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I fiori della memoria di Bongsu Park |
| Dal 6 giugno al 5 luglio 2026 il MARV di Gradara ospita I fiori della memoria di Bongsu Park: una mostra multisensoriale dell'artista coreana che trasforma fiori e piante in immagini, profumi e tracce, da vedere, toccare e annusare. |
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C'è un termine coreano, janhyang, che attiva una percezione sensoriale complessa, capace di mettere in relazione due dimensioni apparentemente distanti: la risonanza intesa come eco e il profumo persistente. È da qui che nasce I fiori della memoria, la mostra dell'artista coreana Bongsu Park che arriva in Italia al MARV | Museo d'Arte Rubini Vesin di Gradara (PU), nelle Marche, dal 6 giugno al 5 luglio 2026, a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni, in collaborazione con Rosenfeld Gallery. Una mostra multisensoriale che trasforma fiori e piante in immagini, profumi e tracce, da vedere, toccare e annusare. La materia che diventa memoriaIl lavoro di Park nasce da un gesto primario — piantare — che si trasforma in una pratica artistica complessa e profondamente manuale. Le piante vengono raccolte, pressate sulla tela e lasciate per mesi a trasferire il proprio pigmento naturale, in un contatto prolungato che genera immagini non rappresentate ma letteralmente impresse. Una volta essiccate, le stesse materie vengono rielaborate, custodite in ceramiche realizzate dall'artista e successivamente distillate per estrarne il profumo. È un processo che attraversa stati e trasformazioni, in cui la materia si fa traccia, presenza e memoria. Ne nascono opere multisensoriali capaci di attivare simultaneamente olfatto, tatto e vista — profumo, materia e immagine — restituendo la memoria come esperienza viva, instabile e condivisa: non qualcosa da osservare e basta, ma qualcosa da percepire. Il percorso espositivoIl percorso si sviluppa come un progressivo avvicinamento a questa dimensione percettiva. Le prime sale presentano le opere più recenti, in particolare i lavori della serie Janhyang (2025), dove pittura, materia vegetale e composizione olfattiva convergono in un unico organismo sensibile: qui la memoria si manifesta come immagine e come traccia fisica, ma anche come esperienza latente che si attiva nel tempo della fruizione, con il pubblico spesso invitato a partecipare a rituali percettivi che trasformano l'esperienza individuale in un campo condiviso. L'ultima sala introduce invece una dimensione retrospettiva, dedicata alla visione delle performance dell'artista: attraverso le documentazioni video di lavori come Mirror (2024), Dream Wave (2020) e Internal Library – Memory (2017) emerge la continuità della ricerca di Park, dalla dimensione collettiva e sociale del sogno fino all'indagine più intima e multisensoriale della memoria. Come spiega il curatore Riccardo Freddo, non si tratta di una semplice esposizione di opere, ma di un ambiente di trasformazione percettiva: un invito a sostare nel tempo lento della materia, ad ascoltare ciò che rimane e a riconoscere come ogni memoria, anche la più intima, sia sempre già condivisa. Dentro Gradara ContemporaneaLa mostra si inserisce come evento di richiamo internazionale nella rassegna Gradara Contemporanea, che nel 2026 giunge alla sua VI edizione e che da anni raccoglie, nel mese di giugno, nel borgo medievale di Gradara il meglio della produzione contemporanea nazionale e internazionale. L'evento, curato dall'Associazione Gradara Contemporanea in collaborazione con il Museo MARV, la Rete Museale Marche Nord e Augeo Art Space, introduce da quest'anno due novità: la parità di genere nella selezione degli artisti e la volontà di diventare un incubatore di nuove energie curatoriali under 25, con quattro giovani curatori invitati — Elisabetta Lotti, Lucrezia Manucci, Chiara Tonti e Tommaso Vincenzi. Per Luca Baroni, direttore del MARV e della Rete Museale Marche Nord, riflettere su questi temi ha un valore particolare proprio in questo territorio: nel Medioevo e nel Rinascimento le Marche furono uno dei principali centri di produzione del guado, il pigmento vegetale usato per ottenere sfumature verde-azzurre nei tessuti e nella carta, e reinterpretarne la tradizione attraverso l'opera contemporanea di Bongsu Park significa valorizzare una storia che vive da secoli in queste terre. Chi è Bongsu ParkBongsu Park, nata a Busan (Corea del Sud), vive e lavora a Londra. Artista multidisciplinare, la sua pratica comprende performance, installazione, video, scultura, pittura e partecipazione del pubblico, ed esplora le dimensioni intangibili del sogno e della memoria, indagando come le esperienze interiori si riflettano a livello individuale e sociale. Dal 2017 sviluppa il Dream Project, ispirato alla cultura coreana dei sogni e alla tradizione dello scambio onirico, con progetti come Dream Ritual (2019, The Coronet Theatre, Londra), Dreamers' Gathering e Dream Auction (2021, Seoul). La sua ricerca più recente, riunita nel Memory Project, si concentra sulla memoria come esperienza sensoriale e condivisa, attraverso opere come Internal Library – Memory (2017), Mirror (2024) e la serie Janhyang (2025). Ha esposto e performato a livello internazionale in istituzioni e contesti come Camden Arts Centre (Londra), FIAC (Parigi), European Cultural Centre (Venezia), LOOP Barcelona, Zona Maco (Città del Messico) e The Armory Show (New York). È stata sostenuta da istituzioni come Arts Council Korea e Seoul Foundation for Arts and Culture, e le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui una installazione permanente presso l'Imperial Hall di Londra.
Informazioni utili
Maggiori informazioni sul sito del museo: marvgradara.com. |
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