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Guida a Trapani e provincia Guida a Trapani e provincia
 
Selinunte: Parco archeologico – Tempio E – V secolo a.C. (ph Walter Leonardi) (Archivio fotografico dell’Azienda Provinciale Turismo di Trapani) La storia, l'archeologia e il mito nel trapanese
Ci sono luoghi in Sicilia dove il mito si intreccia con la storia e dove l'archeologia testimonia la vita di antichi popoli e civiltà.
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Sulla sommità del Monte San Giuliano, in splendida posizione panoramica su Trapani, in silenzio tra le nubi, posa la città di Erice.   Erice fu popolata dagli Elimi che vi eressero il tempio dedicato al culto della dea della fecondità e dell'amore.
I successivi dominatori intitolarono il tempio alle loro divinità, così i Fenici vi adorarono Tanit-Astarte, i Greci Afrodite, i Romani la Venere Ericina.
Sulle rovine del Tempio sorge ancora oggi il Castello di Venere, fortificato durante la dominazione normanna, adiacente ai giardini del Balio dominati dalle torri medioevali. La città è cinta da mura ciclopiche di impianto elimo (VIII sec. a.C.) ai cui vertici si collocano: il Castello Normanno; il Duomo o Matrice (1314), che conserva le forme gotiche trecentesche originarie, con la torre campanaria e le sue delicate bifore; il Quartiere Spagnolo.

Il centro storico presenta un impianto urbanistico tipico medioevale con piazzette, strade strette e sinuose nelle quali si affacciano bellissimi cortili fioriti.  Erice accoglie più di 60 chiese, tra cui quelle di S. Martino, S. Cataldo, S. Giuliano, S. Giovanni Battista dove, ogni estate, riecheggiano le musiche medioevali, recuperate alla memoria da artisti di fama internazionale, durante la Settimana di musica medioevale e rinascimentale.

Una visita merita il Museo Cordici nel cui atrio si trova l'annunciazione di Antonello Gagini, sito nella Piazza Umberto I. Erice, sede del Centro di scultura scientifica “Ettore Majorana”, conserva intatto il fascino di antico borgo medioevale animato da botteghe dio artigianato tipico: le ceramiche finemente decorate, i tappeti variopinti tessuti a mano, i tradizionali dolci a base di mandorla e frutta candita. 

Seguendo il pendio del Monte Erice, sulle tracce dell'antichissimo popolo degli Elimi, si giunge a Segesta, inserita in un sistema di dolci colline che racchiudono i suoi preziosi gioielli: il Tempio e il Teatro.
Il Tempio dorico-siculo del V sec. a.C sorge intatto e maestoso su un poggio al centro di una suggestiva vallata.
Il teatro greco del II a.C., scavato nella roccia, si affaccia dalla cima del Monte Barbaro. Nello splendido scenario naturale creato dal dirupo sulla valle segestana, il teatro diventa la “Scena millenaria per i classici del mondo, dove con cadenza biennale, le rappresentazioni teatrali rievocano atmosfere d'altri tempi”. Un grande Santuario del IV-V sec. a.C completa il disegno attuale del parco archeologico di Segesta ancora da esplorare, infatti gli scavi, in fase di realizzazione, stanno portando alla luce i resti di quella che fu la sua magnificenza.

A pochi chilometri da Segesta, lungo il bacino del fiume freddo, sorge Calatafimi, antico borgo arabo, famoso per la storica battaglia tra Borboni e Garibaldini del 1860, che annota tra i suoi monumenti la semidistrutta Chiesa del Carmine, la Chiesa Madre e la Chiesa del Crocifisso.

La storia di Segesta si intreccia a doppio filo con quella di un'altra grande città del passato, sua acerrima rivale: Selinunte.  
Colonne e rovine di colossali templi greci si susseguono nella verde campagna, che si adagia sull'azzurro intenso del mare. E' il paesaggio di Selinunte, sita presso la foce del fiume dove cresce ancora il prezzemolo selvaico (selinon) che diede il nome al corso d'acqua ed alla città.
Città di origine greca, fondata nella seconda metà del VII sec. a.C., Selinunte è tra i parchi archeologici più importanti del Mediterraneo con la più straordinaria raccolta di rovine, l'espressione più completa della civiltà siciliota dei secoli IV e V a.C.
Il tempio C è uno dei più antichi esempi di architettura dorica esistenti, risalente alla prima metà del VI sec. a.C.
Il tempio E, il più suggestivo, data la sua quasi totale ricostruzione, possedeva alcune metope figurate che ne ornavano la sua parte frontale. Testimonianza dell'antica arte dei selinuntini è l'originale statuetta dell'Efebo.
Eccezionale l'acropoli su cui l'antica città fortificata sorgeva, con le sue torri, i ponti e la necropoli. Molti reperti, fra cui vasi dipinti dell'epoca, metope, lastre a rilievo, si trovano conservati presso il Museo Archeologico di Palermo.

A circa una decina di chilometri ad ovest di Selinunte gli ingegneri selinuntini trovarono la pietra migliore per realizzare le loro grandiose opere, nelle Cave di Cusa, oggi territorio del comune di Campobello di Mazara, dalle quali veniva estratta la calcarenite utilizzata per costruire i grandi capitelli e le imponenti colonne dei templi selinuntini.  La visita alle Cave di Cusa è estremamente suggestiva poiché sembra di vedere un cantiere bloccatosi improvvisamente oltre 2.000 anni fa, senza preavviso.

Da Selinunte è facile raggiungere per una visita Castelvetrano, situato tra le vallate dei fiumi Delia e Belice.
Il suo centro storico si presenta ricco di palazzi e chiese in cui si mescolano influssi diversi, da forme rinascimentali alle prime espressioni del barocco catalano. La Chiesa Madre, decorata da Gaspare Serpotta, la Chiesa di San Domenico, la Chiesa del Purgatorio, oggi sede dell'Auditorium Perosi, il Teatro Selinus, il Palazzo Pignatelli (XIII secolo) e soprattutto la Chiesa della Trinità di Delia arabo-bizantina (XIII secolo), sono fra i monumenti di maggior pregio artistico.

Mazara del Vallo sorge sulla sponda sinistra della foce del fiume Mazzaro, lungo la costa occidentale dell'isola tra Capo Boeo e Capo San Marco. Città agrticola e marinara nel cui porto canale trova riparo la più numerosa flotta peschereccia d'Italia.
Mazara conserva numerose testimonianze che vanno dall'XI al XVIII secolo, tra cui la Chiesa di San Nicolò Regale e i resti del Castello Normanno. Di grande rilievo la produzione di età barocca, con la Chiesa di S. Veneranda e di S. Ignazio e la sistemazione urbanistica della rettangolare Piazza della Repubblica su cui si aprono il Seminario dei Cherici, il Palazzo Vescovile e la Cattedrale.  Il Satiro Danzante esposto nel Museo del Satiro (Chiesa di Sant'Egidio), capolavoro del IV secolo a.C attribuito a Prassitele, è una stanza bronzea alta circa tre metri rinvenuta nel canale di Sicilia nel 1998 e restaurata dai tecnici dell'istituto Centrale del Restauro.

 

 I testi e le immagini sono pubblicati per gentile concessione dell' A.P.T. di Trapani

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