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Euridice Giorgio Griffa e Franco Guerzoni per CEDIT - Ceramiche d'Italia
I progetti realizzati per il marchio di due Artisti italiani saranno esposti dal 22 settembre al 9 ottobre 2016 alla mostra "Superfici d'autore" organizzata dal MIC di Faenza, due importanti Artisti visivi italiani: Giorgio Griffa e Franco Guerzoni.

Tra gli Autori scelti da CEDIT – Ceramiche d’Italia per lanciare nuove collezioni di superfici ceramiche di prestigio ci sono due importanti Artisti visivi italiani: Giorgio Griffa e Franco Guerzoni.

In occasione della mostra “Superfici d’autore”, che inaugurerà al MIC di Faenza giovedì 22 settembre 2016, sarà possibile vedere i progetti “Euridice” e “Archeologie” che gli Artisti hanno realizzato in esclusiva per il marchio. Nelle loro interpretazioni emerge con forza la cifra stilistica che contraddistingue la loro arte, eccezionalmente applicata, in questo preciso contesto, all’industria della ceramica di alta qualità.

Euridice

Giorgio Griffa, EURIDICE

Con “Euridice”, Giorgio Griffa prosegue il suo viaggio nei territori dell’utilizzo significativo del segno, esperienza intima e unica per interagire con l’intelligenza della materia ed esplorare le sue trame.

La serie realizzata per il marchio CEDIT – Ceramiche d’Italia è strettamente connessa alla maniera pittorica e alla “grafia” distintiva che l’artista ha sviluppato nel corso della sua lunga carriera, registrando anche l’intensa delicatezza dei suoi ragionamenti sulla tinta, frutto di un’avventura nell’universo del colore che, nel caso di Griffa, assume un forte tratto di identificazione specifica e distintiva della sua pratica espressiva.

Le superfici dipinte di Griffa sono riflessioni geometriche che, definendo un rapporto di mutua dipendenza e relazione reciproca tra di loro, ricercano con grazia - ma anche con lucida e intelligente ostinazione - il canone di un equilibrio tra forme primarie e spazio, realizzando nella sintesi del conciso segno pittorico il senso dell’opera d’arte, del pensiero che vive oltre il suo tempo perché capace di inserirsi nella maglia della storia.

Da questi medesimi presupposti nasce “Euridice”, una sequenza onirica, un connubio di passato e futuro, di arcaico e contemporaneo, che scavando a ritroso, a partire dal mito di Orfeo, sottolinea l’urgenza di ritrovare un senso di profondità necessaria, che non è “illuminazione subitanea” ma passione e dedizione.

Nella lettura di Griffa, il viaggio di Orfeo nell’oltretomba è inteso come gesto estremo per ricercare il lato più misterioso di sé, quello che sfugge alla verifica razionale e che, una volta trovato, scompare. Orfeo varca la soglia degli Inferi cercando la propria parte femminile, creatrice, che, essendo mistero, non riesce a riaffiorare sulla terra e resta confinata e sedimentata nel suo grembo.

I segni tipici dell’artista emergono sulle lastre ceramiche della collezione come espressioni di concentrazione e di volontà di conoscenza, non rappresentando altro che sé stessi, inducendo a cogliere la verità che portano in essere come vettori significativi. I tratti, nella loro apparente semplicità, accolgono una straordinaria complessità di riferimenti derivati dalla storia della pittura, che comprende la memoria del gesto insegnata dai paleolitici: se è vero che “il passato non è un padre da uccidere ma una madre da cui trarre nutrimento”, la poetica di questa serie di lastre ceramiche non intende disvelare una verità assoluta ma portare in dote qualche suggestione, quasi un profumo, in un’opera che resta al contempo parziale e infinita.

Scrive Andrea Bellini, Direttore del Centre d'Art Contemporain di Ginevra: “Giorgio Griffa è forse l’ultimo grande pittore italiano della neo-avanguardia. Compagno di strada degli artisti dell’Arte Povera, egli elabora il proprio linguaggio pittorico tra il 1967 e il 1968, in un contesto dominato dalle poetiche informali, tachiste e astratto-espressioniste. La sua pittura fatta di gesti semplici, di linee e segni tracciati sulla tela grezza, si fonda su una concezione del dipingere come ripetizione del gesto, come ritmo, come scrittura. Questa apparente banalità cela in realtà una straordinaria complessità di riferimenti alla storia della pittura e alla memoria stessa del gesto, una memoria che risale alle grotte del paleolitico. Il risultato è una misteriosa dialettica tra semplicità e complessità, tra struttura e poesia, tra minimalismo e lirismo, tra avanguardia e tradizione. Elementi questi che rendono l’opera dell’artista italiano sottilmente lirica, nonostante la sua origine concettuale. Grazie a queste caratteristiche il lavoro di Griffa sembra collocarsi in un tempo indefinito, dove passato e futuro, arcaico e contemporaneo, possono finalmente convivere”.

Archeologie

Franco Guerzoni, ARCHEOLOGIE

Forte dell’idea che “la parete è come un libro da sfogliare”, con la collezione “Archeologie” Franco Guerzoni trasferisce su grandi superfici ceramiche la sua cifra pittorica, articolata in segni visivi capaci di stimolare “un viaggio verso l'interno che consente di rintracciare il vissuto, le memorie, i segni, i simboli, tutto ciò che nel corso dei secoli [quella parete] ha raccolto” (F. Guerzoni). Luoghi in abbandono, architetture domestiche e spazi industriali, forme dell’abitare arcaiche e in rovina riaffiorano dalla superficie dipinta con la dignità d’intense apparizioni immaginifiche.

L’archeologia del quotidiano - attraversamento di epoche e storie che riconducono a un tempo antico fino all’archetipo della grotta come luogo simbolico per eccellenza - rivive per mezzo di velature e ripitture capaci di creare nuove memorie sulla superficie delle lastre di ceramica. Quella messa in campo nella collezione firmata da Guerzoni è un’archeologia al contrario, che trova una sua definizione significativa non in un’ipotesi narrativa retroattiva e rivolta al passato ma piuttosto in un abbozzo ideale di futuro, reso mediante un amalgama di segni che contiene e sovrappone diverse epoche storiche.

La collezione trova espressione in una serie di lastre ceramiche piane caratterizzate da fondi articolati, con accumuli e dense pigmentazioni, di colori in polvere e materiali gessosi derivate dalla prassi tecnica dello “strappo d'affresco”. In “Archeologie”, diverse immagini si sovrappongono come diapositive proiettate l’una sull’altra, per un viaggio accelerato nel tempo che accumula abrasioni e continui distaccamenti. Nella densità materica così ricreata è possibile leggere infinite storie, combinate e stratificate su un unico supporto. Queste storie, grazie alle attuali tecnologie di produzione, trasformano le pareti rivestite con le lastre ceramiche in opere d’arte, riattivando il dialogo costruttivo tra fantasia creativa e abilità produttive che ha reso la storia del marchio CEDIT – Ceramiche d’Italia un esempio virtuoso d’incontro tra genio progettuale e raffinati processi tecnologici, con esiti d’eccezionale impatto estetico e formale.

L’opera d’arte può incontrare così il mondo della decorazione permettendo la costruzione di veri e proprio “ambienti” pittorici di grandi dimensioni: sulle pareti in ceramica è depositata la poetica dell’artista, un manto colorato destinato a sopravvivere al tempo e a diventare memoria.

“Un imprescindibile rapporto con lo spazio, con l’architettura, con il tempo e con la memoria racchiusa nei muri, con la loro segreta e antica storia, è caratteristica del fare arte di Franco Guerzoni – nota giustamente a proposito Silvia Evangelisti, storica dell'arte e docente presso l’Alma Mater Università degli studi di Bologna. “Nelle sue opere, così come emerge anche nel lavoro realizzato specificatamente per CEDIT – Ceramiche d’Italia, trovano perfetto equilibrio la dimensione dello spazio e l’intensa liricità del colore, che qui si fa dolce materia liquida dilagante sulla superficie di un abbagliante bianco di calcina. Dal bianco, metafora della luce chiara del giorno, com’era nelle grandi e complesse tele esposte nella sala personale alla Biennale veneziana del 1990, affiorano morfologie cromatiche che rinnovano il piacere del gesto pittorico e la memoria di un’immagine cha trapela nella vastità della superficie. L’opera è essa stessa come una parete, una solitaria parete superstite di ciò che fu una casa, su cui il tempo ha disegnato il proprio ineluttabile trascorrere, lasciando tracce di colore, svanito a tratti”.

I progetti “Euridice” di Giorgio Griffa e “Archeologie” di Franco Guerzoni per CEDIT - Ceramiche d’Italia saranno esposti, assieme a quelli di altri Autori, dal 22 settembre al 9 ottobre alla mostra “Superfici d’autore”, rassegna che presenterà alcuni lavori delle più prestigiose firme dell’arte e del design applicate alla ceramica del settore industriale. I progetti saranno raccontatati da un’installazione artistica e da supporti comunicativi che introdurranno la filosofia delle diverse collezioni. La rassegna “Superfici d’autore” si terrà al MIC di Faenza in concomitanza di Cersaie e Bologna e Tecnargilla a Rimini.

Scheda tecnica:

Titolo:

Superfici d’autore

Sede:

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

viale Baccarini 19, Faenza (RA)

Date: 22 settembre - 9 ottobre 2016

Inaugurazione: 22 settembre 2016, ore 19.00

Orari: da martedì a domenica, ore 10.00-19.00

Ingresso: 8,00 euro, ridotto 5,00 euro

Per informazioni sulla mostra:

tel. 0546 697311

www.micfaenza.org

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