La Revue blanche Toulouse-Lautrec- La collezione del Museo di Belle Arti di Budapest
Con 170 opere provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, arriva al Museo dell’Ara Pacis di Roma una grande mostra su Toulouse-Lautrec, il pittore bohémien della Parigi di fine Ottocento, che ripercorre l’attività dell’artista dal 1891 al 1900.
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CaudieuxLa mostra, promossa e prodotta da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, consentirà di portare a Roma il fiore della raccolta di opere di Toulouse-Lautrec conservata Al Museo di Belle Arti di Budapest (Szépmű vészeti Múzeum), uno dei più importanti in Europa, con capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento. In occasione dell’esposizione romana, curata da Zsuzsa Gonda e Kata Bodor, circa 170 litografie della collezione (tra cui otto affiches di grande formato e due cover degli album della cantante, attrice e scrittrice francese Yvette Guilbert con circa 10 litografie) lasceranno Budapest per essere esposte al Museo dell’Ara Pacis dal 4 dicembre 2015 all’8 maggio 2016.

Attraverso questa esposizione sarà possibile conoscere a tutto tondo l'opera grafica di Toulouse-Lautrec: manifesti, illustrazioni, copertine di spartiti e locandine, alcune delle quali sono autentiche rarità perché stampate in tirature limitate, firmate e numerate e corredate dalla dedica dell'artista.

Henri de Toulouse-Lautrec è considerato il più famoso maestro di manifesti e stampe tra il XIX e XX Secolo. Tra le peculiarità della sua arte, è l’avere come soggetto la più disparata umanità illustrata in momenti quotidiani o di divertimento, affascinando così la borghesia francese. Sua grande fonte d’ispirazione è il quartiere parigino di Montmartre e la maggior parte delle sue opere sono riconducibili alla vita notturna e ai locali di questa zona. Sono rappresentazione d’istanti di vita quotidiana che Lautrec restituisce con un effetto di grande immediatezza: in poco tempo l’artista diventa uno degli illustratori e disegnatori più richiesti di Parigi; gli sono commissionati manifesti pubblicitari per le rappresentazioni teatrali, i balletti e gli spettacoli, oltre che illustrazioni d’importanti riviste dell’epoca, come la satirica Le Rire.

Nel percorso di mostra, oltre le opere di Toulouse-Lautrec, rare immagini (fotografie e riprese cinematografiche) d’inizio Novecento evocano la Parigi della Belle Époque. Inoltre, un’applicazione interattiva guida il visitatore alla scoperta della tecnica litografica e delle tecniche di stampa di fine Ottocento, dai colori accesi e la riproduzione su vasta scala, ai presupposti per la nascita del manifesto pubblicitario, di cui egli è stato con la sua arte il precursore.

LA MOSTRA E L’ARTISTA

L’itinerario dell’esposizione è scandito in cinque sezioni tematiche e tiene puntualmente conto delle esperienze formative, artistiche e intellettuali del grande francese: partendo dalle opere dei primi anni della produzione artistica di Toulouse, sotto l’egida del suo maestro René Princeteau, a quelle del primo periodo parigino dove forte è l’influenza del quartiere di Montmartre con Léon Bonnat e Fernand Cormon, in un percorso che dal realismo degli studi accademici sfocia nelle influenze umoristiche e avanguardistiche degli Artistes Incohérents si giunge alle opere post-impressioniste realizzate dopo l’incontro con Théo van Rysselberghe e con la pittura di Seurat, Gauguin, Van Gogh.

Prima sezione - Notti parigine

Rampollo di un’antica famiglia aristocratica del sud della Francia, nel 1881 Henri de Toulouse-Lautrec decide di diventare pittore. Ormai chiaro che il giovane non avrebbe potuto seguire le orme del padre a causa di una malattia genetica che lo aveva colpito alle ossa, la famiglia accetta di fargli proseguire gli studi d’arte a Parigi. Henri non ha difficoltà a inserirsi nel mondo libero e bohémien della Montmartre di quegli anni, in cui trova non solo una casa ma anche i temi ispiratori della sua arte, tra cui i principali luoghi della vita notturna parigina di fine secolo, i caffè-concerto e i cabaret (Al Moulin Rouge: La Goulue e sua sorella, 1892; L’inglese al Moulin Rouge, 1892; Caudieux, 1893).

Seconda sezione - Le dive

Uno dei segni tangibili e maggiormente conosciuti del culto delle celebrità di Lautrec è la pubblicità realizzata nel 1891 per il Moulin Rouge con La Goulue, una ballerina all’epoca molto popolare. Il successo di questo manifesto procura a Toulouse-Lautrec numerose commissioni permettendogli di entrare in contatto con gli interpreti più in voga del momento. Diviene buon amico del cantautore e cabarettista francese Aristide Bruant (1851-1925), e contribuisce a definire la figura del cantante attraverso una serie di stampe e di litografie, tra cui Aristide Bruant nel suo cabaret (1893), dove lo rappresenta con il suo mantello voluminoso, cappello a larghe tese e una sciarpa rossa intorno al collo. La modernità delle rappresentazioni stilizzate, strutturate in superfici di colore omogenee gli procura una immediata e inaspettata celebrità.

Lautrec intreccia relazioni amichevoli anche con la celebre stella del cabaret parigino Jane Avril, (1868-1943), che col suo gusto sofisticato apprezza a sua volta l’arte di Lautrec il quale la raffigura mentre frequenta un caffè-concerto sul manifesto Divan Japonais (1893). La ballerina Jane Avril è ritratta anche nel ruolo di un’intenditrice d’arte sulla copertina di L’Estampe originale, una pubblicazione che promuove la litografia a lui contemporanea (Copertina de “L’Estampe originale”, 1893).

Terza sezione - Le donne della notte (Alloggerò in un bordello…)

A Lautrec piace l’ambiente frivolo dei bordelli e tra il 1892 e il 1895 trascorre intere settimane nelle maison closes vicine all’Opéra e alla Borsa di Parigi. Qui osserva le ragazze per ore, mentre riposano, giocano a carte o si truccano: ama rappresentare la leggerezza dei bordelli e soprattutto quelle ragazze con le quali egli non deve vergognarsi del suo aspetto. La disinibita facilità con la quale queste donne svolgono il proprio lavoro, le rende ai suoi occhi le modelle ideali. In questa sezione, infatti, è esposta una serie di cromolitografie del 1896 intitolata Elles, considerata una delle opere migliori dell’artista, in cui sono raffigurati con insolita empatia i momenti più intimi del mondo dei bordelli (Donna alla tinozza e La clownessa seduta, Mademoiselle Cha-U-Kao entrambe del 1896). Lautrec non trascura il tema dell’amore lesbico, che tratta con particolare sensibilità come in Il grande palco (1897).

Quarta sezione - A teatro (Non importa quale sia lo spettacolo. A teatro sto sempre bene…)

Tra il 1893 e il 1896 Lautrec comincia ad essere parte attiva dell’elettrizzante mondo dello spettacolo, disegnando programmi di sala e raffigurando scene teatrali (Il palco dal mascherone dorato, 1893). È affascinato da Marcelle Lender, l’attrice del Théâtre des Variétés, il cui busto audacemente erotico stampato in otto colori rappresenta un capolavoro nella storia della litografia (Busto di Mademoiselle Marcelle Lender, 1895).

Nelle sue scene teatrali Lautrec riesce a rendere l'intensità dei drammi e delle commedie con movimenti efficaci ed energici contrasti di luci e ombre che traggono ispirazione sia dalle xilografie giapponesi sia dai palchi teatrali di Daumier (Idillio principesco, 1897).

Quinta sezione - Con gli amici

Nell’ufficio e nelle abitazioni dei direttori della Revue Blanche si svolge gran parte della vita sociale parigina: qui Lautrec stringe diverse amicizie e nel 1895 disegna un manifesto per la rivista (La Revue Blanche, 1895).

Tra le sperimentazioni di nuove tecniche (come la puntasecca), l’influenza della formazione dei primi anni e l’attenzione verso elementi naturali e animali non hanno mai abbandonato Toulouse nella sua crescita artistica: l’equitazione, ad esempio, fa parte della sua educazione aristocratica e adesso torna alla ribalta negli ultimi anni di vita.

In questa sezione sono illustrati alcuni aspetti della vita privata dell’artista: la passione per le corse dei cavalli a Longchamp (Il fantino, 1899), le gite quotidiane al Bois de Boulogne (Gita in campagna, 1897) e l’amore per una sconosciuta a bordo di una nave, seduta su una sedia a sdraio (La passeggera della 54 o Passeggiata in yacht, 1895).

A completare la mostra anche numerose illustrazioni di libri e copertine che Lautrec crea negli ultimi anni di attività solamente su richiesta dei suoi amici: tra questi, la Copertina per L'Etoile rouge del 1898 (una raccolta di poesie di Paul Leclercq, uno dei fondatori di La Revue Blanche); lo scrittore Victor Joze si rivolge a Lautrec per creare per il suo romanzo una Copertina per La Tribu d'Isidore (1897) e Georges Clemenceau gli commissiona dieci illustrazioni da inserire nel volume Au Pied du Sinai (1897), pubblicato nel 1898. La mostra, attraverso le opere del Museo di Belle Arti di Budapest, illustra l’arte eccentrica e la ricercata poetica anticonformista e provocatoria - tra le più innovative tra Ottocento e Novecento - di uno degli artisti oggi più apprezzati e ammirati nonostante la tarda scoperta.

“...il mio disegno non era troppo male, poiché il concorso era mediocre”. È con queste parole che Henri - in una lettera alla madre del gennaio 1885 - svela, già in tenera età, un’anima da “artista tormentato” e non adeguatamente “riconosciuto”, seppur pervaso da un fortissimo slancio ottimista e dalla consapevolezza della bellezza della vita. Una bellezza semplice, dai contorni volutamente sfumati e da vivere in momenti dissoluti, dai colori forti e spregiudicati e priva di abbellimenti, nei disegni come nelle tinte. Nessuno, dopo di lui, è stato in grado di rendere così “perfetto” il volto dell’imperfezione. È questo il suo stile.

 

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