Gian Paolo Barbieri, Vogue Italia, Audrey Hepburn, 1975 Lo sguardo restituito - Una storia della fotografia
L’esposizione propone un lungo viaggio tra le varie declinazioni del genere ritrattistico, dai primi anni del Novecento ai selfie, attraverso le fotografie di anonimi autori e di grandi maestri quali Steve McCurry, Sebastião Salgado e molti altri.
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Dal 31 marzo al 24 luglio, il Museo di Santa Giulia a Brescia ospita la mostra Lo sguardo restituito. Una storia della fotografia, uno dei principali appuntamenti della quinta edizione del Brescia Photo Festival, iniziativa promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Ma.Co.f - Centro della fotografia italiana che quest’anno verterà sul tema Le forme del ritratto.

La rassegna, curata da Renato Corsini e Tatiana Agliani, propone un affascinante viaggio nelle diverse declinazioni di questo genere fotografico, dai primi anni del Novecento ai selfie, attraverso le opere di anonimi autori e di grandi maestri quali Steve McCurry, Sebastião Salgado, Ugo Mulas, Gian Paolo Barbieri, Alberto Korda, Edward S. Curtis e molti altri, che offrono anche una riflessione sull’identità delle varie persone e sulla rappresentazione che si offre di se stessi, dentro e oltre la maschera del volto.

Il percorso espositivo, suddiviso in undici sezioni, si apre con quella in cui tutti gli scatti, siano quelli di Audrey Hepburn di Gian Paolo Barbieri o degli amici al mare di Franco Vaccari o del pugile che evidenzia la sua forza, vedono il soggetto assumere posizioni o atteggiamenti studiati e scelti per sottolineare alcuni aspetti legati alla situazione o alla sua personalità e prosegue con quella che si focalizza sulla rappresentazione eterea e raffinata della donna, molto in voga a partire dagli anni venti del secolo scorso.

Il ritratto è lo strumento per suggellare il ruolo sociale dell’individuo o per celebrare i “miti di carta” della nuova società di massa. Ecco allora personaggi quali Marilyn Monroe, Mao Zen Dong, Marlene Dietrich, Ernesto Che Guevara, Sofia Loren e Cary Grant, immortalati da grandi autori quali Jousuf Karsh, Philippe Halsman, Elisabetta Catalano che, con i loro attenti studi sulle luci e le ombre, fanno risaltare la potenza drammatica dei volti.

Ma fuori dai miti c'è la vita, che la fotografia cattura donando a tutti un sogno d’immortalità. Nel corso dei decenni migliaia di fotografi di documentazione sociale e di informazione, quali Walker Evans ed Edward Steichen, hanno fotografato uomini e donne del proprio tempo, cogliendo in essi i segni della fatica, della sofferenza, della determinazione, della voglia di vivere e di amare.

Il volto è la superficie su cui affiorano sentimenti ed emozioni, ma anche la maschera dell’io che nasconde il mistero dell’essere. Muovendosi nell’ambito di una fotografia sperimentale di ricerca, autori quali Man Ray, Paolo Gioli, Desirée Delron, Loretta Lux, hanno parlato della dimensione universale dell’uomo, dando voce alla sua condizione esistenziale.

La mostra si completa con la sezione dedicata ai selfie, forma di narcisismo contemporaneo che si è sviluppato nell’epoca della fotografia digitale e degli smartphone.

Girgio Lotti, Chou En Lai

“Il ritratto è da sempre un tema molto importante per i fotografi. Esso è stato la molla che ha fatto sviluppare la fotografia e ne ha decretato il successo, rendendolo accessibile a tutti”, commenta Tatiana Agliani, co-curatrice della mostra. “Oggi è considerato la cosa più importante della nostra esistenza, perché certifica la nostra stessa vita: dalla fototessera sui documenti, alla nostra memoria storica e quella dei nostri cari, fino ad arrivare a considerare il ritratto come un modo per mostrarci agli altri, tipico del narcisismo moderno”:

La mostra che propone il Museo di Santa Giulia da marzo a luglio è forse la più completa antologica della storia della fotografia dall’Ottocento ai giorni nostri dedicata al tema iconico del ritratto”, commenta il direttore della Fondazione Brescia Musei Stefano Karadjov. “Decine di ‘giganti’ di quest’arte raccolti da Renato Corsini e Tatiana Agliani illustrano meravigliosamente la trasformazione del mezzo fotografico e l’evoluzione antropologica della fotografia. Le ‘maschere’ rappresentate in mostra, siano essi le celebri star hollywoodiane o gli anonimi popoli indigeni dalla loro epoca premoderna, ci significano la grandezza dello strumento fotografico che forse solo nella forma del ritratto presenta così’ chiaramente il proprio statuto di arte contemporanea per eccellenza. Un grande onore per Brescia Musei pregiarsi di una antologica di questo respiro e la nostra gratitudine, oltre che ai curatori, va ai tanti collezionisti che hanno compreso il valore artistico e formativo di questo progetto fotografico nella V edizione del Photo Festival, un evento nazionale ormai maturo e consolidato”.

 
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