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Scheggi e Agnetti nelle collezioni permanenti del MA*GA Scheggi e Agnetti entrano nella collezione del MA*GA
Grazie al Ministero della Cultura, il MA*GA di Gallarate acquisisce opere di Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti, celebrate da due personali dal 24 maggio all'11 ottobre 2026. In contemporanea, il focus Stato di quiete di Giovanni Ferrario.

Il Museo MA*GA di Gallarate (VA) registra in questa stagione due ingressi importanti nelle proprie collezioni permanenti: un'opera di Paolo Scheggi (1940-1971) e tre opere di Vincenzo Agnetti (1926-1981), due figure di riferimento dell'arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento. Le acquisizioni, ottenute grazie alla vincita di due bandi indetti dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, sono celebrate da una doppia monografica, in programma dal 24 maggio all'11 ottobre 2026.

Le due mostre — Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971 e Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche — sono accompagnate da un focus dedicato a Giovanni Ferrario (Milano, 1973), Stato di quiete, anch'esso in cartellone per lo stesso periodo. Un cartellone primaverile-estivo articolato, in cui notizia istituzionale (le acquisizioni) e progetti curatoriali (le mostre) si parlano direttamente.

Due bandi del Ministero della Cultura: PAC e Strategia Fotografia

Il dato istituzionale al cuore del progetto è duplice. Le opere entrate al MA*GA sono il frutto della vincita di due distinti bandi promossi dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura:

  • il PAC – Piano per l'Arte Contemporanea 2025, grazie al quale il Museo acquisisce l'opera Struttura modulare (1967) di Paolo Scheggi;
  • il bando Strategia Fotografia 2025, attraverso il quale entrano in collezione tre opere di Vincenzo Agnetti appartenenti al ciclo Dopo le Grandi Manovre.

I progetti di ricerca alla base delle mostre sono stati sviluppati dal MA*GA in stretto dialogo con l'Associazione Paolo Scheggi e l'Archivio Vincenzo Agnetti.

Struttura modulare di Scheggi (1967), la nuova acquisizione

L'opera di Scheggi entrata in collezione è Struttura modulare (1967): è composta da tre fogli di legno dipinto, sovrapposti e fustellati, ed è attraversata da due file ordinate di aperture circolari perfette che creano giochi di ombra e luce. In mostra, l'opera dialoga con Intersuperficie (1966) in un confronto che esplora la tensione tra il pieno della materia e il vuoto dell'ombra.

Dopo le Grandi Manovre di Agnetti, le tre opere acquisite

Per quanto riguarda Agnetti, il MA*GA acquisisce tre opere appartenenti al ciclo Dopo le Grandi Manovre. La serie si forma dopo il ritrovamento, da parte di Agnetti, di un fondo ottocentesco di fotografie giapponesi a Gibilterra. L'artista milanese riprodurrà quelle immagini con un approccio concettuale, abbinandole a elementi grafici e testuali.

È un nucleo di lavori che rappresenta in modo paradigmatico la cifra di Agnetti: il frammento fotografico non come documento ma come elemento di una narrazione composita, in cui immagine, parola e segno grafico costruiscono insieme un significato.

Qui e altrove: la mostra dedicata a Scheggi

La prima monografica si intitola Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971, è curata da Ilaria Bignotti, curatrice scientifica dell'Associazione Paolo Scheggi, ed Emma Zanella, direttrice del MA*GA, con l'assistenza curatoriale di Camilla Remondina. È realizzata in collaborazione con l'Associazione Paolo Scheggi, da cui provengono le opere e i documenti letterari e iconografici.

Scheggi è uno dei protagonisti internazionali delle indagini sperimentali degli anni Sessanta, erede dello Spazialismo e tra i fondatori della pittura monocroma e oggettuale. La rassegna propone un corpus di 60 opere tra fotografie, documenti e maquette, e si concentra su un aspetto preciso: l'integrazione plastica all'architettura, declinatasi in progetti di ambienti vivibili e percorribili realizzati tra il 1964 e il 1971, anno della scomparsa dell'artista.

Gli ambienti vivibili e gli ambienti ricostruiti

Alcuni degli ambienti progettati da Scheggi sono stati ricostruiti dall'Archivio Paolo Scheggi a oltre cinquant'anni di distanza, e tornano oggi accessibili al pubblico. Il percorso espositivo apre con la maquette dell'opera Compositore cromo-spaziale (1964), esposta alla Triennale di Milano del 1964 dedicata al tema del Tempo Libero, in una sezione nata dalla collaborazione con Bruno Munari e Marcello Piccardo.

Subito dopo arriva l'Intercamera plastica (1966-1967), il primo vero ambiente esposto alla Galleria del Naviglio di Milano nel gennaio del 1967. Qui è documentato, oltre che dalla maquette, anche dalle fotografie di Ugo Mulas e di Ada Ardessi, testimonianze essenziali per restituire l'esperienza immersiva e fenomenologica offerta dall'artista. Attraverso opere come il Compositore spaziale (1967) emerge poi il progressivo tendere di Scheggi verso l'assolutezza dei solidi euclidei, simboli di una purezza geometrica estrema.

Piramide, Tomba e 6profetiper6geometrie

Il culmine del percorso è rappresentato dalla ricostruzione storica e filologica di due ambienti imponenti, andati dispersi dopo la loro esposizione storica in mostre importanti quali Vitalità del Negativo (1970) e la Biennale di Venezia (1972), e oggi nuovamente accessibili al pubblico: la Piramide. DELLA METAFISICA e la Tomba della Geometria. Queste opere ambientali segnano il passaggio di Scheggi verso un'indagine metafisica e politico-ideologica.

Tra le due si snodano le sei sculture che compongono l'installazione dei 6profetiper6geometrie (1971), l'ultimo lavoro di Scheggi, da egli stesso considerato un testamento spirituale, capace di unire il rigore della geometria con il messaggio metafisico.

La performance OPLA in occasione di ARCHIVIFUTURI

In occasione di ARCHIVIFUTURI. Festival degli Archivi del Contemporaneo, in programma dal 5 al 21 giugno 2026, sarà riproposta la performance OPLA-azione-lettura-teatro: un'azione urbana ideata e costruita da Paolo Scheggi nel 1969, svoltasi come happening in via Manzoni a Milano e nel centro storico di Firenze.

Agnetti nel centenario della nascita

La seconda monografica si intitola Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche, è curata da Alessandro Castiglioni, vicedirettore del MA*GA, in collaborazione con l'Archivio Vincenzo Agnetti.

L'esposizione si tiene nel centenario della nascita di Agnetti, uno dei più importanti protagonisti dell'Arte Concettuale italiana del XX secolo. Approfondisce, attraverso 30 opere, il suo interesse per la fotografia concettuale e per una pratica che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico, il dialogo con la letteratura e con la tecnologia.

Elisabetta d'Inghilterra e Libro dimenticato a memoria

Accanto alle tre opere appena acquisite dal Museo, in mostra sono presentati alcuni tra i lavori più celebri di Agnetti. Tra questi:

  • Elisabetta d'Inghilterra (1976), polittico fotografico che riflette sul potere e la sua rappresentazione attraverso quello che l'artista definiva "teatro statico", richiamando lo sfondo del teatro elisabettiano in un "dramma senza movimento";
  • Libro dimenticato a memoria (1970), volume di grandi dimensioni il cui interno è composto solo dai margini esterni che racchiudono uno spazio vuoto.

Il Trono, l'opera a quattro mani che lega Scheggi ad Agnetti

Il punto di raccordo tra le due monografiche è un'opera realizzata a quattro mani dai due artisti: Il Trono. Levitazione secondo Agnetti & Scheggi, concepito nel 1970, che richiama gli ambienti dell'ultima fase della ricerca di Scheggi.

Il Trono è un lavoro concettuale che testimonia la straordinaria vitalità del pensiero dei due artisti, i quali, a partire dalla fine degli anni Sessanta, affrontano alcuni nodi cruciali di natura politica e filosofica ancora oggi al centro del dibattito pubblico: la virtualità del denaro, la manipolazione del linguaggio, la trasmigrazione delle forme culturali e il controllo mediatico. Temi che restituiscono una sorprendente attualità a un lavoro nato oltre cinquant'anni fa.

Giovanni Ferrario, Stato di quiete

In contemporanea alle due mostre principali, il MA*GA ospita un focus dedicato a Giovanni Ferrario (Milano, 1973), dal titolo Stato di quiete. Il progetto, inedito, presenta una serie di sedici nature morte, appartenenti al ciclo Atlante del verosimile (2025), realizzate utilizzando l'Intelligenza Artificiale. Le opere giocano sulla contrapposizione tra l'apparente immobilità dell'immagine e l'instabilità dei processi che la generano, al punto da sembrare sospese nel tempo, pur essendo il risultato di flussi continui di dati, calcoli e probabilità.

Varese 2030 e i media partner

Le tre rassegne sono realizzate nell'ambito di Varese 2030, progetto promosso dalla Provincia di Varese e finanziato dalla Fondazione Cariplo. Media partner: Sky Arte.

Informazioni utili per la visita

  • Mostre:
    • Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971
    • Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche
    • Giovanni Ferrario. Stato di quiete
  • Sede: Museo MA*GA, via E. De Magri 1, Gallarate (VA)
  • Periodo: dal 24 maggio all'11 ottobre 2026
  • Orari:
    • martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 10.00 – 18.00
    • sabato e domenica: 11.00 – 19.00
  • Biglietti: intero € 12,00; ridotto € 10,00; ridotto speciale € 8,00. Acquisto online sul sito TicketOne.it o in loco presso la biglietteria
  • A cura di: Ilaria Bignotti e Emma Zanella (Scheggi); Alessandro Castiglioni (Agnetti)
  • Informazioni: tel. +39 0331 706011 – info@museomaga.it
  • Sito ufficiale: www.museomaga.it

Approfondimento e copertura completa anche su zerodelta.net.

Scheggi e Agnetti nelle collezioni permanenti del MA*GA
 
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