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Cose. Stanze come mondi di Alessandro Mendini a Verbania |
| Dalla Poltrona di Paglia del 1974 al divano K2 del 2013, le opere icona di Alessandro Mendini ripercorrono mezzo secolo di design italiano a Villa Giulia di Verbania, dal 16 maggio al 27 settembre 2026, nella mostra curata da Loredana Parmesani. |
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C'è un modo per attraversare l'intera carriera di Alessandro Mendini (Milano, 1931-2019) in sei oggetti. È esattamente quello che propone Alessandro Mendini. Cose. Stanze come mondi, l'antologica che Villa Giulia di Verbania, sul versante piemontese del Lago Maggiore, dedica all'autore dal 16 maggio al 27 settembre 2026. La mostra è curata da Loredana Parmesani, organizzata dal Comune di Verbania in collaborazione con l'Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini), e riunisce in tutto 130 opere capaci di coprire l'intero arco creativo dell'autore, dai primi passi nel Radical Design milanese degli anni Settanta fino ai riflessi postmoderni. Al centro del percorso ci sono però sei pezzi-icona: ciascuno collocato in una stanza diversa di Villa Giulia, a fare da chiave di accesso a un capitolo della ricerca di Mendini. Stanze come mondi: l'idea della mostraIl percorso si avvale di un allestimento modulato sulla struttura interna di Villa Giulia: ogni stanza è dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa. Ciascuna creazione è accompagnata da disegni, oggetti, dipinti, testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano l'importanza nella storia del design. Spiega la curatrice Loredana Parmesani: "Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell'inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all'immaginazione". Il progetto di allestimento è curato da Alex Mocika. Andiamo a vedere uno per uno i sei pezzi-icona, in ordine cronologico. 1. Poltrona di Paglia (1974): il design come provocazioneIl punto di partenza è la Poltrona di Paglia del 1974. L'opera coincide con il momento in cui Mendini si misura con il Radical Design milanese, e ha un significato programmatico molto preciso: è progettata per dichiarare la necessità del design di non essere solo creazione di oggetti utili, ma strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale. È una posizione che, in un colpo solo, riscrive il senso del lavoro del designer e apre la strada a tutto quello che verrà dopo nel percorso di Mendini. 2. Poltrona di Proust (1978): tra rococò e puntinismoLa Poltrona di Proust del 1978 è probabilmente l'icona più riconoscibile di Mendini, e tra le più note del design italiano del secondo Novecento. Dedicata allo scrittore francese, si tiene a metà tra rococò e puntinismo: l'oggetto-arredo come supporto su cui Mendini fa dialogare epoche e linguaggi visivi che altrimenti non si parlerebbero. È, in altre parole, uno dei primi esempi di "design come citazione" che diventeranno la cifra dell'autore. 3. Mendinigrafo (1985): uno strumento-archivioNel 1985 arriva il Mendinigrafo: una sorta di normografo, ovvero uno strumento da disegno in legno che racchiude i segni e i decori che hanno caratterizzato la sua produzione. L'oggetto vale di per sé come opera, ma soprattutto come dispositivo concettuale: è la propria pratica visiva, condensata in una piccola cassetta degli attrezzi, da cui altri progettisti possono partire. Un'invenzione che riflette molto bene il modo in cui Mendini si pensava come autore "trasmissibile". 4. 100% Make up di Alessi (1992): cento vasi, cento artistiNel 1992, con Alessi – azienda che proprio nella Provincia del Verbano Cusio Ossola ha la sua sede operativa –, Mendini realizza 100% Make up: una collezione di 100 vasi in porcellana con il coperchio disegnato da Mendini ma decorati da altrettanti artisti, architetti e designer internazionali. È un progetto che racconta come pochi altri la natura "relazionale" del lavoro di Mendini: un'opera collettiva con un'autorialità diffusa, costruita su una grammatica visiva condivisa. La firma è di Mendini; la voce, di un centinaio di colleghi. 5. Mobili per Uomo: Giacca (1997): l'abito come monumentoLa quinta tappa porta al 1997, con Mobili per Uomo: Giacca, realizzato in collaborazione con Bisazza. Si tratta di un mobile contenitore in metallo e scultura in mosaico in foglia oro, che trasforma l'abito in un vero e proprio oggetto di design monumentale dove contenere effetti personali. Il pezzo è il segno di una dimensione più intima e quotidiana, quasi domestica, dedicata alla casa e all'abito, che attraversa gli ultimi decenni della produzione di Mendini e che la mostra restituisce per esteso. 6. Divano K2 per A LOT OF Brazil (2013): omaggio alle avanguardieL'ultimo pezzo-icona porta al 2013. È il divano K2, realizzato per A LOT OF Brazil: un omaggio ai riferimenti artistici più vicini a Mendini, ovvero De Chirico, Savinio, Carrà, Kandinskij, il Futurismo, il cubismo cecoslovacco e le avanguardie storiche. È, simbolicamente, la chiusura del cerchio: un oggetto-arredo che ricapitola la genealogia visiva da cui Mendini è partito, sessant'anni dopo la sua formazione e a poco più di un lustro dalla scomparsa. Mendini in due righe: chi eraAlessandro Mendini, architetto, designer, artista e critico nato a Milano nel 1931 e scomparso nel 2019, è stato uno dei teorici e promotori del rinnovamento del design italiano. Ha diretto le riviste Casabella, Modo e Domus; sul suo lavoro e su quello compiuto con i suoi gruppi sono uscite monografie in varie lingue. Ha realizzato oggetti, mobili, ambienti, pitture, architetture, collaborando con compagnie internazionali come Alessi, Bisazza, Hermès, Philips, Kartell, Swatch, Venini e Cartier, ed è stato consulente di varie industrie, anche nell'Estremo Oriente, come Ramun, Cha Hospital, SPC Group, Samsung e LG. Membro onorario della Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, ha ricevuto tre Compassi d'Oro, le onorificenze Chevalier des Arts et des Lettres in Francia, dell'Architectural League di New York e dell'European Prize for Architecture 2014 a Chicago, oltre alle lauree Honoris Causa a Milano, Parigi, Wroclaw e Seoul. Le architetture firmate con il fratello FrancescoAccanto al lavoro sugli oggetti, Mendini ha firmato – con il fratello Francesco e con il loro Atelier – progetti architettonici di scala anche molto rilevante. Tra gli altri: le Fabbriche Alessi a Omegna, la piscina olimpionica a Trieste, le stazioni della metropolitana a Napoli, una torre ad Hiroshima in Giappone, il Museo di Groningen in Olanda, un quartiere a Lugano in Svizzera, il palazzo per uffici Madsack ad Hannover e un palazzo Commerciale a Lörrach in Germania. In Corea del Sud: il quartiere Posco a Seoul, la torre osservatorio a Suncheon e la pensilina per l'alta velocità nella stazione ferroviaria di Gwangju. Villa Giulia, la cornice della mostraVale la pena spendere qualche parola anche sul contenitore. Villa Giulia è strettamente legata alla storia della famiglia pallanzese dei Branca: costruita da Giuseppe Branca e dedicata alla moglie Giulia, fu terminata nel 1884, ampliando una preesistente villa edificata nel 1848 da Bernardino Branca, padre di Giuseppe e inventore del famoso Fernet. La progettazione venne affidata all'architetto Giuseppe Pirovano, che ideò due facciate principali una differente dall'altra: quella verso strada, severa, caratterizzata dal bugnato e da ampi finestroni; quella verso il lago, sfarzosa, ornata da scenografici loggiati sovrastati da una grande terrazza circolare. L'edificio è circondato da un ampio giardino, con grotte artificiali, terrazza belvedere e darsena. Nel dicembre del 1932 la villa venne acquistata dall'Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo per dotare Pallanza di una "Casa di ritrovo del forestiero"; nel 1956 furono creati sul lato di ponente due ampi saloni. Oggi la villa appartiene al Comune di Verbania ed è sede di mostre ed esposizioni di arte contemporanea, rassegne artistiche e musicali, e di importanti manifestazioni. La voce del sindaco"Accogliere a Verbania una così ampia e articolata antologica dedicata ad Alessandro Mendini" – sottolinea Giandomenico Albertella, sindaco di Verbania – "significa rendere omaggio non soltanto a un protagonista indiscusso del design e dell'architettura del Novecento, ma a un intellettuale capace di ridefinire in profondità il senso stesso del progetto. La sua opera, sospesa tra tensione critica e libertà immaginativa, continua a interrogarci sul ruolo della creatività come pratica culturale e civile". Patrocini, sponsor e catalogoLa mostra è realizzata con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia del Verbano Cusio Ossola, Distretto Turistico dei Laghi, Museo del Paesaggio di Verbania, Ente Giardini Botanici Villa Taranto, Associazione Amalago e dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori delle Province di Novara e del VCO. Il catalogo è edito da Moebius. Tra gli sponsor figurano Raffineria Metalli Cusiana S.p.a., Gruppo Zenit S.r.l., Banca BPER, Big Emotion, Arredo Jolly, Fondazione Bisazza, Caimi, Magis, Abet Laminati, Grand Hotel Majestic, Ristorante Milano e Caffè delle Rose.
Informazioni utili per la visita
Approfondimento e copertura completa anche su zerodelta.net. |
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