Il Duomo di Cremona Il Duomo di Cremona
 
Assunzione di Bernardino Campi, Museo Civico Ala Ponzone di Cremona L'interno: la cappella della Madonna del Popolo e gli altari
La profonda cappella che si affianca a destra della zona presbiteriale ospita la statua della Madonna Assunta, opera di Giuseppe Chiari ed un'importante dotazione di dipinti.
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L'interno della Cattedrale di Cremona

La cappella della Madonna del Popolo e gli altari del transetto nord e della navata minore i sinistra

La profonda cappella che si affianca a destra della zona presbiteriale, oggi detta della Madonna del Popolo, in realtà, assunse questa titolazione molto tardi, addirittura nella seconda metà del XVIII secolo, epoca nella quale vi venne trasferita dall'altare maggiore la statua omonima, un prezioso manufatto ligneo della fine del '300 pesantemente rimaneggiato per poterla trasformare in una Madonna vestita, quelle statue che, secondo il gusto settecentesco, venivano abbigliate con sfarzosi abiti e gioielli, e che qui rimase sino al 1880, mentre oggi è conservata in palazzo Vescovile. Se l’arrivo di questa statua, oggetto di una particolare devozione, è l’origine della nuova titolazione ancor oggi conservata, questa andava a sostituire quella di cappella delle Reliquie assunta nel 1577 che, però, a sua volta aveva rimpiazzato l’originaria titolazione di cappella di San Giovanni Battista; anche per quanto riguarda la parte architettonica la cappella ha vissuto almeno due importanti modifiche di tipo strutturale, quella di stampo manieristico effettuata nel 1555 da Francesco Dattaro con stucchi di Gianbattista Cambi detto il Bombarda, e quella seicentesca operata dopo il 1633 da Carlo e Giovan Battista Natali, mentre è di Giovan Battista Zaist (1750) la complessa struttura scenografica di carattere quasi teatrale che ospita nella nicchia di fondo l’attuale statua della Madonna Assunta, opera di Giuseppe Chiari (1687-1750) che circa nel 1880 sostituì la Madonna del Popolo trecentesca.

Molto ricca ed importante è la dotazione di dipinti di questa cappella, simmetricamente disposti secondo uno schema regolare che prevede un'opera principale posta al centro sormontata da un dipinto più piccolo ed affiancata da due tavolette provenienti da un polittico smembrato di G.F. Bembo (inizi sec. XVI). Secondo questo schema ecco, quindi, inseriti nel primo comparto la Risurrezione di Cristo di G.B.Trotti detto il Malosso e il San Giovanni Battista nel deserto di Bernardino Campi, affiancati da S. Imerio e S. Omobono, per passare, poi, a il Battesimo di Gesù di Giulio Campi, autore anche della Predicazione del Battista con S. Pietro e S. Paolo; sull'altro lato sono, invece, inseriti la Decollazione e la Nascita del Battista di Bernardino Campi con S. Pietro Esorcista e S. Marcellino ed, infine, la Discesa dello Spirito Santo del Molosso e il Convito di Erode di Bernardino Campi con S. Rocco ed il Beato Alberto da Villa d'Ogna.

(Nella foto l'Assunzione, opera di Bernardino Campi conservata presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona)

L'Assunzione di Bernardino Campo, presso il Museo Ala Ponzone di Cremona

Appena usciti da questa cappella, sul pilastro di fronte, si può osservare un antico affresco devozionale assegnato ai primi decenni del '400, una Madonna di scuola bembesca detta Madonna del pilastro, con una bella cornice degli inizi del '700 commissionata ancora una volta dalla Fabbriceria come indica lo stemma comunale inserito nella cuspide. Inoltrandosi nel braccio settentrionale del transetto nonostante la notevole altezza delle volte non consenta che una visione da lontano, è comunque utile osservare il ciclo tardogotico delle volte delle navate minori che si dispiega anche nel braccio meridionale in ben trentasette vele dipinte; dedicato alle Storie di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe il ciclo è stato recentemente restaurato e l’intervento oltre a far riaffiorare la data 1430, probabile indicazione della conclusione dei lavori, ha ridato piena leggibilità a questo vasto impianto iconografico veterotestamentario per il quale è stato confermato lo stretto legame con le botteghe dei miniatori attivi per la corte viscontea.

A Milano rimanda, poi, un altro "tesoro" del Duomo di Cremona che proprio nella prima campata del transetto nord si mostra discreta nella solida cassa di cristallo che qui dal novembre 1994 la conserva e protegge; si tratta della Grande Croce, una croce astile in argento che è sicuramente un capo d’opera non solo del Tesoro del Duomo, ma dell'oreficeria quattrocentesca lombarda visto che è stata realizzata nel 1478 da due orefici: il milanese Ambrogio Pozzi ed il cremonese Agostino Sacchi. Questi due nomi con la data di esecuzione sono incisi a niello sulla base del piedistallo della croce vera e propria che si appoggia ad un complesso basamento aggiunto nel 1775 e realizzato da Giuseppe Berselli su disegno di Giovanni Manfredini. La complessità di questo preziosissimo reperto artistico può essere racchiusa in pochi dati tecnici quali le misure (194 cm. per la parte quattrocentesca e 102 cm. per la base settecentesca per un totale che sfiora i tre metri complessivi), il peso (circa 500 chilogrammi totali in gran parte d'argento) ed il numero degli elementi statuari cesellati, pur nelle loro ridotte dimensioni, in tutti i più minuti particolari (si arriva a 408 fra statue e busti).

Passando ora ad esaminare gli altari del transetto nord si può subito notare che tutti quelli del lato destro furono rimaneggiati nel XVI secolo quando le nuove pale coprirono i più antichi affreschi murali in parte ancora conservati sotto quest'ultime (come mostrato dai recenti restauri); oggi essi possono fornire una bella esemplificazione della pittura cremonese di quel secolo ad iniziare dal primo altare che si incontra subito dietro la Grande Croce che è dedicato a San Michele Arcangelo e che fu di patronato della famiglia Ala la quale commissionò nel 1566 a Giulio Campi, il maggiore dei tre fratelli di questa famosa famiglia di pittori, la bella pala ancora in situ racchiusa in una coeva ancona in terracotta di classica impostazione.

Il fratello minore di Giulio, Antonio Campi, è, invece, l'autore della pala dell'altare vicino dedicato all’Addolorata e da lui realizzata sempre nel 1566, in esecuzione di un lascito testamentario per l’altare di Sant’Antonio da Padova, di diversa collocazione, come indica la presenza in questa Pietà, dal sottolineato gusto illusivo e naturalistico, proprio di questo Santo.

Sul terzo altare è collocata, infine, una bella tavola degli inizi del XVI secolo che raffigura la Madonna con il Bambino tra i SS. Girolamo, Nicola da Tolentino ed Anna opera da ultimi studi spostata dal precedente autore, Bernardino Ricca a Francesco Casella.

Prima di passare agli altari del lato opposto si possono osservare in controfacciata quattro formelle in marmo (Gesù alla colonna, Apparizione alla Maddalena, San Francesco che riceve le stigmate, San Girolamo) opere firmate da G. Antonio Amadeo del 1484 già facenti parte dell’Arca di San Arealdo andata perduta.

Su questo lato del transetto gli altari sono solo due perché nell'ultima sezione si apre l'ingresso al Tesoro del Duomo; nella prima campata è così inserito il sontuoso altare di San Rocco, già presente in Cattedrale alla fine del '500 e già ornato dalla statua del Santo titolare, opera di G. Fieschi, ma la complessa carpenteria dorata che oggi la ingloba fu realizzata in pieno Seicento collocandovi simmetricamente ai lati le sei Storie di San Rocco, datate tra il 1643 e il 1645, di Luigi Miradori detto il Genovesino che è anche autore delle tre tele collocate superiormente (San Rocco visita gli appestati, Processione di San Rocco, San Rocco e gli animali) che calano con viva immediatezza nella sua epoca i tre episodi biografici.

Nella campata seguente, al posto dell'altro altare, vi è oggi la grande cappella delle Reliquie o della Sacra Spina aggiunta al transetto alla fine del ‘700 su progetto di Giovanni Manfredini con lo scopo di riunire in un solo luogo l'innumerevole serie di reliquie giunte alla chiesa nei secoli fra cui spicca, proprio al centro di questo ambiente, quella sicuramente più preziosa, la Sacra Spina donata nel 1591 dall'unico papa cremonese Gregorio XIV. La fisionomia di questo importante personaggio, già vescovo della città con il nome di Nicolò Sfondrati, la si può scoprire direttamente nella grande pala del 1593 di Luca Cattapane che orna il primo altare che si incontra entrando nella navata laterale di sinistra e che raffigura la Madonna tra i SS. Antonio Abate e Paolo Eremita con inginocchiato papa Gregorio XIV.

Quasi tutti gli altari delle due navate laterali presentano una serie mirabile di grandi ancone marmoree di solenne impostazione, frutto di un più generale piano di rinnovamento e reinterpretazione delle ancone cinquecentesche attuato nel Seicento da due grandi protagonisti artistici di questo secolo quali furono Carlo Natali ed il figlio Giovan Battista che rivestirono ininterrottamente dal 1630 al 1680 il ruolo di architetto della Fabbriceria della Cattedrale. Così durante il periodo in cui G.B. Natali era architetto della Fabbrica furono modificate le prime due cappelle della navata sinistra ed in entrambe operò Giacomo Bertesi, il più importante nome della scultura lignea cremonese tra la fine del '600 e l’inizio del '700; a lui fu, infatti, commissionato tra il 1668 ed il 1669 dalla Corporazione dei "Legnamari e muratori" la grandiosa pala scolpita a bassorilievo che raffigura una dolce Sacra Famiglia su cui appare in alto, in uno scorcio audace, l'Eterno, mentre gli angioletti-putti collocati in basso ai lati mostrano con grazia i tipici arnesi delle due Corporazioni di mestieri che vollero questa pala.

Mentre in questo suo lavoro Bertesi usa per ottenere l'effetto prezioso del marmo levigato lo stucco bianco che ricopre il legno, nell'altare vicino sono le dorature e la ricchezza della decorazione ad essere protagoniste della cappella intitolata alla B.V. delle Grazie realizzata da questo artista nel 1683 e tutta costruita attorno al dipinto su rame di A. Massarotti Madonna con il Bambino come vollero i confratelli della B.V. delle Grazie e San Silvestro. Alla complessa "macchina" della cappella dal ricco fastigio con angeli tubicini e ricche architetture con colonne tortili di rimando berniniano, si sposa il paliotto a bassorilievo dell'altare realizzato da Bertesi ancora in stucco bianco ad imitazione del marmo.

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