salsedine e formare affascinanti e suggestive sculture naturali.


Cala Gjrgolu: si trova a 20 km a sud di Olbia, di fronte all'isola di Tavolara e a 12 km da San Teodoro. La costa forma il piccolo stagno di Ghjlgòlu, frequentato da aironi cinerini, cormorani, anatre ed altri uccelli. Una della peculiarità del posto era la presenza di un blocco di granito rosa  scolpito a forma di “tartaruga” che purtroppo è stata decapitata nell'agosto del '93 da vandali giunti a bordo di un cabinato che, senza l'intervento dei presenti, avrebbero trafugato la testa mozzata che invece è stata restituita e ripristinata con uno speciale mastice (ci si trova inoltre nel mezzo del parco nazionale marino di Tavolara per il quale sono state previste particolari misure di salvaguardia.).  Purtroppo a soli 4 anni di distanza, nel '97 si è ripetuto l'atto di vandalismo: questa volta purtroppo la decapitazione è stata definitiva e la roccia simbolo delle bellezze sarde non esiste più; ignoti, oltre ad imbrattarla con vernice bianca, le hanno frantumato il capo.

Isola di Tavolara: l'isola è lunga sette chilometri e le sua pareti scendono a picco sul mare, scoscese e difficilmente accessibili; i due terzi orientali del territorio, chiamati Spalmatore di Fuori, sono inaccessibili perchè zona militare e l'unico punto di approdo possibile ai natanti è la piccola penisola di Spalmatore di Terra, il difficoltoso approdo all'isola ed il fatto che due terzi dell'isola siano chiusi al pubblico hanno permesso la conservazione di alcune rare specie botaniche, una variegata avifauna e la sopravvivenza delle capre dai denti d'oro (così chiamate per la particolare colorazione della dentatura anche se tuttora non è chiaro se dovuta all'alimentazione a base di   particolari vegetali come l'euforbia o caratteristica genetica della razza).

Isola di Molara: nel tratto di mare che separa l'Isola di Tavolara da Punta Coda Cavallo emerge dal mare cristallino l'Isola di Molara, 158 metri di granito, poco più di 3 chilometri quadrati disabitati, presenta nella parte nord occidentale dell'isola, in prossimità di Cala Chiesa, i resti di una chiesa medievale costruita secondo i canoni dell’architettura romanica, a navata unica con abside semicircolare ed intitolata a San Ponziano.
 

Cala Brandinchi: Una delle spiagge più note di Capo Coda Cavallo: si apre sul lato meridionale   del promontorio, più protetta, rispetto al versante settentrionale, dai venti dominanti e per questo il litorale è più dolce, i profili tormentati che si trovano a Nord si distendono con un argine sottile formato da un sistema di dune che si frappone fra il mare e gli stagni retrostanti. In questo paradaiso naturale si apre cala Brandinchi, detta anche Brandinga, e conosciuta come Thaiti per la sabbia finissima ed il mare trasparente con colori che vanno dall’azzurro al blu intenso. Due spiagge separate da un piccolo promontorio, il colle di Capicciolo,  Lu Impostu, e la vera e propria Cala Brandinchi. Sulle dune fioriscono i gigli selvatici mentre più all'interno si estende une fitta macchia di ginepri fino alle rive di placidi stagni che però in estate sono asciutti. I bassi fondali rendono queste spiagge ideali anche per le famiglie, così come i servizi di cui dispone: parcheggio (a pagamento) anche per camper, bar, locali, campeggio ed hotel nelle vicinanze; è inoltre possibile il noleggio di sdraio, ombrelloni e natanti di vario genere. Tutto ciò concorre, ovviamente, a rendere questi luoghi particolarmente affollati in alta stagione.
La cala può vantare inoltre l'essere stata il luogo da cui nell'ottobre del 1867, Giuseppe Garibaldi partì con la paranza “San Francesco” dopo essere fuggito da Caprera per raggiungere Piombino e cercare di liberare Roma anche grazie all'aiuto della popolazione della Gallura, il suo sogno si infranse a Mentana.
 

San TeodoroSan Teodoro, lo stagno, la spiaggia La Cinta: proseguendo verso sud si incontra lo Stagno di San Teodoro, il più vasto degli stagni costieri: ha una forma allungata, con il suo asse maggiore lungo 4 km circa, una profondità media di 0.70 m e massima di 2.30 m che varia, come peraltro la sua salinità a causa dei cambiamenti di portata degli immissari che sono il Rio di San Teodoro che si immette nel suo versante meridionale ed il Rio di Filicaiu; è disposto in direzione Nord-Sud,  separato dal mare da un cordone sabbioso (La Cinta) e delimitato a nord dal promontorio granitico di Punta Sabbatino e Punta Aldia ed a sud dal paese di San Teodoro. 
Una stretta lingua di terra, la Cinta, ricca di bassa vegetazione separa la spiaggia dalla laguna antistante e presenta aspetti naturalistici di grande interesse legati all'avifauna: fenicotteri rosa , folaghe, fraticelli, aironi rossi, gheppi e germani reali che qui vivono indisturbati.
Se siete stanchi della spiaggia è consigliata un'escursione lungo le verdeggianti rive del Rio San Teodoro: il corso d'acqua ha scavato nella roccia un alveo articolato con piscine, piccoli laghi e nei periodi di piena anche cascatelle che rimandano ad un incontaminato paesaggio montano.

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