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Castello in notturna - Ufficio Turismo Comune di Fontanellato Guida alla città di Fontanellato
Splendido centro adagiato nella pianura del parmense, Fontanellato deve il proprio nome all'antico toponimo "Fontana Lata" che richiama la ricchezza d'acque e la particolarità delle "risorgive", sorgenti naturali tipiche di queste zone.
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La Storia
La presenza dell'uomo a Fontanellato ha origini risalenti all'Età del Bronzo (1800 a.C.) studiate dal fontanellatese Luigi Pigorini che, nel 1888, portò alla luce un insediamento palafitticolo.
Dopo il 1000 iniziò il processo di graduale sviluppo del centro urbano che, dal primitivo castello, portò all'attuale fisionomia del paese senza che intervenissero radicali sconvolgimenti. Infatti il '900 vide lo sviluppo "fuori le mura", mentre il centro storico fu salvaguardato da una cinta muraria esterna circondata da un ampio fossato. Sulla "fossa circondaria" oggi si snodano i viali della circonvallazione; attualmente l'aspetto urbanistico ricalca quindi l'assetto tardo-medievale.
La fondazione del castello avvenne nel 1124 quando i Pallavicino costruirono la prima torre di difesa (l'attuale torre quadrata). Nel 1386, dopo vari passaggi di proprietà, il castello venne ceduto ai Sanvitale dai Visconti, Duchi di Milano. Da essi i Sanvitale ricevettero l'investitura a Conti di Fontanellato.
Il Conte Gilberto II Sanvitale all'inizio del '400 impostò la struttura architettonica del maniero che venne completata nel XVI secolo con la costruzione e l'adattamento ad appartamento nobile del primo piano oltre alla risistemazione di altre varie parti.
Alla fine del '500 la Rocca è definitivamente trasformata da fortificazione militare in dimora residenziale, sede di una delle più illuminate corti padane del Rinascimento. Diverrà successivamente residenza borghese nel '700 dove la famiglia continuerà ininterrottamente ad abitare.
Tutta la storia del paese e della Rocca dunque è legata ai Sanvitale che ne furono i feudatari, un legame con Fontanellato continuo e secolare che si interruppe solo nel 1848 quando l'ultimo Conte, Giovanni, vendette il maniero al Comune e con lui si estinse il ramo di Fontanellato della famiglia.
Il Castello, detto la Rocca per espresso volere dei Sanvitale, circondato da un grande fossato, presenta una pianta quadrata, con quattro torri angolari di cui tre cilindriche ed una quadrata. L'accesso alla Rocca avveniva, fino alla fine del '700 attraverso un ponte levatoio sostituito, agli inizi dell'800, da quello attuale in muratura.
Parte integrante della Rocca è il quattrocentesco palazzo delle scuderie, ora proprietà privata, che sorge di fronte all'ingresso con il grande parco che arriva sino alla fossa circondaria del paese.
Entriamo ora in Rocca: gli ambienti del piano nobile mantengono inalterato il loro fascino da più di cinque secoli. La visita passa dalla Sala delle Armi,  alla Sala da Pranzo, dove due grandi Nature Morte di Felice Boselli (1685) alle pareti e una raccolta di ceramiche dei secoli XVI-XVII-XVIII rendono vivo l'ambiente, alla Sala da Biliardo con il pavimento in cotto della fine del '400 e soffitto a travature degli inizi del '500, per giungere alla Sala da Ricevimento arredata con clavicembalo barocco (fine '600), mobili dorati del periodo Luigi XV e XVI ed alla Camera Nuziale, con un imponente soffitto a casettoni in noce intagliato nel 1620.
Infine la Galleria degli Antenati con i ritratti della famiglia Sanvitale distribuiti lungo le pareti secondo l'ordine cronologico.
La visita alla dimora storica si sviluppa poi nel giardino pensile sui bastioni del lato Sud della Rocca, dove, all'interno della torre angolare, si trova la Camera Ottica: tramite un ingegnoso sistema di lenti, si vedono, riflessi su due piani concavi, le immagini dela piazza del paese e del sagrato della Chiesa di Santa Croce nella loro quotidiana animazione. Infine, a pianterreno, si apre il cosidetto quartiere rinascimentale con il "Camerino" (come lo definiscono i primi documenti) di Diana e Atteone del Parmigianino e la Pinacoteca con opere del '700 e dell'800 legate alla storia della famiglia, così come la raccolta di mappe del territorio, testimonianza della vitalità del feudo.

Il Camerino di Diana e Atteone, capolavoro del Parmigianino
Diana e Atteone del ParmigianinoIl pittore Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, genio del Manierismo, nasce a Parma nel 1503 e muore a Casalmaggiore alla giovane età di 37 anni. Fontanellato è il luogo della consacrazione di genio giovanile.
A Fontanellato nel 1523 infatti, lo chiama il Conte Galeazzo e lo incarica, a soli 20 anni, della decorazione a fresco di una saletta buia, nascosta, ma che ha un grande significato per la cultura e la storia della famiglia e che è entrata a far parte dei capolavori della storia della pittura italiana.
Il tema sviluppato è quello del mito di Diana che trasforma in cervo Atteone colpevole d'averla vista nuda al bagno. Il racconto si sviluppa in una sorta di teatro naturale. La volta affrescata a verde pergolato finge una architetura a vele con occhi nei quali si intravedono Particolare di Diana e Atteone, il levrieroframmenti di cielo, cielo aperto dove spicca lo specchio tondo con la scritta "respice finem" ("Osserva la fine").
Su tre delle quattro pareti, sopra la scritta che richiama il testo delle Metamorfosi di Ovidio che racconta il mito, si sviluppano le scene. Dalla caccia nel bosco, all'incontro con la Dea che si bagna nel laghetto sacro e che lancia uno spruzzo d'acqua ad Atteone, sino alla scena impietosa del cervo Atteone dilaniato dai suoi stessi cani.
Sulla quarta parete sta una solare figura femminile identificata in Paola Gonzaga, sposa di Galeazzo, che tiene in mano i simboli della vita e del sacrificio: le spighe ed un vaso per il vino. Era un vero bagno della contessa Paola a lei dedicato con passione sponsale? Uno studiolo del Conte? Oppure un inno all'alchimia, di cui Parmigianino era cultore, visto che tutto si trasforma attraverso passaggi purificatori dell'acqua e di altri elementi naturali? Oppure quella scritta di invocazione alla divinità per la sua crudeltà nella punizione è un invocazione per gravi lutti che avevano colpito in quegli anni la famiglia? Interrogativi ai quali sono state dedicate molte pagine di studiosi e che contribuiscono all'incanto ed alla meraviglia di chi entra in questo spazio "magico".
Il modello pittorico del giovane Francesco è l'opera del grande Antonio Allegri detto il Correggio di cui reinterpreta e personalizza le intuizioni stilistiche.
 La sua ricerca della grazia femminile lo porta alla pittura dell'eleganza assoluta e della perfezione formale perseguita nel disegno sia delle forme umane che degli animali, come nei cani levrieri che si stagliano in paesaggi naturali arrossati dai colori del tramonto padano. Di lui il Vasari, già nel 1568 potè dire: "Fra molti che sono dotati della graziosa virtù del disegno e .. di una particolare maniera di fare in pittura ... non è da posporre a nessuno, anzi da preporre a tutti gli altri Francesco Mazzuoli, parmigiano ...."

Testi ed immagini pubblicati per gentile concessione dell'Ufficio Turismo del Comune di Parma

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