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José Ortega. Realismo e identità mediterranea
25 giugno 2009 - Si inaugura al Museo d’Arte Costantino Barbella di Chieti la rassegna "José Ortega. Realismo e identità mediterranea", la più ampia antologica mai realizzata fino ad oggi dedicata all’illustre artista spagnolo.

JOSE' ORTEGA. REALISMO E IDENTITA' MEDITERRANEA

Chieti, Museo d’Arte Costantino Barbella
dal 25 giugno al 29 agosto 2009

Si inaugurerà il prossimo 25 giugno alle ore 18,00 al Museo d’Arte Costantino Barbella di Chieti la rassegna "José Ortega. Realismo e identità mediterranea" a cura di Gianfranco Bruno e Alfredo Paglione. Per la prima volta in Italia si potranno ammirare da vicino le dieci xilografie del ciclo El Terror . Le opere furono meditate e realizzate da Ortega all’inizio degli anni Cinquanta durante la sua detenzione nelle carceri spagnole a seguito di una condanna a dieci anni per attività contro il regime franchista.

José Ortega, Realismo e identità mediterranea sarà la più ampia antologica mai realizzata fino ad oggi dedicata all’illustre artista spagnolo assiduo frequentatore del nostro Paese. Un unico e straordinario percorso espositivo composto da 113 opere provenienti da musei e collezioni private abruzzesi, tra cui alcuni lavori appartenenti al ciclo di incisioni I Segadores, in cui l’artista ben rappresenta la fatica e l’oppressione dei contadini; Ortega±Dürer, dove egli affronta il tema della guerra civile spagnola e Contra Franco, opera manifesto del suo pensiero anti-franchista, insieme all’ultimo grande dipinto realizzato poco prima della sua morte Raccoglitrici di olive .

Con questa esposizione che rende omaggio all’arte di José Ortega, profondo conoscitore delle atmosfere mediterranee, la Provincia di Chieti e il Comune salutano le 23 nazioni partecipanti ai Giochi del Mediterraneo che si terranno in Abruzzo a partire dal prossimo  26 giugno.

Artista dotato di eccezionale sensibilità, appena quindicenne entra in contatto con i rivoluzionari antifranchisti legando indissolubilmente le sue esperienze personali e tutta la sua opera al forte impegno politico e civile, lo stesso Ortega dichiarerà: vi sono, nella vita dei popoli, momenti nei quali gli artisti sentono che è necessaria un’arte di contenuto rivoluzionario.

Tutti i lavori di Ortega: la pittura, la ceramica, il mosaico, l’affresco e, soprattutto, l’incisione, nascono da un’emozione potente e duratura, dall’ossessione per i volti travagliati dalla miseria, dalla sofferenza di uomini alienati dal duro lavoro. Artista famoso per i suoi mietitori, per le raccoglitrici di olive, per i pescatori trasforma i contenuti in fatti e simboli.

Amico di Pablo Picasso, sin dai primi anni dell’esilio per attività antifranchiste, pittore del mondo contadino, Ortega è stato molto amato da grandi studiosi e critici come Argan, Russoli, Carluccio, De Micheli, Sciascia, Carrieri, Sala, Buzzati, solo per citarne alcuni, ma anche da poeti, primo tra tutti Raphael Alberti il quale, prendendo spunto dai Segadores di Ortega, conia il vocabolo “ortegano” ad indicare la condizione di oppressione in cui vivono i contadini spagnoli.

Profondo è il legame che lega Ortega all’Italia. Frequentemente si ispirerà per le sue opere al paesaggio mediterraneo del nostro sud e altrettanto spesso vi risiederà.

Nel 1959 soggiorna ad Albisola dove realizza un nucleo di ceramiche ed entra in contatto con alcuni fra i più noti artisti contemporanei come Lam, Jorn, Appel, Fontana e Sassu e con il giovanissimo Alfredo Paglione che dieci anni più tardi diventerà il suo mercante esclusivo per l’Italia. Nel 1964 si stabilisce a Roma e Antonello Trombadori organizza la prima esposizione dell’artista presso la galleria La Nuova Pesa di Roma, alla quale seguiranno quella del 1968 e del 1974. Nel 1971 espone per la prima volta le straordinarie sessanta grandi incisioni dal titolo Ortega±Dürer  presso il Museo di Norimberga, successivamente presentate nel 1972, a cura di Alfredo Paglione, nella prestigiosa Sala leonardesca delle Asse del Castello Sforzesco di Milano.

Per tutti gli anni Settanta e Ottanta si susseguiranno le esposizioni nel nostro paese in importanti gallerie italiane: l’Apogeo di Napoli, Onas di Bolzano, il Campanile di Bari, Galleria 70 di Messina, Il triangolo di Cosenza, La Bussola di Torino, la Galleria Forni di Bologna,  la Galleria 32 di Milano presso la quale continuerà a presentare negli anni successivi ogni nuovo ciclo delle sue opere. Il forte legame con il sud d’Italia è testimoniato anche dall’inaugurazione, nel 2002, di una sala personale dedicata ad Ortega all’interno del Museo Civico d’Arte Moderna di Palazzo d’Avalos a Vasto (Ch).

Lavora a lungo a Matera dove impara la tecnica che i maestri cartapestai usavano per le statue votive e realizza “Morte e nascita degli innocenti” uno dei suoi cicli pittorici più importanti. Nel 1976 apre un nuovo studio a Bosco, nel Salernitano e vi  realizza un grande murale in ceramica sul tema di un piccolo paese cileno incendiato e distrutto per aver difeso la propria libertà.

Nell’ ottobre dell’anno successivo gli viene concessa l’autorizzazione a tornare liberamente in Patria. Della sua Spagna, che abbandonerà nuovamente nel 1980, e dell’Italia, che ancora una volta lo accoglierà, dice: siamo ancorati alla terra in cui siamo nati anche se lavoriamo molto lontano da essa. A volte persino senza saperlo. Ogni volta che troviamo spazi con le stesse caratteristiche del paese dove siamo nati la volontà creatrice si esalta. Questo mi è successo arrivando nel sud dell’Italia. Per alcuni mesi ho lavorato nelle Isole Eolie (…). So di sentire una scossa tellurica universale al toccare queste terre e avvicinando la sua gente.

La mostra è realizzata dalla Provincia di Chieti con il contributo della Fondazione Carichieti e della Camera di Commercio di Chieti. Il catalogo con i testi di Gianfranco Bruno ed Elsa Betti è edito da Vallecchi. La rassegna è un’ occasione unica e imperdibile per vedere un nucleo straordinario di opere ed avvicinarsi alla poetica di un artista che ha speso l’intera sua vita a dipingere l’uomo, la sofferenza, il lavoro, il mondo contadino, la gente umile dei campi. Senza ombra di dubbio Ortega è cantore irraggiungibile di atmosfere mediterranee; nelle sue opere piene di fascino e di poesia si ritrovano le luci e i colori di terre di antichissima civiltà che fanno di lui uno dei protagonisti dell’arte del Novecento.

Josè Ortega: Segador de Verde 1970
 
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