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Giovanni Agostino da Lodi: oltre lo Pseudo Boccaccino |
| Conosciuto a inizio Novecento come Pseudo Boccaccino, riconosciuto solo a fine secolo con il suo vero nome: la Pinacoteca di Brera dedica a Giovanni Agostino da Lodi la prima monografica della sua storia, dal 26 maggio al 13 settembre 2026. |
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Per più di vent'anni, all'inizio del Novecento, le sue opere viaggiavano nei musei sotto un nome che non era il suo: "Pseudo Boccaccino". Era un nome convenzionale, una sigla di servizio, e nascondeva uno degli autori più originali attivi in Italia nei decenni a cavallo del 1500. Oggi, oltre un secolo dopo, l'identità storica di Giovanni Agostino da Lodi torna al centro di un'esposizione che è anche un punto fermo storiografico: la Pinacoteca di Brera a Milano ospita dal 26 maggio al 13 settembre 2026 la prima mostra mai dedicata all'artista. L'esposizione è curata da Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini, con un comitato scientifico composto da Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale, Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini, Edoardo Rossetti e Marco Tanzi. È il sigillo, di fatto, di un percorso di studi durato oltre cento anni. 1900: Wilhelm von Bode e il nome convenzionaleLa storia della "riscoperta" di Giovanni Agostino comincia nel 1900. Le sue opere, fino a quel momento, venivano riferite genericamente al cremonese Boccaccio Boccaccino. È Wilhelm von Bode, una delle voci più autorevoli della storia dell'arte di area germanica, a restituire varie opere precedentemente riferite a Boccaccio Boccaccino a un autore distinto, di cui però non si conosce il nome. Per identificare questo "qualcun altro", von Bode conia una sigla destinata a fare carriera: "Pseudo Boccaccino". È un nome convenzionale, di servizio, ma serve a tenere insieme un corpus di opere stilisticamente coerenti. Per la prima volta, le opere di Giovanni Agostino vengono riconosciute come parte di un'unica produzione. 1912: la firma del Doppio ritratto di BreraDodici anni dopo, arriva il primo riferimento documentario al nome reale dell'artista. Nel 1912, Francesco Malaguzzi Valeri rende noto il cosiddetto Doppio ritratto conservato proprio a Brera, in cui appare la firma di Giovanni Agostino. Da quel momento, in linea teorica, il riconoscimento avrebbe potuto essere immediato. Non andò così. Nonostante la firma, scrive Brera, la sua "si rivelò una vicenda critica a lungo controversa". Il nome di Giovanni Agostino e la sigla "Pseudo Boccaccino" si trascinarono in parallelo per decenni, in una storiografia incerta sul peso e sull'unità del corpus. Fine del XX secolo: il riconoscimento della staturaIl riconoscimento della sua statura di autore è arrivato solo molto più tardi: "sancito da ricerche della fine del secolo scorso", scrive il progetto curatoriale. La biografia di Giovanni Agostino resta ancora oggi "misteriosa per la scarsità di dati biografici", ma il suo profilo artistico è stato finalmente riconosciuto. La mostra di Brera, in questo senso, è anche un atto storiografico: arriva dopo che gli studi hanno fatto il loro lavoro, e mette finalmente a sistema un autore che era rimasto a lungo conosciuto e amato "soprattutto dagli addetti ai lavori". 2026: la prima mostra mai dedicata all'artistaL'esposizione di Brera è, semplicemente, la prima mostra mai dedicata a Giovanni Agostino da Lodi. Lo scopo del progetto, sintetizza il museo, è "presentare al pubblico un artista finora conosciuto e amato soprattutto dagli addetti ai lavori, contestualizzando la sua opera in un momento chiave del Rinascimento in Italia settentrionale". Per farlo, la rassegna riunisce le opere note di Giovanni Agostino e le pone in dialogo con un nutrito gruppo di lavori dei suoi interlocutori, grazie a prestiti dall'Italia e dall'estero. Cosa si sa, davvero, della sua vitaIl poco che oggi si conosce della biografia di Giovanni Agostino si ricostruisce per due vie: per via stilistica (confronti con i maestri che poté osservare) e per poche pezze d'appoggio documentarie. Le tappe certe sono queste:
Tutto il resto, scrive il progetto, è una ricostruzione che "si svolse tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, in un quadro di fitte relazioni artistiche fra Milano e Venezia". Le opere di confronto: una mappa dei suoi interlocutoriIl modo in cui la mostra "restituisce" l'autore al pubblico è strutturale: accanto alle sue opere, sono in mostra varie opere dei grandi maestri che Giovanni Agostino poté osservare, di cui "rielaborò le influenze in modo assolutamente personale". Sul versante milanese sono i nomi di Bramantino e Leonardo; sul versante veneziano Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Boccaccio Boccaccino, Giorgione e Albrecht Dürer. È, di fatto, una piccola "mappa" della pittura settentrionale fra tardo Quattrocento e primo Cinquecento, costruita per far emergere il profilo singolare di Giovanni Agostino. Da notare il caso particolare di Boccaccio Boccaccino: il pittore cremonese da cui, all'inizio del Novecento, la critica aveva dovuto "separare" le opere di Giovanni Agostino, riferendole appunto a uno "Pseudo Boccaccino", oggi torna in mostra come uno dei suoi interlocutori effettivi. Le ultime opere: lo stile monumentaleNell'ultima fase, quella documentata a Milano nei primi anni Dieci, lo stile di Giovanni Agostino "si fa più monumentale e si avvicina alle opere coeve di Bramantino e al leonardismo di Marco d'Oggiono". La mostra accompagna il visitatore anche fin qui: dai primi lavori di formazione milanese, attraverso la stagione veneziana, fino alla maturità lombarda dei cantieri di Santa Maria della Pace e della Certosa di Pavia. Un pittore "raffinato e bizzarro"Brera definisce Giovanni Agostino come un pittore raffinato e bizzarro. È una sintesi che dice molto sul motivo per cui la sua riscoperta è stata così lenta: un autore di alta qualità ma di carattere singolare, non riducibile alle correnti dominanti, capace di muoversi fra Bramantino e Leonardo, fra Bellini e Dürer, e di rielaborare tutto questo con un timbro personale. Esattamente il tipo di pittore che la storia dell'arte di Otto e primo Novecento, ordinata per "scuole" e "maestri", faticava a collocare. La mostra di Brera, oltre 110 anni dopo la prima conoscenza della sua firma e oltre 125 anni dopo la sigla coniata da von Bode, lo riconsegna finalmente al pubblico con il suo nome.
Informazioni utili per la visita
Approfondimento e copertura completa anche su zerodelta.net. |
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