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LE DONNE CHE HANNO FATTO L’ITALIA
Al Museo Castello Ursino di Catania.
L’ex premier Giuliano Amato, insieme al prefetto Francesca Cannizzo e al sindaco Raffaele Stancanelli, alla presenza di un ricco e prestigioso parterre di ospiti, ha inaugurato il 2 febbraio al Castello Ursino di Catania, la mostra “Le donne che hanno fatto l’Italia”, visitabile da oggi e fino all’8 marzo con ingresso gratuito.
“Ho voluto questa mostra sulle donne italiane – ha detto Amato - perché segna una svolta proficua rispetto alle letture che abbiamo ereditato dalla nostra storia. Una svolta per l’Italia intera e per il Mezzogiorno e il ruolo che giocò in un processo di unificazione al quale contribuì da protagonista, non da oggetto di conquista piemontese; una svolta per il ruolo che giocarono le donne meridionali, madri e mogli esse stesse, certo, ma anche come in tutta Italia, combattenti, attive nella logistica, partecipi delle strategie, autrici di gesti memorabili, come fu a Catania Peppa la Cannoniera una autentica donna-Rambo”. Giuliano Amato, presidente del comitato dei garanti delle celebrazioni, ricordando più volte le sue origini meridionali – è nato a Torino da famiglia siciliana - ha tenuto una dotta prolusione sul ruolo del Mezzogiorno nell’Unità d’Italia.
In mostra dipinti originali, foto, filmati, documenti, abiti, giornali e cimeli che testimoniano come anche le donne abbiano fortemente contribuito al processo di unificazione, ai cambiamenti e alla crescita del nostro Paese. Cinque le sezioni espositive del progetto ideato da Emanuela Bruni. Il coordinamento e la direzione generale sono di Alessandro Nicosia con la consulenza scientifica di Marco Pizzo ed Emanuele Martinez per le sezioni “Le Donne del Risorgimento italiano” e “Donne insieme”; Miriam Mafai per le sezioni “Le Protagoniste” e “Le Prime”; Lea Mattarella per la sezione “Le Donne e l’Arte”.
La storia di Peppa
Peppa la Cannoniera (al secolo Giuseppa Bolognara, originaria di Barcellona Pozzo di Gotto, Me) durante l’insurrezione del 31 maggio 1860 a Catania, aveva catturato con una sorta di lazo un cannone borbonico, portandolo via con alcuni compagni. Quando questi videro caricare la cavalleria del generale Clary, fuggirono. Ma Giuseppa Bolognara – scriveva lo storiografo Vincenzo Finocchiaro - restò impavida al suo posto e con grande sangue freddo improvvisò uno stratagemma dando nuova prova del suo meraviglioso coraggio. Sparse della polvere sulla volata del cannone e attese tranquilla che la cavalleria caricasse; appena gli squadroni si mossero, essa diede fuoco alla polvere ed i cavalieri borbonici credettero il colpo avesse fatto cecca prendendo soltanto fuoco la polvere del focone. Si slanciarono perciò alla carica, sicuri di riguadagnare il pezzo perduto: ma, appena avvicinatisi di pochi passi, la coraggiosa donna, che li attendeva a piè fermo, diede fuoco alla carica con grave danno degli assalitori, e riuscì a mettersi in salvo. |