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Terra di Brindisi

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Oria: castello - Fototeca APT BrindisiTerra di Brindisi
Terra di Luce, Terra di Storia: antica variegata di risorse e specificità seppur dotata di un'identità di fondo, di un comune substrato che lega i paesi della costa a quelli dell'entroterra, le comunità insediate sulle dolci colline e quelle languidamente distese nella piana brindisina.
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"Un territorio multiforme al cui interno la luce agisce da protagonista e da amalgama. Essa illumina di ocra dorato le preziose facciate di chiese ed antichi palazzi, gioca fra i trulli ed i muretti a secco, si insinua furtiva nei bianchi vicoli dei centri storici, dardeggia improvvisa nella selva degli ulivi, accende di riflessi l'azzurro del mare, conferendo all'insieme quella particolare luminosità che è il più autentico elemento distintivo di questo lembo di Puglia.

Da Brindisi, città capoluogo, ai bianchi paesi delle ultime Murge, agli antichi borghi cresciuti all'ombra dei castelli, si definisce un' entità territoriale dotata di un ricco patrimonio di emergenze riferite al paesaggio, alla storia, all'arte, al folclore, all'artigianato, alle tradizioni.

Una terra baciata dal sole, un territorio prodigo di natura, una costa di notevole bellezza, una realtà a misura di vacanza, per chi voglia abbandonarsi agli ozi balneari o per chi abbia vaghezze di percorrere itinerari inediti alla scoperta di grotte, castelli, cattedrali, insediamenti rupestri, trulli ed antiche masserie.

Tra mille incantamenti il turista troverà anche il calore di un' ospitalità autentica, il comfort di strutture ricettive moderne e diversificate, il piacere di praticare le attività proprie del tempo libero, il gusto di conoscere una lunga trama di antiche tradizioni, le lusinghe di una cucina genuina e particolarmente gustosa." (Dott. Antonio Vittorio - Presidente A.P.T.)

Brindisi, porta d'Oriente
Città antichissima, crogiuolo di culture e teatro di vicende entrate a far parte della Storia, Brindisi è cresciuta nel più orientale porto d'Italia che ne ha determinato i destini, plasmato la storia e, sotto certi aspetti, modellato l'immagine urbana. Le colonne terminali della via Appia, specchiandosi dall'alto della loro scalinata nelle acque del porto interno, vigilano su quella che la tradizione vuole come l'ultima dimora di Virgilio e raccontano ai tanti visitatori la gloriosa storia della regina viarum e le numerose vicende che resero Brindisi famosa nel mondo: nelle sue acque avvenne l'epico scontro tra Cesare e Pompeo, qui Antonio ed Ottaviano si spartirono l'impero romano.
Tramontata la grandezza di Roma, Brindisi continuò ad identificarsi con la storia del suo porto, che, fra alterne vicende, raggiunse nuova popolarità ai tempi delle crociate quando diventò crocevia di cavalieri e pellegrini diretti al Santo Sepolcro ed, ancora, fu la strategica posizione dello scalo marittimo a determinare la feconda esperienza della "Valigia delle Indie" che nel XIX secolo trasformò Brindisi in un fiorente emporio commerciale, collegando Londra con Bombay.
Frammenti di storia remota, le cui testimonianze sono ancora leggibili nel tessuto urbano attraverso interessanti itinerari che vi invitiamo a percorrere per conoscere l'originale sistema di fortificazione dell'antica Brindisi, per ammirare l'eleganza composta dei suoi numerosi palazzi, le maestose dimore dei cavalieri Templari, la ricchezza del suo patrimonio d'arte sacra e da ultimo scoprire l'essenza autentica della città che Federico II definì "filia solis", esaltando la mediterranea solarità di questo straordinario avamposto verso l'Oriente.

Tra mare e dolci colline: i paesi del bianco e dell'azzurro
Le ultime propaggini delle Murge orientali connotano la parte di territorio posta ai confini delle province di Bari e Taranto. Il paesaggio assume qui toni fantastici: dalle balze rocciose la fitta selva degrada dolcemente verso il mare, mentre sui colli più alti si stagliano compatti i bianchi borghi.

Siamo nei paesi del bianco e dell'azzurro: Fasano, Cisternino, Ostuni, Carovigno, Ceglie Messapica, Villa Castelli e San Michele Salentino, una galassia di centri storici dove tutto è inverosimilmente candido ed ovunque splende un sole accecante, una luce senza ombre, senza mezzi toni.
Paesi antichi, costruiti di luce e di bianco, incuneati in una cornice straordinaria che è la Murgia dei Trulli, fantasiosamente tramati in un groviglio inestricabile di viuzze irte, sinuose, a saliscendi, da uno stiparsi di bianche case, da un susseguirsi di archetti e cavalcavia.

Fasano, languidamente distesa nella selva degli ulivi, guarda il mare dove storia e paesaggio si fondono in armonica sintesi ed i resti dell'antica Egnatia raccontano le origini della città. Alle sue spalle domina la "Selva", un luogo ameno con colori tersi, riposanti atmosfere e, nascosti tra querce secolari, lecci e lentischi si scoprono grappoli di trulli ed antiche, aristocratiche ville. Appollaiata a poco meno di 400 metri, Cisternino appare come disegnata nello spazio con un'architettura fantastica di casette lattee ed ardite scalinate esterne. La Valle d'Itria si distende cesellata di trulli ai piedi di questo lillipuziano centro storico, recentemente riconosciuto uno dei borghi più belli d'Italia.

Tra il verde della campagna e l'azzurro del mare appare Ostuni, la luminosa città delle bianche calcine. Al di sopra della cinta muraria, il centro storico si sviluppa sui fianchi della collina, alla cui sommità svetta lo slanciato timpano della cattedrale. Dalle case, confuse in un solo candore, mille e mille finestrelle si affacciano sullo splendido panorama e, all'orizzonte, gli intensi colori del mare sconfinano nell'azzurro limpidissimo del cielo. In lontananza la grotta della Maternità vigila sulla città e racconta di una terra abitata sin dalla preistoria.

A pochi chilometri Carovigno si stringe attorno al suo maniero, conservando quasi intatta l'originaria struttura feudale. Fa da cornice all'antica Carbinia una campagna ubertosa, feconda di ulivi e lambita da una costa di straordinaria bellezza e di grande valore ambientale.

Ceglie Messapica si raccoglie sul cucuzzolo del suo colle, laddove sorgeva l'antica acropoli messapica, offrendosi al visitatore con una sorprendente scenografia. La possente mole del castello svetta sulle bianche case del popolo e nel silenzio raccolto delle piazze, negli stretti vicoli animati da colorite conversazioni, si diffondono stuzzicanti i profumi di una gastronomia dai richiami irresisitibili.

Più appartata, Villa Castelli è un respiro di serenità nel rigoglio del paesaggio agrario. la tranquilla cittadina ha il suo orgoglio nel bel palazzo ducale, oggi trasformato in accogliente sede municipale ed il suo elemento di identificazione nella "gravina" che attraversa e divide l'abitato, diffondendo nell'aria i profumi della macchia mediterranea che lì cresce nelle sue molteplici essenze.
In quest'area, come del resto in tutto il brindisino, nobili attività artigianali offrono manufatti unici per inventiva, materiali ed abilità: attraverso le mani degli artigiani prendono forma cestini, panieri, canestri, prodigioso frutto di un'arte antichissima; letti, cancelli, lanterne, alari, sono le meraviglie dell'artigianato del ferro battuto e poi il fascino degli antichi ricami ed i capolavori della paziente arte dello scalpellino.

Ambiente e storia nei paesi della piana brindisina
Laddove degradano le ultime balze murgiane, si estende dolce e solatia la piana brindisina, ricompresa nel più vasto Tavoliere salentino di cui annuncia colori ed atmosfere.
Una distesa di terra rossa sulla quale il verde dei coltivi si esprime in molteplici tonalità e che ha come sfondo continuo il mare; bastano infatti pochi chilometri ed i colori si accendono di un nuovo cromatismo, i profumi terragni acquistano note di salso che annunciano l'azzurro Adriatico, da sempre compagno di vita di un popolo sostanzialmente contadino.
Un paesaggio pacato con poche tonalità e contrasti essenziali: terra, albero, pietra. Lunghe teorie di muretti a secco rigano la lussereggiante campagna e conducono a paesi antichi dove il visitatore potrà scoprire una Puglia meno nota, ma intatta nella sua identità.
Paesi riarsi dal sole sotto i cui raggi si accendono di nuova vita le numerose testimonianze di un passato remoto che dalla preistoria arriva ai nostri giorni. Siti archeologici disseminati nella campagna o nascosti sotto gli abitati medievali raccontano la storia di messapi, romani, greci insediatesi in queste contrade; castelli, palazzi baronali, torri e bastioni rimandano alle conquiste di normanni, svevi, angioini o alla dominazioni di nobili casati locali e riannodano i fili di quella trama che ha segnato la storia di Mesagne, Francavilla Fontana, Oria, Latiano, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni, Cellino San Marco, San Pancrazio Salentino, Erchie, Sandonaci, Torre Santa Susanna e Torchiarolo.

Cattedrali, santuari, chiesette rurali custodiscono veri e propri tesori d'arte, testimoniano la fede di un popolo ed il mecenatismo di nobili famiglie. Suggestivi percorsi sotterranei scoprono insediamenti rupestri impreziositi dagli affreschi lasciati in quest'area dal monachesimo basiliano.

Tra natura e storia
Zizagando fra il mare e l'interno, il visitatore conoscerà un ambiente intessuto con i colori della natura dove il paesaggio agrario si sovrappone armonicamente a quello naturale senza lacerazioni o sconvolgimenti.
Le forme ed i colori della campagna trafigurano dolcemente nelle tonalità più accese dei panorami marini.
Qui, ad attendere il visitatore le bellezze costiere: una ininterrotta sequenza di spiaggette, insenature nascoste, cale incantate, tratti di costa merlettata e, in località Pilone - Lido Morelli, ai confini tra la costa di Ostuni e quella di Fasano, ci si imbatte nel suggestivo rincorrersi di dune di sabbia dorata, rivestite di macchia mediterranea e vigilate da una torre del XVI secolo.
In questo viaggio nel paesaggio brindisino, una tappa fondamentale è l'area di Torre Guaceto, dove la natura, più che altrove, ha dispensato i suoi doni; è un luogo di antichissimo insediamento già dall'età del bronzo, frequentato poi da Messapi, Romani, e Aragonesi che, nel XVI secolo, innalzarono una  Torre per proteggere la costa dagli assalti dei pirati.
Il territorio di Brindisi offre l'opportunità di godere di ambienti di particolare  interesseper gli amanti della natura: la Saline Regie, sistema di bacini costieri riconosciuti "oasi di protezione della fauna": il canale Cillarese, un invaso di 276 ettari che offre asilo a numerose specie avicole e dove, durante il passo primaverile, è possibile osservare il passaggio di specie rare come la gru; la zona umida di Gianicola, lungo corso d'acqua costeggiato da una fitta formazione di canna palustre e dove, nascoste nella sempre verde macchia mediterranea, si scoprono le tane di volpi, tassi e ricci.
A Tuturano il bosco Santa Teresa costituisce il lembo più orientale di presenza della quercia da sughero mediterranea; l'area è dichiarata oasi di protezione.

Nel territorio di Francavilla Fontana, ai confini con i comuni di Ceglie Messapica e Villa Cstelli, l'area boschiva "Bottari" si estende per 120 ettari nel fondo e sui fianchi dell'omonimo vallone.
In questo viaggio alla scoperta della natura è d'obbligo una tappa alla selva di Fasano, splendido insediamento affacciato su di un fondovalle che ospita 120 ettari di parco faunistico, lo "zoosafari", un angolo di savana in terra di Puglia.

Archeologia, scrigno della memoria
Il Patrimonio archeologico rappresenta uno degli altri significativi motivi di interesse storico e culturale di questa terra tutta da scoprire.
Posizione geografica e condizioni climatiche favorevoli hanno reso quasto lembo di Puglia luogo ideale per gli insediamenti umani sin dalla più remota antichità.

Tra mare, colline ed antichi borghi si snoda uno straordinario percorso archeologico, uno scrigno prezioso che di tempo in tempo si schiude, svelando allo sguardo stupito del visitatore ed all'attento interesse dello studioso, frammenti o consistenti vestigia, mute ed insieme eloquenti testimonianze di una storia millenaria. In terra di Brindisi ogni Comune custodisce un sito archeologico, reperti sparsi tra gli uliveti, nascosti sotto i pavimenti delle chiese, piazze e palazzi che scavi sistematici o, in alcuni casi rinvenimenti fortunosi, hanno portato alla luce.

A Fasano, su una costa "fortemente tormentata da acque limpidissime" si estende il sito archeologico di Egnatia, antica città Messapica e poi "municipium romano", celebrata dagli immortali versi di Orazio. Le mura, il foro, le strutture dell'anfiteatro, le abitazioni, la basiliche, i resti della via Traiana testimoniano e raccontano la storia dell'antico insediamento che, fra alterne vicende, sopravvisse sino al X secolo. Annesso al parco, il Museo Archeologico Nazionale raccoglie e custodisce preziosi reperti: sculture, corredi funebri, monili ed in particolare la ceramica qui prodotta e definita "gnathia".

L'itinerario archeologico in terra di Brindisi non può non fare tappa in Ostuni dove è custodita un affascinante pagina di storia risalente a circa 25.000 anni fa. Sulla collina della bianca città si apre la grotta-santuario di Santa Maria di Agnano, antico luogo di culto prima pagano, poi cristiano. Un anfratto di straordinaria suggestione dove natura e sacralità si fondono e dove è stata scoperta la tomba di una giovane in procinto di partorire. Oggi Delia, così è stata battezzata la mamma più antica del mondo, è conservata nel Museo delle Civiltà Preclassiche della Murgia meridionale, collocato in un antico convento del centro storico.

L'avventura archeologica in terra di Brindisi è ricca di promesse per il futuro: a Mesagne, il Museo Archeologico "Granafei" accoglie circa 2.500 reperti rinvenuti nel centro cittadino e nelle aree di Muro Tenente e Muro Maurizio, presso le quali sono in corso campagne di scavo. Sempre a Mesagne, in contrada Malvindi, nei pressi dell'omonima masseria, si ammirano i resti di un impianto termale di età romana.
A Villa Castelli gli scavi di Pezza Petrosa testimoniano la presenza di un insediamento neolitico vitale sino alla fine del seicento i cui reperti più significativi sono in mostra all'ingresso del Palazzo Ducale.

Ulteriori segni particolarmente significativi della presenza messapica si ritrovano anche ad Oria e Ceglie Messapica.  Cinte fortificate, iscrizioni, tombe attestano l'antichità di questa terra.

Custode della memoria storica della provincia è il Museo Archeologico Provinciale "Francesco Ribezzo"
di Brindisidove vengono proposti cinque interessanti percorsi: la sezione epigrafica e statuaria, l'antiquaria, la preistorica e la numismatica; la sezione dedicata alle sculture, databili fra il IV secolo a.C. ed il III secolo d.C. sono state rinvenute pochi anni fa nello scavo subacqueo di Punta del Serrone.
La documentazione archeologica fruibile nel comune capoluogo non si limita al Museo; la città accoglie nel suo abitato isolati reperti di notevole interesse come le colonne terminali della via Appia ed il sito di San Pietro degli Schiavoni, un quartiere di epoca romana visitabile attraverso un suggestivo percorso sul quale si eleva anche il moderno teatro comunale "Giuseppe Verdi", unico teatro al mondo sospeso su di una zona archeologica.

Andar per castelli Un viaggio nella memoria storica dell'antica terra di Brindisi consente di conoscere il fascino di una gerarchia architettonica che ha al suo vertice una corona di possenti castelli. L'incastellamento costituisce per questo territorio, come del resto per tutta la Puglia, l'espressione più significativa dell'architettura civile, l'elemento di continuità che persiste per molti secoli, pur nel succedersi delle dominazioni, connotando il paesaggio ed incidendo notevolmente nei processi insediativi. Torri, baluardi, fortezze eretti con un precipuo scopo difensivo, strutture edificate e rimaneggiate in tempi in cui la sicurezza rappresentava una prioritaria esigenza, ma anche eleganti manieri a cui era affidato il compito di affermare ed enfatizzare il potere del dominatore di turno.

I castelli, infatti erano spesso anche la domus deputate a luogo di riposo, di feste sontuose, di caccia, di incontri d'amore dei dominatori che, numerosi, si sono succeduti su queste terre e dei loro cortigiani. Federico II, il puer Apuliae, ha impresso il segno del suo carisma a Brindisi nel poderoso castello fatto costruire nel 1227 sulle rive del seno di ponente. Fu Ferdinando I di Aragona a recingere la fortezza di mura con quattro torrioni cilindrici e, successivamente, Carlo V dispose ulteriori ampliamenti. Il castello svevo è definito dai brindisini "di terra" per distinguerlo dall'altra struttura difensiva voluta da Ferdinando I d'Aragona nel porto esterno, sul luogo dell'abbazia eremitica di S. Andrea all'isola, e denominata "forte a mare".

E' ancora il mitico Federico II ad lasciare Oria la sua orma regale nel possente maniero abbarbicato sull'antica acropoli messapica, avente la singolare forma di un reiangolo isoscele e caratterizzato da una vasta piazza d'armi con caserme, magazzini, passaggi segreti e cisterne. Ai piedi della torre del Salto si apre l'ingresso all'antica chiesa ipogea dei SS. Crisante e Daria.

L'itinerario dei castelli scopre in ogni città ed in ogni borgo una torre, un bastione o, nel peggiore dei casi, un toponimo che ricorda la presenza in quel sito di una fortificazione.

Fortemente segnata da lotte sanguinose è la storia del castello di Mesagne; l'antico maniero, costruito da Roberto il Guiscardo nel XII secolo, fu completamente raso al suolo da Manfredi nel 1256. Sui suoi resti nel XV secolo i De' Balzo Orsini innalzarono l'attuale struttura cha ha subito profondi rimaneggiamenti fino ad assumere i caratteri di splendido palazzo residenziale.

A S. Vito dei Normanni prospetta sulla piazza principale il castello di cui fu autorevole committente nel XII secolo Boemondo d'Altavilla: la fortezza è stata ripetutamente rimaneggiata sino a conseguire le eleganti forme architettoniche odierne. Risale anche al periodo normanno il più antico nucleo del bel castello fatto costruire nel XV secolo dai De' Balzo Orsini a Carovigno, per difendere la città dalle incursioni saracene e piratesche.

Spicca tra le bianche case di Ceglie Messapica la mole del castello che il duca Fabrizio Sanseverino, signore della città, fece erigere nel XV secolo intorno a due torrioni preesistenti.

I tempi nuovi portarono una certa pacificazione, stemperando litigiosità ed allentando la morsa delle azioni piratesche; in questo clima di distensione molti feudatari trasformarono i loro fortilizi in eleganti dimore.

Accadde cosi che a Francavilla Fontana, Michele Imperiali nel 1730 trasformava il castello innalzato nel XV secolo dai De' Balzo Orsini nell'attuale dimora che oggi ospita la civica amministrazione.

Sempre grazie agli Imperiali, famiglia potente e prestigiosa in queste contrade, gli antichi castelli di Latiano e Villa Castelli persero via via i vari elementi di fortificazione, accentuando il carattere di dimora gentilizia. Altrettanto fecero i Chjurlia a Cellino S. Marco dove trasformarono ed ampliarono il cinquecentesco castello eretto dal feudatario Antonio Albrizzi e così avvenne con il castello merlato di Torre S. Susanna. Se i castelli ed i palazzi fortificati compendiano la storia feudale di molti comuni brindisini, segni altrettanto significativi del divenire della storia sul territorio sono le torri costiere, che numerose punteggiano il litorale, facenti parte di quel sistema di fortificazioni innalzato tra il XV e XVI secolo per difendere le coste dai pirati.

Il Trullo, capolavoro della civiltà contadina
Studiosi italiani e stranieri hanno in tempi diversi condotto sull'origine dei trulli e sulla loro evoluzione. Per molti di essi l'umile cono presenta una certa affinità con la tholos greca, ma mentre quest'ultima richiedeva un progetto, una prestazione professionale, il trullo nasce da una primaria necessità abitativa ed e, all'origine, l'opera solitaria condotta da un mastro contadino, che, ignaro delle leggi della statica e di sofisticate tecniche costruttive, dà vita ad un'architettura spontanea dove il vero "modulus" è la mirabile integrazione all'ambiente. Forse un tempo il trullo a carattere unicellulare non serviva da abitazione, ma come deposito di attrezzi agricoli. Successivamente il contandino, utilizzando l'abbondante pietrame affiorante in superficie, affinava le sue capacità costruttive ed innalzava a secco, senza impiego di malta o altro materiale, pietra su pietra, i trulli accostandoli gli uni agli altri in relazione ai crescenti bisogni del nuclo familiare.
E' possibile seguire l'evoluzione del trullo sul piano formale: dal trullo più arcaico a forma conica sin dal livello del pavimento si passa a quello impostato su di un basamento cilindrico alto circa due metri; nella forma più evoluta, invece, la cupola conica viene elevata su una base cubica. L'originalità ed il fascino del trullo sono contenuti nella suacapacità di conservare nel tempo la vitalità e l'uso del passato, esso infatti non si è trasformato in monumento-rudere, ma, sfidando i secoli, rimane depositario ed emblema di quella civiltà contadina che, pur tra ansie e sacrifici, è riuscita aconservare il rapporto uomo-ambiente.

Il cammino della fede
Una terra, quella brindisina, ricca di risorse ed opportunità che racchiude in sé una tradizione di fede e devozione, espressiva della dimensione religiosa del suo popolo. Di paese in paese, di contrada in contrada, i festeggiamenti patronali si rincorrono nel corso dell'anno in una fantasmagorico calendario di luci, suoni e colori. Ogni comunità si ritrova attorno al proprio santo cui tributa solenni celebrazioni: luminarie, concerti bandistici, fuochi di artificio fanno da cornice alle lunghe, oranti processioni di fedeli al seguito della statua benedicente.
L'albero di Natale non ha sconfitto qui la tradizione del presepe né le corali rappresentazioni della Natività - i presepi viventi - ambientate nelle strade dei borghi, nello scenario degli insediamenti rupestri o presso antiche masserie.

 I riti della Settimana Santa e della Pasqua sono presenti in tutta l'area brindisina, assumendo in Francavilla Fontana forme di alta suggestione. Qui l'enigmatica figura dei pappamusci, penitenti incappucciati e scalzi, in visita ai "sepolcri" sin dal giovedì santo, e dei "pappamusci" cu lli trai che, piegati sotto il peso di gigantesche croci, seguono la processione di misteri il venerdì santo, rinnova ogni anno il dramma della Passione e suscita la commossa partecipazione della folla assiepata lungo le strade. Un'atmosfera di grande spiritualità aleggia attorno ai santuari, ubicati quasi sempre nella placida quiete della campagna, in luoghi dove la memoria collettiva tramanda storie di miracoli e fatti predigiosi.

Il culto mariano ha radici antiche in terra di Brindisi e numerosi sono i santuari dedicati alla Madre delle madri, sorti quasi sempre a seguito del casuale rinvenimento di una sacra effige o sotto la spinta di eventi ritenuti miracolosi. E' accaduto così per il santuario della Madonna di Jaddico a Brindisi; quello di Cotrino a Latiano; il santuario di S. Maria della Croce a Francavilla Fontana; quello di Pozzo Faceto a Fasano; la Madonna di Ibernia a Cisternino; il santuario di Belvedere a Carovigno. Mete di pellegrinaggi e solenni processioni, i santuari mariani sono luoghi dello spirito dove la fede e la devozione popolare si esprime nelle sue forme più autentiche con antichi e suggestivi rituali.

L'idea del prodigio rappresenta la quotidianità per quanti fiduciosi chiedono la taumaturgica intercessione dei Santi Cosma e Damiano presso il Santuario di S. Cosimo alla Macchia in territorio di Oria. Il grande complesso religioso, sviluppatosi sul sito di un'antica chiesa basiliana, è oggi una vera e propria cittadella della fede, meta di migliaia di pellegrini. Colpisce il visitatore la sala degli ex voto, dove la fede popolare ha intessuto un grande puzzle fatto di segni ora umili ed ingenui, ora preziosi e solenni, sempre di grande impatto emotivo.
 L'itinerario alla scoperta dei luoghi della fede non può tralasciare Erchie, piccolo centro nel cui territorio nel lontano anno mille sostarono, nascoste in un anfratto, le sacre spoglie di S. Lucia. Su quell'anfratto, dove sgorga un'acqua ritenuta miracolosa, la fede popolare nel 1700 ha eretto una chiesa divenuta meta di pellegrinaggio di quanti, bagnado gli occhi alla sacra fonte, chiedono la protezione alla santa siracusana.
 Ad Ostuni l'itinerario della fede si sovrappone a quello del paesaggio: la strada che conduce ai santuari di S. Oronzo e S. Biagio si inerpica sinuosa sulla collina, scoprendo ad ogni tornante un paesaggio di struggente bellezza, un'atmosfera che inneggia alla meditazione ed alla natura. A S. Pancrazio Salentino, il santuario di S. Antonio alla Macchia si erge su una laura basiliana ed è immerso in una folta pineta che nel giorno della festa del santo si popola di una folla di devoti fedeli. S. Maria di Crepacore a Torre S. Susanna ed il tempietto di S. Miserino a Sandonaci completano mirabilmente questo itinerario con la testimonianza delle loro antichissime ed interessanti strutture architettoniche.

Il Mediterraneo a tavola
La terra di Brindisi esprime attraverso le peculiarità della gastronomia la sua vera identità ed i tratti più autentici della mediterraneità.

Una gastronomia, quella brindisina, sostanzialmente semplice, all'interno della quale ha sempre prevalso un ideale di frugalità che non disdegna però prodotti più nobili e più raffinate elaborazioni.
Da queste parti ogni piatto è un frammento di storia e di civiltà, un elemento di identificazione per chi abita queste terre.
La mensa brindisina coniuga i profumi esaltanti del pescoso Adriatico con i più rustici sapori terragni, manifestando a tavola, quasi specularmente, la doppia anima di un popolo cresciuto sul mare ed insieme profondamente readicato nel fertile humus della sua campagna.

Orate, spigole, cernie, triglie, superbe aragoste fanno bella mostra di sé nelle numerose pescherie e nelle piazze del mercato, pronte ad estasiare i palati più esigenti, ma ad intrigare i più golosi è sopratutto il repertorio meno aristocratico di calamari, seppie, sardine, polipetti arricciati, alicette.

Su tutti, a farla da padrone, è quello striato miscuglio chiamato "ciambotto" che l'abile maestria dei cuochi o di semplici massaie trasforma nella gloriosa zuppa di pesce alla brindisina che da sempre si contende il primato con l'altrettanto nota zuppa gallipolina, divenendo oggetto di "secolar tenzione" tra i buongustai salentini.

E che dire delle "fragaglie", minutaglia di piccolissimo pesce annegato nell'olio bollente, un tempo specialità delle numerose cantine che popolavano gli antichi borghi? E dei ricci, i cui trionfi primaverili si celebrano a Savelletri a due passi dalle rovine di Egnatia?

Sapore di mare anche nei gustosi primi piatti: dagli spaghetti alla marinara ai cavatelli ai frutti di mare, alla "tiella" di riso patate e cozze. Quest'ultima specialità è retaggio della presenza spagnola in Puglia, ma, mentre l'iberica paella si modula in una molteplicità di ingredienti e sapori, la nostra tiella si sublima nel gusto monocorde dei mitili, più noti come le cozze nere, vero e proprio pilastro della cucina marinara nelle sue infinite variazioni: arracanate, marinate, fritte, in frittata...

Ritornando ai primi piatti, sono le orecchiette ad aprire il lungo catalogo della pasta fatta in casa: al ragù, con il cacio ricotta, con le cime di rape, nella più robusta versione con la ricotta forte. La sapienza gastronomica si esprime anche nella preparazione, rigorosamente a mano, di sagne, lagane, strascinate, cavatelli e nell'estro inventivo capace di creare condimenti superlativi con l'impiego di materie prime povere. La pasta con la muddica, briciole di pane duro insaporite in un soffritto di olio, e "Iu granu stumpatu" sono preparazioni di vera "archeologia gastronomica" che oggi la moderna ristorazione riscopre ed eleva a dignità. Sono un vero sfizio da gran gourmet le fave e cicoria, il piatto contadino per antonomasia che i manuali più rigorosi consigliano di cuocere nella tradizionale pignata con l'acqua piovana e rigorosamente sul fuoco di legna.

La ferace terra brindisina assicura verdure e legumi superlativi che insieme con i sapori più campestri delle erbe spontanee, vengono ammanniti in una molteplicità di variazioni, un vero e proprio mosaico di ricette i cui tasselli si unificano nell'inconfondibile straordinario gusto dell'olio di oliva. Dal fitto bosco di ulivi secolari nasce quel condimento pregiato, l'olio extravergine, - per la cui scoperta è possibile seguire il tracciato della "strada dell'olio" - capace di esaltare la più povera delle pietanze, come la "frisedda", cimabella biscottata di grano o di orzo, che un pomodoro, un goccio d'olio, un pizzico di origano e sale trasformano nel piatto forte di molte cene estive dal pregnante gusto mediterraneo. Un posto di onore tra i pregiati prodotti brindisini spetta alla casearia; un percorso nel "bianco mangiare" scopre un giacimento di mozzarelle, scamorze, manteche, cacicavalli, burrate, stracciatelle, giuncatelle dal sapore fresco e delicato cui si aggiunge il più sapido gusto del pecorino.

Nel menu brindisino non mancano eccellenti pietanze di carne, per rintracciare le specialità più tipiche bisogna rifarsi alla cucina di osteria: le braciole di carne di cavallo in umido farcite di pecorino e sedano, e, ancora, involtini, ma in questo caso di trippa, cotti in brodo reso piccante da abbondanti dosi di peperoncino. I bianchi vicoli dei paesi della Murgia brindisina al calar della sera diffondono l'irresistibile profumo della carne che si cuoce nei fornelli in dotazione ad ogni macelleria: grummaredde, tenero capretto, succulenti salsicce subiscono il rito sacrificale dello spiedo per poi estasiare i palati di allegre comitive.
Ha profumo di campagna e gusto casereccio la dolciaria brindisina ed è il mandorlo, pianta molto diffusa in questa zona, ad offrire il suo calorico frutto a "ricci, copete, ritaglie", agnelli e colombe pasquali. Il repertorio delle cose dolci prosegue con mostaccioli, grafioli, bocche di dama, veri peccati di gola le cui ricette sono spesso patrimonio di antichi monasteri, dolci cui lo spirito votivo dei brindisini attribuisce in alcuni casi nomi presi in prestito dal mondo sacro: occhi di S. Lucia, dita degli Apostoli.

Le leccornie più tipiche in terra di Brindisi obbediscono al rituale della festa: a Natale pettole, purcedduzzi e ncartiddate, avviluppate nel miele o annegate nel vino cotto, effondono di casa in casa i loro dolci profumi e riannodano i fili della memoria. In un'area dalla spiccata vocazione e con un capoluogo che si vanta di aver dato il nome a quell'antico ed augurale rituale, "il brindisi", il vino è un nettare dal gusto inebriante, un prodotto di straordinaria valenza storica e qualitativa: per scoprirlo, basta percorrere la strada del vino, un tracciato che mette in mostra con assaggi e degustazioni, il meglio della produzione enologica locale.

Testi e foto gentilmente concessi dall'APT di Brindisi

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