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Spiaggia Time Horizon
24 giugno 2006 - Il progetto a cura di Alberto Fiz prenderà forma tra gli ulivi e le antiche rovine del Parco Archeologico di Scolacium, tra Catanzaro e le spiagge joniche.

Time Horizon è il titolo dell’installazione che Antony Gormley ha realizzato appositamente per Scolacium. Saranno 100 sculture in ferro di 189x53x29 centimetri, dal peso di 650 chili ciascuna che l’artista inglese ha creato partendo dai calchi del suo corpo; le opere appaiono come una serie di varianti rispetto al processo di respirazione.

L’evento espositivo organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Catanzaro con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria e  della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, propone, accanto all’installazione che dà il titolo alla rassegna,  una mostra personale di Gormley  nei suggestivi ambienti del Museo del Frantoio, all’interno del Parco di Scolacium, con una selezione di opere che vanno dalla fine degli anni Ottanta sino a oggi in grado di ripercorrere la ricerca linguistica e le innovazioni stilistiche dell’artista.

 Time Horizon caratterizza la seconda edizione di Intersezioni, la rassegna nata nel 2005 con l’obiettivo di proporre una nuova fruibilità dell’arte, sottolineando la relazione tra il patrimonio archeologico e l’esperienza dei maggiori scultori contemporanei.

Tony Cragg, Jan Fabre e Mimmo Paladino sono stati i protagonisti della prima edizione. “Dopo il successo dello scorso anno  il Parco Archeologico di Scolacium è al centro di un altro impegnativo progetto internazionale particolarmente innovativo dove l’arte di oggi instaura un inedito dialogo con la memoria e la storia”, afferma Maurizio Rubino Assessore alla Cultura della Provincia di Catanzaro. Ed è il Presidente della Provincia di Catanzaro Michele Traversa a confermare che “con Intersezioni la Calabria della cultura non solo valorizza uno dei suoi luoghi storici di maggior fascino ma diventa un punto di riferimento per la comprensione dei linguaggi più attuali promuovendo un nuovo approccio con i maggiori maestri della contemporaneità”.

 
Per quanto riguarda il progetto espositivo è Alberto Fiz a spiegare come “in questo caso  Gormley abbia messo a disposizione il proprio corpo per compiere un’indagine sull’universo fisico e sensoriale che interagisce con il territorio e con l’architettura del luogo” Tutto ciò, ribadisce il critico, “consente di ampliare la nostra percezione e di sviluppare un percorso visivo completamente nuovo ponendoci in continua relazione con la moltitudine del nostro essere e del nostro agire. L’uomo diventa, allo stesso tempo, contenitore e contenuto dello spazio infinito”.

Le sculture occupano il Parco di Scolacium disponendosi sull’intera area trovando la loro collocazione sia nella zona archeologica del Foro, ovvero la piazza principale della colonia Minervia Scolacium dove un tempo erano collocati i monumenti più importanti, sia nell’immenso uliveto circostante. Sono state collocate ciascuna su una base differente alla stessa altezza creando un’unica linea dell’orizzonte. “E’ la prima volta che posso utilizzare un luogo così affascinante e così ricco di riferimenti alla memoria storica e alla realtà del presente”, afferma Gormley. “Il mio progetto si sviluppa su due assi, quello orizzontale della storia e quello verticale della natura e della terra. Le mie sculture, che richiedono la presenza diretta dello spettatore, si possono considerare come una sorta di agopuntura in grado di ridare energia allo spazio evidenziando aspetti che prima sembravano nascosti”.

L’installazione dello scultore inglese va considerata come un innesto sul territorio dove archeologia e geologia trovano nuovi punti di connessione e lo spettatore che giungerà al Parco Archeologico di Scolacium si troverà a compiere un percorso esplorativo affascinante e misterioso dove le opere di Gormley attendono in silenzio di essere scoperte creando un rinnovato dialogo con chi osserva.

 
Accanto a questa complessa installazione, ci sarà modo di analizzare il percorso artistico dello scultore inglese nella mostra allestita nei suggestivi spazi del Museo del Frantoio che per la prima volta viene utilizzato per un’esposizione d’arte contemporanea. In una cornice di archeologia industriale formata da macine, presse e mole degli anni Trenta per la lavorazione delle olive, sono state collocate alcune opere come Seeing and believing del 1988, Sovereign State del 1989/90, Transfuser III del 2002 e Concentrate I del 2003 da cui risulta con chiarezza l’originalità dell’indagine di Gormley che ha rivitalizzato la figura umana nella scultura contemporanea attraverso una radicale indagine sul corpo inteso come luogo di memoria e di metamorfosi in una ricerca sull’individualità ma anche sul corpo collettivo e sulla relazione tra sé e gli altri. A questo proposito appaiono emblematiche le due opere della serie Quantum Cloud, ovvero Quantum Cloud XVII e Quantum Cloud XXIV, entrambe del 2000, dove la figura appare nascosta all’interno di filiformi strutture in acciaio che ne impedisce una reale percezione, come se chi osserva fosse costretto ad un continuo processo di avvicinamento e di allontanamento. Nel caso di Transfuser III del 2002, il corpo sospeso è avvolto da un involucro in acciaio, quasi una navicella spaziale, che sembra custodire il feto.

Nella piccola piazzetta che porta all’ingresso del Museo del Frantoio lo spettatore sarà accolto da Present Time del 2001, una grande scultura in ferro di tre metri d’altezza basata sulla sovrapposizione di due calchi dell’artista divisi da una linea orizzontale dove si crea una stretta relazione tra l’elemento fisico e quello spirituale, tra lo spazio interno e quello esterno in una indagine tesa a metterci in contatto con l’aspetto più recondito e segreto dell’esistenza.

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Antony Gormley è nato a Londra nel 1950. Dopo aver completato gli studi di archeologia, antropologia e storia dell’arte al Trinity College di Cambridge, fa un lungo viaggio in India per tornare a Londra tre anni dopo completando gli studi alla Scuola Centrale d’Arte di Goldsmiths e alla Slade School of Art. L’opera di Antony Gormley è stata ampiamente celebrata in Inghilterra con mostre personali alla Whitechapel, Tate, Hayward Gallery, British Museum e White Cube. Ma sono molte le esposizioni fuori dal suo paese come testimoniano le mostre che si sono svolte al The Louisiana Museum di Humlebaek, The Corcoran Gallery of Art di Washington, The Irish Museum of Modern Art di Dublino e The Kolnischer Kunstverein in Germania. Ha preso parte alla Biennale di Venezia e a Documenta 8 di Kassel. Nel 1994 ha vinto il Turner Prize e nel 1999 il South Bank Prize per le Arti Visive. Sino al novembre prossimo la sua grande installazione Another Place sarà collocata a Crosby Beach nei pressi di Liverpool. Da giugno ad agosto 2006 un’altra grande installazione, Asian Field sarà ospitato nell’ambito della Biennale di Sidney e nella primavera del prossimo anno sarà la Hayward Gallery di Londra ad ospitare una sua importante mostra personale.

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