Il Torrione di Carpi, destinazioni d\'uso Il torrione di Carpi
Il Torrione, noto come di Galasso o degli Spagnoli, costituisce nel complesso del Palazzo dei Pio un elemento architettonico evidente e definito in sé, diventerà la porta di accesso alla città, non solo alla visita del Palazzo coi suoi musei.
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Il Torrione di Carpi: note storico-artistiche

Carpi e il Torrione, modellazione in 3D

Il Torrione, noto come di Galasso o degli Spagnoli, costituisce nel complesso del Palazzo dei Pio un elemento architettonico evidente e definito in sé.

Gli studi in corso, avviati con gli interventi di restauro, incrociando i dati documentari noti e le emergenze architettoniche e artistiche che stanno poco per volta chiarendosi in corso d’opera, hanno consentito di inquadrare l’evoluzione e lo sviluppo del manufatto.

La prima persistenza architettonica nell’area a sud ovest del complesso dei Pio risale agli anni Settanta-Ottanta del Trecento, forse in concomitanza con la divisione di Carpi tra Giberto e Marsiglio Pio, che si costruiscono una propria area residenziale. Quanto rimasto è una torre tardo-trecentesca che occupa oggi l’angolo sud-est del Torrione ed è ben leggibile nella sua struttura dalle fondamenta – nell’interrato sono stati trovati gli archi di fondazione – fino alla cima, che era caratterizzata da merlature di tipo ghibellino sul modello della torre del Passerino. Questa torre entro i primi tre decenni del Quattrocento viene collegata al comparto a nord del complesso (attuale Rocca Nuova) tramite un corpo denominato Palazolo o Corridoio (1428) e da altre strutture di cui sono rimaste tracce di muri ora inglobati nell’angolo nord-est del Torrione tra piano terra e primo.

È Galasso III Pio (1438-1465) che, nella fase di divisione di Carpi coi fratelli Marco II (che costruisce Castelvecchio) e Alberto II (che si stabilisce nella Rocca Nuova), inizia a definire la struttura architettonica e l’impianto decorativo che emerge dai lavori in corso. Galasso costruisce a nord, a piano terra, una loggia aperta per il banchum iuris (l’amministrazione della giustizia, funzione che mantiene per oltre cinque secoli) già nel 1447, mentre nella parte sud dell’attuale Torrione definisce la propria area residenziale e di rappresentanza, inglobando e modificando a tale scopo l'antica torre trecentesca, allungandola verso ovest fino all’attuale facciata su piazza dei Martiri, costruendo e decorando il vero e proprio palazzo di Galasso con giardino a sud (ora area del Teatro), con tre piani e una terrazza di sottotetto, in una prima fase forse aperta, ma ben presto chiusa con tetto a falde, seguendo modelli diffusi in area emiliana.

Alla sua morte il Torrione passa al fratello Marco Pio, mantenendo inalterata la funzione di Palazzo della Ragione e di carcere (come dimostrano le scritte graffite datate al 1478 comparse durante i restauri), quindi dal 1495 a suo figlio Giberto che governa in condominio con Alberto III Pio. È Giberto III (1495-1500) a trasformare la loggia in una grande sala terrena – più lunga verso la piazza di quanto sia ora - e a decorarla con un magnifico ciclo astrologico, in parte già noto ma che sta ora emergendo in tutta la sua bellezza; a Giberto si devono anche altre decorazioni in due ambienti del secondo piano, in cui viene esibito il sistema di relazioni e alleanze del signore.

Nel 1500 Giberto cede la sua metà di Carpi agli Estensi che quindi subentrano nel governo di Carpi con Alberto Pio fino al 1525: è in questo periodo che si datano gli interventi che portano alla definizione architettonica del Torrione come lo vediamo ora. La parte nord viene regolarizzata in lunghezza e in altezza seguendo le dimensioni del palazzo di Galasso a sud e viene coperta da un unico tetto a falde con l’inserimento di un cornicione.

Dal 1527 inizia la fase estense, quindi sabauda e repubblicana della storia del Torrione, con poche modifiche interne e l’aggiunta di strutture a est e sud a partire dall’Ottocento.

Il Torrione di Carpi: progetto di recupero

Il recupero del Torrione (per un importo complessivo di sei milioni di euro) è stato suddiviso in due stralci progettuali. Il primo è a sua volta diviso in opere edili di consolidamento, prime predisposizioni impiantistiche e recupero delle facciate, nonché nella prima fase dei restauri degli apparati decorativi, che consiste nella descialbatura e lettura delle decorazioni presenti nelle pareti e nei soffitti, i cui lavori sono stati avviati nel dicembre 2018. Il secondo stralcio, in corso di definizione, prevede le opere di finitura edile, di realizzazione di una scala esterna e di restauro degli apparati decorativi, oltre a tutti gli impianti di servizio, illuminotecnici e speciali, per consegnare gli spazi alla definizione di arredi e allestimenti.

Rispetto all’impostazione progettuale, si è tenuto conto dell’intervento che dopo il sisma del 1996 e fino al 2008 ha riguardato la parte centrale del Palazzo dei Pio, dove ora sono ospitati i Musei, che ha una sua lettura coerente tra la parte del ripristino sismico e la parte di rifunzionalizzazione dell’intero restauro, diventando così un valido riferimento per la redazione del progetto del Torrione. La definizione delle funzioni e delle destinazioni d’uso poi è stato metodologicamente il punto di partenza del progetto di recupero e restauro dell’edificio.

Il Torrione diventerà la porta di accesso alla città, non solo alla visita del Palazzo coi suoi musei (Civici e del Deportato). Al piano terra troverà infatti collocazione il servizio Incarpi – Centro unico di promozione e informazione e accoglienza turistica; la grande sala nella parte nord avrà una destinazione flessibile: ordinariamente destinata a essere un punto di sosta e presentazione della città a turisti, cittadini e studenti, al bisogno sarà anche dotata di arredi e strumentazioni per diventare uno spazio per conferenze, incontri pubblici, celebrazioni. I due piani intermedi primo e secondo non presenteranno allestimenti permanenti, sono destinati a diventare luoghi di visita, per lo straordinario patrimonio artistico che sta emergendo e che offriranno, ma anche predisposti per ospitare attività temporanee non solo di carattere espositivo tradizionale, ma anche per il mondo dell’economia e dell’impresa del territorio che necessiti di spazi di prestigio per eventi di presentazione dei propri prodotti.

Questo progetto si trascina la progettazione, in termini impiantistici e museografici, della Pinacoteca nelle Stanze del Vescovo. Nello specifico, si è creato un sistema virtuoso di progettazione, che ha integrato progetti e interventi di consolidamento su questi spazi, inseriti in un altro piano di recupero dei danni del sisma sul Palazzo dei Pio (che inizieranno nei prossimi mesi), con la parte di finitura e allestimento che vanno di pari passo con la progettazione del secondo stralcio del Torrione.

Da qui partirà la visita al Palazzo, con l’opportunità, per la prima volta, di percorrere tutto il complesso da sud a nord, entrando nel Torrione e uscendo nel Cortile d’Onore, completando così definitivamente gli itinerari di visita.

Il Torrione di Carpi: il restauro, la volta della grande sala terrena

L’intervento più innovativo nel Torrione riguarda la complessa volta detta dello Zodiaco, della sala a piano terra, una volta polilobata con unghie che aprono sulle lunette decorate delle pareti, che ha subito nel corso dei secoli un significativo schiacciamento e a oggi risulta molto ribassata. L’intervento ha l’obiettivo di restituire alla volta la sua curvatura e forma originaria e di ripristinare la grande spazialità della sala che occupa tutta la porzione a nord del piano terreno del Torrione.

I lavori prevedono innanzitutto l’eliminazione delle pareti di rinforzo e delle puntellature all’intradosso della volta e, per sostenerla durante le opere di consolidamento, saranno costruiti muri in falso mediante idonee strutture provvisionali.

Prima dell’intervento vero e proprio, si interviene con un parziale descialbo e una fase di prefissaggio degli intonaci e delle pitture prima della centinatura e la messa in sicurezza delle pellicole pittoriche mediante stuccatura dei bordi incoerenti e velatura con carta giapponese.

A questo punto inizia il consolidamento vero e proprio della volta, operando dalla parte superiore della stessa: la prima fase ha l’obiettivo di far recuperare alla volta la curvatura originaria, attraverso la realizzazione di un’accurata centinatura all’intradosso della volta con diversi puntelli, che sono tenuti costantemente controllati attraverso il posizionamento di flessimetri e di altre apparecchiature per il monitoraggio del sollevamento della volta. Conclusa questa fase, si procederà alla demolizione degli archi di rinforzo in muratura attualmente presenti nella sala.

Dopo un’accurata pulizia della volta e la risarcitura delle fessurazioni, si formerà un’altra volta in laterizio, posta di piatto, al fine di portare a livello la parte centrale della volta, che è dotata di uno spessore inferiore alle parti laterali e quindi la si collegherà alla volta esistente. A questo punto saranno poste in opera fasce in fibra di carbonio della larghezza di circa 40 cm., per andare a formare un reticolo bidirezionale ancorato alle estremità della volta. Un successivo intervento vedrà la realizzazione di strutture metalliche estradossali poste in corrispondenza della chiave di volta e dei peducci delle unghie e collegate all’altezza delle linee di intersezione tra unghie e volta.

Finito l’intervento di consolidamento vero e proprio, dopo l’inserimento di catene metalliche all’intradosso, sarà realizzato il soprastante impalcato di calpestio in lamiera e richiusa la volta. In quel momento, la volta avrà ripreso la curvatura originaria e sarà possibile eliminare anche le centinature e i puntellamenti di sostegno per restituire la sala alla sua spazialità originaria.

Il Torrione di Carpi: il restauro, gli interventi sulle facciate

Il sisma del maggio 2012 ha determinato molte le lesioni sulle murature esterne del Torrione, una parte delle quali erano già presenti e si sono ulteriormente ingrandite, ma tante altre si sono evidenziate per la prima volta, in corrispondenza di tamponamenti, piattabande e canne fumarie.

L’intervento sulle facciate esterne prevede quindi il restauro del paramento murario da piano terra fino alla linea di gronda di copertura. I muri di ampio spessore appaiono tessuti con sufficiente regolarità e i mattoni risultano di qualità; la malta è invece molto degradata ed è necessario intervenire migliorandone le caratteristiche meccaniche con l’uso di calce idraulica additivata per una profondità di almeno una testa di mattoni e fino a due teste in alcuni punti. Gli interventi verranno eseguiti con la tecnica del scuci-cuci per le zone in cui la compagine muraria appare particolarmente degradata e dove sono presenti vecchie lesioni e cretti e in corrispondenza di quelle finestre che sono lesionate negli architravi e nelle spalle. In vaste zone sarà sufficiente ripristinare la continuità muraria intasando i giunti per pochi centimetri verso l’esterno con malta di calce, predisponendo la muratura per la successiva stuccatura finale esterna.

I vani finestra sono già stati oggetto di interventi di somma urgenza durante le fassi immediatamente successive al sisma, ma sono previsti in questa fase i completamenti esterni che prevedono la posa dei pluviali, il restauro dei bancali, delle mostre e cornici in cotto che circoscrivono le finestre.

In questa fase si affronterà anche la descialbatura delle decorazioni interne, al fine di accertare con precisione le consistenze di danno sia sugli affreschi ma soprattutto sulle murature espletando ulteriori indagini strumentali, che permetteranno di non provocare danni alle murature interne in fase di consolidamento alle facciate.

La pinacoteca, prime note di progetto

L’area del Palazzo dei Pio destinata a ospitare la Pinacoteca sono le cosiddette Stanze del Vescovo, un corpo di fabbrica al primo livello che connette la porzione centrale rinascimentale del Palazzo attraverso la loggia di primo ordine con il quattrocentesco Torrione degli Spagnoli, con affaccio sulla piazza dei Martiri. Si tratta architettonicamente di un’infilata di cinque ambienti passanti, di dimensione variabile, sul fronte ovest verso la piazza, e di altri tre ambienti sul fronte est con affaccio sul Cortile delle Stele, di dimensioni più limitate e di minor pregio.

Nella prospettiva futura, la Pinacoteca assume un ruolo importantissimo nell’approccio del visitatore: quando si attiverà il percorso di visita al Palazzo e ai Musei con accesso dal piano terra del Torrione e uscita dal Cortile d’Onore, la Pinacoteca, partendo dal presupposto che il Torrione non conterrà allestimenti permanenti, costituisce il primo impatto del visitatore con le collezioni del Museo e della città.

La nuova Pinacoteca si sviluppa attraverso due percorsi paralleli: un primo percorso 1 si sviluppa nelle Stanze del Vescovo, fronte ovest. Ognuno dei cinque ambienti è progettato con una selezione di opere, come una piccola ‘mostra’, che costituisce una delle tante storie diverse che costituiscono la storia principale, comprensibile e leggibile nella sua interezza. All’interno di ogni sala, ogni dipinto selezionato ha almeno un aspetto (tra i tre sopra delineati) che può essere tradotto in forma ‘spettacolare’ e/o interattiva, diventando una delle tante storie diverse che vanno a comporre la storia tematica della sala. Ognuna di queste storie ha un approccio personalizzato, lasciando libero il visitatore di fare suo solo ciò che lo interessa e lo incuriosisce. Per questo, quella che esce dalla visita è una storia esclusiva e inclusiva, nella quale il visitatore ha un ruolo fondamentale. In questo senso, che la visita parta dal Torrione – come prevederanno i nuovi percorsi di accesso - o dalle logge, non è mai priva di senso.

Un secondo percorso è costituito da due ambienti sul fronte est. Sul migliaio di dipinti della raccolta carpigiana, l’allestimento delle Stanze del Vescovo ne prevede al massimo un centinaio. Per rendere fruibile il resto del patrimonio, l’idea è di prevedere, come avviene in alcuni musei europei (Francia, Gran Bretagna), un ‘deposito’ accessibile in cui è il visitatore scopre le opere, esposte a rotazione lenta ogni 4/5 mesi, allestite con mostre tematiche. L’idea di tematizzare ciclicamente un’esposizione con queste modalità, oltre a offrire una valorizzazione costante della raccolta, risulta nel tempo poco dispendiosa e di semplice gestione tecnica.

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