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Risiera di San Sabba - Foto AIAT Trieste Le Piazze di Trieste
Le più celebri e le più amate piazze di Trieste.
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Prima di giungere in Piazza della Borsa, sulla sinistra, si incontra il grande edificio quadrato del Tergesteo una volta sede dell'ufficio doganale e del palazzo di abitazione dei governatori della città. L'esterno dell'edificio è lineare (vi sono inseriti dei gruppi marmorei rappresentanti il Commercio, l'Industria e la Navigazione), mentre l'interno presenta una soluzione di grande interesse: una vasta crociera con volta vetrata (progetto arch. A. Buttazzoni, realizzazione F. Bruyn, 1840-42).
La stessa funge da “passaggio pubblico” e congiunge Piazza della Borsa con la Piazza del Teatro. Piazza della Borsa possiede un perimetro triangolare ed è delimitata da edifici diversi per epoca e stile.   La piazza ruota attorno al Palazzo della Borsa Vecchia, ora sede della Camera di Commercio (arch. A. Mollari 1799-1806). Il Palazzo, di impronta neoclassica, possiede un pronao delimitato da quattro grandi colonne doriche che creano una vasta zona di passaggio. All'esterno del pianterreno sono inserite statue allegoriche raffiguranti l'Asia, Vulcano, Europa, Africa, Mercurio, America. Sulla sommità del frontone sono poste sculture rappresentanti il Genio di Trieste, Nettuno, Minerva e il Danubio. Ad opera di A. Bosa sono i bassorilievi rappresentanti il Commercio, la Navigazione, l'Industria e l'Abbondanza come sue e del figlio Francesco sono le scene che istoriano il grande salone centrale.
Osservando frontalmente l'edificio della Borsa Vecchia, sul lato vi è il Palazzo Dreher (Borsa Nuova), che si inserisce nella piazza con la sua facciata curva e fastosa. Alla ricchezza decorativa esterna fa da contraltare l'interno sobrio e funzionale (1929) dettato dall'architetto Geinger e dallo stile di G. Pulitzer Finali che, con lo studio Stuard, tracciò le linee dello stile moderno triestino dell'epoca, soprattutto nel campo navale.
Da Palazzo Dreher si diparte via Cassa di Risparmio dove, al n°10, vi è la sede in stile cinquecentesco (arch. E. Nordio) dell'omonimo antico istituto di credito. Di fronte a Palazzo Dreher, c'è Casa Rusconi (arch. G. Scalmanini), d'impronta rinascimentale. Al terzo piano trovò sede l'atelier di moda e stile di Anita Pittoni, artista innovatrice nel campo tessile dalla fine degli anni Venti.
All'angolo opposto, tra l'incrocio del Corso Italia con la via Roma, è situata la Palazzina Romano, sobrio esempio di architettura settecentesca restaurata dall'architetto G. Polli tra il 1919 e il 1920.
Di fronte alla Borsa Vecchia l'edificio verde Casa Bartoli (arch. M. Fabiani, 1905) ci informa di un contatto diretto con la Wagnerschule, di cui l'architetto fece parte. L'edificio si configura come unità commerciale e abitativa ed è connotato dalla ampie superfici vetrate e da una decorazione a graffito che documenta la variante triestina del Liberty.
Da Piazza della Borsa lungo il Corso Italia, sulla destra, parte il complesso piacentiniano (1935-1939), che rappresenta la più evidente realizzazione architettonica della progettazione urbanistica legata ai grandi sventramenti della Città Vecchia negli anni Trenta. L'edificio si inserisce con un forte impatto nel tessuto architettonico della zona e raccoglie lungo la galleria centrale, come anche nei portoni, importanti affreschi di Carlo Sbisà, artista che seppe coniugare echi rinascimentali e spirito contemporaneo attraverso una personale reinvenzione.
Nello spazio triangolare definito dagli edifici presi in considerazione è inserita la colonna sormontata dalla statua bronzea che ritrae Leopoldo I d'Asburgo, realizzata ad imperituro ricordo di una visita in città dell'Imperatore. Questa zona rappresenta il nucleo centrale di quel Borgo Teresiano voluto dall'Imperatrice d'Austria Maria Teresa. Costruito tra la fine del Settecento e la metà dell'Ottocento su un'area precedentemente occupata da saline, esso possiede un'identità rigorosamente geometrica, costituita da strade diritte intersecantesi ad angolo retto. Modello di pianificazione urbana globale, già in fase progettuale furono definite in modo dettagliato tutte le regole e le caratteristiche architettoniche degli edifici che lo avrebbero costituito, andando a realizzare una “città nuova” che doveva possedere i requisiti adatti a fungere da moderno emporio: le case dovevano essere di tre piani, rispettivamente adibiti a magazzino (pianoterra), abitazione (secondo), a locali per uffici (terzo). Le stesse inoltre dovevano possedere un cortile interno (orti e giardini). I canali erano numerosi e servivano a far giungere le merci fino al cuore della città.
Purtroppo la presenza dell'acqua dei canali ora si limita al solo Canale Grande, peraltro parzialmente interrato, che funge ancora da spettacolare cornice per una vasta area rettangolare prospiciente il mare e chiusa dalla facciata neoclassica della Chiesa di Sant'Antonio Nuovo. Vicino ad essa vi è la Chiesa di S. Spiridione della comunità serbo ortodossa, che testimonia della pacifica convivenza nei secoli di molteplici culti religiosi. Sempre in Piazza del Ponterosso si trova la fontana del Mazzoleni (1753) che portava l'acqua dell'acquedotto teresiano nel nuovo agglomerato urbano.Numerosi i palazzi degni di menzione; tra gli altri spicca Palazzo Gopcevich (arch. G. Berlam, 1850) di gusto neorinascimentale. Dall'architetto Buttazzoni (1837) è la casa al n°1 e 2 della piazza omonima: vi trova sede la Fondazione Giovanni Scaramangà di Altomonte che conserva documenti storici triestini. Tra i pochi caffè storici superstiti (Caffè degli Specchi, Caffè San Marco, Caffè Tommaseo) in Piazza Sant'Antonio vi è l'antico Caffè Stella Polare.
Prima di lasciare questa zona, percorrendo la via Ponchielli si incontra Casa Czeike (arch. Bubolini, 1770), esempio di stile barocco dove alla semplice linearità dell'edificio fa da contraltare un imponente ingresso ad arco che sorregge un voluminoso balcone.
Due gli edifici che si fronteggiano: quello della Banca Commerciale Italiana (arch. E. Nordio, 1909) e quello della compagnia assicurativa Ras (Riunione Adriatica di Sicurità, arch. E. e A. Berlam, 1913), in cui spicca un sontuoso atrio il cui pavimento è decorato a mosaico. L'atrio ospita una copia in marmo policromo (dello scultore G. Marin) della “fontana dei leoni” di epoca romana ritrovata al tempo della realizzazione dell'edificio. Sulla piazza insiste Casa Smolars (arch. R. Depaoli, 1906-07) esempio di Liberty mosso e vibrante. Salendo lungo la via Mazzini si incrocia la via Imbriani in cui trova sede il Museo Morpurgo.

Da piazza Goldoni verso piazza Garibaldi passando in via Carducci si trova il Mercato Coperto (arch. C. Jona, 1935), che va inserito tra i più begli esempi di stile modernista di cui la città è ricca in quanto grande laboratorio architettonico del periodo tra le due guerre. Da rilevare il ritmo curvilineo e spiraliforme della torretta centrale ricca di finestre.
Piazza Unità d'Italia TriestePercorrendo via Carducci verso la Stazione sulla destra si apre il Viale XX Settembre (ex Acquedotto) frutto di un'antica donazione di Domenico Rossetti che, tra il 1807 e il 1808, regalò alla città una strada alberata dove i cittadini potessero passeggiare. Il viale è pedonale ed è ricco di discreti ed eleganti edifici che ospitano case d'abitazione, uffici e locali commerciali. Sono presenti anche numerosi locali d'intrattenimento e d'estate è piacevole sostare ai tavolini all'aperto inseriti nella lunga teoria di alberi che rendono il percorso ombreggiato. Nella vicina via Battisti si trova il Caffè San Marco; fa parte dello stesso isolato la Sinagoga che si affaccia su Piazza Giotti.
Percorrendo via Zanetti si giunge in via Coroneo dove si incontra il Palazzo di Giustizia (arch. E. e U. Nordio, 1913,1934), severo e dalle massicce proporzioni. La facciata mostra due ordini sovrapposti; protagonista del secondo è un colonnato ionico che a sua volta è sormontato da un attico con statue di giuristi realizzate dagli scultori Asco e Mascherini.
La facciata si apre sul Foro Ulpiano che giunge fino a Piazza Oberdan zona che, negli anni Trenta, fu soggetta ad una radicale trasformazione. Dopo la distruzione dell'impianto precedente sorsero numerosi edifici che accolsero enti e istituzioni prestigiose che resero Piazza Oberdan il cuore moderno della città.
Considerevoli dal punto di vista architettonico la Casa del Combattente, in cui spicca una slanciata torre campanaria impostata su un basamento di arcate e volumi prevalentemente orizzontali, che appaiono come un'eco del mondo metafisico di De Chirico, e il Palazzo della Ras, anch'esso dotato di attico ma soprattutto di echi della progettazione piacentiniana. Da citare il raffinato atrio frutto di un lavoro a più mani dell'architetto Umberto Nordio, di Felicita Frai, di Achille Funi, di Ugo Carà che lavorarono assieme realizzando un vero capolavoro in cui progettazione architettonica, mosaico, affresco e scultura colloquiano in una mirabile sintesi.
Piazza Oberdan è anche il luogo da cui parte il celebre Tram de Opcina, la trenovia che dal 1902 effettua il servizio di collegamento tra il centro cittadino e l'altopiano carsico fino a Villa Opicina inerpicandosi per un ripido e panoramico percorso.
Pressochè adiacente la piazza, in via Filzi si trova l'ex Hotel Regina (arch. Max Fabiani, 1902-04) elegante costruzione di pietra e mattoni ora sede della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori e in via Ghega al n° 12 il Palazzo Rittmeyer, ora sede del Conservatorio Statale G. Tartini.

 

Ringraziamo l'Agenzia di Informazione e di Accoglienza Turistica di Trieste per i testi gentilmente concessi e parte delle immagini qui pubblicate. La restante parte delle immagini, prodotte dall'Ufficio Immagini, sono pubblicate per gentile concessione dell'Archivio Generale del Comune di Trieste

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