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De Goya a Calero |
| 7 marzo 2007 - La Reale Accademia di Spagna a Roma presenta in Italia 18 incisioni, appartenenti alla Calcografia Nacional, conosciute come Disparates, realizzate da Goya. |
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La Reale Accademia di Spagna presenta in Italia 18 incisioni, appartenenti alla Calcografia Nacional, conosciute come Disparates (letteralmente “stravaganze”, ma nota come “proverbios” o “proverbi”) realizzati da Goya probabilmente tra il 1819 e il 1823, lo stesso periodo nel quale si dedicò alle “pitture nere”. Si tratta di una serie incompiuta e sulla quale ancora c’è un grande dibatitto tra gli studiosi per capirne il significato, ancora sconosciuto. Il Comune di Fuendetodos (paese natale di Goya) chiese all’artista concettuale Ricardo Calero di lavorare sui Disparates per continuare nel presente la serie lasciata incompiuta circa duecento anni fa. Da questo studio e sperimentazione nascono le serie Disparates di Fuendetodos e le Incisioni di luce, opere che mescolano l’incisione, la fotografia e l’azione. Un lavoro sul territorio, metodologia abituale dell’artista, nel quale Calero è stato aiutato dagli agricoltori di Fuendetodos e dalla locale Guardia Civil (polizia statale). I Disparates fu l’ultima grande collezione di incisioni che Goya lasciò. In totale si conoscono 22 matrici delle quali 18 appartengono alla Reale Accademia di Bellas Artes de San Fernando e 4 ad una collezione privata francese. Siamo di fronte alle opere più curate e delicate del genio spagnolo, realizzate senza improvvisazione nè correzioni. Tuttavia ci sono tre grande enigmi: la loro interpretazione, l’ordine seriale e il titolo della maggior parte di esse. Si conosce solo il titolo di tredici incisioni che Goya nominò utilizzando Disparate come prima parola, parola che ha dato il nome attuale all’intera collezione. La prima edizione del 1864, realizzata dall’Accademia de Bellas Artes di San Fernando, venne pubblicata con il titolo di Proverbi, perchè si pensava che le rappresentazioni fossero l’interpretazione di proverbi. Ma questo significato non è condiviso da quella parte degli studiosi che ritengono le incisioni scene del Carnevale. Le creazioni di Ricardo Calero non ripetono le immagini di Goya, al contrario, egli rinuncia a qualsiasi “appropriazione figurativa”. Si reca a Fuendetodos e chiede aiuto per scavare un fosso dove mette un pezzo di carta con scritto: Natural de Fuendetodos (originario di Fuendetodos). Lasciò poi sul terreno numerosi pezzi di carta bianca fermati con dei sassi. Il tutto accompagnato da un’ immensa scritta all’orizzonte: GOYA. Calero, in questo modo, scatena un processo seminale che riprende la metafora di opera d’arte come seme. La mostra curata da Fernando Castro Flórez è accompagnata da un catalogo di oltre 400 pagine con testi critici in edizione trilingue spagnolo-italiano-inglese. |
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