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EQUI ... LIBRI a Benevento
Personale di Pino Deodato
Sabato 27 Febbraio 2010 alle ore 11.00 presso la sede di palazzo Terragnoli in Benevento va in scena la presentazione della mostra personale dell'artista milanese Pino Deodato dal titolo "Equi..libri" che anticiperà il vernissage previsto per le ore 18.30 al Centro d'arte Contemporanea Art's Events in Torrecuso (Bn) .
L’evento, realizzato dalla galleria Art’s Events in collaborazione con la Provincia di Benevento, pone all’attenzione dei visitatori una serie di olii su tela di piccole dimensioni che raffigurano paesaggi, ambienti ed interni con librerie cui si aggiungono i lavori scultorei in terracotta policroma e bronzo ispirati al tema dell'equilibrio .
Nei lavori di Pino Deodato si può riscontrare un linguaggio figurativo limpido, semplificato, essenziale, che guarda alla tradizione artistica antica e contemporanea, distinguendosi per il modo diretto di arrivare alla nostra sensibilità.
Sono opere pittoriche che narrano spazi metaforici e tensioni contrapposte: per un verso la concentrazione spirituale, di riparo nella intimità domestica, tra gli oggetti e le cose familiari, raccontate in un tempo rallentato e in un magico silenzio; per l’altro il bisogno evasivo nel sogno e nella memoria. L'atmosfera intima e raccolta della casa dialoga coi paesaggi circostanti, anch'essi partecipi di questa riscoperta innocente: gli orizzonti dipinti da Deodato hanno in se' l'incanto della fiaba e la cognizione della memoria. Le sculture si legano alle pitture per lo stesso stupore con cui si rapportano al mondo. Acrobati, innamorati, artigiani e filosofi, un'umanità intera sospesa fra sogno e consapevolezza.
Nelle tele pervade il senso di fascinazione e nostalgia per una dimensione di valori perduti, in un percorso a ritroso sull'uomo indagato con semplicità e meraviglia. Gli oggetti disposti nelle stanze diventano i protagonisti di un racconto universale proprio attraverso la loro presenza silenziosa.
Se il primo luogo della sua arte è segnato da una connotazione sentimentale, dall’affezione agli angoli della propria casa ( lo scrittoio, la poltrona, gli armadi, gli abiti in essi contenuti…), il secondo apre a territori più affabulanti, implica la percezione del tempo come sviluppo narrativo, coniugato con un’idea di spazio e di avventura interiore. I due luoghi o “modi” di Deodato sono continuativi, si integrano, si intrecciano all’interno di una sensibilità ripiegata nell’avvertimento psicologico di vie silenziose dell’anima. Si spiegano così le presenze invisibili di cui le sue opere sono popolate, nonostante la quasi totale assenza dell’uomo. Certo, un letto sfatto, una lampada accesa, col fascio di luce concentrata su di un libro aperto, un oggetto lasciato per caso su di un comò, fanno pensare ad un abitatore. Implicitamente raccontano la sua storia, seppure misteriosa, seppure sconosciuta.
Ora l’artista rappresenta studi, librerie, luoghi che aprono al sapere, alla ricerca, ma anche al dubbio. Per l’altro è un recupero singolare e suggestivo della figura umana. E’ un segno più intimamente drammatico che l’artista nella sua maturità interpreta, realizzando omini di creta in differenti posture, posti a vari livelli su mensole o sospesi contro una parete bianca. Sono ancora distanti, al di là della storia, ma ci coinvolgono. Non è più presente il riparo caldo e ovattato della casa in cui il silenzio apre al sogno e può dispiegarsi in un favoloso mistero. L’artista interroga e si interroga. Ma lo fa con quella misura del sentimento che inoltra nell’invisibile. Nel vano angusto di una stanza di chissà quale abitato, esplorata dall’alto, come in un dormiveglia, come in levitazione, le pareti colme di libri, l’artista racconta il suo modo di sentire la vita, come un volo di pagine di un diario che volteggiano come farfalle o come una nebbia di sfera che si direbbero di carta.
Altrove lo sguardo interno si riflette nel paesaggio, un paesaggio notturno, ancora intimisticamente interpretato, l’orizzonte chiaro che apre all’oltre e vibra in un silenzio cosmico. E’ qui soprattutto che si registra il respiro: il respiro dell’anima che vibra, quasi musicalmente, aperta all’invisibile. Ma sempre con discrezione, con poesia.
Biografia dell'artista Pino Deodato
Il cammino nell’arte di Pino Deodato ha inizio a Nao di Jonadi(Vibo Valentia), dove è nato nel 1950 e dove compie i primi studi,conseguendo la maturità artistica a Vibo Valentia. Subito dopo,nel 1969, la decisione di andare a Milano, a studiare all’Accademiadi Brera. Nel capoluogo lombardo Deodato viene a contatto coni maggiori esponenti dell’arte milanese tra cui Paolo Baratella eGiangiacomo Spadari del quale diventerà assistente. In queglistessi anni conosce l’ambiente artistico francese, avvicinandosi a importanti maestri come Gerard Guyomard, Ivan Messac e lo
spagnolo Arrojo. Opere personalissime, che vengono esposte al“Salon de la Jeune Peinture” presso il Musèe D’Art Moderne diParigi e al Musèe du Luxemburg, alla Galleria Alvarez di Lisbonae Oporto, dove rappresenta la giovane pittura italiana all’estero.Contemporaneamente, in un frenetico e fecondissimo periodo diprofonda ispirazione, i suoi quadri vengono ospitati in diverse cittàitaliane (Quadriennale d’arte di Roma, mostra al Castello G. Muratdi Pizzo Calabro, al palazzo Gagliardi di Vibo Valentia). Dal 1982 le sue opere vengono esposte in diverse città italiane e all’estero: Milano (Gallerie Gastaldelli, Il Milione, Klerks, Cardi, Progettoarte Elm), Bologna(Cristofori), Torino (Narciso), Lucca (Poleschi), Benevento (Art’s Events), Forte dei Marmi (Susanna Orlando), Miami(Ambrosino).Contemporaneamente gli vengono commissionati lavori da partedel CONI (Foro Italico, Roma), del Museo Paolo Pini di Milano,dei comuni di Torino (Manifesto d’artista) e di Sedriano (SanFrancesco e il lupo). Della sua arte si occupa anche la RAI conla trasmissione “Videosapere”, che gli dedica un ampio servizio.Collezionisti come Trussardi, Coveri, Castelli, Pikler, Damiani,Manuli, ecc. si assicurano i suoi dipinti, ispirati prevalentemente
ai miti e alle fiabe (Tarzan, Tex Willer, Le mille e una notte,Cappuccetto rosso, Ulisse). Su quel filone si è dipanata, dagli anni’90 la sua espressione artistica, fatta di quel realismo magico che trova ispirazione nelle pieghe della sua memoria. |