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In pochi chilometri si
passa dall’alta montagna al lago, dalla vallata alpina selvaggia
alla collina 
brianzola industrializzata, dall’area urbana di Como
ai villaggi di poche case, dall’oasi faunistica a nord alle piste
da sci a sud.
Si può stare
tranquillamente sdraiati sotto un ulivo nella zona della Tremezzina
(Centro Lago) ed ammirare le cime innevate delle Grigne.
La massima distanza
stradale nella provincia non supera i 100 km., quindi si può
passare dal centro città alla “wilderness”, oppure
dall’estate all’inverno in un’ora di auto.
Si può dire
che la provincia di Como è un concentrato dell’Italia del
Nord. A osservare il territorio della provincia dall’alto, si vede
che i segni dell’uomo e lo sfruttamento del territorio seguono in
modo progressivo la linea nord-sud, con il massimo dell’intensità
a sud, in Brianza, e della rarefazione a nord, lungo l’asse del
lago fino alla sua sommità.
Nonostante una densità
media di popolazione piuttosto elevata (436 ab/kmq contro 379 della
Lombardia e 189 dell’Italia), il territorio della provincia
presenta vaste zone di netta prevalenza della natura.
In tutta la parte
montana, soprattutto nell’Alto Lario, si trovano intere vallate
praticamente senza traccia umana, che nulla hanno da invidiare ai più
celebrati parchi nazionali. La Valle Albano, la Val d’Arengo, la
Valle del Dosso Liro, la Val Senagra, il Pian di Spagna e altre
località danno ospitalità ad una fauna selvatica ricca,
varia e prospera.
Il cervo, il camoscio, il
capriolo sono in aumento, lo stambecco è stato reintrodotto
nell’Alto Lario, la starna che era estinta si sta ripopolando,
tutti i rapaci sono in crescita, compresa l’aquila reale.
Dalle lepri e fagiani di
pianura al gallo forcello di altra montagna le specie selvatiche
testimoniano un ambiente in buono stato e una gestione oculata del
territorio.
Anche la fauna acquatica
è ben sviluppata nei 9.800 (!) km. di fiumi e torrenti, e
perfino il Lambro nella sua parte alta è ricco di pesci
pregiati: a Erba si pescano belle trote Fario!
Per quanto riguarda
l’acqua la provincia di Como ha un primato: è la più
ricca di laghi d’Italia con una costellazione di bacini più
o meno grandi; se ne possono contare ben nove intorno al grande
protagonista: il Lago di Como, con la sua forma caratteristica che
ricorda una Y rovesciata.
Osservandolo dall’alto
se ne intuisce la formazione: un ghiacciaio che scende verso sud
scavandosi la strada profondamente tra le montagne e quando incontra
il massiccio della penisola lariana è costretto a dividersi in
due.
Il Lago di Como è
il più profondo dei tre grandi laghi subalpini italiani (Lago
Maggiore e Lago di Garda), raggiunge infatti i 410 metri di
profondità. E’ uno dei più profondi d’Europa e con
la sua grande massa d’acqua influenza il clima delle sponde.
La zona del Centro Lago
ed il promontorio di Bellagio godono di un clima simile a quello
della riviera ligure; vi crescono l’alloro e l’ulivo, i giardini
ospitano palme e piante tropicali, prospera il florovivaismo.
I tecnici classificano
questo clima come temperato subcontinentale perché influenzato
sia dalle masse d’aria fredde e asciutte provenienti dal Centro
Europa, che da quelle mediterranee umide e più calde.
Nella pratica vuol dire
che la situazione è estremamente mutevole all’interno di uno
standard molto confortevole: a Como la media annuale è di +13°
C, mentre nei diversi mesi la media tra minima e massima va dai + 2°
di gennaio ai + 22° di luglio, quindi mai troppo freddo né
troppo caldo.
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