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Inseguendo la luce Inseguendo la luce
I due artisti Dante Gentile Lorusso e Mauro Presutti presentano, presso gli spazi del Museo Sannitico di Campobasso, una mostra il cui centro tematico e artistico è costituito dalla luce, più precisamente dalla ricerca della luce.

Inseguendo la luceReduci da una fortunata esperienza brasiliana, avuta lo scorso mese di febbraio con la mostra allestita nel Museo P. Lima di Itatiba, i due artisti Dante Gentile Lorusso e Mauro Presutti presentano, presso gli spazi del Museo Sannitico di Campobasso, una mostra il cui centro tematico e artistico è costituito dalla luce, più precisamente dalla ricerca della luce.
Le opere esposte, tra fotografia e pittura tridimensionale, si relazionano nella comune tendenza creatrice, quella di rivelare, tramite una difficile trafila compositiva, il ruolo fondativo della luce.
Perché “inseguire” la luce?
Come si può immaginare, è solo grazie ad un costante dialogo intrattenuto con l'ombra che la luce conquista il suo significato e il suo statuto. È dal silenzio dell'ombra che le linee e le forme, come una rivelazione estetica e linguistica, emergono e affermano con decisione una propria identità. Il tentativo è dunque quello di evidenziare, della luce, il potere affermativo e semantico, la capacità di configurarsi in opposizione all'ombra, in vista di una continua lotta per la supremazia cromatica.
Nella serie presentata da Dante Gentile Lorusso la ricerca della luce si impone come uno sforzo orientato a reperire le forme essenziali, i momenti primordiali della materia. Nei quadri risaltano dei tratti materici primari, che emergono austeramente dallo sfondo e sfidano la bidimensionalità della pittura, configurandosi talvolta come un vero e proprio linguaggio, severo e sacro come un bassorilievo marmoreo. Da questo codice comunicativo al contempo materico e linguistico, le forme si inseriscono in un ambiguo rapporto con i colori e lo spazio, costituendosi come tratti pittorico-scultorei che descrivono e narrano vicende di varia umanità.
Alla stregua della scrittura geroglifica o runica – le quali condividono con questi segni anche il carattere di segretezza e mistero – le forme si fanno al contempo “dizione” e “azione”, linguaggio e attuazione, esprimendo nel loro embrionale contorcersi il conflitto che scaturisce da luce e ombra, da chiaro e da scuro, da affermazione e negazione. Si può dunque parlare di una ricerca “archeologica”, di un vero e proprio scavo finalizzato a recuperare la più profonda origine degli eventi e della storia. Ciò che se ne ricava è un simbolo o, meglio ancora, una costellazione di simboli, caratterizzati dall’essere una continua sottrazione di elementi superflui o disorientanti e dal configurarsi, di conseguenza, come un momento di affermazione assoluta, senza dettagli o ridondanze.
L’esperienza umana, cristallizzata nei tratti secchi e drammatici di queste pitture, raggiunge nell’essenzialità della forma “illuminata” la sua più alta concettualizzazione e la sua più alta legittimità espressiva.
Nella serie di Mauro Presutti il tentativo diventa macroscopico, attuato nella viva realtà dello spazio e del tempo.
Nei lavori presentati, prevalentemente focalizzati su immense rappresentazioni di paesaggi, la ricerca della luce sembra derivare da una precisa tendenza geometrica, da uno sguardo cioè attento a reperire nelle forme del reale una sorta di continuità fatta di linee, perimetri e figure. È la luce, ancora una volta, a giustificare e guidare questa ricerca. Se si ravvisano, in questa “geometria della luce”, delle istanze ordinatrici e regolatrici dello spazio, non si può parlare, d’altro canto, di un carattere asettico. La luce, infatti, non solo organizza le forme, ma dà loro la vita,
vale a dire un’esistenza, una vitalità e una ragione espressiva, che le libera dall’anonimato e dalla neutralità emotiva.
È solo tramite il ricorso al bianco e nero, che meglio relaziona e oppone l’ombra e la luce, che si può evidenziare il carattere fondativo e istitutivo di quest’ultima. Gli alberi, i fiumi, i campi, le strade e perfino i grattacieli di New York acquistano uno statuto sacrale, se “illuminati” e isolati geometricamente rispetto al loro contesto di appartenenza.
Come ogni oggetto o luogo che sia impregnato di sacro, i paesaggi appaiono essere silenti, statici e monolitici: ciononostante, è proprio in questa dimensione di fissità che essi affermano, investiti di luce, la loro attualità e superiorità rispetto allo spazio e al tempo che li circondano. A fronte di questa esperienza, la vicenda umana – di cui si constata solo raramente la presenza – appare decentrata, destituita di importanza emotiva o espressiva: a signoreggiare è invece la forma, entità luminosa e creatrice, portatrice di un valore e di un senso che trascende ogni dimensione storica e che si installa potentemente nel dominio dei concetti.
La luce, che essa sia fotografica o pittorica, si attesta insomma al centro dell’esperienza dell’opera, coinvolgendo le categorie estetiche e formali e invadendo lo spazio visivo, mentale e concettuale dello spettatore e costituendosi, infine, come garanzia e fondazione di significato


Costo del biglietto: incluso nel biglietto d'ingresso; Per informazioni +39 0874 412265
Prenotazione: Nessuna
Luogo: Campobasso, Museo sannitico
Indirizzo: via Chiarizia, 12 86100 - Campobasso (CB)
Orario: 9.30-18.30
Telefono: +39 0874 431380
E-mail: pm-mol@beniculturali.it

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