Il Duomo di Cremona Il Duomo di Cremona
 
Cremona, Duomo: rosone della facciata - foto di Ugo Franchini L'interno: la cappella del SS. Sacramento e la Cripta
Appena dopo il Mausoleo del Cardinal Francesco Sfondrati eretto da Francesco Dattaro nel 1558, si apre la cappella del SS. Sacramento che, come la speculare cappella della Madonna del Popolo, chiude la navata minore di destra.
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L'interno della Cattedrale di Cremona

La Cappella del SS. Sacramento e la Cripta

Appena dopo il Mausoleo del Cardinal Francesco Sfondrati eretto da Francesco Dattaro nel 1558, si apre la cappella del SS. Sacramento che, come la speculare cappella della Madonna del Popolo, chiude la navata minore di destra; anch'essa fu rimaneggiata più volte sia nella seconda metà del '500, su progetto del Dattaro e con un intervento decorativo a stucco del Bombarda, sia nel '600 per opera dei Natali ed ancora nell'800. Presenta, perciò, una esuberante decorazione a stucco che si distende sulle volte e sulle pareti andando a inglobare una importante serie di dipinti opera dei due grandi maestri cremonesi del Cinquecento, Giulio e Bernardino Campi a cui, nel Settecento, si aggiunse il maggiore pittore cremonese dell'epoca, G.A. Borroni reduce dai successi ed onori ottenuti a Milano. E', infatti, di quest'ultimo artista il dipinto collocato nel primo comparto della parete destra con una Cena in Emmaus a cui è sovrapposto un'opera di Giulio Campi del 1569 con il Sacrificio di Melchisedec, mentre nello spazio a fianco sia la più grande Lavanda dei piedi che la Resurrezione di Lazzaro collocata sopra sono entrambe opere datate (1569) di Bernardino Campi. Sulla parete di sinistra ritroviamo lo stesso numero di tele con uguale disposizione simmetrica, mentre gli autori sono Giulio Campi per i due dipinti con raffigurato l'Ultima Cena (1568) e la Maddalena ai piedi di Gesù nella casa del Fariseo (1569) ed ancora Giovan Angelo Borroni per l'Apparizione di Cristo alla Maddalena che è sovrastato dalla Raccolta della manna di Giulio Campi.

Appena usciti dalla cappella del SS. Sacramento e prima di scendere alla Cripta, cui dà accesso la scala aperta nella parete di tamponatura creatasi tra piazzetta senatoria e navata minore, meritano di essere citate due preziose sculture in marmo: un trittico scolpito a rilievo firmato da Tommaso Amici e Mabila del Mazo (1495) già pala dell'altare di San Nicola che, infatti, vi è rappresentato al centro tra San Damiano e Sant'Omobono e, sulla parete frontale che chiude la piazzetta senatoria, una formella con la Carità di Sant'lmerio, opera di Giovanni Antonio Amadeo.

Si può a questo punto concludere la visita del Duomo appunto con la cripta, un vasto locale che occupa tutta la zona sottostante l'area presbiteriale e che è stata oggetto di un recente intervento di restauro nato dall'esigenza di riordinare le sepolture dei vescovi cittadini in occasione della morte del vescovo Giulio Nicolini (2002), ma che ha permesso, con uno scavo archeologico esplorativo, di confermare alcuni dati storici tradizionali; la zona della cripta è, infatti, la parte più antica dell'intera cattedrale e sotto il pavimento sono apparsi tracce di edifici romani preesistenti databili al I sec. d.C. oltre ai resti di un edificio di forma ottagonale che per la sua datazione (tra metà IV e V sec. d.C.) è il più antico impianto battesimale della città. L'aspetto attuale della cripta è, invece, frutto di una lunga serie di interventi iniziati nel Seicento, ma conclusisi solamente nel 1922 con il riordino dell'altare del Santo Patrono cittadino, Omobono Tucenghi morto nel 1197, primo santo laico e borghese (era infatti un mercante) della Chiesa di Roma di cui è possibile vedere da vicino le spoglie passando nel piccolo ambiente retrostante l'altare che ha come pavimento un frammento di mosaico della seconda metà del XII secolo.

Nella parte restante della cripta sostenuta da colonne binate di recupero sono addossate alle pareti una serie di arche sepolcrali dedicate a vari santi cittadini come i SS. Babila e Simpliciano (prima a destra), San Facio (la seguente), dei SS. Marcellino e Pietro, un'importante complesso scultoreo opera di Benedetto Briosco (1506), di S. Imerio (a sinistra) e di Sant'Omobono oggi, però, occupata da una reliquia di Sant'Antonio Maria Zaccaria.

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