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Zehra Doğan Io, Testimone: al MACTE di Termoli la personale di Zehra Doğan
Testimonianza, memoria e resistenza nella mostra personale di Zehra Doğan al MACTE di Termoli. Dal 20 febbraio al 16 maggio 2026 un percorso tra graphic novel, installazioni e arazzi che attraversa l'esperienza del carcere e l'impegno politico.

Artista, attivista e giornalista. Zehra Doğan concepisce il disegno e l'immagine come strumenti di testimonianza diretta del reale. La sua pratica nasce da una necessità vitale: raccontare ciò che viene sistematicamente negato, censurato o distrutto. Dal 20 febbraio al 16 maggio 2026 il MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli presenta "Io, testimone", mostra personale a cura di Francesca Guerisoli che ripercorre i principali snodi della ricerca dell'artista curda.

Il percorso espositivo si articola tra opere pittoriche, disegni, video, fotografie, graphic novel, bambole, installazioni e arazzi, mettendo in luce una pratica profondamente intrecciata all'esperienza biografica e all'impegno politico.

«Vedo la mia mostra al MACTE come un incontro tra diverse forme di sopravvivenza e resistenza che ho sviluppato nel tempo – afferma Zehra Doğan. Non esistono netti distacchi tra le opere realizzate prima, durante e dopo la prigione: sono le stesse domande a riemergere in condizioni diverse. Ciò che cambia non è il tempo, ma le circostanze. Ciò che resta costante sono la testimonianza, la memoria e le forme di resistenza».

Dalla detenzione alla resistenza

Condannata e incarcerata per un'opera che documentava la distruzione della città di Nusaybin, Zehra Doğan ha trasformato l'esperienza della detenzione in uno spazio di produzione e resistenza. La mostra "Io, testimone" attraversa tre momenti fondamentali della vita dell'artista: il periodo precedente alla detenzione, l'esperienza del carcere e la produzione visiva più recente.

Prison n°5: l'arte che evade dal carcere

Il percorso espositivo inizia con "Prison n°5", graphic novel oggi presentata in forma di installazione, nata clandestinamente nel carcere di Diyarbakır. Privata dei materiali artistici, Doğan realizzò il proprio racconto visivo disegnando sul retro delle lettere ricevute dall'amica Naz Öke. Tra il 2017 e il 2019, oltre cento pagine riuscirono a "evadere" dal carcere, diventando un archivio di memoria politica e sopravvivenza quotidiana.

Nusaybin and Cizre: prima volta al pubblico

La graphic novel inedita "Nusaybin and Cizre", iniziata tra il 2015 e il 2016 e interrotta dall'arresto, restituisce in immagini crude e dirette ciò a cui l'artista assistette come testimone. Presentata per la prima volta al pubblico, l'opera afferma l'atto artistico come documento e presa di parola politica.

Il corpo femminile come territorio

La figura femminile ha un ruolo centrale nella ricerca dell'artista: vulnerabile e insieme potente, si esprime in diverse forme. "Caught Between Borders" è un ciclo realizzato con capelli e sangue mestruale su tessuto. "My Mother's Missing Women" è una serie di bambole cucite insieme alla madre e alla sorella come forma di presenza simbolica della figlia imprigionata. "Şhahmeran", tessile dipinto dedicato alla dea-serpente, simbolo dell'emancipazione delle donne, chiude idealmente il percorso espositivo.

Il dialogo con la collezione del MACTE

Nelle ultime due sale si instaura un dialogo con la collezione permanente del MACTE, in particolare con i lavori di Elisa Caldana, Roberto Casti, Nico Angiuli, che trattano di resistenza umana e animale e di sopravvivenza in luoghi specifici.

Il progetto "Part-time Resistance" di Nico Angiuli, prodotto dal MACTE nel 2022, viene riproposto nelle sale del museo con una serie fotografica e sonora, e sarà riattivato attraverso un laboratorio dedicato all'Alfabeto Carcerario, che si terrà il 18 aprile e sarà condotto da Simone Amoruso, uno dei "libri umani" che custodiscono queste storie.

Chi è Zehra Doğan

Zehra Doğan è nata nel 1989 a Diyarbakır (Turchia) e risiede a Berlino, lavorando come artista in Europa in modalità nomade. Si è laureata al programma di Belle Arti dell'Università di Dicle ed è co-fondatrice di JINHA, la prima agenzia di stampa tutta femminile.

Durante la guerra in Iraq e Siria è stata reporter da entrambi i paesi ed è stata una delle prime giornaliste a parlare con le donne Ezidi liberate dalla schiavitù dell'Isis nel nord dell'Iraq. Dopo l'inizio degli scontri tra l'esercito turco e il PKK, è stata inviata in città sotto coprifuoco come Cizre e Nusaybin.

La vicenda giudiziaria

È stata imprigionata nel luglio 2016 a Mardin, un giorno dopo aver lasciato Nusaybin. Sottoposta a custodia cautelare per 5 mesi, è stata rilasciata sotto controllo giudiziario dopo la prima udienza nel dicembre 2016. Alla fine del processo nel marzo 2017 è stata condannata a 2 anni, 9 mesi e 22 giorni per "propaganda terroristica" a causa della sua copertura giornalistica e di un suo dipinto sulla conquista della città di Nusaybin.

Il tribunale superiore ha confermato la sentenza nel luglio 2017. Il 23 ottobre 2018 lo Stato turco ha adottato una misura di allontanamento forzato, trasferendola nella prigione di Tarso. È stata rilasciata il 24 febbraio 2019.

Premi e riconoscimenti

Tra i premi ricevuti: Metin Göktepe Journalism Award (2015), Rebellion's Artist in the World Prize (2017), Freethinker Prize dall'Associazione svizzera dei liberi pensatori Frei Denken (2017), Courage in Journalism Award dall'International Women's Media Foundation (2018), Exceptional Courage in Journalism Award dalla May Chidiac Foundation (2019), Premio Ipazia dell'Eccellenza al Femminile – Sezione Internazionale (2020), Primo Premio Carol Rama (2020).

Mostre principali

Tra le esposizioni più significative: "Light and fight - Luce e lotta nelle opere di Zehra Doğan", Fondazione MACC, Calasetta (2025); "ЯE:IMAGINE: THE RED HOUSE", Maxim Gorki Theatre, Berlino (2025); "Avremo anche giorni migliori - Opere dalle carceri turche", Museo di Santa Giulia, Brescia (2019); "Oeuvres évadées", Espace des Femmes, Parigi (2019); "The Pencil Is a Key, Drawings by Incarcerated Artists", Drawing Center, New York (2019); "Ê Li Dû Man – What's left of it", Tate Modern, Londra (2019); 32ª Biennale di Pontevedra (2025).

Zehra Doğan è autrice dei libri: "Zehra Doğan, Avremo anche noi dei bei giorni. Scritti dal carcere" (Fandango Libri, 2022) e "Zehra Doğan. Prigione N°5" (Becco Giallo, 2021).

Francesca Guerisoli

Francesca Guerisoli è storica dell'arte contemporanea, critica d'arte e curatrice. La sua ricerca si concentra in particolare sul rapporto tra l'arte e la dimensione sociale e politica, la museologia del contemporaneo e le pratiche artistiche emergenti.

È stata direttrice artistica del MAC Museo d'Arte Contemporanea di Lissone e attualmente dirige il MuDi Museo Diffuso di Lentate sul Seveso. Dal 2010 cura la programmazione di Fondazione Pietro e Alberto Rossini e insegna all'Università di Milano-Bicocca e all'Accademia di Belle Arti di Roma. È stata membro del comitato editoriale e contributor del trimestrale Quaderni d'arte italiana, Treccani, e collabora con Il Sole 24 Ore.

Foto installazione

Informazioni pratiche

Mostra: Io, Testimone

Artista: Zehra Doğan

A cura di: Francesca Guerisoli

Date: 20 febbraio – 16 maggio 2026

Sede: MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli, via Giappone, 86039 Termoli (CB)

Laboratorio: 18 aprile 2026, Alfabeto Carcerario con Simone Amoruso

Info: tel. +39 0875 808025 | info@fondazionemacte.com

Web: www.fondazionemacte.com

Zehra Doğan
 
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