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Colosseo Il Colosseo nella Roma antica
Il Colosseo: l'anfiteatro più famoso del mondo ed i suoi gladiatori: uomini forti, coraggiosi, amati e... prigionieri.
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Durante il periodo della massima espansione dell'Impero Romano, in seguito alla conquista delle
lontane province dell'Asia e dell'Africa, nacque la passione per le terrificanti fiere: la ferocia degli animali e l'agilità dei combattenti affascinavano ed incuriosivano un numero sempre maggiore di spettatori.
La crescente passione per questi spettacoli portarono gli architetti romani alla progettazione di un nuovo edificio pubblico unico nel suo genere: un grandioso anfiteatro capace di riunire intorno all'arena oltre 60.000 spettatori ed in grado di assicurare loro la miglior visuale da qualsiasi posizione.

La costruzione del Colosseo, simbolo indiscusso della città eterna, iniziò sotto il regno dell'imperatore Vespasiano, nel 72 d.C e terminò nell'80 d.C da suo figlio Tito e, secondo alcune ipotesi, la costruzione del Colosseo fu finanziata con il bottino della conquista di Gerusalemme.
Nel 64 d.C, durante il regno di Nerone, un disastroso incendio si espanse indomabile al centro di Roma, distruggendo vaste aree della città, le cui case erano costruite principalmente in legno; quando il fuoco cessò di bruciare, al centro della città furono disponibili ampi spazi deserti e, proprio in quei luoghi, fu costruito il Colosseo.

Il nome “Colosseo” deriva probabilmente dal termine greco “colossus” e la spiegazione può esser fatta risalire o alla maestosità colossale della costruzione oppure alla vicinanza di una gigantesca statua (circa 50 metri d'altezza) che Nerone aveva fatto erigere a sua gloria (ed in seguito distrutta dai barbari).
Contemporaneamente all'Amphitheatrum Flavium vennero costruiti alcuni edifici di servizio per i giochi: i luoghi di allenamento per i gladiatori, i depositi delle armi e delle attrezzature, il Sanatorium (luogo di cura per le ferite dei combattimenti) e lo Spoliarum (spogliatoio).
 
La forma del Colosseo è un ovale poco allungato, lungo 190,25 metri, largo 157.50 ed alto 50 metri; tutt'intorno al colosseo si trovavano i “cippi”, ovvero i blocchi di travertino probabilmente utilizzati per ancorare le corde del Velarium, la grande copertura mobile che proteggeva gli spettatori dai raggi del sole.
La facciata esterna dell'edificio si articola in quattro ordini: le prime tre file sono caratterizzate dalle ampie arcate su pilastri con mezze colonne doriche (prima fila), ioniche (seconda fila) e corinzie (terza fila); mentre il quarto livello è costituito da una parete piena, alleggerita dal susseguirsi delle “paraste”, ovvero pilastri sporgenti, alternati da grandi medaglioni in bronzo (trafugati nel medioevo) ed ampie finestre che illuminavano i passaggi interni. Nella parte ben conservata dell'ultimo piano del Colosseo, sono ben visibili delle piccole mensole corrispondenti ai buchi nei quali erano alloggiati i pali di legno utilizzati per chiudere ed aprire il Velarium.
All'interno la cavea, con i gradini per i posti degli spettatori, era suddivisa in cinque settori orizzontali, riservati a categorie diverse di pubblico, il cui grado decresceva con l'aumentare dell'altezza; un settore nella parte più alta era riservato alle donne alle quali, da Augusto in poi, fu vietato di mescolarsi agli altri spettatori.
Gli spettatori raggiungevano il loro posto entrando dalle arcate loro riservate, infatti, ciascuna delle 74 arcate per il pubblico era contraddistinta da un numero per consentire agli spettatori di raggiungere rapidamente il proprio posto.
Gli alti personaggi erano ospitati in due palchi oggi scomparsi e l'imperatore, il cui palco era situato a meridione, aveva un'entrata privata che dava direttamente all'esterno.

L'arena presentava una pavimentazione in muratura ed in legno, e veniva ricoperta da sabbia per assorbire il sangue delle uccisioni; era contornata da un passaggio protetto, utilizzato dagli inservienti che potevano così ripararsi durante i combattimenti.
Sotto l'arena erano stati realizzati alcuni ambienti di servizio dove si  trovavano i montacarichi che permettevano di far salire nell'arena i macchinari e gli animali impiegati nei giochi; le arcate che davano direttamente sull'arena, invece, erano destinate all'ingresso di gladiatori ed animali troppo pesanti per essere sollevati dai sotterranei.
L'origine degli spettacoli gladiatori è da attribuire agli Etruschi: questi terribili duelli venivano organizzati dai personaggi più facoltosi, in occasione del funerale di qualche congiunto.



L'uso di tali combattimenti fu introdotto a Roma nel 264 a.C, dove continuarono a svolgersi in occasione di funerali sino al 105 a.C quando, per volontà del Senato, diventarono spettacoli pubblici.
l gladiatori romani, il cui nome deriva da “gladius” (piccola spada utilizzata nei combattimenti), erano per la maggior parte prigionieri di guerra, schiavi o condannati a morte; tuttavia, agli spettacoli, partecipavano anche uomini liberi attratti dalle ricompense e dalla notorietà.
I gladiatori si allenavano nei "ludi", scuole-caserme molto simili a prigioni dove la disciplina era dura e le pene severe, in modo da far diventare i gladiatori romani delle vere e proprie macchine da combattimento.
Esistevano diverse categorie di combattenti: i "Reziari" (ispirati al Dio Tritone) lottavano armati di una rete, un tridente ed un pugnale; i "Mirmillones" avevano un elmo, uno scudo ed erano armati di una falce ed infine i gladiatori, che indossavano un elmo munito di creste, una forte armatura ed impugnavano un giavellotto.
I duellanti che venivano scelti per i combattimenti erano di categoria diversa in modo da rendere più avvincente lo spettacolo; da alcune cronache del tempo, infatti, sembra addirittura che l'imperatore Nerone, per onorare il re di Armenia, fece combattere un nano contro una donna.
Accanto agli scontri tra gladiatori, si tenevano anche gli spettacoli chiamati “venationes” (dove i gladiatori lottavano contro belve feroci ) e le rarissime “naumachie” o battaglie navali simulate: queste furono realizzate solo in circostanze eccezionali e solo raramente in anfiteatri, in quanto l'arena doveva essere, per l'occasione, riempita d'acqua e la battaglia impegnava un gran numero di gladiatori.
I gladiatori, giunti all'interno dell'arena, si fermavano sotto la tribuna dell'imperatore e lo salutavano con le parole "Ave Cesare morituri te salutant", ovvero “Ave o Cesare, coloro che si apprestano a morire ti salutano".
 
Il gladiatore che aveva battuto il suo avversario si rivolgeva al pubblico domandando la sorte da riservare allo sconfitto e la folla, con un segno della mano decideva per la morte o per la vita: il pollice rivolto verso l’alto, significava che doveva vivere e il pollice rivolto verso il basso, significava che doveva morire. In realtà era l'imperatore che, sempre utilizzando il pollice della sua mano, decretava la sentenza finale ma, a causa dell'elevato costo dei gladiatori, non chiedeva spesso la loro morte.
I vincitori venivano premiati con palme d'oro, denaro e popolarità: il popolo li esaltava, seguiva i loro combattimenti ed i loro nomi diventavano famosi. Se il gladiatore vincitore era uno schiavo, dopo dieci vittorie gli era resa la libertà ed egli poteva allora decidere se continuare a combattere per soldi o intraprendere altre attività come ad esempio l'istruttore nelle scuole per gladiatori.
Il viaggio all'interno dell'affascinante mondo dei gladiatori termina con una curiosità: il gesto “pollice verso” è stato, molto probabilmente, male interpretato. Il pollice, contrariamente da come viene mostrato nelle produzioni cinematografiche, non era puntato in basso, ma verso la gola; questo imitava il gesto rituale con cui veniva finito il perdente, trafiggendo il cuore infilzando la spada alla base della gola.

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