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1.3 Patrick Faigenbaum La ricerca dell'identità (al tempo del selfie)
Inizia sabato 12 gennaio, con l’inaugurazione allo Studio Tommaseo di Trieste della prima mostra di tre che si avvicenderanno fino al 22 febbraio, la fase pubblica del progetto, curato da Giuliana Carbi Jesurun e Gabriella Cardazzo.

Inizia sabato 12 gennaio, con l’inaugurazione allo Studio Tommaseo di Trieste della prima mostra di tre che si avvicenderanno fino al 22 febbraio, la fase pubblica del progetto La ricerca dell’identità (al tempo del selfie), curato da Giuliana Carbi Jesurun e Gabriella Cardazzo per Trieste Contemporanea e ArtSpace e sostenuto dalla Regione FVG.

1.3 Patrick Faigenbaum

Coinvolgendo 30 artisti visivi, musicisti, attori, danzatori, scrittori e filosofi provenienti da BOSNIA, CROAZIA, FRANCIA, INGHILTERRA, ITALIA, LIBANO, POLONIA e UCRAINA, l’iniziativa infatti si compone di 3 mostre, che inaugureranno rispettivamente il 12 gennaio, il 26 gennaio e il 9 febbraio, e di 1 tavola rotonda (16 febbraio). Opera a parete, disegni, fotografie, installazioni, 1 video, 1 film, 1 composizione musicale, 3 performance, 3 conversazioni con gli artisti e la tavola rotonda conclusiva indagano le diverse interpretazioni che oggi si danno all’identità. Spaziano da una “classica” ricerca dell’interiorità alla recentissima “fluidità” dell’apparire diffusa con i dispositivi digitali. Toccano competenze di percezione sensoriale diverse. Cadenzate nelle mostre da una traccia sonora plurilingue di contributi alla definizione dell’identità: un filo rosso auditivo dell’intera iniziativa, insolito rispetto alla rappresentazione di noi stessi che ci viene offerta dalle nostre immagini.

Ecco chi dà voce al dibattito sull’identità nel primo appuntamento espositivo: CLAUDIO AMBROSINI, uno dei compositori italiani più rappresentati internazionalmente, propone il ritratto sonoro Anemos (2018) che rivela il respiro di chi sta suonando lo strumento musicale; l’artista torinese CRISTIANO BERTI mostra 7 ritratti fotografici (2003) fatti a 7 diversi Cristiano Berti, e nella ripetizione del nome e del cognome di questi omonimi l’identità si dissolve; la nobile famiglia fiorentina dei Guicciardini è ritratta all’interno della propria dimora nella campagna toscana, davanti a una parte degli archivi del nobile casato, dal fotografo francese PATRICK FAIGENBAUM, che ottiene notorietà internazionale nel campo della fotografia contemporanea negli anni ’80, proprio con questa serie dei ritratti di famiglie aristocratiche (1983-1991); il musicista GIOVANNI FLOREANI e l’attrice e regista DANIELA GATTORNO eseguono la performance Effimere, (2019), riflessione poetico-musicale sul testo Fotografia della folla di Wislawa Szymborska; MANUEL FRARA, conosciuto con lo pseudonimo “INTERNO3”, che è il nome del suo progetto di interazione tra high-tech e low-fi, installa i 9 moduli a parete di Primary selfie: take this software and make your selfie, (2018); l’artista di Kiev LADA NAKONECHNA, dichiarando che l’identità si manifesta attraverso i gesti, agisce negli ambiti pubblici e si rivela nell’attività politica, presenta il suo autoritratto-video proiezione Ich bin eine osteuropäische Künstlerin (2019); poiché per MARIO SILLANI DJERRAHIAN, artista e fotografo triestino, “passeggiare nel paesaggio significa abitare per un dato tempo nella fotografia che faccio, che è dunque il mio ritratto”, vediamo in mostra due suoi portfolio di 101 fotografie, Ritratto del MAXXI come me stesso e Ritratto senza suono come me stesso (2018); infine l’artista croata MARIJANA VUKIĆ PENDE propone l’installazione The First layer (2018) dove il suo tipico approccio verso la grafite di carbonio cambia: l’artista crea una specie di pelle che, assieme alla forza dell’energia cinetica chimica della grafite, rievoca l’energia potenziale dimenticata dall’uomo.

Programma generale:

Evento 1, SABATO 12 GENNAIO 2019
Ore 18, INAUGURAZIONE MOSTRA 1: Claudio Ambrosini, Cristiano Berti, Patrick Faigenbaum, Manuel Frara/Interno 3, Lada Nakonechna, Mario Sillani Djerrahian, Marijana Vukić Pende.
Ore 19, PERFORMANCE di Giovanni Floreani e Daniela Gattorno.
Ore 19.30, DIALOGO CON GLI ARTISTI.

Evento 2, SABATO 26 GENNAIO 2019
Ore 18, INAUGURAZIONE MOSTRA 2: Erick Deroost, Małgorzata Dmitruk, Diego Esposito, Katja Fleig, Laure Keyrouz, Sonia Squillaci, Gian Carlo Venuto.
Ore 19, PERFORMANCE di Laure Keyrouz.
Ore 19.30, DIALOGO CON GLI ARTISTI E FILM DI ERICK DEROOST E KATJA FLEIG.

Evento 3, SABATO 9 FEBBRAIO 2019
Ore 18, INAUGURAZIONE MOSTRA 3: Luigi Arpini, Marc Camille Chaimowicz, Giulia Iacolutti, Ian Mckeever, Samir Mehanović, Cristiana Moldi Ravenna, Leon Tarasewicz, Andrzej E Teresa Wełmiński.
Ore 19, FILM di Samir Mehanović.
Ore 19.30, DIALOGO CON GLI ARTISTI.

Evento 4, SABATO 16 FEBBRAIO 2019
Ore 18, TAVOLA ROTONDA con Amos Bianchi, Giuliana Carbi Jesurun, Gabriella Cardazzo, Fulvio Dell’Agnese, Remo Rostagno, Stefano Triberti.
Ore 19.30, PERFORMANCE di Remo Rostagno.
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Schede della mostra 1:

CLAUDIO AMBROSINI
Anemos, 2018
ritratto sonoro

Nel lavoro Anemos, una mano, accarezzando le corde di uno strumento musicale, ne rivela il “respiro”, che poco a poco a sua volta rivela il respiro di chi sta suonando. Il fiato del musicista, il suo vento, quando sfiora il microfono produce una vibrazione, quasi il battito di un cuore.

Claudio Ambrosini (Venezia, 1948) è autore di lavori vocali, strumentali, elettronici, radiofonici, opere liriche, oratori e balletti presentati nei principali festival internazionali di Musica Contemporanea, o in teatri come La Scala o La Fenice. Negli anni ’70 è stato attivo anche come video artista, autore di installazioni, fotografo e performer. Premi recenti: Leone d’Oro per la Musica del Presente (Biennale di Venezia, 2007), Music Theatre Now (Berlino, 2008), Rotary International Award (2009), Premio Abbiati (2010), Play.It! (2015).

CRISTIANO BERTI
Cristiano Berti, 2003
7 ritratti fotografici

Le persone ritratte sono sei omonimi dell’artista, e l’attore inglese John Steiner, che nel film Tenebre di Dario Argento (1982) impersona un immaginario Cristiano Berti critico teatrale. Nella ripetizione del nome e del cognome, l’identità si dissolve. L’omonimia apre le porte all’anonimato. Il senso di incertezza è accentuato dalla presenza di un personaggio di finzione.

Cristiano Berti (Torino, 1967) è un artista che utilizza principalmente fotografia, video e installazioni. Tra le mostre personali recenti: Uqbar, Berlino, 2017; Villa Croce Museo d’Arte Contemporanea, Genova, 2015; Alert Studio, Bucarest, 2014; Mole Vanvitelliana, Ancona, 2012. Tra le collettive: Récits des Bords de l’Eau, 4ème Biennale Internationale de Casablanca, 2018; Black Disguises, Museum of Modern and Contemporary Art, Rijeka, 2017; Residual, New Art Exchange, Nottingham, 2015; I never got a Ph.D, Ballhaus im Nordpark, Düsseldorf e Smuggling Anthologies, Museum of Modern and Contemporary Art, Rijeka, 2013. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Macerata.

PATRICK FAIGENBAUM
un’opera dalla serie dei ritratti fotografici
in bianco e nero di famiglie nobili italiane (1983-1991)

L’immagine ritrae la famiglia fiorentina dei Guicciardini, all’interno della propria dimora nella campagna toscana, davanti a una parte degli archivi del nobile casato. L’idea di realizzare dei ritratti di famiglie nobili nelle loro dimore ancestrali nasce nel 1983, di ritorno dal primo viaggio in Italia, a Venezia, prosegue a Firenze e Roma (dove è ospite come borsista all’Accademia di Francia - Villa Medici dal 1985 al 1987) e si conclude a Napoli nel 1991. Avendo alle spalle i ritratti realizzati nelle abitazioni parigine, incontrare le famiglie aristocratiche nei loro palazzi consente all’autore composizioni più complesse e una ricerca metodica, che via via diviene esplorazione, ricostituzione, collezione e memoria.

Patrick Faigenbaum (Parigi, 1954) ottiene notorietà internazionale nel campo della fotografia contemporanea negli anni ’80, proprio con questa serie dei ritratti. Sue opere sono esposte regolarmente in Francia e all’estero e fanno parte di collezioni pubbliche (dal Metropolitan Museum of Art di New York al Centre George Pompidou di Parigi, dal Museo Reina Sofia di Madrid alla Vancouver Art Gallery). Nel 2013 vince il premio Henri Cartier-Bresson per il suo lavoro Kolkata. Insegna all’École des Beaux-Arts di Parigi dal 2001.

GIOVANNI FLOREANI
DANIELA GATTORNO
Effimere, 2019
riflessione poetico-musicale *

Nella foto della folla / la mia testa è la quarta dal bordo / e forse la settima da sinistra / o la ventesima dal basso (tratto da Fotografia della folla di Wislawa Szymborska)

Giovanni Floreani, friulano, inizia a Mestre, dove è nato, il suo percorso musicale nella musica beat dei turbolenti anni ’60 e ben presto si interessa alla sperimentazione (Area, Perigeo, Aktuala) e alle avanguardie anglosassoni e americane (Frank Zappa, Van der Graaf Generator, Brian Eno…). Verso la fine degli anni ’70 si avvicina alle espressioni vocali e musicali autentiche della tradizione popolare. Da allora si muove fra ricerca e sperimentazione proponendo progetti aperti, ai quali hanno partecipato artisti quali Yang Jing, Pierre Favre, Latif Bolat, Paolo Tofani Krsna Prema, Tony Pagliuca e molti altri.

Daniela Gattorno (Genova, 1964) è attrice, regista, autrice di teatro per l’infanzia. Nasce artisticamente nel Circo Orfei perfezionandosi nella giocoleria e nell’acrobazia aerea; esordisce nell’attività teatrale a Trieste all’inizio degli anni ’90; dal 1995 con l’Associazione Culturale Furclap inizia un’intensa attività di teatro di strada, contribuendo poi alla realizzazione di eventi teatrali e musicali. Dal 2001 collabora con La Contrada - Teatro Stabile di Trieste e dal 2017 è presidente dell’Associazione Amici della Contrada. Ha ruoli in diverse fiction televisive e nel film Un Bacio di Ivan Cotroneo, produzione Indigo Film 2015.

* poesie di Wislawa Szymborska a cura di Daniela Gattorno, ricerche sonore e canti a cura di Giovanni Floreani

MANUEL FRARA / INTERNO 3
Primary selfie: take this software and make your selfie, 2018
9 moduli a parete, disegno progettuale dell’installazione

La tua identità oggi si produce in una nuova identità.
La tua identità si accelera con l’ausilio dei social media.
La tua nuova identità è un autoritratto fuori controllo.
La tua identità è la tua nuova immagine nella sua forma più incosciente.
La tua identità è aumentata fino a collassare attraverso il tuo profilo di Whatsapp.
Di Facebook, di Instagram.
Di Twitter, di Telegram, di Linkedin, di Xing e di Renren.
Di Google Plus, di Disqus, di Snapchat.
Di Meetup, di Vine, di Tumblr.
Di Twoo, di Vk.
Di Medium, di Pinterest, di Youtube […]. (Manuel Frara)

Manuel Frara vive e lavora a Venezia e dal 1996 è conosciuto con lo pseudonimo “Interno3”, che è il nome del suo progetto di interazione tra high-tech e low-fi. Nel 1997 si diploma all’Accademia di Belle Arti dove insegna dal 2007. Nel 2007 partecipa a “DiVA” New York e nel 2008 la sua personale A Beautiful Day è allestita alla Galleria Contemporaneo di Mestre e poi presso la Abertay University of Dundee, Scozia. Nel 2009 partecipa a “Isola mondo”, evento collaterale ufficiale alla 53. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia. Dal 2005 al 2014, è artista e curatore alle edizioni di “Art Stays, Festival Internazionale di Arti Visive”, Ptuj (Slovenia).

1.7 Nakonechna Ich binLADA NAKONECHNA
Ich bin eine osteuropäische Künstlerin, 2019
videoproiezione, disegno progettuale dell’installazione

L’identità si manifesta attraverso i gesti (le azioni) e agisce negli ambiti pubblici, si rivela nell’attività politica. Non richiede lavoro aggiuntivo (come un supporto organizzativo o una costituzione speciale). È il bisogno consapevole nella lotta politica. (Lada Nakonechna)

Lada Nakonechna (Dnipropetrovsk, Ucraina, 1981) vive e lavora a Kiev. È un’artista, una curatrice (membro del collettivo curatoriale e attivista Hudrada) e un’educatrice (co-fondatrice del Course of Art, un programma educativo indipendente a Kiev). Dal 2005 fa parte del gruppo R.E.P.. Nel 2015 ha co-fondato il Method Fund. Ha partecipato a numerose mostre internazionali e in Ucraina tra cui mostre al Museum of Modern Art (Varsavia, 2015), Kunstmuseum Wolfsburg (Wolfsburg, 2015), Galerie für Zeitgenössische Kunst (Lipsia, 2015), National Art Museum of Ukraine (Kiev, 2012), CSW Zamek Ujazdowsky (Varsavia, 2012, mostra personale).

MARIO SILLANI DJERRAHIAN
Ritratto del MAXXI come me stesso, 2018
Ritratto senza suono come me stesso, 2018
2 portfolio di 101 fotografie

Passeggiare nel paesaggio significa abitare per un dato tempo nella fotografia che faccio, che è dunque il mio ritratto. Non documento un luogo, esso non è il soggetto. Il soggetto è il mio passare in quel posto sapendo di esserci quando scatto 101 fotografie. Come? Con pochi tecnicismi, in automatico. Regolando solo l’inquadratura, che deve essere perlopiù banale. Non conta lo scatto singolo, ma il tempo impiegato (che annoto a testimonianza di essere stato lì per quelle 101 frazioni di tempo). Ottengo un paesaggio endotico, interno. Vissuto: sono legato al mondo dal mio semplice fare. Come dicevano gli antichi pittori cinesi la bella veduta (e anche la bella fotografia) è uno starsene fuori, invece attraversare il paesaggio è intuire la propria anima. (Mario Sillani Djerrahian)

Mario Sillani Djerrahian (Addis Abeba, 1940) è fotografo, performer, videomaker. Ha esposto in Italia e all’estero (di recente a Yerevan, Graz, Mosca, Messina, Venezia). Insegna fotografia, fonda a Trieste il Centro Fotografico Gamma, l’emittente Radioattività, le Edizioni Centro G, il Gruppo 78. È stato presidente de La Cappella Underground. Si è occupato di teatro a Trieste e a Milano. Ha collaborato con il Centro Arte Viva di Trieste. È stato visiting lecturer al Polytechnic of Art di Sheffield (1976, ‘78, ‘86). Ha fatto una disamina del suo lavoro all’Università Cattolica, Milano (2001) e a Ca’ Foscari, Venezia (2001, ‘04, ‘08). Ha ricevuto il Premio CRAF Friuli Venezia Giulia Fotografia 1989 per l’attività di ricerca.

MARIJANA VUKIĆ PENDE
The First layer, 2018
installazione, lattice, grafite, carbone, plexiglass

L’approccio dell’artista verso la grafite di carbonio cambia durante un processo di ricerca sulle proprietà possedute da questo materiale in relazione con il corpo umano. Alla grafite dunque vengono uniti altri materiali al fine di creare un nuovo elemento organico vivo, che assomiglia alla pelle che abbiamo addosso per proteggerci e che rievoca assieme alla forza dell’energia cinetica chimica della grafite l’energia potenziale dimenticata dall’uomo.

Marijana Vukić Pende (Dubrovnik, 1973) studia scultura e musica contemporanea e si laurea nel 2008 all’Accademia di Venezia. Nel 2005 partecipa a “Atelier Aperti”, Accademia di Belle Arti di Venezia, 51a Biennale di Venezia. Nel 2008 è artista in residenza all’Atelier Frankfurt - Kulturamt Frankfurt am Main. Espone in diverse collettive in Croazia e Italia e tre volte alla Triennale di scultura “Gliptoteca” dell’Accademia croata delle Scienze e delle Arti, Zagabria. Mostre personali: Museo d‘arte moderna e contemporanea di Rijeka, 2016; Gliptoteca Accademia croata delle Scienze e delle Arti, Zagabria 2017; Museo d’arte contemporanea dell’Istria, Pola 2017; Palazzo Costanzi, Trieste, 2018).

1.3 Patrick Faigenbaum
 
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