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Abitare il Rinascimento. Dentro una casa senese del '400 |
| E se il Rinascimento non fossero solo dipinti e palazzi, ma camere da letto, cassoni decorati e storie da vivere? La mostra 'Abitare il Rinascimento' a Palazzo delle Papesse di Siena entra nelle dimore senesi tra Quattro e Cinquecento. |
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E se il Rinascimento non fosse fatto solo di dipinti e palazzi, ma di camere da letto, cassoni decorati e storie da vivere ogni giorno? È la domanda da cui parte "Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all'epoca della Maniera", la mostra che dal 22 maggio al 1° novembre 2026 trasforma Palazzo delle Papesse, a Siena, in una dimora del '400. Oltre ottanta opere tra dipinti, arredi e oggetti accompagnano il visitatore dentro la vita delle case nobiliari senesi tra Quattro e Cinquecento, ricostruendo un mondo che spesso, nei musei, vediamo a frammenti. Una casa del '400 dentro un palazzo del '400L'allestimento prende forma nella storica residenza rinascimentale appartenuta a Caterina Piccolomini, sorella di Papa Pio II. È qui — in un palazzo costruito a metà Quattrocento per volontà della stessa famiglia che diede alla Chiesa due pontefici (Pio II e Pio III) — che gli oggetti tornano a parlare lo stesso linguaggio architettonico dei muri che li ospitano. Non un'esposizione dentro un palazzo qualunque, ma un dialogo tra contenitore e contenuto. Quel che si vede sono mobili dipinti, un tempo parte integrante dell'arredo delle residenze nobiliari, oggi dispersi e conservati in musei italiani e stranieri. Nelle gallerie, decontestualizzati, appaiono spesso come semplici quadri appesi alle pareti. Qui invece tornano a essere ciò per cui furono pensati: pannelli di un letto, fianchi di un cassone, dorsali di un lettuccio. La camera da letto come scena della vitaSpalliere, cassoni, deschi da parto, testiere: gli arredi protagonisti della mostra erano destinati prevalentemente alla camera da letto, ambiente privilegiato del palazzo rinascimentale, strettamente connesso a matrimonio e perpetuazione della stirpe. Erano oggetti che scandivano momenti chiave della vita familiare: la nascita, lo scambio della dote, il letto nuziale. Più che decorazione, erano un sistema simbolico. Raffigurando storie di eroi ed eroine, svolgevano anche una funzione educativa, in particolare nei confronti della giovane sposa, richiamandola alle virtù dell'amore coniugale e della fedeltà. Mobili parlanti: Omero, Ovidio, PlutarcoA spiegare il senso profondo della mostra è una delle due curatrici, Marilena Caciorgna (Opera Laboratori), docente di Iconografia e tradizione classica all'Università degli Studi di Siena: «In questa prospettiva, abitare il Rinascimento non allude soltanto alla dimensione della casa, alle pitture e alle suppellettili che la corredano, ma anche ai messaggi sottintesi, dalle virtù d'amore ai valori morali ed etici, dalle idee politiche a quelle filosofiche. Spalliere, cassoni, deschi da parto, testiere, diventano mobili parlanti che trasmettono vicende ispirate ad autori quali Omero, Ovidio, Valerio Massimo, Plutarco, sebbene integrate alle prospettive moderne, in quanto tradiscono contaminazioni e rifacimenti, tracce contemporanee». Le donne, destinatarie e protagonisteUna delle chiavi più interessanti del percorso riguarda il ruolo femminile. Le donne dell'aristocrazia senese non sono soltanto soggetti delle scene dipinte: in alcuni casi sono anche committenti, lettrici, interlocutrici. «Le donne, avendo ricevuto un'educazione culturale nell'ambito della famiglia, in taluni casi non sono soltanto spettatrici», prosegue Caciorgna. «D'altra parte, le storie dipinte negli arredi domestici, che ornavano le camere da letto, erano destinate soprattutto a un pubblico muliebre». Un'osservazione che cambia anche il modo di guardare alle figure dipinte: eroine bibliche e classiche tornano come modelli di virtù, ma anche come specchi di una cultura femminile più articolata di quanto la narrazione tradizionale del Rinascimento abbia spesso restituito. Design ante litteramL'altra chiave di lettura è quella del design. Allestimenti, tessuti, ricostruzioni, ricerca filologica: il percorso espositivo non si limita a riunire opere significative della scuola senese, ma ricrea l'ambiente domestico per il quale furono concepite, riportandole per quanto possibile alla loro originaria funzione. Emerge così l'idea di un design rinascimentale e della Maniera in dialogo con l'architettura coeva, intercettando il modo in cui artisti e botteghe lavoravano fianco a fianco con falegnami, tessitori, doratori. A questo dialogo contribuiscono anche i laboratori interni di Opera Laboratori — dal tessile alla falegnameria, fino al restauro — che hanno preso parte alla realizzazione del progetto. La visita è arricchita da installazioni multimediali con finalità didattiche e di supporto espositivo. L'apertura del percorso: Scipione AfricanoIl percorso espositivo si apre con un'opera di provenienza Piccolomini: lo Scipione Africano di Francesco di Giorgio Martini e bottega, restaurato in occasione della mostra. Sullo sfondo si riconosce il celebre episodio della Continenza dipinto dal Maestro di Griselda, così denominato per aver dipinto le celebri spalliere con le storie della paziente fanciulla boccaccesca. Il pannello fa parte della serie piccolominea raffigurante eroi ed eroine del mondo antico e biblico — una galleria di figure esemplari da cui prende avvio l'intero racconto della mostra. Da Sano di Pietro a BeccafumiLungo il percorso si attraversa l'intera parabola della scuola senese, con un nucleo di nomi che resta nella memoria visiva di chi conosce Siena: Francesco di Giorgio Martini, Benvenuto di Giovanni, Bernardino Fungai, Girolamo del Pacchia, Domenico Beccafumi, Andrea Piccinelli detto il Brescianino. A questi si aggiungono le opere che arrivano dalla Collezione Chigi-Saracini, con presenze di Sano di Pietro e del Sassetta. Quella raccolta nasce, come spiega Laura Bonelli (Vernice Progetti), curatrice scientifica della Collezione, da una precisa volontà culturale: «La scelta delle opere rivela con chiarezza l'orientamento culturale di Galgano Saracini. Grande rilievo era attribuito ai maestri del primo Rinascimento senese. La presenza di tavole provenienti da chiese cittadine o da contesti confraternali sottolinea la volontà di recuperare testimonianze della storia artistica locale, sottraendole alla dispersione». Un tema, quello del recupero, che fa parte della stessa natura della mostra: gran parte di questi arredi è oggi conservata in musei italiani e stranieri — dal Museo Stibbert e dal Museo del Bargello di Firenze al Musée du Petit Palais – Musée du Louvre en Avignon — e Abitare il Rinascimento li fa tornare temporaneamente nel contesto culturale che li ha generati.
Abitare il Rinascimento: info pratiche
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