Time Horizon
è il titolo dell’installazione che Antony Gormley ha realizzato
appositamente per Scolacium. Saranno 100 sculture in ferro di 189x53x29
centimetri, dal peso di 650 chili ciascuna che l’artista inglese ha
creato partendo dai calchi del suo corpo; le opere appaiono come una
serie di varianti rispetto al processo di respirazione. L’evento
espositivo organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di
Catanzaro con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della
Regione Calabria e della Direzione Regionale per
i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, propone, accanto
all’installazione che dà il titolo alla rassegna, una mostra personale di Gormley nei
suggestivi ambienti del Museo del Frantoio, all’interno del Parco di
Scolacium, con una selezione di opere che vanno dalla fine degli anni
Ottanta sino a oggi in grado di ripercorrere la ricerca linguistica e
le innovazioni stilistiche dell’artista. Time Horizon caratterizza la seconda edizione di Intersezioni,
la rassegna nata nel 2005 con l’obiettivo di proporre una nuova
fruibilità dell’arte, sottolineando la relazione tra il patrimonio
archeologico e l’esperienza dei maggiori scultori contemporanei. Tony Cragg, Jan Fabre e Mimmo Paladino sono stati i protagonisti della prima edizione. “Dopo il successo dello scorso anno il
Parco Archeologico di Scolacium è al centro di un altro impegnativo
progetto internazionale particolarmente innovativo dove l’arte di oggi
instaura un inedito dialogo con la memoria e la storia”, afferma
Maurizio Rubino Assessore alla Cultura della Provincia di Catanzaro. Ed
è il Presidente della Provincia di Catanzaro Michele Traversa a
confermare che “con Intersezioni la Calabria
della cultura non solo valorizza uno dei suoi luoghi storici di maggior
fascino ma diventa un punto di riferimento per la comprensione dei
linguaggi più attuali promuovendo un nuovo approccio con i maggiori
maestri della contemporaneità”. Per quanto riguarda il progetto espositivo è Alberto Fiz a spiegare come “in questo caso Gormley
abbia messo a disposizione il proprio corpo per compiere un’indagine
sull’universo fisico e sensoriale che interagisce con il territorio e
con l’architettura del luogo” Tutto ciò, ribadisce il critico,
“consente di ampliare la nostra percezione e di sviluppare un percorso
visivo completamente nuovo ponendoci in continua relazione con la
moltitudine del nostro essere e del nostro agire. L’uomo diventa, allo
stesso tempo, contenitore e contenuto dello spazio infinito”. Le
sculture occupano il Parco di Scolacium disponendosi sull’intera area
trovando la loro collocazione sia nella zona archeologica del Foro,
ovvero la piazza principale della colonia Minervia Scolacium
dove un tempo erano collocati i monumenti più importanti, sia
nell’immenso uliveto circostante. Sono state collocate ciascuna su una
base differente alla stessa altezza creando un’unica linea
dell’orizzonte. “E’ la prima volta che posso utilizzare un luogo così
affascinante e così ricco di riferimenti alla memoria storica e alla
realtà del presente”, afferma Gormley. “Il mio progetto si sviluppa su
due assi, quello orizzontale della storia e quello verticale della
natura e della terra. Le mie sculture, che richiedono la presenza
diretta dello spettatore, si possono considerare come una sorta di
agopuntura in grado di ridare energia allo spazio evidenziando aspetti
che prima sembravano nascosti”. L’installazione
dello scultore inglese va considerata come un innesto sul territorio
dove archeologia e geologia trovano nuovi punti di connessione e lo
spettatore che giungerà al Parco Archeologico di Scolacium si troverà a
compiere un percorso esplorativo affascinante e misterioso dove le
opere di Gormley attendono in silenzio di essere scoperte creando un
rinnovato dialogo con chi osserva. Accanto
a questa complessa installazione, ci sarà modo di analizzare il
percorso artistico dello scultore inglese nella mostra allestita nei
suggestivi spazi del Museo del Frantoio che per la prima volta viene
utilizzato per un’esposizione d’arte contemporanea. In una cornice di
archeologia industriale formata da macine, presse e mole degli anni
Trenta per la lavorazione delle olive, sono state collocate alcune
opere come Seeing and believing del 1988, Sovereign State del 1989/90, Transfuser III del 2002 e Concentrate I
del 2003 da cui risulta con chiarezza l’originalità dell’indagine di
Gormley che ha rivitalizzato la figura umana nella scultura
contemporanea attraverso una radicale indagine sul corpo inteso come
luogo di memoria e di metamorfosi in una ricerca sull’individualità ma
anche sul corpo collettivo e sulla relazione tra sé e gli altri. A
questo proposito appaiono emblematiche le due opere della serie Quantum Cloud, ovvero Quantum Cloud XVII e Quantum Cloud XXIV,
entrambe del 2000, dove la figura appare nascosta all’interno di
filiformi strutture in acciaio che ne impedisce una reale percezione,
come se chi osserva fosse costretto ad un continuo processo di
avvicinamento e di allontanamento. Nel caso di Transfuser III del 2002, il corpo sospeso è avvolto da un involucro in acciaio, quasi una navicella spaziale, che sembra custodire il feto. Nella piccola piazzetta che porta all’ingresso del Museo del Frantoio lo spettatore sarà accolto da Present Time
del 2001, una grande scultura in ferro di tre metri d’altezza basata
sulla sovrapposizione di due calchi dell’artista divisi da una linea
orizzontale dove si crea una stretta relazione tra l’elemento fisico e
quello spirituale, tra lo spazio interno e quello esterno in una
indagine tesa a metterci in contatto con l’aspetto più recondito e
segreto dell’esistenza. *************** Antony
Gormley è nato a Londra nel 1950. Dopo aver completato gli studi di
archeologia, antropologia e storia dell’arte al Trinity College di
Cambridge, fa un lungo viaggio in India per tornare a Londra tre anni
dopo completando gli studi alla Scuola Centrale d’Arte di Goldsmiths e
alla Slade School of Art. L’opera di Antony Gormley è stata ampiamente
celebrata in Inghilterra con mostre personali alla Whitechapel, Tate,
Hayward Gallery, British Museum e White Cube. Ma sono molte le
esposizioni fuori dal suo paese come testimoniano le mostre che si sono
svolte al The Louisiana Museum di Humlebaek, The Corcoran Gallery of
Art di Washington, The Irish Museum of Modern Art di Dublino e The
Kolnischer Kunstverein in Germania. Ha preso parte alla Biennale di
Venezia e a Documenta 8 di Kassel. Nel 1994 ha vinto il Turner Prize e nel 1999 il South Bank Prize per le Arti Visive. Sino al novembre prossimo la sua grande installazione Another Place sarà collocata a Crosby Beach nei pressi di Liverpool. Da giugno ad agosto 2006 un’altra grande installazione, Asian Field
sarà ospitato nell’ambito della Biennale di Sidney e nella primavera
del prossimo anno sarà la Hayward Gallery di Londra ad ospitare una sua
importante mostra personale. *************** Clicca qui per la scheda tecnica della mostra
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